mercoledì 21 aprile 2010

Fini s'inventa la sua corrente nel Pdl, Berlusconi s'arrabbia, Bossi frena

Gianfranco Fini, Gianni Alemanno e Maurizio Gasparri

52 parlamentari ex aennini col presidente della Camera, 

75 con il premier

"Insopportabile": un Berlusconi irirtatissimo ha accolto, ieri sera, la notizia che nel Pdl è nata una corrente che fa capo al presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Tra tutte le ipotesi previste, questa evoluzione dello scontro interno non se l'aspettava.
Pensava che Fini se ne andasse, dando vita ai "gruppi autonomi" e consentendo a Berlusconi di portare l'Italia a elezioni anticipate per regolare una volta per tutte i conti col suo ex delfino (nonché "cofondatore" del Pdl).
Ma la tattica dei finiani e le 52 adesioni racoclte tra i parlamentare ha messo in sofferenza il presidente che Consiglio, che domani dovrà fronteggiare l'inedita sfida alla direzione del partito, in cui Fini ribadirà che non se ne va perché "non intende togliere il disturbo".

La Lega frena Berlusconi

Berlusconi sperava di trovare conforto alle sue idee più bellicose in un incontro convocato, ieri sera, a palazzo Grazioli, residenza romana del premier.
Alla riunione hanno partecipato per la Lega i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni, e la vice presidente del Senato Rosy Mauro; per il Pdl, invece, erano presenti il coordinatore nazionale Denis Verdini e il sottosegretario Aldo Brancher.
Umberto Bossi ha detto che la scelta di Fini gli "appare senza senso", ma ha frenato le tentazioni più estreme di "resa dei conti" del presidente del Consiglio.

Le notizie di ieri: una tregua durata un'ora 

Sembrava che nel Pdl si fosse arrivati a una tregua dopo che stamattina i finiani hanno formalizzato la volontà di creare una corrente d'opposizione interna al Pdl. Ma la calma è durata solo poco più di un'ora. Perché in risposta al documento firmato stamattina a Montecitorio d 50 finiani, oggi pomeriggio altri 75 ex An, hanno sottoscritto un altro documento contro Fini. Insomma, è rottura totale nel Pdl.

Il controvertice di Berlusconi

Ma intanto Berlusconi non sta a guardare e convoca uno stretto gruppo di fedelissimi per decidere le prossime mosse alla luce degli ultimi sviluppi dei rapporti con Gianfranco Fini con il nodo dell'eventuale nascita di una corrente "finiana" nel partito.
Lo riferiscono ambienti parlamentari della maggioranza secondo le quali alla riunione parteciperanno i due coordinatori Sandro Bondi e Denis Verdini (assente Ignazio La Russa, rimasto a Milano per impegni personali) e tre dei quattro capigruppo e vice: Fabrizio Cicchitto, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. All'incontro, secondo le stesse fonti, non ci sarà invece il "finiano" Italo Bocchino.

Il documento dei 75 "anti-Fini"

"Il Pdl è una scelta giusta e irreversibile. Non bisogna però sottovalutare i problemi politici e organizzativi che il partito deve affrontare. Le stesse posizioni espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, dovranno trovare nei luoghi di discussione del partito la possibilità di essere discusse. Nel Pdl deve esserci un costante, libero, proficuo confronto di idee, garantendo al massimo »la democrazia interna". Questi i punti salienti di un documento firmato da 75 ex parlamentari di Alleanza nazionale non di "osservanza finiana".
Tra le firme, quelle degli ex colonnelli Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa, Alterno Matteoli, più il ministro Giorgia Meloni, a lungo a capo dell'organizzazione giovanile di An.  

