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venerdì 4 febbraio 2022

domenica 27 novembre 2011

Genova - Solidarietà vietata ai giovani Pdl. I no global: «Fascisti, andatevene»

E pensare che avevano organizzato tutto. Sei macchine cariche di capi d'abbigliamento da distribuire ieri mattina in piazzale Adriatico agli alluvionati e a tutti coloro che ne avevano bisogno, dopo che il nubifragio del 4 novembre scorso ha piegato la città. 



Giacche, piumini, felpe, cappotti: mille - mille, non una decina - pezzi nuovi di pacca fatti recapitare a Genova dalla ditta Canali di Milano. Un gesto di solidarietà, punto e stop. Senza nessun'altra connotazione.
Invece succede che il gruppo di ragazzi che si era preso la briga di distribuire i vestiti non ha potuto nemmeno iniziare a mettere la merce nel baule. La ragione? Tutta colpa di quel maledetto volantino che si sono messi in testa di distribuire la sera prima - ingenui loro - nel quartiere per pubblicizzare la cosa e sul quale hanno stampato - guai a loro - pure il simbolo della Giovane Italia, il coordinamento cittadino dei giovani del Pdl. Ma siamo impazziti? Il centrodestra che si permette di fare solidarietà in una zona «rossa»? Un affronto, a tal punto da meritarsi una scarica di insulti e minacce dal nemico, ovvero gli antagonisti, ovvero i ragazzi dei centri sociali.
Ecco come sono andati i fatti.
«Venerdì sera verso le otto, siamo andati in piazzale Adriatico per mettere le locandine per pubblicizzare la distribuzione degli abiti - racconta A., uno dei ragazzi della “Giovane Italia” -. Sul foglio c'era anche un simbolino del coordinamento. Appena abbiamo appeso i primi cartelli, un paio di ragazzi che erano lì in piazza a fumare, sono andati a leggerli e li hanno strappati. Ci hanno chiesto se eravamo del Pdl, e hanno alzato il pugno per picchiarci. Due ci sono venuti incontro, mentre gli altri chiamavano i rinforzi con i cellulari o al citofono dei palazzi».
Quando gli si parano davanti, i due no global dicono ad A. di far parte del centro sociale «Caos», uno addirittura spiega di essere il fondatore. Lui cerca di calmarli, prova a parlarci e a farli ragionare. In fondo sono tutti coetani, giovani di vent'anni o poco più, e perch´ dovrebbero prendersi a botte per una questione di solidarietà, alla quale nessuno e tantomeno loro, vogliono attribuire un colore politico?
«Gli ho detto di leggere il volantino e che noi avevamo le migliori intenzioni e nessuna voglia di speculare su un fatto come l'alluvione del 4 novembre, ma hanno iniziato ad insultarci, a chiamarci “Fascisti” ed altre offese più pesanti ad una ragazza che era con noi».
Ma non c'è niente da fare: loro, i giovani del Pdl hanno osato mettere la bandiera del partito nel territorio nemico, affiggendo persino dei volantini con quel simbolo. Quindi si meritano una punizione, così la prossima volta capiranno quali sono i confini da non varcare, mai, promettono gli antagonisti.
«Ci hanno detto che se volevamo uscire indenni, dovevamo girare i tacchi e andarcene perch´ tempo due minuti sarebbero arrivati gli altri». E «gli altri», assicurano i simpatizzanti dei centri sociali, son quelli «cattivi», i 40enni duri e puri chiamati dai più giovani a raccolta in piazzale Adriatico, per pestare i fascisti.
«Dopo la discussione - continua a raccontare A. - mi hanno detto che se volevamo fare del bene, potevamo lasciare i capi all'Arci e poi li avrebbero presi loro. Ma che non potevamo darli come Giovane Italia».
A. ha vent'anni e mai si sarebbe aspettato che nel 2011 potessero ancora accadere cose del genere, che ci fosse una città spaccata con delle «zone franche» in cui non fosse tollerata la presenza di simboli di partito diversi rispetto a quello vigente.
«Ieri ho avuto paura, paura vera. Era gente con la bava alla bocca, rabbiosi. Poi siamo riusciti a parlarci, però». Però è stato solo un caso se alla fine con i ragazzi dei centri sociali, non è scoppiata una rissa perch´ era evidente, dice A., che gli antagonisti cercassero soltanto lo scontro. Per fortuna nessuno si è fatto male, e non sono volati pugni, schiaffi o spintoni.
Ma il punto è un altro, ed è che la distribuzione organizzata per ieri mattina dei capi per gli alluvionati è saltata e gli unici a rimetterci sono stati proprio loro, le persone che hanno perso tutto e che in questo momento hanno più bisogno di aiuto. Alla faccia della democrazia e di chi si vanta di esserne un paladino.
«Sinceramente non ci sembrava il caso di regalare gli abiti all'Arci, poi si facevano belli loro con una nostra iniziativa. Ora stiamo pensando di darli agli alluvionati delle Cinque Terre», aggiunge A.
Ieri mattina alla riunione del coordinamento metropolitano del Pdl, il capogruppo in Comune, Matteo Campora ha stigmatizzato quanto è successo che «evidenzia un razzismo politico contro il centrodestra. Chiederemo al consiglio comunale di esprimere solidarietà ai ragazzi, lo stesso che abbiamo fatto noi». Anche il senatore Giorgio Bornacin, coordinatore metropolitano pidiellino è pronto a chiedere un incontro a Prefetto e Questore.
«Sono stanco di questo strapotere dei centri sociali in città, quello che è successo è vergognoso. Non si trattava di un volantinaggio politico, n´ di propaganda. I ragazzi stavano semplicemente distribuendo gli avvisi nelle caselle di posta dei condomini per dire che l'indomani avrebbero regalato gli abiti agli alluvionati».
Era stato un abitante del Municipio Medio Levante a procurare il contatto con la ditta di Milano per dare gli abiti agli alluvionati. «Visto che una parte di Genova impedisce gli aiuti, abbiamo deciso di dare tutto alle Cinque Terre - spiega Fabio Orengo, presidente del parlamentino del Medio Levante -. L'altra sera ho chiamato Gianelli (presidente del Municipio Media Val Bisagno, ndr) per raccontargli cosa era successo. Era dispiaciuto anche lui. Gli ho detto che quest'aggressione ledeva il buon nome del suo municipio e anche dell'Arci. La solidarietà è di tutti e non ha colore politico».
di Giulia Guerri 

