domenica 8 dicembre 2019

L’asse di ferro tra Bergoglio e Mattarella

Asse di ferro Bergoglio-Mattarella. Porpore e sottane sull’orlo di una crisi di nervi in Vaticano dopo l’arrivo della strana coppia siciliana Pignatone-Barbagallo deputata a vigilare sui Sacri Palazzi. Il primo, di Caltanissetta, presidente del Tribunale vaticano fresco di nomina al posto del mite giurista cattolico, Giuseppe Dalla Torre; il secondo, catanese, neopresidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif), istituzione della Santa Sede per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, in sostituzione di René Brülhart, l’avvenente avvocato svizzero di Friburgo silurato a sorpresa dal Vaticano senza troppi complimenti.

Neppure il Segretario di Stato Pietro Parolin si capacita della scelta di Bergoglio di aver designato l’ex procuratore capo di Roma e il precedente capo della Vigilanza della Banca d’Italia per mettere ordine tra le numerose inchieste vaticane, dalla finanza alla pedofilia. Comincia però a farsi strada un sussurro, che porta addirittura al Quirinale, dove regna il più illustre dei siciliani, Sergio Mattarella. Sono in molti a giurare che tra Papa Francesco e il nostro Presidente della Repubblica esista ormai una linea telefonica diretta ed è nota la stima di Mattarella verso Giuseppe Pignatone e Carmelo Barbagallo, così come quella per l’ex direttore generale di via Nazionale, Salvatore Rossi, che ha dovuto fare un passo indietro per favorire la conferma di Ignazio Visco, brav’uomo, più portato agli studi che al Vietnam del sistema bancario italiano.

Nessun commento:

Posta un commento