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sabato 13 giugno 2026

Italia - Savonese, dal Blog Trucioli.it: "Il teatrino resiste: fusione in APS delle tre 'sorelle' costiere coinvolte nella depurazione e servizi idrici ai Comuni soci e non. 'Caso Galtieri' e silenzio stampa…"

Comune di Alassio - Seduta Consiglio Comunale del 04-06-2026 - Punto n.7 all' Ordine del giorno -

"Progetto di fusione per incorporazione inversa delle società Servizi Comunali Associati S.r.l., Consorzio per la Depurazione delle Acque di Scarico del Savonese S.p.A. e Servizi Ambientali S.p.A., nella società Acque Pubbliche Savonesi Scpa contestualmente trasformata in Acque Pubbliche Savonesi S.r.l." - Approvazione. 

 

Versione registrata della trattazione del punto n.7 all'Ordine del giorno 

relativo alla Fusione in APS 

Nessun accenno nel comunicato dai toni entusiastici del Comune di Alassio dopo l’approvazione del punto n.7 all’Ordine del giorno dell’ultimo Consiglio comunale del 4 giugno 2026.  Ignorato negli articoli dei due quotidiani tradizionali locali, quotidiani on line e blog d’informazione più blasonati, il fatto, abbastanza esplosivo, o se volete assai eloquente che due componenti della “maggioranza” melgratiana, una consigliera e il vice-sindaco, non erano presenti in aula al momento della votazione.

di Fabio Lucchini*

Il vice sindaco Angelo Galtieri, (Fratelli d’Italia), albergatore e contitolare Bagni Marini. Il suo record di 644 preferenze alle ultime comunali del maggio 2023 

Evidente che un vice-sindaco come Angelo Galtieri, che alle ultime Elezioni comunali di Alassio del maggio 2023 prese 644 preferenze, doppiando tutti o quasi i candidati più esperti e pluripremiati da sempre nel confronto elettorale locale, non è certo cosa che possa passare inosservata.

La consigliera è Cinzia Salerno (il marito agente immobiliare), un nome non proprio ‘ignoto’. E’ lei che ha dato vita il 14 giugno 2022 alla sezione Fidapa Alassio ed è stata eletta presidente.

Cinzia Salerno consigliere comunale

Bavaglio ai media? Insufficiente attenzione professionale di chi redige gli articoli o semplice disattenzione rispetto a una questione assolutamente non secondaria… . Valutazione discutibile da chi svolge il ruolo di capo o vice capo servizio delle redazioni.  Oggi, va detto, molte delle notizie amministrative diffuse tramite Uffici stampa altamente professionali, addomesticati al potente di turno, quale che sia l’orientamento politico, sono talvolta artatamente costruite e / o narrate in maniera virtuosa e/o volutamente lacunosa, cosicché l’addetto di turno, (permettetemi di definire questo tipo di individui degli “pseudo-giornalisti“), perché dovrebbe disturbarsi ad approfondire i temi trattati, mentre è molto più semplice fare un bel copia / incolla come in voga in alcuni blog, cosiddetti d’informazione, che in realtà sono al soldo di Enti in cui le finanze non mancano e quindi l’elargirle, accredita potere, affidabilità e soprattutto detenzione di verità.

Ebbene, se nel comunicato del Comune in cui con toni euforici si informavano i cittadini, gli amici degli amici e gli altri Enti coinvolti per la avvenuta approvazione dell’ormai arci-propagandata “fusione“, “nulla questio” invece su questa assenza di peso, che qualcosa vorrebbe o dovrebbe pur “comunicare” alla cittadinanza con una sedia lasciata vuota, che regala una immagine così “tranchant“, a quegli smarriti cittadini che subiscono scelte altrui tutti i giorni o quasi; rimanendo sempre più o meno all’oscuro dei veri problemi, dei giochi di potere e delle strategie per aggirare problemi e verità spesso indicibil. Questi cittadini schiavi della speranza (?), come diceva qualcuno “spes ultima dea“, che si illudono ancora qualcosa prima o poi possa mutare nella gestione spesso disinvolta e anche personalistica della “res pubblica“, la quale dovrebbe essere concepita, invece, in una casa trasparente come fosse fatta di cristallo.

