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lunedì 25 maggio 2026
Italia - Milano, accertamenti su 2 persone rientrate dall'Uganda: dai test escluso per ora il virus Ebola
martedì 13 gennaio 2026
Italia - Milano, i feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
Lo
ha detto l'assessore al welfare della Lombardia parlando con i
giornalisti a margine del consiglio regionale nella giornata di martedì
13 gennaio
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Feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
https://www.milanotoday.it/attualita/bollettino-feriti-crans-montana-13-gennaio-2026-.html
© MilanoToday
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Feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
https://www.milanotoday.it/attualita/bollettino-feriti-crans-montana-13-gennaio-2026-.html
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Lo
ha detto l'assessore al welfare della Lombardia parlando con i
giornalisti a margine del consiglio regionale nella giornata di martedì
13 gennaio
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Feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
https://www.milanotoday.it/attualita/bollettino-feriti-crans-montana-13-gennaio-2026-.html
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Feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
https://www.milanotoday.it/attualita/bollettino-feriti-crans-montana-13-gennaio-2026-.html
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Lo
ha detto l'assessore al welfare della Lombardia parlando con i
giornalisti a margine del consiglio regionale nella giornata di martedì
13 gennaio
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Feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
https://www.milanotoday.it/attualita/bollettino-feriti-crans-montana-13-gennaio-2026-.html
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Feriti nell'incendio di Crans-Montana, Bertolaso: "Due ragazzi molto gravi, prossime 48 ore decisive"
https://www.milanotoday.it/attualita/bollettino-feriti-crans-montana-13-gennaio-2026-.html
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Lo ha detto l'assessore al Welfare della Lombardia parlando con i giornalisti a margine del consiglio regionale nella giornata di martedì 13 gennaio
giovedì 11 novembre 2021
Italia - Lombardia, Covid, Bertolaso: «La Regione tiene ma non escludo il passaggio da zona bianca a gialla»
Il commissario lombardo alla campagna di vaccinazione: i numeri si stanno incrinando. I dati degli ultimi bollettini epidemiologici raccontano di una possibile nuova ondata: più 70% di casi Covid negli ultimi sette giorni nella Grande Milano. Sfondato il tetto dei mille contagi al giorno in tutta la regione
sabato 9 ottobre 2021
Italia - Roma, Michetti: «Proporrò Bertolaso come commissario». Lui: «Pronto per Roma»
Il candidato sindaco del centrodestra: «Abbiamo l’emergenza rifiuti e bisogna organizzare il Giubileo. Lui ha già risolto questi problemi». L’altro assicura: «Lavorerò gratis giorno e notte»
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lunedì 22 marzo 2021
Italia - Lombardia, per il flop vaccinazioni, arriva la svolta: il governatore Fontana cambia i vertici di Aria
Dopo le pesanti critiche di Guido Bertolaso e di Letizia Moratti anche Matteo Salvini attacca Aria, la società incaricata della campagna vaccinale in Lombardia, e annuncia l'immenente arrivo di Poste come sostituto
mercoledì 3 marzo 2021
Italia - Lombardia, Bertolaso ora lancia l'allarme: "Perché tutta l'Italia andrà in zona rossa"
Il consulente della regione Lombardia per il piano vaccinale spinge per coinvolgere anche gli specializzandi
sabato 27 febbraio 2021
Italia - Lombardia: la scelta decisiva di Bertolaso. C'è il piano della "prima dose": come funziona
Il coordinatore della campagna in Lombardia accelera: "Ecco che cosa faremo in due o tre mesi con le dosi..."
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lunedì 8 novembre 2010
Varazze - Protezione Civile - Dopo l'alluvione, visita lampo del Dott. Bertolaso
Oggi mentre leggevo la cronaca del savonese su Il Secolo XIX mi ha colpito molto favorevolmente l'articolo che parlava della visita lampo del capo della Protezione Civile dott. Bertolaso a Varazze oltre per l'impegno dimostrato per soccorrere la città dopo l'evento alluvionale occorso poco tempo fa che ha provocato danni ingenti anche per un particolare citato dalla giornalista Silvia Simoncelli relativo alla targa ricordo che l'Amministrazione civica di quella città ha provveduto a porgere all'illustre ospite.
