Così la Francia si sta ribellando a Macron
La Francia profonda ha deciso: Emmanuel Macron è tutto fuorché un enfant prodige.
Lo sciopero nazionale iniziato ieri è una radiografia precisa di come,
nel caso si votasse oggi, il ceto medio e gli strati popolari
guarderebbero altrove. La Republique En Marche è ormai percepito come il
partito delle rendite di posizione. Una buona parte dei francesi,
durante le presidenziali francesi del 2017, aveva sperato che Macron
potesse incarnare un ruolo guida, tenendo però in considerazione anche
le esigenze del settore pubblico. Quello che, con un po’ di
approssimazione e in modo omnicomprensivo, viene definito mediante la
parola “popolo”. Era già palese, però, come esistesse una preoccupazione
diffusa: quella di voler evitare che il governo transalpino – dopo
Hollande – si appiattisse di nuovo sui diktat della “tecnocrazia di
Bruxelles”. E il successo parziale di Marine Le Pen è
stata la prima spia di quella preoccupazione. Il “nuovo Napoleone” non
sta riuscendo nell’impresa di tenere unito l’esercito. Dalle retrovie
spingono affinché l’inquilino dell’Eliseo abdichi.
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