E quando un fatto rilevante scompare dal racconto ufficiale, il dubbio che si stia privilegiando la propaganda rispetto all’informazione diventa più che legittimo.

Forse qualcuno ritiene che i cittadini non se ne accorgano. Forse qualcuno pensa che una sedia vuota sia soltanto una sedia vuota.

La storia politica insegna invece che, spesso, le assenze parlano molto più delle presenze.

Ora, facciamo assieme una disamina puntuale, serena, di come è stata condotta la discussione in aula del punto n.7:

  • Contrariamente a quanto sostenuto dal Sindaco Melgrati nella fase introduttiva della discussione, il mantenimento delle articolazioni territoriali operative e degli sportelli di prossimità previsto dallo Statuto non appare garantito in modo effettivo, poiché il testo non stabilisce alcun vincolo temporale. In linea teorica, pertanto, APS potrebbe procedere alla chiusura delle sedi territoriali e al trasferimento di personale e servizi presso Savona già successivamente alla fusione.
  • Sempre con riferimento all’intervento introduttivo del Sindaco Melgrati, occorre evidenziare che l’unica modifica apportata rispetto alla precedente bozza del regolamento sul “controllo analogo riguarda la percentuale di capitale sociale necessaria per richiedere la convocazione dell’assemblea degli enti soci. Si tratta di una variazione di carattere marginale, considerato che i quorum costitutivi e deliberativi dell’assemblea sono rimasti invariati.
  • L’assessora Mordente ha affermato che il progetto di fusione allegato alla deliberazione sarebbe stato sottoscritto da tre tecnici. In realtà, tale riferimento riguarda la perizia e non il progetto di fusione, evidenziando una confusione tra due documenti distinti e giuridicamente differenti.
  • La stessa assessora Mordente ha inoltre sostenuto che gli ultimi tre bilanci approvati dalle società partecipanti alla fusione siano quelli relativi agli esercizi 2022, 2023 e 2024. L’affermazione non risulta corretta, poiché sia il Consorzio Depurazione Savonese sia APS hanno già approvato anche il bilancio 2025, con il voto favorevole del Comune di Alassio.
  • Tale circostanza evidenzia inoltre come il progetto di fusione non sia stato aggiornato sulla base dell’ultimo bilancio approvato dalle società coinvolte.
  • L’assessora Mordente sembra aver confuso la rinuncia al termine di trenta giorni previsto per la pubblicazione del progetto di fusione presso il Registro delle Imprese con una presunta rinuncia all’obbligo di pubblicazione stesso, che invece resta inderogabile. Ne deriverebbe che il Consiglio comunale abbia esaminato e votato un progetto di fusione non ancora pubblicato e, peraltro, privo delle necessarie sottoscrizioni.
  • Sempre sul medesimo tema, è stato sostenuto che la pubblicazione del progetto di fusione presso il Registro delle Imprese debba intervenire esclusivamente prima dell’atto notarile di fusione. Una lettura più attenta dell’art. 2501-ter, commi 4 e 5, del Codice Civile porta invece a ritenere che la pubblicazione debba precedere la decisione dei soci in merito alla fusione stessa.
  • Nel corso del dibattito è stato inoltre fornito un dato inesatto sul numero dei Comuni soci. Come risulta dallo stesso progetto di fusione, i Comuni coinvolti sono complessivamente 31 e non “30” o “33” o “36” come sostenuto in maniera incerta e approssimativa
    dalla Consigliera Mordente o in maniera ancor più disinvolta e qualunquistica dal Sindaco Melgrati che ha enumerato il “31” o “33”, numero quest’ultimo che pare piacergli, come si trattasse di numeri da giocarsi al Lotto, anziché trattarsi dei Comuni partecipanti in maniera diretta alla detta fusione in APS, poiché tutti soci reali e non solo come altri, fruitori dei servizi erogati dalle Società/Aziende coinvolte.
  • La previsione inserita nella deliberazione del Consiglio comunale di Alassio in merito ai crediti vantati dall’Ente comunale nei confronti di SCA S.r.l. e alla loro rappresentazione nei futuri bilanci della futura APS S.r.l. non trova riscontro nelle deliberazioni approvate dagli altri Enti soci. Tale circostanza ne riduce significativamente la portata e potrebbe generare problematiche sotto il profilo amministrativo e contabile.
  • L’associazione tra la rinuncia alle verifiche sui dati contabili della fusione e la tutela della natura pubblica del servizio idrico appare poco convincente. Durante i sei mesi di proroga deliberati dal Consiglio comunale vi sarebbe stato il tempo necessario per effettuare tutte le verifiche richieste e, diciamolo pure, opportune.
  • Il consigliere Schivo, figura attualmente non facilmente collocabile sotto il profilo politico, può essere inconfutabilmente definito un esponente del Partito Democratico, nel quale ha militato con grande attivismo fino a ricoprire incarichi di vertice a livello locale, almeno fino a tempi relativamente recenti. A seconda dei punti di vista, potrebbe anche essere considerato un “infiltrato nell’amministrazione Melgrati assieme all’avv. Macheda: quest’ultimo, nella sua veste di presidente del Consiglio comunale dal profilo ecumenico e lo stesso Schivo, sono stati entrambi ampiamente sostenuti dal Partito Democratico alle ultime elezioni comunali locali del 2023 pur appartenendo alla lista Melgrati Sindaco (sempre sventolata come un’aggregazione di orientamento di centro-destra) per poi confermarsi, all’occorrenza, cortigiani ossequienti del trono di Melgrati.
    Schivo, curiosamente, durante la discussione dell’ormai famigerato punto n.7 all’Ordine del giorno, ha sostenuto come la Città di Alassio abbia ottenuto il 14% del capitale grazie alla redditività di SCA S.r.l. . Occorre tuttavia precisare che il 14% rappresenta la quota complessiva attribuita ai quattro soci di SCA (Comune di Alassio che ad oggi fa la parte del leone in termini di quota detenuta attuale dell’80% circa è toccato il 9,90%, Comune di Laigueglia, Comune di Villanova d’Albenga e Comune di Albenga, quest’ultimo solo da pochi anni entrato a far parte della compagine azionaria di Sca) e non al solo Comune di Alassio.

