Il Viminale fa dietrofront sul trasferimento
Lo staff di Musolino: pronti a ripartire nella lotta alle infiltrazioni criminali
«QUANDO il nuovo Prefetto aveva cominciato a lavorare un anno fa, sulle prime ci eravamo chiesti “Ma questo cosa vuol fare qui a Genova?” Reggio Calabria è lontana... Poi abbiamo capito».
Hanno capito, i funzionari e gli impiegati, cosa significa mettere i bastoni fra le ruote di un sistema criminale permeato nella macchina degli appalti, fino a trasformare gli affari pubblici in affari privati.
E a quali rischi ci si espone. Lo hanno capito e ieri, quando sulle colonne del Secolo XIX hanno saputo del ripensamento del Ministro dell’Interno hanno tirato un bel sospiro di sollievo: «Bene, si ricomincia a lavorare».
È come se il tempo avesse ripreso a scorrere attorno all’ufficio del Prefetto Francesco Musolino, adesso che la «polpetta avvelenata» è svanita nel nulla.
La consegna del silenzio imposta con l’esempio dal più alto in grado, è arrivata a tutti i livelli di responsabilità fino alle segretarie.
E così, nel giorno dello scampato pericolo, è impossibile avere dichiarazioni.
Si può solo annusare l’aria, intuire la calma che non si è mai incrinata nell’ufficio del «capo», e sbirciare sulle scrivanie la rassegna stampa del ministero con gli articoli fotocopiati e fatti circolare. Quegli articoli.
Da www.ilSecoloxix.it del 17 Marzo 2011

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