Tutto in 8 punti

Il documento firmato dal gruppo di parlamentari è articolato in otto punti, a ribadire la volontà di "contribuire ulteriormente a rafforzare il Pdl restando all'interno del partito".
Si sottolinea che "vanno garantiti il massimo della democrazia interna e il rispetto di tutte le posizioni, affidando le decisioni finali, impegnative per tutti, agli organi di volta in volta competenti".
Al quarto punto del testo si afferma che occorre superare "definitivamente" le "quote di provenienza" tra gli ex di An e di Forza Italia attraverso "la convocazione di un nuovo congresso nazionale del Pdl da celebrare nei tempi più rapidi possibili".
E si chiede anche che si giunga alla "piena funzionalità degli organi comunali, provinciali e regionali" del partito, "anche attraverso i congressi previsti dallo statuto, affinchè sul territorio una scelta democratica prenda il posto delle prime designazioni avvenute tenendo conto delle quote di provenienza".
Per i firmatari del testo, inoltre, "deve essere difeso il sistema bipolare, aprendo la stagione delle riforme istituzionali per il rafforzamento della democrazia diretta". In particolare, scrivono i parlamentari non finiani, "è necessario attuare, insieme al presidenzialismo, il federalismo fiscale in modo efficace e solidale".
Tra i 74 firmatari, anche Viviana Beccalossi, Filippo Berselli, Basilio Catanoso, Domenico Gramazio, Mario Landolfi, Alfredo Mantovano, Fabio Rampelli e Barbara Saltamartini. 

L'assemblea dei finiani

"Non ho intenzione di stare zitto nè di togliere il disturbo". Ad assicurarlo è stato Gianfranco Fini, durante la riunione con gli ex An che andranno a far parte della componente interna del Pdl. "Ora si apre una fase nuova con un confronto aperto nel partito", ha aggiunto il presidente della Camera che, riferiscono fonti parlamentari, ha escluso la strada delle elezioni.
"La fase del 70 a 30 è finita. Berlusconi deve accettare anche il dissenso. Il Pdl non è il partito del predellino", ha proseguito Fini.
"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui".
Ha utilizzato il celebre aforisma di Ezra Pound Gianfranco Fini, per spiegare alla comunità degli ex aennini che "Il Pdl lo avevamo immaginato diverso e ci sono fasi nella vita in cui bisogna sapersi guardare allo specchio". "Io voglio poter dire le cose che penso - ha detto Fini - senza essere accusato di tradimento. Il Pdl deve essere libero". "Il mio spirito è costruttivo, ma anche un minimo di dignità è doveroso" ha proseguito.

Bocchino: Fini rappresenta 50 parlamentari del Pdl

Italo Bocchino, dopo la riunione con Fini, ha dichiarato che il presidente della camera rappresenta circa 50 parlamentari del Pdl", poi ha aggiunto che "la scissione sarebbe una sciagura".
Francesco Storace, ex colonnello finiano uscito da An prima dell'unificazione, in studio a Sky Tg 24, ha osservato con una certa malizia che "è curioso che il presidente della Camera guida una corrente di minoranza del Pdl": 

La Lega non può essere il dominus, elogio di Tremonti

E ancora a proposito della coalizione. "Non ho posto questioni di organigramma ma è innegabile che Lega, allegato importantissime e leale, sia anche in questo momento il dominus" ha proseguito l'ex leader di An. 
Fini ha poi smentito anche una rivalità con il ministro dell'Economia: "Se non ci fosse stato Tremonti, oggi l'Italia sarebbe come la Grecia":

"Non lascio la presidenza della Camera"

Non solo. Fini non ci pensa proprio a lasciare la presidenza della Camera. Anzi, continuerà a fare la sua parte. Gianfranco Fini, raccontano, avrebbe detto che continuerà a fare la spina nel fianco, manifestando il suo dissendo quando ce ne sarà motivo e non resterà in silenzio. 

"Questa volta Tremonti non c'entra" 

Fini ci ha tenuto a precisare, inoltre, che questa volta lo scontro nel partito non è legato alla politica economica adottata dal ministro dell'Economia: "Il dibattito interno al Pdl non è una riproposizione di attriti con Tremonti che anzi ha fatto un ottimo lavoro e senza di lui saremmo come la Grecia". 

La relazione di Fini 

Il Pdl "è un progetto politico riuscito solo in parte", il problema "non è di poltrone o di potere", la questione è che "c'è una scarsa attenzione alla coesione sociale del Paese" e il motivo è da ricondurre "al rapporto con la Lega". E' iniziata così "la relazione" del presidente della Camera agli esponenti ex An. "Spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso", ha aggiunto. 
L'incontro è al momento in corso a Montecitorio nella sala Tatarella.

