ALASSIO, VOCE AI “BRUTTI ANATROCCOLI”
Non
tutti possono sognare...o meglio...non a tutti è data la possibilità di
farlo! Sognare è un lusso che in pochi si possono permettere. In tanti
facciamo ciò che non ci piace fare, in tanti dobbiamo rinunciare a ciò
che ci è stato regolarmente insegnato. In troppi abbiamo rinunciato alla
realizzazione di un sogno perché ad altri...fra cui una classica e
riconosciuta ''tabula rasa''...spettava di realizzarlo. In tanti,
tantissimi, forse troppi...con le carte in regola ma...ma nessuna
esperienza di come i più forti, quelli grossi, quelli pericolosi, quelli
che volano in alto, sappiano approfittarsene, sappiano precipitarsi a
terra su una vittima ferita, morente, su una carcassa! Realizzare un
sogno? Quante volte si ascoltano queste frasi: '' Non c'è
tempo...altri devono realizzarlo...resta comunque a disposizione per
spiegare come si debba procedere...poi vattene...grazie ''.
I
brutti anatroccoli sono in tanti, tantissimi, troppi! C'è una nave che
affonda, più di una vita dispersa nel mare o chissà in quale angolo
dimenticato ma...ma al timone non c'è un brutto anatroccolo, peccato! I
brutti anatroccoli, talvolta, finiscono in gabbia, i simpaticoni no! I
brutti anatroccoli non hanno mai il timone fra le mani ma figli e
famiglia, contratti a termine e di cassa integrazione o, se preferite,
l'anticamera della disperazione...servono e spuntano dopo, quando i miti
e gli eroi non bastano più, quando si piangono i morti e i “dispersi”.
Un brutto anatroccolo non siede mai nei posti giusti ed al momento
giusto...ma, a stento, galleggia sul pelo dell'acqua...nella
consapevolezza di essere costantemente nel mirino di spietati
cacciatori. Un brutto anatroccolo non merita rispetto...anzi...gli si
rifiuta anche un saluto. Nel cielo, troppe aquile reali volano con le
ali di altri e sfortunati pennuti, sul palco troppi buffoni improvvisano
un teatrino senza neppure un repertorio consono alla scena ed una
maschera adeguata alla circostanza. L'esercito di quei brutti e
rifiutati anatroccoli, uscendo dai nostri e prestigiosi atenei, cresce,
s'incazza, starnazza e svolazzando, trova rifugio all'estero, in quei
Paesi che guardano con ironia e preoccupazione quell'ambigua, curiosa e
tragicomica realtà, chiamata Italia che, da geniale e creativa, ci
appare sempre più come un assembramento di spietati “azzeccagarbugli” e
avidi ''contafagioli''.
Cari rapaci, almeno...abbiate il coraggio di vergognarvi!
Andrea Sicco
Da www.anchenoiperalassio.com del 19 Gennaio 2012

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