    Inoltre, la perizia utilizzata per determinare i valori di concambio risulta fondata in misura significativa su criteri patrimoniali e con uno sguardo “prospettico” ai possibili investimenti in via futuristica: quest’ultimo aspetto, “prospettico“, sembra aver influenzato un po’ tutte le tre perizie relative alle società coinvolte nella fusione in APS.

Nella documentazione, i tre periti sembrano ammettere, spontaneamente, che le loro valutazioni sulle società interessate, si basino solamente sui documenti a loro consegnati e altro non vanno a chiedere per eventuali ulteriori più approfondite analisi, quindi, come a dire che la valutazione è da considerarsi una “valutazione di massima! Viene da chiedersi: si tratta di semplici relazioni economico-contabili di parte, quindi non di perizie asseverate, giurate o cos’altro?! Questo alla luce dei valori in campo e degli interessi soprattutto pubblici da tutelare!

  • Il Sindaco Melgrati ha affermato che non sarebbe stato possibile attendere i trenta giorni necessari per la pubblicazione del “progetto di fusione” presso il Registro delle Imprese, poiché il termine ultimo fissato dalla Regione e dalla normativa sarebbe il 30 giugno. Tuttavia, non risulta esistere alcun atto regionale né alcuna disposizione legislativa che imponga tale scadenza. Il termine del 30 giugno deriva esclusivamente dallo Statuto di APS, già modificato e prorogato più volte dagli Enti soci.
  • È stato inoltre affermato che il mancato rispetto del termine del 30 giugno comporterebbe lo scioglimento delle società da parte della Regione. In realtà, i poteri regionali risultano limitati all’eventuale solo “commissariamento” della Provincia e non si estendono allo scioglimento delle società interessate.
  • Particolarmente significativa appare l’affermazione secondo cui le quote di concambio sarebbero state il risultato di una trattativa tra le parti. Se così fosse, ciò costituirebbe un implicito riconoscimento del fatto che tali quote non derivino esclusivamente dalla rappresentazione oggettiva dei valori societari.
  • Quanto alla tutela dei livelli occupazionali richiamata dalla assessora Mordente, si tratta di una garanzia già prevista dall’art. 173 del D.Lgs. n. 152/2006 e quindi non di un risultato specificamente ottenuto nell’ambito della trattativa.
  • L’intervento dell’assessora avvocata Giannotta ha mostrato una sovrapposizione tra il tema delle verifiche sui dati della perizia di fusione e quello relativo all’esercizio del cosiddetto “controllo analogo“, istituti che operano su piani differenti.
  • A conferma di tale impostazione, è stata richiamata la clausola risolutiva espressa contenuta nella convenzione sottoscritta tra APS e la Provincia di Savona in qualità di EGATO. La lettura della clausola evidenzia tuttavia che essa non stabilisce alcun termine autonomo per la realizzazione della fusione, limitandosi a richiamare il termine previsto dallo Statuto di APS, termine che gli Enti soci hanno dimostrato di poter modificare nel tempo.
  • Infine, nel corso dell’intervento è stata fornita una definizione generale della “clausola risolutiva espressa“. Sarebbe stato tuttavia opportuno approfondire anche il tema del “rinvio mobile” e del “rinvio fisso“, istituti giuridici che assumono particolare rilevanza nell’interpretazione delle disposizioni richiamate.

