giovedì 25 giugno 2015

Genova - Caso Carige: #SandroBiasotti, noto imprenditore e coordinatore per la Liguria di #ForzaItalia, chiarisce i dubbi sorti dalle inchieste giornalistiche relative a rapporti e depositi che intratteneva con l'Istituto di credito, dicendo: " La verità sui miei conti "

 

  L'on. Sandro Biasotti durante un intervento pubblico

 
Genova - La prima precisazione è sulle telefonate intercettate, nelle quali chiedeva ai manager del Centro fiduciario Carige se ci fossero «problemi» per lui e per i suoi milioni, mentre le inchieste muovevano i primi passi: «Chiamai i dirigenti poi finiti sotto inchiesta per un solo motivo: dopo le indiscrezioni dell’ottobre 2013 sulle ispezioni di Bankitalia, temevo che la banca non ce la facesse. Io, a quel punto, non sarei stato tutelato poiché in caso di tracollo sono coperti soltanto coloro che hanno somme entro i 100 mila euro». Sandro Biasotti, coordinatore regionale di Forza Italia ed ex presidente della Regione Liguria, è l’unico politico inserito nell’elenco degli 86 vip i cui fascicoli furono nascosti dai funzionari di Cf - divisione Carige destinata alle operazioni riservate - agli ispettori della Banca centrale. Non è indagato, ma la Finanza ha avviato accertamenti fiscali su di lui e gli altri clienti per capire perché proprio quelle posizioni furono imboscate.
 
Biasotti, per quale ragione il suo fascicolo fu tolto dall’archivio cui potevano accedere i controllori?
«Non ne ho idea. Io ho sempre rispettato le regole ed eseguito operazioni lineari, non avevo e non ho nessun motivo di preoccupazione per i miei conti, tantomeno ho mai chiesto a qualcuno di nascondere qualcosa. Soprattutto: sentivo il capo di Centro fiduciario (Antonio Cipollina, fedelissimo dell’ex presidente Carige Giovanni Berneschi e arrestato nel luglio 2014, ndr) sì e no una volta ogni due anni. E ripeto: è chiaro che mi allarmassi davanti a notizie inquietanti sulla banca nella quale avevo investito tutto. Poi certo, avendo un ruolo pubblico ero preoccupato pure per l’immagine».

Domanda secca: quanti soldi aveva investito in Cf, quando, da dove provenivano?
«I depositi a nome mio e dei miei parenti risalgono al 1998, anno in cui cedetti le aziende di trasporti e logistica della mia famiglia ad Aldo Spinelli, per 53 miliardi di lire, sui quali pagai ovviamente imposte elevate. Mi permetto di circoscrivere la cifra poiché lo stesso Spinelli l’ha rivelata in più occasioni. Sono orgoglioso per aver ereditato da mio padre una piccola società di trasporti e averla ceduta, dopo trent’anni di lavoro, a un imprenditore che l’ha ulteriormente sviluppata».

Perché sceglieste proprio il Centro fiduciario di Carige?
«Banca Carige era stata l’advisor dei quell’operazione, e quindi ci rivolgemmo a un loro dipartimento. Attenzione: a quei tempi, e parliamo di 17 anni fa, la Cassa di risparmio non aveva un ramo di private banking com’è stato poi Banca Cesare Ponti. Per noi Centro fiduciario rappresentava principalmente un bacino d’investimenti, non una schermatura. È un punto per me fondamentale, perché a seguito delle indagini giudiziarie si accosta sempre il nome di Cf a pratiche ambigue, ma per noi non era così. Senza dimenticare che avevamo rapporti anche con altri istituti».

Nulla di strano, se un “big” della politica regionale movimenta i propri soldi attraverso una società che, specie negli ultimi anni, ha fatto della riservatezza il principale caposaldo?
«Dai depositi di Centro fiduciario, a partire dal ‘98, ho soltanto prelevato somme, senza mai versare. E le ho usate tutte per la mia attività imprenditoriale: anziché vivere di rendita, come fanno tanti genovesi peraltro rispettabili, ho reinvestito in un’attività di concessionari d’auto con cui ho dato la possibilità di lavorare ad altre 25 persone». 

E i soldi per pagare le campagne politiche?
«Centinaia di migliaia di euro miei, per i quali ho acceso un mutuo dedicato sempre in Carige, che sto lentamente restituendo».

La Finanza e Bankitalia stanno passando al setaccio le posizioni degli 86 clienti superprotetti da Cf, per verificare eventuali evasioni fiscali o riciclaggio.
«Ribadisco: nulla da temere. Immagino che, data la mia figura pubblica, sia gli ispettori della Banca d’Italia, sia la Finanza, sia i magistrati, abbiano accuratamente vagliato le mie posizioni, senza mai interpellarmi o indagarmi. Il che certifica la mia correttezza».

Ultima precisazione: ci sono anche operazioni di scudo fiscale, fra quelle eseguite attraverso Centro fiduciario?
«Su questo non posso rispondere, dovendo tutelare la privacy dei miei familiari. Ogni movimentazione è stata comunque svolta sempre nella massima regolarità».

Da www.ilSecoloxix.it del 24 Giugno 2015

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