Quei documenti della Bce che disinnescano l’assalto tedesco
Francoforte e Karlsruhe distano meno
di 150 chilometri, ma in questo momento è come se fossero separate da un
oceano, pur trovandosi all’interno dello stesso Paese, la Germania: tra
la prima città, sede della Banca Centrale Europea e la seconda, dimora della Corte costituzionale tedesca, si combatte dal 5 maggio un braccio di ferro sul tema del quantitative easing e
dei successivi piani d’acquisto dell’Eurotower, su cui la corte tedesca
ha messo il faro chiedendo alla controparte di giustificarne la
proporzionalità.
Nel caso in cui la Corte, ad agosto, ritenesse insufficienti le
giustificazioni di Francoforte e imponesse lo stop alla partecipazione
tedesca al piano di acquisto titoli il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, non
potrebbe, per sua stessa ammissione, che adeguarsi. La Germania
beneficia da un lato del rilancio della sua centralità in Europa dalla
sentenza di Karlsruhe ma al tempo stesso potrebbe aver tutto da perdere
da uno strappo con la Bce nella fase in cui la vicinanza ad essa è
fondamentale per mantenere l’alleanza tattica con la Francia.
L’istituzione guidata da Christine Lagarde ha trovato dunque nel governo di Angela Merkel e nel parlamento tedesco interlocutori interessati a una riappacificazione.
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