Stamane i funerali in Santa Sabina (foto) a Roma. Poi la salma partirà alla volta di Alassio.
Lunedì alle 11 nell’atrio del cimitero una breve cerimonia prima della sepoltura
Il celebre “dottore” si è spento nella capitale all’età
di 102 anni. Il ricordo...
ALASSIO. Nonostante i tanti anni trascorsi nella capitale Antonio Negro non aveva perso la sua alassinità. La vista della Gallinara, della Cappelletta e della sua amata collina provocavano in lui, sempre, a ogni suo arrivo, forte emozione. “U megu”, come in molti ancora lo ricordano nel lungo Caruggio, oggi più conosciuto come “Budello” era il papà dell’omeopatia italiana.
È morto a Roma all’età di 102 anni, ma era nato ad Alassio proprio in quel tratto di centro storico dove i genitori gestivano, il papà Francesco Domenico e mamma Adele, dai primi anni del secolo scorso, un negozio di calzature.
Studente modello si laureò giovanissimo e innamorato della medicina naturale fu tra i pionieri della nuova scienza non solo in Italia. Una carriera brillante che gli permise di ricoprire incarichi di prestigio nel mondo universitario. Ma nonostante i successi non dimenticava mai la sua Alassio. Nell’appartamento al primo piano al civico 77 di via XX Settembre, dove il dottor Negro aveva mosso i primi passi, ancora venti anni fa, ogni volta che tornava nella sua città natale una folla di pazienti attendeva per essere ricevuta.
«Una persona fantastica. Mi raccontava sempre dei suoi viaggi e dei risultati ottenuti grazie alla conoscenza del mondo, del modo di vivere della gente sparsa in ogni angolo della terra». Lino Vena, per anni dirimpettaio del dottor Antonio Negro, rammenta dei tanti che facevano la fila per ottenere una visita, per avere un consiglio, e dei due figli, Paolo e Francesco con i quali spesso passeggiava sulla spiaggia. «Mio padre, Sabino, era titolare di una sartoria nei locali dove, poi, io, per anni, ho gestito una boutique. Spesso il Dottore si fermava e chiaccherare con lui quando, ancora giovanissimo, tornava per far visita ai suoi genitori.
Una persona affabile, alla mano, fantastica».
Lino Vena, senza nascondere la commozione, ripercorre gli anni della sua giovinezza e le cure più volte avute da Antonio Negro che, spesso, si esprimeva in dialetto alassino nell’intento di evitare qualsiasi steccato psicologico tra lui e i suoi pazienti.
«Portamento elegante e interessato alla moda – aggiunge LinoVena – Entrava nel mio negozio e prima di acquistare si faceva consigliare sottolineando sempre il fatto che non era un gigante e che per lui l’abito doveva essere rigorosamente di sartoria.
Da www.ilSecoloxix.it del 27 Marzo 2010

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