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martedì 11 gennaio 2022

Italia - Pier Ferdinando Casini di nuovo positivo al Covid: “Sto bene”. A febbraio scorso era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma

L'ex presidente della Camera aveva già contratto il virus a febbraio 2021, quando venne anche ricoverato precauzionalmente allo Spallanzani di Roma e fu impossibilitato a partecipare al voto di fiducia per il neonato governo di Mario Draghi

lunedì 3 gennaio 2011

POL - Cimici, dal Cav a Casini: 15 anni di “spionaggi” senza colpevoli

 
 
Un'attrezzatura atta allo spionaggio rapportata alla grandezza del palmo della mano
 
 
Nel mirino anche il procuratore Nicola Gratteri. Indagini quasi sempre a vuoto
 
Roma, 3 gen (Il Velino) - Leader di partito e magistrati, assessori e semplici consiglieri. Ritrovamenti di cimici come quelli denunciati dal leader della Lega Umberto Bossi hanno accompagnato costantemente la vita politica (e non solo) negli ultimi dieci anni.  
Senza giungere però quasi mai a un esito giudiziario, vista l’impossibilità di appurare chi avesse posizionato le microspie.   
Il caso più emblematico resta quello che nell’ottobre 1996 vide protagonista il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all’epoca a capo dell’opposizione
Il Cavaliere denunciò la scoperta di una cimice nascosta nel suo studio di Palazzo Grazioli. Le indagini svelarono tuttavia che a piazzare la microspia fu il responsabile della ditta specializzata chiamata a eseguire la bonifica. 
Culmine dello “spionaggio” è stato il 2000-2001, con ben tre ritrovamenti nell’arco di pochi mesi. All’inizio del 2000 fu l’allora segretario del Ccd, Pier Ferdinando Casini, a denunciare un ritrovamento analogo a quello di Berlusconi nel suo studio, all’interno della scatola della presa della televisione. 
L’inchiesta fu archiviata. Pochi mesi dopo è il turno della Regione Lombardia: due microspie vengono rinvenute nell’ufficio dell’assessorato alle Opere pubbliche e Protezione civile. 
Incarico all’epoca retto da Carlo Lio ma che nella precedente legislatura era stato di Milena Bertani, arrestata per una vicenda di presunte tangenti. Anche  per questa vicenda nessun responsabile.

Nella primavera 2001 è invece il turno di Antonio Martusciello, candidato sindaco di Napoli della Casa delle Libertà. La cimice è nell’ufficio di coordinatore regionale di Forza Italia.
In questo caso i responsabili vengono identificati e, come per Berlusconi cinque anni prima, si scopre che gli autori sono due tecnici incaricati della bonifica. 
Nel 2003 è la volta di due esponenti di Alleanza nazionale: nell’auto del consigliere regionale Massimiliano Iacobucci e pochi giorni dopo nel divano di casa del senatore di An Giorgio Bornacin, anche coordinatore del partito in Liguria. 
In tempi più recenti, nel 2007 molto scalpore ha destato la scoperta di una microspia nell’ufficio reggino del magistrato Nicola Gratteri.  
Il “Quotidiano della Calabria” chiamò in causa addirittura un collega del pm, secondo quanto sarebbe emerso dall’intercettazione di un colloquio in carcere di un detenuto legato al clan di Pasquale Condello. 
Neppure in questo caso, però, è stato possibile individuare i responsabili. Tanto, la notizia è di questi giorni, che la Procura reggina sarebbe orientata a chiedere l’archiviazione del fascicolo.

Da www.ilvelino.it  del 03 Gennaio 2011
 
 

mercoledì 29 dicembre 2010

POL - Il Pdl “socchiude la porta” all’Udc e incalza Fini sulla bioetica

  
 Il coordinatore del Pdl e ministro della Difesa, Ignazio La Russa

Roma, 29 dic (Il Velino) - Il Pdl intensifica la strategia dell’attenzione verso l’Udc.   
O, per usare la metafora di Ignazio La Russa, della “porta socchiusa”. Ai centristi guidati da Pier Ferdinando Casini “socchiuderei la porta”, dice La Russa al “Giornale”. 
Ma - aggiunge il coordinatore Pdl e ministro della Difesa - “smetterei di accogliere transfughi in fuga. Se gli rubi i suoi, Casini è più difficile che entri organicamente in maggioranza”. Meglio piuttosto dare inizio a una “moratoria in attesa di capire i reali intendimenti di Casini”. 
Riservando i corteggiamenti personali - suggerisce La Russa - a “chi è stato eletto nel Pdl”. Il coordinatore Pdl conta “12 deputati non ex An, oggi sparpagliati in vari gruppi dal Fli al Misto, che hanno capito che le loro aspettative non valgono la rottura del rapporto con noi. Più ex An che farebbero bene a rivedere le loro scelte”. 
Quanto alle prospettive personali, La Russa, se dovesse scegliere tra il ruolo di ministro e quello di coordinatore, opterebbe per il secondo, ma a condizione di diventare coordinatore unico, acquisendo “poteri reali”.
In merito al rapporto con l’Udc, convergente con l’indicazione di La Russa è quella offerta, in un’intervista data a “Repubblica”, dal governatore lombardo Roberto Formigoni: i finiani gli sembrano “un piccolo esercito ormai allo sbando”, dunque è con i centristi che bisogna stringere i rapporti.
Se riusciamo a tirare dentro un partito, e non singoli parlamentari, potremo davvero dare vita a un nuovo programma di governo, a partire da nuove e più efficaci misure contro la crisi e per favorire l’occupazione”, spiega Formigoni. Il quale previene i timori della Lega rilevando che “se il tentativo riesce otterremo in via definitiva il federalismo fiscale”. 
Accordo con l’Udc? Bene, ma non per l’oggi, avvisa il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi., A suo giudizio l’alleanza con i centristi è “naturale e non inquietante”, vista la comune appartenenza al Ppe, ma “è chiaro che un’operazione del genere necessita di un passaggio elettorale”.