Su questa targa faceva bella mostra di sè una frase del famoso Seneca ovviamente tradotta dall'antico in italiano che recita così :
«Chi opera in modo virtuoso non cerca riconoscimenti.
Li otterrà già dal proprio agire»
Li otterrà già dal proprio agire»
Senza ombra di dubbio questa frase dovrebbe essere quotidianamente ribadita ai nostri uomini politici affinchè sia loro impossibile scordarla...
AlassioFutura
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giovedì 7 gennaio 2010
GUIDO BERTOLASO: 8 ANNI DI PROTEZIONE
Alberto Chiara, collega e amico, mi permette di pubblicare qui la bella e approfondita intervista che ha fatto di recente a Guido Bertolaso, dal 2001 responsabile nazionale della Protezione Civile.
di Alberto Chiara
Pubblicato su Famiglia Cristiana n.1/2010
Andrà ai tempi supplementari, ormai è certo: «Non so dire con precisione se si tratterà di tre, di sei o di nove mesi. Aspetto che il Governo nomini un vicecapo del Dipartimento con diritto di successione il quale mi affianchi il tempo necessario per prendere confidenza con una macchina potente e delicata come questa. Poi passerò il testimone». È l’ultimo panettone che Guido Bertolaso ha tagliato come responsabile nazionale della Protezione Civile. «Nominato ufficialmente il 7 settembre 2001, sono in carica da più di otto anni filati», precisa. «Penso che basti, no? Ho l’opportunità per andare in pensione, ne approfitto. Speravo di lasciare il 31 dicembre 2009. Mi si chiede un altro piccolo sforzo. Ok, dico, ma non più di tanto». Non è il tipo da tirarle per le lunghe, Bertolaso. Nato a Roma il 20 marzo 1950, laureato in Medicina con specializzazione in Medicina tropicale, vanta un’esistenza vissuta a passo veloce.
-Il 2009 è stato un anno duro…
«Credo che sia sufficiente ricordare tre date, tre tragedie: 6 aprile, terremoto in Abruzzo, 308 morti; 29 giugno, Viareggio, esplosione di un treno carico di gas propano liquido, 31 vittime; primo ottobre, Messina, alluvione, 31 persone decedute. Rinnovo la mia pietà umana e cristiana per chi è mancato nonché la mia piena vicinanza a chi continua a soffrire, anche in questi giorni di festa, per via di quegli eventi. E desidero esprimere il mio compiacimento e la mia gratitudine per coloro, tanti, che sono andati sui luoghi dei disastri, rimboccandosi le maniche senza star lì a guardare se era Pasqua, Ferragosto o Natale».
- Qual è, oggi, la situazione a L’Aquila e negli altri comuni colpiti?
«L’obiettivo finale era e rimane costruire 183 edifici, per un totale di circa 4.600 appartamenti, rigorosamente antisismici, adatti a ospitare oltre 17.000 persone. Al 18 dicembre, gli edifici consegnati risultavano essere 141; gli uomini, le donne e i bambini sistemati erano complessivamente 11.000. Altri appartamenti sono stati finiti nel frattempo: il 2010 comincia con circa 15.000 persone dentro una casa degna di questa nome».
«Credo che sia sufficiente ricordare tre date, tre tragedie: 6 aprile, terremoto in Abruzzo, 308 morti; 29 giugno, Viareggio, esplosione di un treno carico di gas propano liquido, 31 vittime; primo ottobre, Messina, alluvione, 31 persone decedute. Rinnovo la mia pietà umana e cristiana per chi è mancato nonché la mia piena vicinanza a chi continua a soffrire, anche in questi giorni di festa, per via di quegli eventi. E desidero esprimere il mio compiacimento e la mia gratitudine per coloro, tanti, che sono andati sui luoghi dei disastri, rimboccandosi le maniche senza star lì a guardare se era Pasqua, Ferragosto o Natale».
- Qual è, oggi, la situazione a L’Aquila e negli altri comuni colpiti?
«L’obiettivo finale era e rimane costruire 183 edifici, per un totale di circa 4.600 appartamenti, rigorosamente antisismici, adatti a ospitare oltre 17.000 persone. Al 18 dicembre, gli edifici consegnati risultavano essere 141; gli uomini, le donne e i bambini sistemati erano complessivamente 11.000. Altri appartamenti sono stati finiti nel frattempo: il 2010 comincia con circa 15.000 persone dentro una casa degna di questa nome».