Giusta, a questo punto, l’osservazione di un membro dell’opposizione consiliare di Alassio, perché in questo caso non è il “cosa” ovvero la fusione che tutti in linea di principio sono pronti a condividere come obbiettivo finale, ma è il “come” quest’ultima dovrebbe essere portata a termine. Comunque alcuni elementi della maggioranza di Melgrati si sono ben distinti per tutta una serie di improvvisazioni / imprecisioni nella loro accorata esposizione, mentre hanno volutamente privilegiato il messaggio “subliminale“, ovvero lo spauracchio che l’acqua possa diventare privata, un megafono che certo fa presa sulle coscienze della gente, ma che nella fattispecie non è assolutamente una conseguenza certa / acquisita si possa concretare in caso la fusione in essere andasse mai a gambe all’aria per tutta una serie di motivazioni…

L’augurio è che davvero l’ACQUA rimanga… PUBBLICA !

Naturalmente noi siamo qui, disponibili, pronti a prendere debita nota qualora qualcosa di quanto da noi evidenziato e sostenuto, non fosse nella direzione da noi prospettata…

Fabio Lucchini*

– già consigliere dell’ANCI Liguria

– già consigliere del Popolo della Libertà / Forza Italia

– già capogruppo del PdL / FI nel Consiglio Comunale di Alassio

 

ARTICOLO LA STAMPA EDIZIONE SAVONA

 ARTICOLO IL SECOLO XIX – EDIZIONE SAVONA-RIVIERA



 

venerdì 29 maggio 2026

Italia - Savonese & Alassio: interessi in gioco? APS - Acque Pubbliche Savonesi: fusione tra rinvii, dubbi, interrogativi. Chi ha fretta (Ripamonti, Olivieri, Tomatis) e chi ha seri dubbi (i retroscena) nella maggioranza Melgrati

di Fabio Lucchini

L’assessore regionale Paolo Ripamonti

La complessa operazione che porterà alla nascita della nuova Acque Pubbliche Savonesi S.r.l., attraverso la fusione di più società storiche del servizio idrico del savonese, Consorzio per la Depurazione delle Acque di Scarico del Savonese S.p.A., Sca – Servizi Comunali Associati S.r.l. e Servizi Ambientali S.p.A. starebbe generando interrogativi e discussioni in diversi Enti chiamati a esprimersi sul progetto.

Il primo segnale visibile, però, è arrivato ad Alassio.

Nel Consiglio comunale di Alassio del 7 maggio 2026 la pratica APS, inizialmente inserita tra i punti più rilevanti della seduta, era stata progressivamente spostata verso la parte finale dell’ordine del giorno. Poi, superate oltre quattro ore di lavori e arrivati l’una del mattino, è stato deciso il rinvio delle pratiche residue a una successiva convocazione.

La motivazione ufficiale era legata alla durata della seduta e all’assenza di particolari ragioni d’urgenza. In quella sede era stato anche annunciato un rapido aggiornamento del Consiglio. Ma i tempi, almeno per ora, si sono dilatati.

Sono infatti trascorse oltre due settimane dalla seduta del 7 maggio e la nuova convocazione non risulta ancora pubblicata. Anche nella migliore delle ipotesi, tenendo conto dei tempi tecnici di convocazione, il punto potrebbe approdare in aula soltanto nei primi giorni di giugno.

