Il governo cadrà sulla web tax?
La lista dei problemi di Giuseppe Conte si allunga
sempre di più. Il premier, e con lui il precario governo giallorosso,
deve affrontare questioni assai delicate, come il futuro dell’ex Ilva di
Taranto, il salvataggio Alitalia e la difesa degli operai della
Whirlpool. Ma non è finita qui, perché accanto ai problemi economici e
sociali non mancano numerosi nodi politici: da una manovra 2020 che ha
già spaccato la maggioranza alla diatriba sul Mes, dal rischio di uno
sgambetto da parte di Renzi allo spauracchio delle elezioni anticipate.
Il quadro, di per sé già abbastanza traumatico, potrebbe incupirsi ulteriormente per colpa di Donald Trump,
pronto a imporre dazi pesantissimi sull’Europa, Italia compresa. Chi
frequenta le stanze della Casa Bianca ha parlato di un Trump
letteralmente furioso per come si stanno mettendo le cose con gli
alleati del Vecchio Continente. Il punto di rottura, o meglio la goccia
che ha fatto traboccare il vaso – già colmo di tante piccole goccioline –
è la cosiddetta web tax che Bruxelles sogna di estendere in tutto il Vecchio continente.
La tassa sulle multinazionali di Internet punta a colpire i giganti
della rete, gli stessi che fin qui hanno saputo approfittare al meglio
di un sistema di tassazione vantaggioso con la compiacenza di numerosi
Paesi membri dell’Ue. Inutile nascondersi dietro un dito: i bersagli
della misura sono i “Gafa”, cioè i colossi americani del calibro di
Google, Amazon, Facebook e Apple.
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