venerdì 6 dicembre 2019

Così la Francia si sta ribellando a Macron

La Francia profonda ha deciso: Emmanuel Macron è tutto fuorché un enfant prodige. Lo sciopero nazionale iniziato ieri è una radiografia precisa di come, nel caso si votasse oggi, il ceto medio e gli strati popolari guarderebbero altrove. La Republique En Marche è ormai percepito come il partito delle rendite di posizione. Una buona parte dei francesi, durante le presidenziali francesi del 2017, aveva sperato che Macron potesse incarnare un ruolo guida, tenendo però in considerazione anche le esigenze del settore pubblico. Quello che, con un po’ di approssimazione e in modo omnicomprensivo, viene definito mediante la parola “popolo”. Era già palese, però, come esistesse una preoccupazione diffusa: quella di voler evitare che il governo transalpino – dopo Hollande – si appiattisse di nuovo sui diktat della “tecnocrazia di Bruxelles”. E il successo parziale di Marine Le Pen è stata la prima spia di quella preoccupazione. Il “nuovo Napoleone” non sta riuscendo nell’impresa di tenere unito l’esercito. Dalle retrovie spingono affinché l’inquilino dell’Eliseo abdichi.

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