 Da www.IlGiornale.it  del 27 Novembre 2011

giovedì 17 marzo 2011

Genova - Il ritorno da vincitore del Prefetto scomodo


Il Viminale fa dietrofront sul trasferimento

Lo staff di Musolino: pronti a ripartire nella lotta alle infiltrazioni criminali

«QUANDO il nuovo Prefetto aveva cominciato a lavorare un anno fa, sulle prime ci eravamo chiesti “Ma questo cosa vuol fare qui a Genova?” Reggio Calabria è lontana... Poi abbiamo capito». 
Hanno capito, i funzionari e gli impiegati, cosa significa mettere i bastoni fra le ruote di un sistema criminale permeato nella macchina degli appalti, fino a trasformare gli affari pubblici in affari privati.
E a quali rischi ci si espone. Lo hanno capito e ieri, quando sulle colonne del Secolo XIX hanno saputo del ripensamento del Ministro dell’Interno hanno tirato un bel sospiro di sollievo: «Bene, si ricomincia a lavorare».
È come se il tempo avesse ripreso a scorrere attorno all’ufficio del Prefetto Francesco Musolino, adesso che la «polpetta avvelenata» è svanita nel nulla. 
La consegna del silenzio imposta con l’esempio dal più alto in grado, è arrivata a tutti i livelli di responsabilità fino alle segretarie.
E così, nel giorno dello scampato pericolo, è impossibile avere dichiarazioni. 
Si può solo annusare l’aria, intuire la calma che non si è mai incrinata nell’ufficio del «capo», e sbirciare sulle scrivanie la rassegna stampa del ministero con gli articoli fotocopiati e fatti circolare. Quegli articoli.


Da www.ilSecoloxix.it  del 17 Marzo 2011

mercoledì 23 febbraio 2011

Alassio: blitz allo stadio, Dia a caccia di infiltrazioni mafiose


A coordinare l'ispezione che ha visto la partecipazione di 40 uomini è stato il prefetto di Savona Claudio Sammartino

Sono stati impiegati ben 40 uomini stamane nel blitz compiuto all'interno del cantiere dove è in corso la realizzazione del parcheggio sotterraneo nel nuovo stadio Ferrando di via Ignazio dell'Oro ad Alassio i cui lavori sono attualmente sospesi.  
Il Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Genova, congiuntamente a quello della Questura di Savona, dei Comandi Provinciale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Savona, nonché del Provveditorato alle Opere Pubbliche e dell’Ispettorato Provinciale del lavoro, coordinati dalla speciale task force costituita presso la Prefettura UTG di Savona, hanno effettuato un controllo a sorpresa  per la verifica del rispetto della normativa antimafia, del lavoro e delle misure relative alla sicurezza dei lavoratori ispettivo, presso “i cantieri concernenti la realizzazione, in regime di project financing. 
A disporre l'ispezione è stato il prefetto  Claudio Sammartino, su proposta del Centro Operativo Dia di Genova.
Durante l’attività ispettiva, andata avanti per l’intera mattinata, sono state controllate 55 persone addette ai lavori; 17 persone giuridiche;  5 automezzi. 
L'attività ispettiva è stata indirizzata, non solo verso quei cantieri e quelle ditte risultate aggiudicatrici di ordinarie gare pubbliche, ma anche verso quelle realtà infrastrutturali ed industriali dove si utilizzano le cosiddette procedure negoziate (come nel caso odierno) che poi danno luogo a concessioni o permessi di costruire.
Nell'operazione sono state impegnati la Direzione Investigativa Antimafia, la polizia, ai carabinieri, la guardia di finanza, il Provveditorato alle Opere Pubbliche e l’Ispettorato Provinciale del Lavoro e coordinato dagli Uffici Territoriali del Governo.
"Nel quadro delle attività info-investigative, il Centro Operativo Dia di Genova, in ragione delle specifiche competenze, svolge un ruolo di cerniera delle attività ispettive, sia assicurando l’assetto sinergico con le forze di polizia e sociali territoriali, sia agendo in autonomia controllando periodicamente le imprese, gli uomini e i mezzi operanti nei cantieri, strutturando metodi e modelli info-investigativi. 
Gli elementi raccolti confluiscono, poi, in elaborati demandati alla cognizione dal prefetto di Savona Sammartino cui sono conferiti specifici poteri in tema di contrasto degli appalti pubblici, al fine di scongiurare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa", hanno spiegato il prefetto Sammartino e il capo della Dia Luigi Marra.

Da www.Savonanews.it 23 Febbraio 2011