Non sono mancate le polemiche…
«Abbiamo ascoltato tutti e tutto, facendo tesoro delle critiche costruttive. Certi ritardi, poi, siamo stati i primi a denunciarli fino al punto da rendere noti, attraverso il nostro sito Internet (www.protezionecivile.it), i nomi delle ditte che non hanno rispettato i tempi di consegna».
- Quando ha cominciato, com’era la Protezione civile?
«Era piena di gente professionalmente e umanamente valida, ma priva di entusiasmo: l’inchiesta sulla missione Arcobaleno aveva minato il morale».
- Come la lascia?
«Lascio una “rete” più capillare, più attrezzata, che fa perno sui Vigili del fuoco ma che sa valorizzare al meglio le specificità di tanti altri corpi dello Stato e di ampi settori della società civile. È una “rete” coesa e motivata. Non si tratta soltanto del logo nuovo o del maglioncino che pure evidenziano uno spirito di corpo e dimostrano che si è parte di un’unica squadra, da Bolzano a Palermo».
- Qualche numero?
«Le persone che lavorano a tempo pieno alle dipendenze del Dipartimento nazionale della Protezione Civile sono 600, le associazioni di volontariato collegate con noi sono 3.836 attive in tutto il territorio nazionale, forti di 1.200.000 volontari mobilitabili, addestrati attraverso un numero crescente di esercitazioni. Abbiamo a disposizione anche 24 mezzi aerei: 17 Canadair, 5 elicotteri, 2 velivoli da trasporto Piaggio P180. Il tutto, preciso, con delle finanziarie che costringono anche a noi a tirar la cinghia. Il budget del Dipartimento, a prescindere dai mutui per le tragedie del passato, nel 2009, ammontava a poco più di 180 milioni di euro; nel 2008, invece, sfiorava i 200 milioni di euro».
- Un bilancio finale dell’esperienza alla Protezione Civile?
«L’Italia si conferma un Paese contraddittorio».
«Abbiamo ascoltato tutti e tutto, facendo tesoro delle critiche costruttive. Certi ritardi, poi, siamo stati i primi a denunciarli fino al punto da rendere noti, attraverso il nostro sito Internet (www.protezionecivile.it), i nomi delle ditte che non hanno rispettato i tempi di consegna».
- Quando ha cominciato, com’era la Protezione civile?
«Era piena di gente professionalmente e umanamente valida, ma priva di entusiasmo: l’inchiesta sulla missione Arcobaleno aveva minato il morale».
- Come la lascia?
«Lascio una “rete” più capillare, più attrezzata, che fa perno sui Vigili del fuoco ma che sa valorizzare al meglio le specificità di tanti altri corpi dello Stato e di ampi settori della società civile. È una “rete” coesa e motivata. Non si tratta soltanto del logo nuovo o del maglioncino che pure evidenziano uno spirito di corpo e dimostrano che si è parte di un’unica squadra, da Bolzano a Palermo».
- Qualche numero?
«Le persone che lavorano a tempo pieno alle dipendenze del Dipartimento nazionale della Protezione Civile sono 600, le associazioni di volontariato collegate con noi sono 3.836 attive in tutto il territorio nazionale, forti di 1.200.000 volontari mobilitabili, addestrati attraverso un numero crescente di esercitazioni. Abbiamo a disposizione anche 24 mezzi aerei: 17 Canadair, 5 elicotteri, 2 velivoli da trasporto Piaggio P180. Il tutto, preciso, con delle finanziarie che costringono anche a noi a tirar la cinghia. Il budget del Dipartimento, a prescindere dai mutui per le tragedie del passato, nel 2009, ammontava a poco più di 180 milioni di euro; nel 2008, invece, sfiorava i 200 milioni di euro».
- Un bilancio finale dell’esperienza alla Protezione Civile?
«L’Italia si conferma un Paese contraddittorio».
- Cosa intende dire?
