Task force sulle bufale, vizietto da comunisti
Siamo sempre alla caccia alle streghe. Ancora e ancora. Il solito vizietto perverso dei comunisti,
che restano tali anche col prefisso post-, e che senza l’intrusione, il
bavaglio, la delazione non sono comunisti, non stanno bene con loro
stessi, non si riconoscono abbastanza trinariciuti. Non sufficientemente
degni della loro lugubre tradizione. Siamo alla caccia alle streghe con
la pomposissima “task force” antibufale sul Covid-19,
che, tradotto, si legge così: le notizie giuste, dunque ammissibili,
dunque lecite, sono per decreto quelle che diciamo noi e solo quelle che
diciamo noi e tutto il resto è da impedire, censurare e, se mai,
punire. Ma quanti bei politburi Madamadorè, ma quanti bei politburi. E
se, com’è accaduto di continuo in questi due mesi di coronavirus, gli
stessi grossi scienziati si contraddicono? Se, come Burioni,
passano dal dare dello scemo a chi resta in casa a dare dello scemo a
chi s’avventura fuori casa? Se, come la Gismondo, vengono premiati con
rubrichetta sul Fatto per meritorie topiche stratificate? Se i politici
passano dagli aperitivi solidali e vagamente razzisti sui Navigli con
giovane conduttore organico, a militarizzare la città? Niente paura, c’è
sempre pronto il “contrordine, compagni!”, l’autocritica che si recita
come segue: “dovete avete sbagliato, compagni?”.
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