La posta in gioco dietro la vendita di navi all’Egitto
La vendita delle due fregate all’Egitto è destinata a
esser approvata. Ed è uno snodo politico e strategico fondamentale per
l’Italia e lo scacchiere mediterraneo. Perché la vendita di una nave non
è soltanto un accordo di natura contrattuale: è la definizione di un
possibile nuovo quadro strategico. E l’Italia, che in questi anni sembra
essere in piena ritirata dal Nord Africa, può dirsi oggi in grado di
penetrare in un mercato in crescita come quello della Difesa egiziana
diventando un partner sempre più essenziale per un Paese in cui fino a
pochi anni fa il nostro governo aveva preferito non avere nemmeno un
ambasciatore (in risposta al caso Regeni).
I termini dell’accordo sembrano abbastanza definiti. Le due fregate, Spartaco Schergat ed Emilio Bianchi,
saranno cedute alla Marina egiziana per una cifra che si aggira intorno
agli 1,2 miliardi di euro e si attende la firma (le indiscrezioni
parlano di un pro forma) dell’Unità per le autorizzazione dei materiali
di armamento (Uama). Questa la cronaca confermata anche da Palazzo
Chigi.
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