giovedì 25 giugno 2020

Quei documenti della Bce che disinnescano l’assalto tedesco

Francoforte e Karlsruhe distano meno di 150 chilometri, ma in questo momento è come se fossero separate da un oceano, pur trovandosi all’interno dello stesso Paese, la Germania: tra la prima città, sede della Banca Centrale Europea e la seconda, dimora della Corte costituzionale tedesca, si combatte dal 5 maggio un braccio di ferro sul tema del quantitative easing e dei successivi piani d’acquisto dell’Eurotower, su cui la corte tedesca ha messo il faro chiedendo alla controparte di giustificarne la proporzionalità.

Nel caso in cui la Corte, ad agosto, ritenesse insufficienti le giustificazioni di Francoforte e imponesse lo stop alla partecipazione tedesca al piano di acquisto titoli il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, non potrebbe, per sua stessa ammissione, che adeguarsi. La Germania beneficia da un lato del rilancio della sua centralità in Europa dalla sentenza di Karlsruhe ma al tempo stesso potrebbe aver tutto da perdere da uno strappo con la Bce nella fase in cui la vicinanza ad essa è fondamentale per mantenere l’alleanza tattica con la Francia. L’istituzione guidata da Christine Lagarde ha trovato dunque nel governo di Angela Merkel e nel parlamento tedesco interlocutori interessati a una riappacificazione.

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