E proprio qui iniziano ad aumentare le domande.

Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti vicini alla maggioranza, ma anche tra soggetti tecnici e amministrativi che seguono da vicino il dossier societario, il rinvio non sarebbe stato interpretato da tutti come un semplice problema di orario o calendario. Le perplessità, anzi, sembrerebbero essersi mantenute anche nelle settimane successive.

Anche perché, ad oggi, la pratica non è mai arrivata realmente in discussione. Né maggioranza né opposizione hanno ancora avuto modo di confrontarsi in aula sul merito del punto, e nessuna posizione politica è stata formalmente espressa in Consiglio.

La fusione riguarda la costituzione della nuova Acque Pubbliche Savonesi S.r.l. mediante incorporazione di Consorzio per la Depurazione delle Acque di Scarico del Savonese (CDASS), Servizi Ambientali S.p.A. e Servizi Comunali Associati (SCA).

Il nodo, però, non sembrerebbe essere la fusione in sé.

Le discussioni si concentrerebbero soprattutto sul contenuto della delibera che i Consiglieri comunali saranno chiamati a votare. Perché oltre all’approvazione del progetto di fusione, dello Statuto e degli atti collegati, verrebbe chiesto ai Consiglieri di approvare una serie di rinunce procedurali previste dal Codice civile.

Ed è proprio qui che starebbe nascendo la parte più delicata del confronto.

Per alcuni osservatori, infatti, non si tratterebbe di semplici aspetti tecnici. Si tratta di strumenti istruttori previsti proprio per consentire ai soci pubblici di comprendere pienamente operazioni societarie complesse che incidono su patrimonio, quote, governance e futuri assetti decisionali.

Da qui sorgerebbe una seconda domanda, più politica che tecnica: quale livello di responsabilità potrebbe assumere un consigliere chiamato a esprimersi favorevolmente — o anche a non opporsi — a una delibera che prevede la rinuncia preventiva a strumenti di verifica, approfondimento e quindi controllo?

Nessuno parla di irregolarità o conclusioni già scritte. Ma alcuni ambienti starebbero evidenziando un tema più ampio: in presenza di operazioni così rilevanti, chi vota dovrebbe avere la ragionevole certezza di disporre di tutti gli elementi utili a una valutazione pienamente consapevole.

Tra i punti sui quali continuerebbero a circolare richieste di chiarimento vi sarebbero, inoltre, gli elementi utilizzati per le valutazioni economiche e patrimoniali delle società coinvolte e la costruzione dei rapporti di concambio. Su questo punto continuerebbero a circolare ricostruzioni differenti e richieste di approfondimento.

Qualcuno si chiede se la forte spinta verso la semplificazione procedurale risponda soltanto all’esigenza di rispettare i tempi oppure se, in un’operazione che ridisegna completamente il “sistema”, entrino inevitabilmente in gioco anche nuovi equilibri di governance e nuovi rapporti di forza.

Un altro punto interrogativo che starebbe circolando con insistenza in più ambienti è il termine del 30 giugno 2026 che viene oggi rappresentato come particolarmente stringente. Ma negli anni quello stesso termine è già stato differito più volte.

E allora diventa inevitabile riflettere e chiedersi: ma se il calendario è stato modificato più volte in passato, perché oggi dovrebbe esistere un’urgenza tale da giustificare rinunce preventive a strumenti istruttori e verifiche?

Tutte domande e riflessioni che, almeno per ora, non hanno trovato ancora una risposta ufficiale. Potrebbero però spiegare perché una pratica, nata come apparentemente tecnica, continui a far discutere ben oltre i confini di un singolo Consiglio comunale.

