Nell’epoca in cui le guerre sono tutto meno che clausewitziane, perché ibride, senza limiti, cibernetiche, postmoderne e posteroiche, nessuno è realmente al sicuro, neanche le grandi potenze, perché tutto è o può essere un’arma.
Soldati senza uniforme né bandiera possono trasformare una piazza in una trincea ed una protesta in una rivoluzione colorata. Combattenti senza volto, seduti comodamente in ufficio e davanti ad uno schermo, possono lanciare attacchi economicidi in direzione di banche, istituzioni finanziarie e infrastrutture critiche, facendo con un clic quello che, in altri tempi, avrebbe potuto un bombardamento aereo. Stregoni della guerra psicologica possono fare leva su centri culturali, organizzazioni nongovernative, stampa tradizionale e nuovi media per indottrinare ampie parti di una popolazione, alimentando tensioni intrasociali, polarizzazione e odio. E persino il turismo di massa, una delle espressioni più mirabili della globalizzazione, può essere impiegato a scopi destabilizzanti, determinando la rigogliosità o la rovina di intere economie.
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