Cina, esplode la “guerra” al salmone. La Norvegia risponde a Pechino
Nei giorni scorsi, mentre gli esperti stavano cercando di capire quale fosse l’origine del focolaio di Covid scoppiato a Pechino nel mercato di Xinfadi, la Cina bloccava le importazioni del salmone
dall’estero. Senza alcuna conferma scientifica, si era infatti diffusa
la voce che a far scoppiare l’epidemia nella capitale fosse stato il
salmone in vendita all’interno dell’ingrosso cittadino.
L’ipotesi, avanzata da alcuni media e funzionari, si era subito
diffusa a macchia d’olio sul web cinese, provocando una sorta di
psicosi. Secondo quanto riferito dal Beijing Daily, le principali catene di supermercati
del Paese, tra cui Wumart e Carrefour, erano arrivate al punto di
rimuovere tutte le scorte di salmone dai loro scaffali. Nel weekend
appena trascorso, alcuni ristoranti di Pechino sono
arrivati al punto di non servire salmoni nel loro menù. E i sushi
giapponese? Non potendo rimuoverlo dai loro piatti, questi esercizi
pubblici sono rimasti vuoti.
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