Gli allevamenti su larga scala, l’agricoltura industriale del bestiame e, in generale, le pessime condizioni igieniche di molti animali, stipati in piccole gabbie all’interno di fattorie. Tutto questo contribuisce a formare quella che gli scienziati hanno definito “bomba patogena“. Una bomba sanitaria che, in poche parole, potrebbe esplodere da un momento all’altro e provocare nuovi disastri, dopo la peste suina africana e il Sars-CoV-2, solo per citare le ultime due epidemie (e pandemie) di origine animale degne di nota.
Non solo: oltre alla diffusione su larga scala di virus conosciuti, contesti simili sono ideali per favorire la cosiddetta zoonosi, cioè il salto di specie che consente agli agenti patogeni di passare da una specie all’altra approfittando di animali usati come ospiti intermedi. Niente di nuovo sotto il sole, visto che il dibattito era già decollato per i wet market cinesi.
Secondo quanto riferito dal South China Morning Post, gli esperti, oltre ai wildlife market e i citati wet market, hanno puntato il dito contro l’agricoltura industriale del bestiame. L’assunto base è che tali metodi sono terreni fertili per la produzione di massa di malattie sconosciute.
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