La strategia della “porta socchiusa” passa attraverso convergenze sui temi della bioetica. Come propone Isabella Bertolini, deputata Pdl, rilevando che “sui temi etici tra Pdl e Udc c’è una sostanziale comunanza valoriale”. Mentre “la linea di Fli su biotestamento e coppie di fatto tracciata dal portavoce Della Vedova, ricalca quella laicista e radicale del Pd”. 
Segnali di pace con l’Udc e affondi contro il laicismo finiano (un’etichetta che gli esponenti cattolici di Fli hanno provato a scacciare con la lettera al “Corriere della sera” in cui hanno definito il loro soggetto “laico, non laicista”, assicurando che anche il loro leader “riconosce il ruolo centrale della Chiesa”), sono due facce della stessa medaglia. 
Ad Antonio Buonfiglio e Aldo Di Biagio, i quali assicurano che i cattolici in Futuro e libertà sono “a loro agio”, Antonio Mazzocchi, deputato Pdl e presidente dei Cristiano Riformisti, domanda “come possano convivere le loro posizioni con quelle, ad esempio, di Chiara Moroni che appena una settimana fa si è espressa a favore delle nozze gay in una intervista al ‘Corriere della Sera’”. 
Il leader della Destra Francesco Storace al riguardo è tranciante: “Sicuramente Buonfiglio e Di Biagio saranno buoni cattolici, ma non dicano eresie. Che Fini abbia rispettato la Chiesa è una balla: al referendum sulla procreazione assistita la bollò come diseducativa. Non è esattamente un complimento”. Alla Camera, il piano per riavvicinare l’Udc - e al contempo allontanarla da Fini - si snoda per ora attorno al provvedimento sul biotestamento: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, riallacciandosi a quanto auspicato dalle parlamentari centriste Paola Binetti e Dorina Bianchi, ha segnalato la necessità di porre all’ordine del giorno la legge sulla fine di vita, il cui esame è in stand-by a Montecitorio.
La Binetti raccoglie l’invito:Convergenze come quella auspicata dal ministro Sacconi sono un fatto molto importante, perché vorremmo che la legge giungesse a compimento prima del termine della legislatura”.

