L’istituto celebra una storia che si intreccia
con quella della città
La data è storica: 20 dicembre 1870.
È quella, per i meno avvezzi alla storia, della breccia di Porta Pia, ma ad Alassio è ricordata soprattutto per un altro evento che per molti alassini ha segnato la propria storia personale quanto l’ingresso delle truppe sabaude a Roma ha mutato quella d’Italia: la fondazione ad opera di San Giovanni Bosco dell’Istituto Salesiano, prima casa fuori del Piemonte, primo liceo dei Salesiani nel mondo.
La Congregazione salesiana aveva compiuto due anni prima il suo undicesimo anno di vita, e proprio il più giovane tra i cofondatori dell’ordine, Francesco Cerruti, assunse a soli ventisei anni la direzione della casa alassina. Scrittore e pedagogista, Cerruti fu poi messo a capo di tutte le scuole salesiane, ma con l’opera alassina e con la città che ancora non era del muretto mantenne sempre un legame profondo, ottenendo la cittadinanza onoraria. Un legame che non si è concluso con l’esistenza terrena del primo direttore.
Le sue spoglie riposano ad Alassio, ma soprattutto ad Alassio da allora c’è chi porta avanti quel progetto nato ben centoquarant’anni fa. Ad Alassio dire giovani significa dire Don Bosco, e viceversa.
Oggi quattrocento ragazzi frequentano ogni anno la scuola media (due sezioni) e il liceo con gli indirizzi scientifico, classico, linguistico ed economico-sociale.
Certo un secolo e mezzo fa i numeri non erano così grandi, ma questa cifra basta per far capire quanti siano i giovani alassini e rivieraschi che in tutti questi anni si sono succeduti sui banchi e tra le mura dell’opera salesiana.
Ma in realtà il discorso è ben più ampio, perché chiunque in provincia e forse in regione abbia fatto sport si è trovato almeno una volta a giocare a pallavolo o a pallacanestro prima nel campo all’aperto ricavato nel cortile, poi nella nuova palestra: impianti che per lo sport amatoriale, giovanile e in generale “di base” sono sempre stati il principale riferimento ad Alassio e per molti anni anche nel circondario.
Poi le attività culturali, creative, il museo di scienze naturali che oggi è diretto da Enzo Briozzo e naturalmente quelle di stampo sociale e di carattere religioso, perché tra tanto parlare di studio e di divertimento non bisogna dimenticare che si tratta pur sempre di un’opera religiosa.
Inutile quindi cercare di separare gli alassini tra chi ha frequentato e chi non ha frequentato l’opera salesiana, perché in quelle aule o in quei cortili sono passati proprio tutti.
Oggi l’opera è cresciuta.
Quel manipolo di ragazzi messi assieme da Francesco Cerruti all’interno del vecchio convento di Santa Maria degli Angeli (acquistato da don Bosco per ventiduemila lire, avute ovviamente in prestito) sono diventati una schiera ben più nutrita, ospite di un complesso moderno ed efficiente, ma lo spirito è sempre quello di allora. L’attuale direttore, Giorgio Colaiacomo, è orgoglioso che tante famiglie scelgano questa scuola proprio per l’impronta educativa salesiana, oltre che per la capacità degli insegnanti. Insomma, il filo non si è mai interrotto.
Ogni anno i giovani che lasciano la scuola restano legati all’istituto, attraverso l’associazione degli ex alunni. Un legame che dura nel tempo e che si rinnova ogni anno con miriadi di iniziative, con i raduni e naturalmente con la consegna della tessera ai neodiplomati, che quest’anno sono trentanove.
A loro tocca (così come ai direttori e agli insegnanti che da centoquarant’anni si susseguono) il compito di tenere ben saldo quel filo che unisce i giovani alassini di oggi a quelli di quel tempo in cui Alassio non viveva di turismo ma di pesca e di orti, in cui non si parlava di riformare la scuola ma di cercare di averne una.
È proprio quello che successe qui, dove la tradizione dell’insegnamento e dell’educazione affidati agli ordini religiosi fu interrotta in epoca napoleonica per riprendere proprio in quel 1870, dopo il certo non agevole viaggio del parroco Francesco Della Valle fino a Torino per convincere quel giovane sacerdote che sarà santo a “esportare” fuori dal Piemonte la sua scuola e (come diremmo oggi) il suo modello educativo, fatto dell’insegnamento delle materie scientifiche e umanistiche ma ancor più dei valori etici e morali della vita.
Luca Rebagliati
Da www.ilSecoloxix.it del 16 Giugno 2010

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