Europa in frantumi
La schiacciante vittoria di Boris Johnson alle ultime elezioni politiche del Regno Unito è solo la punta dell’iceberg. Oltre alla Brexit, l’Europa deve fare i conti con tanti altri focolai sparsi nel suo territorio: da nord a sud, da est a ovest. All’interno dell’Unione Europea
non ci sono più isole felici e immuni alle tensioni che stanno
stritolando il Vecchio Continente. Ormai è impossibile negare
l’evidenza, eppure Bruxelles continua a fare spallucce. L’atteggiamento
mostrato di fronte ogni evento potenzialmente pericoloso per la tenuta
dell’Ue è sempre lo stesso. Quello che di volta in volta accade è sempre
da attribuire al “clima d’odio” alimentato dai sovranisti, oppure
all’”incompetenza elettorale” delle classi meno agiate, ree di abboccare
alle “fake news” messe in circolazione da “partiti estremisti”.
Semplicemente, dai piani alti delle istituzioni europee non sono mai
arrivati né mea culpa né prese di coscienza per i danni accumulati nel
corso degli anni con politiche economiche e monetarie miopi.
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