Il ministro Claudio Scajola
«Svolta, non alternanza»:
questo il tasto pigiato più volte dal ministro Claudio Scajola nel comizio di fine campagna elettorale nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale tra sventolanti bandiere biancoblu (e anche un buon numero di vessilli leghisti) e le note di «Azzurra libertà».
Uno slogan, quello di Scajola, un impegno perché l'obiettivo non è solo la conquista della Regione (e non è poco) ma il paragone scelto dal ministro imperiese è sicuramente ambizioso: «Qui - dice - succede come per il Muro di Berlino: crolla la Regione, crolla il Comune di Genova e poi crolla la sinistra in questo territorio». L'onda azzurra stabile da tempo a Imperia e che lo scorso anno ha conquistato Savona sta dunque soffiando contro il «profondo rosso» di Genova e Spezia tanto da far dire al leader ligure del Pdl che «se i sondaggi scientifici ci dicono di una sostanziale parità, i sondaggi a naso ci fanno invece cogliere un entusiasmo più forte rispetto al 2000 e al 2005, una coalizione coesa ed una campagna elettorale efficiente: e questo mi fa dire che lunedì potremo festeggiare in piazza De Ferrari».
Prima di lui a prenotare la principale piazza genovese, quella delle grandi adunate, erano stato Roberto Cassinelli, deputato Pdl e ieri sera cerimoniere dell’ultimo appuntamento elettorale (che ha anche confessato che lunedì indosserà «il vestito buono per fare la foto col presidente Biasotti») e dall'onorevole Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito, al grido di «Genova si sta decomunistizzando».
Perché il percorso indicato ieri davanti ai supporter è stato chiaro: prima tocca a Burlando, e poi alla Vincenzi. Ai giornalisti Scajola aveva dichiarato che per quanto riguarda l'esito finale in Liguria «siamo sul filo del rasoio». «I contendenti sono molto vicini - aveva aggiunto - ma c’è un dato significativo: noi siamo partiti indietro e abbiamo raggiunto la sinistra, che invece è rimasta al palo». Ottimismo a piene mani, dunque, e allora in questo clima stonano un po’ i continui attacchi all’incoerenza dell’Udc e l’appello agli elettori liguri del partito di Casini e qui, forzando un po’ la mano, il ministro ha ammonito che «votare per l’altra parte significa votare per l’aborto»: «Da una parte abbiamo una coalizione unita. Dall’altra c’è una coalizione che ha messo insieme gli opposti, dai cattolici dell’Udc agli anticlericali più accesi, fino a tre liste della sinistra estrema massimalista».
Il voto di domani e lunedì ha anche un’altra valenza, quella cioè di essere un test nazionale. «Partiamo da due su 13 e ogni regione in più strappata alla sinistra sarà una vittoria». Soddisfatto anche il candidato presidente Sandro Biasotti che ha dettato i primi passaggi in caso di vittoria: «Rifare il Piano casa, perché questa legge così com’è è inapplicabile; cambiare i primari e tante posizioni apicali perché serve sangue nuovo e più presenze a Roma e Bruxelles».
Prima di lui a prenotare la principale piazza genovese, quella delle grandi adunate, erano stato Roberto Cassinelli, deputato Pdl e ieri sera cerimoniere dell’ultimo appuntamento elettorale (che ha anche confessato che lunedì indosserà «il vestito buono per fare la foto col presidente Biasotti») e dall'onorevole Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito, al grido di «Genova si sta decomunistizzando».
Perché il percorso indicato ieri davanti ai supporter è stato chiaro: prima tocca a Burlando, e poi alla Vincenzi. Ai giornalisti Scajola aveva dichiarato che per quanto riguarda l'esito finale in Liguria «siamo sul filo del rasoio». «I contendenti sono molto vicini - aveva aggiunto - ma c’è un dato significativo: noi siamo partiti indietro e abbiamo raggiunto la sinistra, che invece è rimasta al palo». Ottimismo a piene mani, dunque, e allora in questo clima stonano un po’ i continui attacchi all’incoerenza dell’Udc e l’appello agli elettori liguri del partito di Casini e qui, forzando un po’ la mano, il ministro ha ammonito che «votare per l’altra parte significa votare per l’aborto»: «Da una parte abbiamo una coalizione unita. Dall’altra c’è una coalizione che ha messo insieme gli opposti, dai cattolici dell’Udc agli anticlericali più accesi, fino a tre liste della sinistra estrema massimalista».
Il voto di domani e lunedì ha anche un’altra valenza, quella cioè di essere un test nazionale. «Partiamo da due su 13 e ogni regione in più strappata alla sinistra sarà una vittoria». Soddisfatto anche il candidato presidente Sandro Biasotti che ha dettato i primi passaggi in caso di vittoria: «Rifare il Piano casa, perché questa legge così com’è è inapplicabile; cambiare i primari e tante posizioni apicali perché serve sangue nuovo e più presenze a Roma e Bruxelles».
Da www.laStampa.it del 27 Marzo 2010

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