Un'attrezzatura atta allo spionaggio rapportata alla grandezza del palmo della mano
Nel mirino anche il procuratore Nicola Gratteri. Indagini quasi sempre a vuoto
Roma, 3 gen (Il Velino) - Leader di partito e magistrati, assessori e semplici consiglieri. Ritrovamenti di cimici come quelli denunciati dal leader della Lega Umberto Bossi hanno accompagnato costantemente la vita politica (e non solo) negli ultimi dieci anni.
Senza giungere però quasi mai a un esito giudiziario, vista l’impossibilità di appurare chi avesse posizionato le microspie.
Il caso più emblematico resta quello che nell’ottobre 1996 vide protagonista il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all’epoca a capo dell’opposizione.
Il Cavaliere denunciò la scoperta di una cimice nascosta nel suo studio di Palazzo Grazioli. Le indagini svelarono tuttavia che a piazzare la microspia fu il responsabile della ditta specializzata chiamata a eseguire la bonifica.
Culmine dello “spionaggio” è stato il 2000-2001, con ben tre ritrovamenti nell’arco di pochi mesi. All’inizio del 2000 fu l’allora segretario del Ccd, Pier Ferdinando Casini, a denunciare un ritrovamento analogo a quello di Berlusconi nel suo studio, all’interno della scatola della presa della televisione.
L’inchiesta fu archiviata. Pochi mesi dopo è il turno della Regione Lombardia: due microspie vengono rinvenute nell’ufficio dell’assessorato alle Opere pubbliche e Protezione civile.
Incarico all’epoca retto da Carlo Lio ma che nella precedente legislatura era stato di Milena Bertani, arrestata per una vicenda di presunte tangenti. Anche per questa vicenda nessun responsabile.
Nella primavera 2001 è invece il turno di Antonio Martusciello, candidato sindaco di Napoli della Casa delle Libertà. La cimice è nell’ufficio di coordinatore regionale di Forza Italia.
In questo caso i responsabili vengono identificati e, come per Berlusconi cinque anni prima, si scopre che gli autori sono due tecnici incaricati della bonifica.
Nel 2003 è la volta di due esponenti di Alleanza nazionale: nell’auto del consigliere regionale Massimiliano Iacobucci e pochi giorni dopo nel divano di casa del senatore di An Giorgio Bornacin, anche coordinatore del partito in Liguria.
In tempi più recenti, nel 2007 molto scalpore ha destato la scoperta di una microspia nell’ufficio reggino del magistrato Nicola Gratteri.
Il “Quotidiano della Calabria” chiamò in causa addirittura un collega del pm, secondo quanto sarebbe emerso dall’intercettazione di un colloquio in carcere di un detenuto legato al clan di Pasquale Condello.
Neppure in questo caso, però, è stato possibile individuare i responsabili. Tanto, la notizia è di questi giorni, che la Procura reggina sarebbe orientata a chiedere l’archiviazione del fascicolo.
Da www.ilvelino.it del 03 Gennaio 2011

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