Perché, è giusto dirlo, i dubbi sono sorti in maniera deflagrante ad Alassio ancor prima dell’inizio dell’ultimo Consiglio comunale e proprio nella maggioranza ancor prima che nell’opposizione, quella maggioranza che potrebbe votare anche da sola e in teoria avrebbe i numeri per avvallare una tale scelta, in cui i consiglieri comunali favorevoli, poiché si è tutti prima consiglieri e poi alcuni diventano assessori, intenderebbero scrollarsi dalle spalle ogni interesse ad approfondire l’argomento, a esperire le verifiche invece doverose, sia di tipo patrimoniale, sia strategico e tecnico sullo stato di salute finanziario reale delle società coinvolte: società che poi, nella fusione, avranno un peso ciascuna per la propria consistenza e importanza, ma gli stessi consiglieri forse non sanno o hanno appreso solo all’ultimo momento, che resterebbero comunque responsabili qualora dovessero emergere aspetti degni di indagine e di interesse delle Autorità competenti, giudiziarie comprese, qualora, tra gli altri punti, dovessero approvare nella famigerata delibera di Consiglio comunale, anche clausole tipo le seguenti :

  1. Si decide di rinunciare al termine minimo di trenta giorni previsto tra la data di iscrizione e/o pubblicazione sul sito internet del progetto di fusione e la data fissata per la deliberazione relativa alla fusione stessa, di cui all’articolo 2501-ter, quarto comma, del Codice Civile.
  2. Allo stesso modo, si sceglie di non predisporre la situazione patrimoniale prevista dall’articolo 2501-quater del Codice Civile.
  3. Si decide inoltre di escludere la redazione della relazione illustrativa e giustificativa del progetto di fusione sotto il profilo giuridico ed economico, con particolare riferimento al rapporto di concambio, prevista dall’articolo 2501-quinquies, primo comma, del Codice Civile.
  4. Infine, si rinuncia anche alla verifica di congruità del rapporto di concambio prevista dall’articolo 2501-sexies del Codice Civile, accettando come corretto e adeguato quello determinato nella relazione predisposta dai consulenti incaricati.

Resta, quindi, difficile comprendere per quale ragione non si voglia consentire una verifica approfondita delle società coinvolte attraverso la nomina di un perito del Tribunale, come normalmente avviene in situazioni analoghe. A giustificazione di tale scelta, come anzi detto, viene indicato il termine di fine giugno 2026, definito come improrogabile, nonostante questa stessa scadenza sia già stata rinviata più volte nel corso degli anni: inizialmente dal 31 dicembre 2021, poi al 31 dicembre 2023 e successivamente al 31 dicembre 2025.

Ci si è ridotti all’ultimo perché? Per aggirare cosa e con quali intenti, nella sicura lottizzazione delle poltrone e del potere temporale che è il dominio politico e terreno esercitato dai contendenti sugli elettori, esclusi, questi ultimi, dalla conoscenza delle problematiche che affiorano e di come si affrontano, perché rappresentati da paladini primariamente sensibili dei loro propri interessi politici più immanenti? 

Perché, dunque, non prevedere un ultimo slittamento al 31 dicembre 2026, consentendo così al perito incaricato di svolgere le necessarie verifiche patrimoniali, finanziarie e fiscali, affinché l’intera operazione possa avvenire nella massima trasparenza e nel pieno rispetto della legittimità? Solo in questo modo si potrebbero realmente sollevare i consiglieri comunali da ogni responsabilità, oggi invece chiamati a decidere sotto il peso di un vero e proprio “dictat” calato dall’alto.

Pierangelo Olivieri presidente della Provincia

In questo contesto assume particolare rilievo il ruolo dell’assessore esterno della Regione Liguria, Paolo Ripamonti, che in seguito all’ampliamento della Giunta regionale del governatore Marco Bucci e della redistribuzione degli incarichi, ha ricevuto le deleghe all’Ambiente e al Ciclo delle Acque, esponente di rilievo della Lega ed ex senatore, figura di notevole influenza nella vicenda. Proprio Ripamonti avrebbe richiesto, nelle scorse settimane, un nuovo incontro fissato per il 22 maggio, dopo aver già sollecitato quello del 27 aprile 2026, promosso dal presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri, Forza Italia, il cui nome viene da tempo accostato all’ipotesi di un terzo mandato.

Proprio a quell’incontro del 27 aprile u.s. fece seguito il Consiglio comunale di Alassio del 7 maggio scorso, caratterizzato da un clima particolarmente teso. I punti all’Ordine del giorno erano ben ventuno e, dopo un acceso scontro verbale avvenuto nell’ufficio del sindaco Melgrati — tra i più duri registrati negli ultimi anni — la maggioranza fece ingresso in aula con quasi mezz’ora di ritardo. Un ritardo accompagnato da volti tesi e palesemente provati da parte di alcuni consiglieri di maggioranza.