Tanti applausi per l'ex leader di An

Dopo il discorso di Fini, si è aperta la firma del documento di sostegno alle posizioni del co-fondatore del Pdl, che è stato molto applaudito, perchè le esponga nella direzione di giovedì. È iniziato dunque il dibattito.

Il documento firmato

"In merito alle polemiche che l'incontro tra Fini e Berlusconi ha suscitato nei media e nell'opinione pubblica, riteniamo necessario esprimere solidarietà a Gianfranco Fini, contro il quale sono stati espressi giudizi ingenerosi con toni a volte astiosi". È quanto si legge nel documento di sostengno all'ex leader di An sottoscritto da 36 deputati e 14 senatori .
"Per parte nostra riteniamo che le questioni poste da Fini meritino un approfondimento e una discussione attenta nelle competenti sedi di partito. Nel corso della Direzione di giovedì prossimo sarà lo stesso presidente della Camera a chiarire le sue proposte, aprendo un dibattito che ci consentirà di articolare e aggiornare un progetto di rilancio del Pdl, aperto alla partecipazione di tutte le componenti del partito". "La prospettiva di un'escalation - si legge ancora - e anche il solo parlare di scissioni e di elezioni anticipate, risultano incomprensibili per noi e per l'opinione pubblica che invece si aspetta una fase più incisiva del'azione del nostro governo".
"Bisogna quindi - si legge infine - riportare il confronto su un piano costruttivo, isolando quanti, più o meno consapevolmente, stanno in queste ore lavorando per destabilizzare il rapporto tra i cofondatori del Pdl. Per questi motivi confermiamo la fiducia a Fini a rappresentare tali istanze". 

La strategia dei finiani 

Alla fine i finiani hanno scelto. Non andranno via dal Pdl, né si arrenderanno senza condizioni a Berlusconi. Ma formeranno una corrente interna al Pdl. Gli uomini vicini al presidente della Camera, al momento, preferiscono costituire un’opposizione interna al partito, pronta a mettersi di traverso ogni qual volta sia opportuno. Insomma, per dirla con le parole di Italo Bocchino, le due anime interne al Pdl “vivranno da separati in casa”.

Il documento che Fini sottoporrà ai suoi

Non a caso il testo che questa mattina Gianfranco Fini sottoporrà quindi alla firma dei suoi deputati e senatori, e smussato fino a tarda sera, si risolve in un documento conciso dà solidarietà all'ex leader di An per gli attacchi "ingenerosi" subiti, che richiama ai valori fondativi del Pdl, e che rivendica il diritto al dissenso.

Con lui 40 deputati e 14 senatori 

Solo con questo documento Fini riuscirà a massimizzare le firme: una quarantina di deputati, e 14 senatori. Perche se il testo elaborato fosse stato più ostile a Berlusconi, le adesioni al documento si sarebbero ridotte a un terzo.

"Così lo facciamo impazzire"

"In questo modo lo facciamo impazzire - si sono ripetuti i fedelissimi alludendo al premier - Chiediamo la direzione ogni mese. Su ogni problema possiamo frastagliare il partito, come avvenuto ieri con la legge sulla caccia. Ci possiamo mettere di traverso su tutto. E Berlusconi non è in condizione di reggere una guerra di posizione".

Ma rimangono pronti a rifare An 

Se però il Cavaliere perdesse la pazienza, non tollerando un dissenso interno, i finiani sarebbero pronti a fare il loro partito: “Rifacciamo An, diamo vita a un patto di coalizione con la maggioranza e il governo va avanti". Gianfranco Fini lavrebbe già messo a punto il piano: eliminazione della fiamma dal simbolo e subito nuovo congresso per un nuovo partito e "un nuovo nome".

Berlusconi: "Basta che si adeguino alla maggioranza" 

D’altra parte il fatto che il premier Berlusconi non abbia messo in campo Gianni Letta non lascia presagire nulla di buono. “Gianfranco vuole fare una componente di minoranza? Bene, l'importante è che la minoranza si adegui sempre alla maggioranza e che non venga mai meno la lealtà all'esecutivo" ha detto Berlusconi a chi lo ha sentito.

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