«La bellezza del nostro Paese è pari alla sua fragilità. Terremoti, eruzioni vulcaniche, esondazioni, frane, incendi, caldo soffocante e ondate di gelo: noi dobbiamo esser pronti a fronteggiare tutte le minacce possibili e immaginabili, talvolta anche più d’una contemporaneamente. Altre nazioni hanno avuto in sorte una natura più clemente. O più selettiva. L’Olanda, per dire, si deve guardare pressoché esclusivamente dalla furia eccezionale delle maree, così come la penisola scandinava teme solo, o quasi solo, le tempeste di neve fuori dal normale. Noi, no».
- E poi ci sono i rischi causati dagli uomini…
«Sono in parte attribuibili alla stoltezza (cementificazione selvaggia; boschi, argini e fiumi condannati all’incuria) e in parte al dilagare della cosiddetta sindrome “nimby”, not in my backyard, non nel mio cortile, che caratterizza, ad esempio, la spinosa questione dei rifiuti, a Napoli e in Campania come altrove (tutti amano pulizia e decoro, tutti vogliono discariche e inceneritori, ma non nel loro comune)».
- L’Italia sa anche mobilitarsi, all’occorrenza.
«Sì. E sa anche far tesoro delle sofferenze subite. Le più attrezzate e addestrate colonne mobili della Protezione civile vengono da regioni dove in passato ci sono stati terremoti, alluvioni, frane o incendi devastanti».
- Difficile immaginarla con le mani in mano…
«La prospettiva di stare di più accanto a mia moglie Gloria, dedicando più tempo alle nostre figlie Chiara e Olivia, oltre che alla mia anziana mamma, mi fa solo piacere. Non ozierò, se è quello che vuol sapere. Tornerò a fare il medico. Ho intenzione di fare il free-lance nel campo della cooperazione e della solidarietà. Con gli amici medici cattolici del Cuam andrò in Africa, ma ho anche contatti con altri per dei progetti in Sierra Leone, in Perù e in Cambogia».
«La bellezza del nostro Paese è pari alla sua fragilità. Terremoti, eruzioni vulcaniche, esondazioni, frane, incendi, caldo soffocante e ondate di gelo: noi dobbiamo esser pronti a fronteggiare tutte le minacce possibili e immaginabili, talvolta anche più d’una contemporaneamente. Altre nazioni hanno avuto in sorte una natura più clemente. O più selettiva. L’Olanda, per dire, si deve guardare pressoché esclusivamente dalla furia eccezionale delle maree, così come la penisola scandinava teme solo, o quasi solo, le tempeste di neve fuori dal normale. Noi, no».
- E poi ci sono i rischi causati dagli uomini…
«Sono in parte attribuibili alla stoltezza (cementificazione selvaggia; boschi, argini e fiumi condannati all’incuria) e in parte al dilagare della cosiddetta sindrome “nimby”, not in my backyard, non nel mio cortile, che caratterizza, ad esempio, la spinosa questione dei rifiuti, a Napoli e in Campania come altrove (tutti amano pulizia e decoro, tutti vogliono discariche e inceneritori, ma non nel loro comune)».
- L’Italia sa anche mobilitarsi, all’occorrenza.
«Sì. E sa anche far tesoro delle sofferenze subite. Le più attrezzate e addestrate colonne mobili della Protezione civile vengono da regioni dove in passato ci sono stati terremoti, alluvioni, frane o incendi devastanti».
- Difficile immaginarla con le mani in mano…
«La prospettiva di stare di più accanto a mia moglie Gloria, dedicando più tempo alle nostre figlie Chiara e Olivia, oltre che alla mia anziana mamma, mi fa solo piacere. Non ozierò, se è quello che vuol sapere. Tornerò a fare il medico. Ho intenzione di fare il free-lance nel campo della cooperazione e della solidarietà. Con gli amici medici cattolici del Cuam andrò in Africa, ma ho anche contatti con altri per dei progetti in Sierra Leone, in Perù e in Cambogia».
di Alberto Chiara
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domenica 27 dicembre 2009
VALANGHE: BERTOLASO, BASTA MORTI PER COLPA SPROVVEDUTI
(ANSA) - PISA, 27 DIC - "Sono stufo che i nostri soccorritori perdano la vita perché le persone vanno a fare escursioni in modo sprovveduto e senza tenere conto degli allarmi". Lo ha detto il responsabile della protezione civile Guido Bertolaso commentando la morte in Trentino dei quattro tecnici del Soccorso Alpino deceduti ieri sulle Dolomiti mentre cercavano due dispersi.
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