Il Club Bilderberg di Conte
Otto e mezzo. In collegamento c’è Mario Monti che, trattenendo a stento il riso, parla degli Stati Generali indetti dal premier Giuseppe Conte per far ripartire l’economia nostrana. “Li possiamo chiamare la Bilderberg dei Cinque Stelle”. In studio anche Lilli Gruber trattiene a stento la risata.
Entrambi, d’altra parte, sanno bene come funzionano le cose quando, una
volta l’anno, il club creato nel 1954 dal banchiere statunitense David
Rockefeller si riunisce per stabilire le sorti dell’ordine mondiale. Se
la ridono, forse, perché lo standing delle conferenze
organizzate in questi giorni a Villa Pamphili non eguaglia quelle a cui
sono soliti partecipare. Eppure i grillini, che hanno a lungo
demonizzato i gruppi di potere e la finanza che si riuniscono al Bilderberg,
sono riusciti a replicare l’esperimento. Un luogo appartato (la
residenza progettata nel Seicento da Alessandro Algardi e Giovanni
Francesco Grimaldi), uno stuolo di boiardi con una sfilza di ricette (e
di richieste) e l’estromissione della stampa. Filtra solo quello che
deve filtrare. Il resto rimane tra i commensali.
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