Da www.ilVelino.it  del 29 Dicembre 2010

martedì 2 novembre 2010

Vespa: Il rischio che corre Casini





Pier Ferdinando Casini, al momento di alzarsi al mattino, guarda fuori della finestra. Nebbia, come sempre. Prende la bussola e cerca di orientarsi. Nel giro di tre mesi ha esaminato le tre situazioni possibili. In estate, quando ci fu la rottura con Gianfranco Fini, tentò di convincere Silvio Berlusconi a fare una crisi di governo per imbarcare l’Udc in un’ottica dichiarata di responsabilità nazionale. L’8 luglio, in una cena in casa mia organizzata per tutt’altra ragione, Maddalena Letta portò due ottime crostate, evocando il famoso patto che fu stretto in casa sua il 18 giugno 1997 tra Berlusconi, Fini, Franco Marini e Massimo D’Alema per una revisione della Costituzione e della legge elettorale sotto gli auspici della bicamerale. Dinanzi alle nuove crostate, Casini fu molto di spirito. Le tagliò con cura, ne distribuì le fette, ma il Cavaliere voleva che Casini entrasse con un semplice rimpasto di governo. E tutto saltò. Berlusconi non accettò la crisi, temendo di non controllarne gli sviluppi. Casini, quando ne abbiamo parlato, mi ha detto al contrario di essere certo che Giorgio Napolitano non avrebbe obiettato nulla sulla nuova alleanza e, paradossalmente, non lo farebbe nemmeno oggi se Berlusconi e Umberto Bossi andassero a dirgli che vogliono aprire una crisi per allearsi con Casini.
Ma intanto le convulsioni politiche italiane vanno avanti e, solo in caso di autoribaltone, cioè di crisi aperta dalla maggioranza, Casini accetterebbe un governo appoggiato da Fini, Francesco Rutelli, Antonio Di Pietro e Pier Luigi Bersani. Lo sta già preparando perché una gestazione del genere è complessa e il nuovo esecutivo «non dovrebbe occuparsi soltanto di legge elettorale, ma anche di provvedimenti economici e finanziari per l’emergenza che stiamo vivendo. Un programma chiaro e limitato, insomma».
Un governo a metà strada fra il tecnico e il politico, presieduto verosimilmente da Beppe Pisanu (anche se Casini non ne fa apertamente il nome per non bruciarlo) e composto da personalità politicamente riconoscibili, ma meno «ministeriali» di quelle dei governi ordinari.
All’obiezione che non è facile mettere d’accordo teste tanto diverse su fisco, lavoro, scelte economiche, legge elettorale, Casini, come del resto Bersani, risponde di non vedere troppe difficoltà. Vorrebbe un accordo «blindato» sull’economia e pensa che, come per incanto, al momento della crisi tutte le insanabili divergenze che finora hanno sempre impedito all’opposizione di proporre una legge elettorale diversa dell’attuale cadrebbero «in dieci minuti».
La terza ipotesi, quella di «ballare da solo», in questo momento sarebbe limitata a una chiusura traumatica della legislatura e a elezioni anticipate. A meno che non maturasse un’alleanza elettorale con Rutelli e anche con Fini perché Casini sostiene di avere fatto sempre prevalere le scelte politiche sulle questioni personali. E si sa che dopo la rottura del 2008 i rapporti tra Casini e Fini non erano al meglio.
Come andrà a finire? Casini si sente uomo del centrodestra e le recenti mosse del Pd, ultima il sostegno alla manifestazione della Fiom, gli fanno escludere di poter fare con Bersani e Di Pietro un’alleanza che non fosse provvisoria e dettata dall’emergenza. Domani chissà. Lo vedremo tornare a destra in un ipotetico dopo Berlusconi o con un Berlusconi convertito o scivolare lentamente a sinistra? Pier, da vecchio democristiano, vuole prudentemente restare fedele a se stesso ed evitare, soprattutto, che gli diano del traditore.
 
Da www.Panorama.it  del  02 Novembre 2010

martedì 19 gennaio 2010

REGIONALI : domani ufficio di Presidenza PDL - Berlusconi vuole chiudere ma rimane nodo Puglia


Il presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi

Roma, 19 gen. (Adnkronos) - Rush finale per la scelta del candidati del Pdl alle Regionali. Mancano all'appello Campania e Puglia. Silvio Berlusconi vuole chiudere al piu' presto, possibilmente domani sera, quando ci sara' l'ufficio di presidenza del partito convocato a palazzo Grazioli nella sede del cosiddetto parlamentino alle 19.30.
Il suo obiettivo e' partire subito con la campagna elettorale con programmi concreti da presentare agli elettori, bruciando il centrosinistra sin dall'inizio. Ma sulla strada c'e' sempre il nodo dell'Udc e difficilmente si riuscira' a trovare la quadra sulle ultime due caselle strategiche ancora libere. Mentre per la corsa a palazzo Santa Lucia, infatti, e' attesa solo l'ufficializzazione del socialista Stefano Caldoro, sembra ancora in alto mare la scelta per il governatore pugliese (nelle ultime ore sta prendendo sempre piu' corpo l'ipotesi di una 'candidatura interna').
Il Cavaliere non ha cambiato idea sulle 'alleanze a macchia di leopardo' del partito di via dei Due Macelli.  
Considera questa strategia inaccettabile, perche' fa perdere consensi, mentre il Pdl, secondo gli ultimi sondaggi, e' in grado di vincere facendo a meno dell'appoggio di Pier Ferdinando Casini. Nella maggioranza, dunque, le acque restano agitate a causa della variabile centrista. La Lega non nasconde tutte le sue perplessita' (ieri Umberto Bossi ha detto ''no ad intese con Casini nel Nord''), mentre il Popolo della liberta' si divide tra chi non ha mai visto di buon occhio assi con Casini e chi considera determinante il sostegno centrista in alcune realta' locali e vuole evitare passi falsi in vista di un voto delicato come quello di marzo per la tenuta della coalizione.
Ad agitare i sonni del centrodestra e' anche il caso Lazio. Secondo le indiscrezioni circolate oggi in ambienti parlamentari, il Cavaliere non avrebbe gradito le modalita' dell'accordo siglato con Casini su Renata Polverini. 
I 'falchi' azzurri del Pdl, sarebbero pronti a riaprire i giochi se non ci sara' anche un via libera formale da parte dei vertici di Fi sul nome del leader dell'Ugl. Ma fonti autorevoli del partito assicurano che alla fine tutto rientrera'. Anche perche', rompere adesso con l'Unione di centro sulla Polverini gradita a Gianfranco Fini, significherebbe rompere il patto con il presidente della Camera per una maggiore concertazione reciproca siglato durante l'ultimo colloquio a Montecitorio.