giovedì 3 giugno 2010

Onorevoli pensioni, ma i contributi li paga il cittadino

Deputati e Senatori coprono solo due anni

ROMA. Le pensioni? Onorevoli. Basta un’occhiata ai vitalizi di deputati e senatori, vediamo che tre sono gli aspetti da tenere in considerazione in tempi di crisi economica.
Primo: il calcolo della pensione che avviene, in percentuale (dal 20 al 60%), sull’indennità lorda. Indennità che è di 11.703,64 euro per i deputati e di 12.005,97 euro per i senatori. 
Secondo: il rapporto tra contributi versati e vitalizi incassati. 
Terzo, il minimo contributivo per avere diritto alla pensione: in seguito alle decisioni assunte, nel 2007, dagli uffici di presidenza del Senato e della Camera, oggi servono 5 anni di versamenti, cioè una legislatura non interrotta. Prima ne bastavano meno. Che poi pure oggi non sono proprio 5 dato che per non penalizzare i parlamentari nel caso del cosiddetto ‘scioglimento tecnico’ (cioè dell’anticipazione delle elezioni di pochissimi mesi), si è concordato che una frazione di almeno 6 mesi dovrà essere computata per un anno: basteranno in quel caso 4 anni e mezzo, più un giorno, per avere la pensione. Tutti sanno che nessuna categoria professionale italiana gode di tali bonarie regole.

IL MECCANISMO

Per spiegare l’universo pensionistico dei parlamentari bisogna partire dal dato citato all’inizio: l’indennità lorda percepita dagli onorevoli. Cos’è l’indennità lorda? È la prima voce del trattamento economico dei parlamentari, cui si aggiungono poi la diaria e i rimborsi: per le spese accessorie di viaggio, per le spese telefoniche e per il rapporto tra eletto e elettori. Tenendo presente quegli 11.703 euro si nota come si muove il
rapporto versamenti – vitalizi dei parlamentari. Il deputato versa mensilmente una quota – l’8,6%, pari a 1.006,51 euro della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi, come previsto da un apposito Regolamento.
In base alle norme contenute in tale Regolamento, il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65mo anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60mo anno di età in relazione agli anni di mandato svolti.
Prima della riforma del 2007 l’importo dell’assegno variava da un minimo del 25% a un massimo dell’80% dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Cosa è mutato? In base alla deliberazione del 23 luglio 2007 per i deputati eletti per la prima volta a decorrere dalla XVI legislatura (questa) l’importo dell’assegno vitalizio varierà da un minimo del 20% a un massimo del 60%. In pratica, si parte da un minimo del 20% con 5 anni effettivi di mandato, e si aggiungerà una quota del 4% per ogni anno dal sesto al 15/o. Per tutti coloro che proseguiranno il mandato oltre il 15/o anno, l’aliquota non crescerà più, restando ferma al nuovo tetto del 60%.
Sempre a decorrere da questa Legislatura è stata poi soppressa la facoltà per il deputato di riscattare, mediante contribuzione volontaria, gli anni di mandato non esercitati in caso di legislature incomplete. 

LA LONGEVITÀ
Essere rieletti
conviene: +4%
per ogni anno
di permanenza in
aula dopo il quinto

A seguito di  tale soppressione i periodi di versamento dei contributi coincidono necessariamente con gli anni effettivi di mandato.
Altra modifica: la sospensione del pagamento dell’assegno vitalizio è stata estesa al caso in cui il titolare assuma successivamente al 1gennaio 2008 cariche pubbliche che prevedano una indennità il cui importo sia pari o superiore al 40% dell’indennità parlamentare; alla sospensione non si procede qualora l’interessato opti per l’assegno vitalizio in luogo dell’indennità.

IL TESORETTO
Ma bastano queste misure per la sostenibilità del sistema pensionistico dei nostri parlamentari? Il Secolo XIX ha simulato un esempio.
Nel 2013 finisce la legislatura e un deputato, che ha compiuto 65 anni di età con 5 di contributi, potrà andare in pensione. Due conti: il deputato avrà versato mensilmente 1.006,51 euro di contributi per il vitalizio, pari all’
8,6% della sua indennità lorda. In 5 anni questi contributi ammontano a 60.390,6euro.Se a 65 anni, con 5 anni, di contributi, il parlamentare andrà in pensione percepirà di vitalizio il 20% della sua indennità lorda, pari a 2.340,72 euro al mese. Facciamo due calcoli e vediamo che i contributi da lui versati per pagargli la  pensione finiscono in poco meno di 26 mesi.

TROPPA GRAZIA
Assegno sospeso
in caso di nuovo
mandato in Regione,
all’europarlamento
oppure al governo

Lui, il parlamentare, avrà 67 anni e due mesi. Domanda per la nostra classe politica in tempi di manovra e di blocco delle finestre per andare in pensione: quale altro lavoratore esaurisce i suoi contributi pensionistici versati dopo 2 anni e 2 mesi che percepisce la pensione?
Se dalla Camera, poi, passiamo al Senato vediamo che la situazione è identica. Il senatore versa mensilmente una quota l’ 8,6%, pari ora a 1.032,51euro della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento degli assegni vitalizi. In base al Regolamento il senatore cessato dal mandato riceve il vitalizio a partire dal 65mo anno di età, purché abbia svolto il mandato parlamentare per almeno cinque anni. Il limite di età per andare in pensione è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato oltre il quinto, fino al limite inderogabile di 60anni.
Il regolamento prevede la sospensione del pagamento del vitalizio qualora il Senatore sia rieletto al Parlamento nazionale ovvero sia eletto al Parlamento europeo o a un Consiglio regionale.
Tale sospensione è stata estesa a partire dal 1 gennaio 2008 a tutti gli incarichi incompatibili con lo status di parlamentare, agli incarichi di Governo e a tutte le cariche di nomina governativa, parlamentare o di competenza degli enti territoriali, purché comportino un’indennità pari almeno al 40 per cento dell’indennità parlamentare. Anche al Senato, come alla Camera, poi da questa Legislatura l’importo dell’assegno vitalizio varia da un minimo del 20 per cento a un massimo del 60 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.
Cinque anni (di contributi) e una pensione. Cari onorevoli, non sarebbe arrivato il momento di aumentare gli  anni di contributi?

MASSIMILIANO LENZI
Da www.ilSecoloxix.it  del 03 Giugno 2010

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