Italia - Perché Facebook e Twitter non bloccano gli hater? Chi guadagna dall’odio online
I social sono diventati un’arma potentissima di diffusione dei peggiori istinti umani, in nome della libertà d’espressione.
Proviamo a vederne le dimensioni. L’odio online colpisce con 1 tweet
ogni due minuti contro le donne, 1 ogni quattro contro i musulmani, 1
ogni cinque contro i disabili, 1 ogni dieci contro gli ebrei, 1 ogni 11
contro gli omosessuali e 1 ogni 15 minuti contro i migranti. Lo dicono i
nuovi dati raccolti tra gennaio e metà ottobre da Vox-Osservatorio sui diritti, che ha monitorato la diffusione dell’hate speech su un campione di quasi 800 mila tweet esaminati
in collaborazione con l’Università Statale di Milano, Bari e la
Sapienza di Roma fra gennaio e ottobre 2021. Dal report 2021 di Amnesty International, su un campione di 17.400 commenti a post su Facebook e 14.541 su Twitter, emerge che è offensivo, discriminatorio o odioso il 27% dei commenti che riguardano le donne, il 25% la comunità Lgbt, il 42% l’immigrazione, il 47,6% i Rom, il 55% le minoranze religiose, il 7% i disabili. Perché non si riesce ad arginare questa deriva che riporta la civiltà indietro nei secoli...
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