Nella foto grande: Amedeo Matacena
Reggio Calabria - La Dia (Direzione investigativa antimafia) di Reggio Calabria ha arrestato l’ex ministro Claudio Scajola. L’arresto è avvenuto in un albergo romano, in via Veneto.
«L’ex ministro è stato arrestato perché avrebbe aiutato l’ex parlamentare Amedeo Matacena a
sottrarsi alla cattura per l’esecuzione pena dopo essere stato
condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione
mafiosa», ha spiegato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero
De Raho.
L’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro
rappresenta un troncone di una indagine molto più ampia coordinata
dalla Dda di Reggio Calabria, denominata «Breakfast». L’indagine,
nell’aprile del 2012, ha portato i magistrati reggini ad indagare
l’allora tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito ed altre persone.
«Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie
alla quale è riuscito a sottrarsi all’arresto», ha detto il procuratore
De Raho. Scajola, secondo l’accusa, avrebbe aiutato Matacena a
sottrarsi alla cattura in virtù dei rapporti che ha con la sua famiglia.
Matacena è un noto imprenditore, figlio dell’ex patron della Caronte
Navigazione, noto per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto
di Messina e morto nell’agosto 2003.
«Sconcertato e sconvolto»:
è apparso l’ ex ministro Scajola agli uomini della Dia. Scajola ha
detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le
motivazioni. L’ ex ministro è ora negli uffici del Centro operativo
della Dia di Roma.
Otto provvedimenti
In totale sono otto i provvedimenti eseguiti stamani dalla Dia. Tra gli arrestati, figurano anche la segretaria di Scajola e persone ritenute legate ad Amedeo Matacena, anch’egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis. Matacena è latitante, dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Sarebbero 15 gli indagati.
In totale sono otto i provvedimenti eseguiti stamani dalla Dia. Tra gli arrestati, figurano anche la segretaria di Scajola e persone ritenute legate ad Amedeo Matacena, anch’egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis. Matacena è latitante, dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Sarebbero 15 gli indagati.
In corso la perquisizione dell’ufficio di Scajola
Intorno alle 10 è ancora in corso la perquisizione dell’ufficio di Claudio Scajola, in via Matteotti a Imperia. Secondo quanto appreso, l’ufficio era già presidiato da uomini in borghese già dalle prime luci dell’alba, quando sono scattati gli arresti. Quattro uomini della Dia accompagnati da una impiegata stanno cercando carte e documentazione bancaria nell’ufficio dove per anni Scajola ha tenuto riunioni e svolto la sua attività politica.
Intorno alle 10 è ancora in corso la perquisizione dell’ufficio di Claudio Scajola, in via Matteotti a Imperia. Secondo quanto appreso, l’ufficio era già presidiato da uomini in borghese già dalle prime luci dell’alba, quando sono scattati gli arresti. Quattro uomini della Dia accompagnati da una impiegata stanno cercando carte e documentazione bancaria nell’ufficio dove per anni Scajola ha tenuto riunioni e svolto la sua attività politica.
È stata Roberta Sacco, la storica
segretaria di Claudio Scajola, arrestata stamani a Imperia, a
accompagnare nell’ufficio di via Matteotti gli uomini della Dia.
Intanto, secondo quanto appreso, è in corso anche la perquisizione della
villa di Scajola, sulle colline di Imperia.
Arrestata anche la segretaria di Scajola
L’operazione che ha portato all’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola rientra nell’indagine «Breakfast», che da più di due anni vede impegnata la Dia di Reggio Calabria nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla ‘ndrangheta in Italia ed all’estero.
L’operazione che ha portato all’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola rientra nell’indagine «Breakfast», che da più di due anni vede impegnata la Dia di Reggio Calabria nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla ‘ndrangheta in Italia ed all’estero.
Oltre a Scajola ed alla madre dell’imprenditore reggino Amedeo Matacena, figurano Martino Politi, Antonio Chillemi e la segretaria di Scajola, Roberta Sacco.
