Ecco perché la Germania vuole eliminare i commando
In un mondo sempre meno sicuro, dove i conflitti non sono più
esclusivamente di tipo asimmetrico o convenzionale ma hanno assunto
diverse sfaccettature che coprono i campi più disparati (dal dominio cibernetico a quello della propaganda passando per il soft power), i reparti di forze speciali
, nati per eseguire azioni non convenzionali in uno scenario
convenzionale, assumono paradossalmente sempre più importanza: i moderni
concetti di guerra ibrida, che sono stati magistralmente messi in pratica dalla Russia nel putsch in Crimea, lo hanno dimostrato.
Nonostante questo contesto in Germania si è aperto un dibattito, molto serio, sull’opportunità o meno di sciogliere un reparto speciale delle Bundeswehr: il Ksk (Kommando Spezialkrafte) ovvero i commando dell’Esercito tedesco.
Il reparto di forze speciali, composto da circa mille uomini, si trova da anni al centro di uno scandalo per la presenza di estremisti di destra
nei propri ranghi ed ora le massime autorità politiche e militari
tedesche stanno pensando di riformarlo pesantemente o addirittura di
scioglierlo. La questione è stata infatti discussa al Bundestag, come
riferisce il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, ed il ministro della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer,
guida una commissione di inchiesta che dovrà decidere delle sorti non
solo del Ksk ma anche dell’intero “sistema esercito”. Nel gruppo di
lavoro sono presenti anche il capo di Stato maggiore della Difesa,
generale Eberhard Zorn, il sottosegretario alla Difesa Gerd Hoofe, il
direttore generale per gli Affari legali, Andreas Conradi, il
commissario del Bundestag per la Difesa, Eva Hoegl, il generale Alfons
Mais capo di Stato maggiore dell’Esercito, e il generale Markus
Kreitmayr, comandante del Ksk.
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