Migranti soccorsi da una nave della Marina Militare nel mediterraneo
Alassio - Il timore è arrivato in poche ore fino al Viminale. E
il ministero dell’Interno studia le contromosse per disinnescare quella
che potrebbe diventare una mina sul già complicatissimo percorso
dell’accoglienza ai migranti. Il caso deflagra dopo l’ordinanza firmata dal sindaco di Alassio, Enzo Canepa. Atto secondo di una strategia precisa, decollata nei giorni scorsi e suggellata da un niet categorico alla richiesta di accogliere altri otto profughi nella cittadina della Riviera di Ponente.
Mercoledì Canepa ha vergato l’ordinanza che vieta l’ingresso in
città «a persone prive di fissa dimora, provenienti da Paesi dell’area
africana, asiatica e sudamericana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante
la negatività da malattie infettive e trasmissibili». Considerato che
la maggior parte dei migranti trasferiti in Liguria non ha questo
certificato (lo dimostra il caso di Ventimiglia, dove alcuni casi di
scabbia sono stati diagnosticati dai medici solo dopo l’arrivo degli
immigrati) il diktat di Canepa si traduce nel rifiuto di accogliere nuovi migranti.
La polizia municipale potrà chiedere, ora, di esibire non solo il
passaporto e il permesso di soggiorno, ma anche il certificato
sanitario. Chi non lo ha, potrà essere immediatamente allontanato e
anche multato per non aver rispettato l’ordinanza del sindaco.
Le “ordinanze creative”
L’iniziativa di Canepa, giustificata solo con l’esigenza di
tutelare la salute dei cittadini, apre in realtà una breccia che inquieta
anche il Ministero dell’Interno. Il timore è che possa trasformarsi in
un precedente e che, da ora in poi, possano fioccare altre “ordinanze
creative” di sindaci e di amministratori locali in grado di frenare
l’accoglienza richiesta dalle prefetture. Un segnale che segue la
posizione contraria all’accoglienza da parte delle Regioni amministrate
dal centrodestra (Lombardia, Veneto e Liguria) ma che fino ad oggi, al
di là delle dichiarazioni di fuoco dei governatori, non si era ancora
concretizzata in atti di vera disobbedienza.
Si è quindi discusso a lungo, ieri sera al Viminale, sulla
strategia da opporre all’iniziativa del sindaco Canepa e la parola
d’ordine è: siamo pronti a intervenire per evitare “emulazioni”.
In quale modo, è ancora allo studio degli uffici del dicastero.
Considerando che, proprio in questi giorni, non si può contare nemmeno
su un sollecito intervento del Prefetto. Dal 15 giugno, infatti, dopo
tre anni di permanenza a Savona, Gerardina Basilicata è stata trasferita
e il suo successore non è ancora stato nominato.
Nuovi arrivi
Gli arrivi di profughi in Liguria non si fermano. Ieri ne sono giunti altri cinquanta sono
giunti nel pomeriggio in Liguria, provenienti da Trapani. Venti
resteranno in provincia di Genova, 10 andranno in provincia di Savona,
10 in quella della Spezia e 10 in quella d’Imperia. Il conto
complessivo, limitato solo agli ultimi tre giorni, è di 300 arrivi: 130
sono stati inseriti in strutture di accoglienza a Genova, 70 a Savona,
65 rispettivamente nelle province di Imperia e della Spezia. Ma gli
sbarchi non si fermano ed è impossibile ogni forma di programmazione
sensata. Le prefetture, ormai, sono costrette semplicemente ad arginare
la situazione, indicando i numeri da distribuire sul territorio.
Marco Menduni
Da www.ilSecoloxix.it del 03 Luglio 2015

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