La stoccata finlandese all’euro
Negli ultimi mesi la Finlandia si è comportata in maniera contraddittoria in Europa. La giovane premier Sanna Marin ha alternato la presa di consapevolezza di non poter sostenere in patria le politiche di austerità applicate a lungo da Helsinki a un atteggiamento, in Europa, molto vicino alle storiche posizioni dei falchi del rigore.
Il Paese è conscio che anni di deflazione interna e di crisi dei suoi
maggiori player industriali ed economici (come Nokia) possano
presentare il conto di fronte all’epidemia di coronavirus, ma le vecchie logiche di appartenenza geopolitica e geoeconomica al blocco della “Nuova lega anseatica”,
ostile alla rottura della linea del rigore, permangono ben radicate.
Con circa 4 morti ogni 100mila abitanti la Finlandia ha avuto un tasso
di letalità legato al Covid-19 5,5 volte inferiore a quello della confinante Svezia, ma trema di fronte alla marea montante della recessione. Secondo l’Helsinki Times, sono almeno 20 i miliardi di euro di cui il Paese avrà bisogno per contrastare la recessione, poco meno del 10% del Pil.
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