venerdì 3 luglio 2015

Alassio - La città “ vietata ” ai profughi, ora si muove il Viminale ovvero il Ministero dell' Interno. L’iniziativa del sindaco Enzo Canepa, giustificata solo con l’esigenza di tutelare la salute dei cittadini, apre in realtà una breccia che inquieta anche il Ministero dell’Interno. Il timore è che possa trasformarsi in un precedente e che, da ora in poi, possano fioccare altre “ordinanze creative” di sindaci e di amministratori locali in grado di frenare l’accoglienza richiesta dalle prefetture. #inAlassio

 
  Migranti soccorsi da una nave della Marina Militare nel mediterraneo


Alassio - Il timore è arrivato in poche ore fino al Viminale. E il ministero dell’Interno studia le contromosse per disinnescare quella che potrebbe diventare una mina sul già complicatissimo percorso dell’accoglienza ai migranti. Il caso deflagra dopo l’ordinanza firmata dal sindaco di Alassio, Enzo Canepa. Atto secondo di una strategia precisa, decollata nei giorni scorsi e suggellata da un niet categorico alla richiesta di accogliere altri otto profughi nella cittadina della Riviera di Ponente.
Mercoledì Canepa ha vergato l’ordinanza che vieta l’ingresso in città «a persone prive di fissa dimora, provenienti da Paesi dell’area africana, asiatica e sudamericana, se non in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività da malattie infettive e trasmissibili». Considerato che la maggior parte dei migranti trasferiti in Liguria non ha questo certificato (lo dimostra il caso di Ventimiglia, dove alcuni casi di scabbia sono stati diagnosticati dai medici solo dopo l’arrivo degli immigrati) il diktat di Canepa si traduce nel rifiuto di accogliere nuovi migranti.
La polizia municipale potrà chiedere, ora, di esibire non solo il passaporto e il permesso di soggiorno, ma anche il certificato sanitario. Chi non lo ha, potrà essere immediatamente allontanato e anche multato per non aver rispettato l’ordinanza del sindaco.
Le “ordinanze creative”
L’iniziativa di Canepa, giustificata solo con l’esigenza di tutelare la salute dei cittadini, apre in realtà una breccia che inquieta anche il Ministero dell’Interno. Il timore è che possa trasformarsi in un precedente e che, da ora in poi, possano fioccare altre “ordinanze creative” di sindaci e di amministratori locali in grado di frenare l’accoglienza richiesta dalle prefetture. Un segnale che segue la posizione contraria all’accoglienza da parte delle Regioni amministrate dal centrodestra (Lombardia, Veneto e Liguria) ma che fino ad oggi, al di là delle dichiarazioni di fuoco dei governatori, non si era ancora concretizzata in atti di vera disobbedienza.
Si è quindi discusso a lungo, ieri sera al Viminale, sulla strategia da opporre all’iniziativa del sindaco Canepa e la parola d’ordine è: siamo pronti a intervenire per evitare “emulazioni”. In quale modo, è ancora allo studio degli uffici del dicastero. Considerando che, proprio in questi giorni, non si può contare nemmeno su un sollecito intervento del Prefetto. Dal 15 giugno, infatti, dopo tre anni di permanenza a Savona, Gerardina Basilicata è stata trasferita e il suo successore non è ancora stato nominato.
Nuovi arrivi
Gli arrivi di profughi in Liguria non si fermano. Ieri ne sono giunti altri cinquanta sono giunti nel pomeriggio in Liguria, provenienti da Trapani. Venti resteranno in provincia di Genova, 10 andranno in provincia di Savona, 10 in quella della Spezia e 10 in quella d’Imperia. Il conto complessivo, limitato solo agli ultimi tre giorni, è di 300 arrivi: 130 sono stati inseriti in strutture di accoglienza a Genova, 70 a Savona, 65 rispettivamente nelle province di Imperia e della Spezia. Ma gli sbarchi non si fermano ed è impossibile ogni forma di programmazione sensata. Le prefetture, ormai, sono costrette semplicemente ad arginare la situazione, indicando i numeri da distribuire sul territorio.

Marco Menduni

Da www.ilSecoloxix.it del 03 Luglio 2015

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