Gli indagati sono accusati a vario titolo di aver, con la loro
interposizione, agevolato Matacena ad occultare la reale titolarità e
disponibilità dei suoi beni, nonché di aver favorito la latitanza
all’estero di quest’ultimo.
«Scajola aiutò Matacena a lasciare Dubai per il Libano»
Claudio Scajola stava cercando di fare uscire Amedeo Matacena da Dubai, dove si trova attualmente, per farlo andare in Libano dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione pena per la condanna a 5 anni subita per concorso esterno in associazione mafiosa.
Claudio Scajola stava cercando di fare uscire Amedeo Matacena da Dubai, dove si trova attualmente, per farlo andare in Libano dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione pena per la condanna a 5 anni subita per concorso esterno in associazione mafiosa.
Dopo essere fuggito dall’Italia, infatti, Matacena ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti
dove era stato arrestato dalla polizia locale al suo arrivo
all’aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità italiane. Pochi
giorni dopo, però, Matacena è tornato in libertà in quanto non è stata
completata la procedura di estradizione in Italia.
La
giurisdizione degli Emirati arabi, dove non esiste il reato di
criminalità organizzata e con i quali l’Italia non ha accordi
bilaterali, prevede che i cittadini stranieri in attesa di estradizione
non possano essere privati della libertà oltre un certo limite di tempo.
Matacena non poteva però lasciare il Paese arabo in quanto privato del
passaporto. Per la giustizia italiana è rimasto un latitante. È in
questa fase, secondo l’accusa, che sarebbe intervenuto Scajola che
avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in Libano. Gli altri
arrestati, invece, stavano cercando di sistemare dei factotum di
Matacena al vertice di alcune società.
Perquisizioni anche alle Eolie
La Direzione investigativa antimafia di Catania sta eseguendo perquisizioni, acquisendo anche documenti, a Messina e nelle isole Eolie nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola. Gli accertamenti eseguiti dalla Dia di Catania riguarderebbero l’imprenditore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, anch’egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis.
La Direzione investigativa antimafia di Catania sta eseguendo perquisizioni, acquisendo anche documenti, a Messina e nelle isole Eolie nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola. Gli accertamenti eseguiti dalla Dia di Catania riguarderebbero l’imprenditore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, anch’egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis.
Perquisizioni anche in Liguria
Personale della Dia di Reggio Calabria sta eseguendo numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre a sequestri di società commerciali italiane, collegate a società estere, per un valore di circa 50 milioni di euro.
Personale della Dia di Reggio Calabria sta eseguendo numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre a sequestri di società commerciali italiane, collegate a società estere, per un valore di circa 50 milioni di euro.
La Dia reggina è coadiuvata dai Centri operativi e sezioni Dia di Roma, Genova,
Milano, Torino, Catania, Bologna, Messina e Catanzaro. I provvedimenti
restrittivi a carico di Scajola, Matacena e gli altri indagati sono
stati emessi dal Gip di Reggio Calabria Olga Tarzia su richiesta della
Dda diretta dal procuratore Federico Cafiero De Raho.
Berlusconi: «Sono addolorato»
«Non so per quali motivi sia stato arrestato, me ne spiaccio e ne sono addolorato», ha commentato Silvio Berlusconi sull’arresto questa mattina dell’ex ministro Claudio Scajola.
«Non so per quali motivi sia stato arrestato, me ne spiaccio e ne sono addolorato», ha commentato Silvio Berlusconi sull’arresto questa mattina dell’ex ministro Claudio Scajola.
Berlusconi, nel corso
dell’intervista a radio Capital, precisa che Scajola non è stato
candidato in lista non perché si avesse sentore di un arresto ma perché:
«avevamo commissionato un sondaggio su di lui che ci diceva che avremmo perso globalmente voti se lo avessimo candidato».

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