Oggi noi non sappiamo
se siano pochi o tanti a rimpiangere “quelli di prima”, sostanzialmente
Melgrati. Ciò che è certo è che il 64% circa degli elettori alassini quindici
mesi fa, dopo diciotto anni, ha voluto cambiare o perlomeno iniziare un
processo di cambiamento, come noi, votando per Avogadro, Galtieri e Casella.
Bastava un voto
in più per vincere e amministrare, Avogadro ne ha avuti duecento.
Non siamo certo
tra quelli che rimpiangono Melgrati, pur avendone rivalutato l'impegno anche se
non del tutto disinteressato, ma chi può scagliare la prima pietra?
Oggi dobbiamo
riconoscere che la speranza di cambiamento che abbiamo coltivato è andata in
gran parte delusa.
Non è cambiato
il modo di "intendere l’amministrare”.
Se possibile con
Avogadro la situazione è peggiorata perché manca anche la “capacità di
amministrare”.
Avogadro si è
rivelato, nonostante il passare degli anni sul quale avevamo, illudendoci,
fatto conto per una sua maturazione, sostanzialmente l'uomo arrogante che
Alassio aveva conosciuto dal 1993 al 2001 e operativamente debole senza la “spalla”
di Melgrati, ma anche uomo spregiudicato che si è mosso prima nella Lega Nord e
ora tra Pd, Udc e Idv nel tentativo di raggiungere i suoi personalissimi obiettivi
politici.
Oggi sappiamo
che “A come Alassio” non è mai stata una “lista civica” nella mente del suo
ideatore.
Il Pd di Alassio
sul quale avevamo puntato nella speranza che volesse e riuscisse a condizionare
Avogadro non si è dimostrato all'altezza.
I suoi uomini di
punta hanno preso tutto quello che potevano e ora hanno paura di perderlo. Per
questo, adulanti, tacciono e/o accondiscendono su tutto.
Ci sarà qualcuno
nel Pd che sa tener la schiena dritta? E nella cosiddetta "squadra"?
Qualcuno avrà il
coraggio di adoperarsi per staccare la spina a quest’amministrazione, non per
tornare indietro, ma per guardare finalmente avanti?
Nessun commento:
Posta un commento