venerdì 18 giugno 2010

Appalti, Cassazione: utilizzo spregiudicato sistema relazioni




 ROMA (Reuters) - Le persone coinvolte nell'inchiesta fiorentina 
sui "Grandi Appalti" utilizzavano con spregiudicatezza un sistema di relazioni
professionali e personali, che ha realizzato 
"una rete di interessi intrecciati"

E' quanto scrive la Cassazione nelle motivazioni della decisione con cui, lo scorso 10 giugno, ha deciso il trasferimento a Roma dell'indagine -- che riguarda i presunti abusi relativi all'appalto per la costruzione della Scuola Marescialli dei Carabinieri di Castello -- per competenza territoriale.  
I 40 faldoni della procura toscana sono arrivati oggi a Roma, come riferito da fonti giudiziarie, e sono stati affidati al procuratore aggiunto Alberto Caperna, affiancato dai sostituti Ilaria Calò e Roberto Felici.
Nell'inchiesta sono indagati per corruzione l'ex funzionario del Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo e poi provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'avvocato Guido Cerruti, l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci.
Le posizioni del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e dell'imprenditore edile, Riccardo Fusi, sono state stralciate e agli atti di un altro procedimento a Firenze.
Balducci e De Santis sono accusati di aver posto, con la mediazione di Piscicelli, le loro funzioni a disposizione di Fusi, che da anni cerca con ogni mezzo -- anche illegale, secondo la procura fiorentina -- di recuperare l'appalto della Scuola Marescialli da lui vinto nel 2001 e poi perso nel 2006.
Secondo la Cassazione, chi era coinvolto negli appalti per la costruzione della scuola e altre opere si muoveva in una "situazione in attuale divenire, caratterizzata dall'utilizzazione spregiudicata di un sistema di relazioni professionali e personali che ha realizzato una rete di interessi intrecciati". 

SISTEMA DI POTERE
Per perseguire i propri interessi, le persone coinvolte si appoggiavano su "un'azione dei pubblici ufficiali che non è quella del funzionario che si attiva per esercitare anche i suoi poteri discrezionali ma solo per perseguire obiettivi legittimi", scrivono i giudici del Palazzaccio nelle motivazioni, secondo quanto riferito dalle fonti.

Gli indagati, per la Suprema Corte, facevano parte "di un sistema di potere in cui appare normale accettare e sollecitare utilità di ogni genere e natura da parte di imprenditori del settore delle opere pubbliche, settore nel quale quei pubblici ufficiali hanno potere di decisione e notevole potere di influenza, e gli imprenditori hanno aspettative di favori, nel quale de Santis è, con altri, protagonista, De Vito Piscicelli in consolidato rapporto, Cerruti anch'egli in stabile e consolidato rapporto in particolare con De Santis e altri dei co-indagati, disponibile a cogliere l'occasione palesemente anomala".   

Parlando poi della misure cautelari a cui sono stati sottoposti alcuni degli indagati, secondo la Cassazione i giudici fiorentini hanno fornito motivazioni "indicative di una situazione in atto ed in divenire anche con specifico riferimento ai fatti soppesi alle imputazioni allo stato formulato, idonee a configurare l'urgenza del provvedere provvisoriamente".  

I magistrati romani ora hanno tempo fino al 30 giugno per decidere se confermare le misure cautelari disposte dalla procura fiorentina o se lasciare liberi gli indagati, come hanno chiesto i loro legali.
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