Franca Giannotta assessore comunale ad Alassio e vice presidente della Provincia

Nella Provincia di Savona la delega per il Servizio Idrico Integrato (che comprende la gestione e i problemi legati all’acquedotto, alla depurazione e alle risorse idriche) è attualmente assegnata alla consigliera Provinciale avv. Franca Giannotta, di cui qui si vocifera con insistenza come futura vincente candidata sindaca della Città di Alassio, Ente che possiede tra l’altro circa l’80% delle quote della società Sca – Servizi Comunali Associati S.r.l. , una delle società coinvolte nella fusione di cui, che eroga i propri servizi anche ai Comuni di Laigueglia, Albenga, Villanova d’Albenga e Garlenda.

Noi non siamo certo persone prevenute o maliziose per principio; tuttavia, situazioni come questa finiscono inevitabilmente per suscitare curiosità e interrogativi. Ci auguriamo quindi che una o più delle Autorità pubbliche competenti vogliano finalmente occuparsi con attenzione della vicenda sopra descritta, dimostrando un interesse che, fino ad oggi, non sembra essersi manifestato con sufficiente forza e chiarezza, a tutela della cosiddetta “acqua pubblica”.

Nel frattempo, qualcuno ha persino alimentato timori sostenendo che, superata la data del prossimo 30 giugno 2026, vi sarebbe il rischio di un ingresso predominante dei privati nella futura gestione dell’ATO idrico ottimale. Una prospettiva che appare piuttosto fantasiosa, considerando che, nel peggiore dei casi, la Regione Liguria potrebbe intervenire commissariando la Provincia di Savona e nominando un commissario ad acta incaricato di portare a termine l’operazione di fusione. Ed è proprio questa eventualità che potrebbe realmente modificare molti degli equilibri e degli interessi oggi in gioco.

Riccardo Tomatis sindaco di Albenga

Sorprende la presa di posizione del sindaco di Albenga, Riccardo Tomatis, città che solo alcuni anni ha aderito al Servizio di Sca – Servizi Comunali Associati S.r.l., in cui il primo cittadino dalle pagine di uno dei principali quotidiani locali La Stampa ed. Savonese, esprime preoccupazione se non si rispetterà il termine di fine giugno 2026, affermando: “Evitiamo tutti i ritardi, fusione entro giugno” e rincarando la dose… “Arrivare alla fusione entro la fine del mese di giugno è fondamentale per evitare il concreto rischio di un commissariamento. Il termine per giungere alla fusione è già stato posticipato più volte e non possiamo permetterci ulteriori ritardi». “Un percorso lungo e complesso, quello affrontato «ma sembrava che fossimo giunti ad un punto di sintes. Il punto per Tomatis è che «l’eventuale blocco del percorso di fusione potrebbe esporre il territorio a conseguenze molto pesanti: dal rischio di interventi sostitutivi e commissariali fino alla concreta possibilità di dover ricorrere ad una evidenza pubblica per l’affidamento del servizio idrico integrato, con il possibile ingresso dei privati nella gestione dell’acqua pubblica».

Una “trasversalità” che, oltre a comprendere ragioni varie, peraltro apoditticamente sostenute, visti ritardi e rimandi ormai cronici, cosa mai saranno altri sei mesi per esperire quelle che oserei definire doverose verifiche in questa fusione per incorporazione, sembra esprimere soprattutto una volontà determinata a superare qualsiasi approfondimento di controllo e poi non sarà certo una gestione commissariale della vicenda a personificare il male assoluto, quanto piuttosto la colpevole inerzia del passato, e ora questa fretta generalizzata non celi altri problemi come debiti o altri aspetti che potrebbero alla fine emergere e scombinare giochi ed equilibri nella fusione e nell’agone della politica locale savonese.

Vedremo al prossimo Consiglio comunale di Alassio, come detto, non ancora fissato in via definitiva, alla data di questa lettera, quale sarà l’orientamento al voto dei consiglieri comunali di maggioranza e minoranza.

 

Fabio Lucchini

 – già consigliere dell’ANCI Liguria

– già consigliere del Popolo della Liberta / Forza Italia

– già capogruppo del PdL / FI nel Consiglio Comunale di Alassio