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giovedì 24 novembre 2022
Italia - Umberto Bossi in ospedale: "Non preoccupatevi, sto bene"
sabato 19 novembre 2022
Italia - Varese, Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord ricoverato in Ospedale per un malore
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giovedì 4 febbraio 2021
Lombardia - Milano, lo scandalo "Rimborsopoli" per le spese pazze al Pirellone: contadino e influencer, i nuovi ruoli di business di Renzo Bossi e Nicole Minetti, lui agricoltore lei influencer
Fra i protagonisti del caso spese pazze al Pirellone ora in Corte d’appello: c’è chi ha lasciato la politica e chi ha fatto carriera
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lunedì 7 dicembre 2020
Italia - Via i vitalizi ai condannati. Stangata a Del Turco. Il Celeste Formigoni spera. La delibera di Grasso non è retroattiva. Così Grillo, Stiffoni & C. l’hanno scampata
Addio vitalizio per Ottaviano Del Turco (nella foto). Alla luce della condanna definitiva inflitta all’ex segretario del Partito socialista italiano e successivamente esponente del Pd, il Consiglio di Presidenza del Senato gli ha tolto l’assegno. Altri suoi quattro ex colleghi parlamentari, nonostante siano stati condannati per reati gravi, si sono invece salvati. E Roberto Formigoni, a cui sempre il vitalizio è stato già tolto, spera ora nel ricorso alla Commissione contenziosa, che qualcosa gli ha già ridato.
lunedì 8 aprile 2013
Pontida - Maroni ai leghisti. " Vi restituisco i diamanti di Belsito ". Bossi cerca di alimentare tensioni interne, ma alla fine tutti fanno appello all'unità
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sabato 7 aprile 2012
Albenga - Il sindaco Guarnieri: "Bossi si è dimesso per garantire il futuro alla Lega Nord"
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giovedì 27 ottobre 2011
giovedì 17 marzo 2011
domenica 6 febbraio 2011
Alassio - Grande delusione nei simpatizzanti della Lega Nord per il mancato arrivo di Umberto Bossi all'inaugurazione della nuova sede
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venerdì 4 febbraio 2011
Alassio, inaugurazione sede Lega Nord: non più Bossi ma l’onorevole Viale
Alassio. In un primo momento si era parlato dell’arrivo di Umberto Bossi e del figlio, ma sembra proprio che domani, all’inaugurazione della nuova sede, il leader del Carroccio non verrà.
L’appuntamento è comunque alle 16 in viale Hanbury 31 con l’onorevole Sonia Viale.
La sede sarà intitolata all’indimenticato Cap. Bruno Bizzarini, storico Vicesindaco della prima giunta monocolore leghista alassina.
Da www.Ivg.it del 04 Febbraio 2011
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lunedì 3 gennaio 2011
POL - Cimici, dal Cav a Casini: 15 anni di “spionaggi” senza colpevoli
Un'attrezzatura atta allo spionaggio rapportata alla grandezza del palmo della mano
Nel mirino anche il procuratore Nicola Gratteri. Indagini quasi sempre a vuoto
Roma, 3 gen (Il Velino) - Leader di partito e magistrati, assessori e semplici consiglieri. Ritrovamenti di cimici come quelli denunciati dal leader della Lega Umberto Bossi hanno accompagnato costantemente la vita politica (e non solo) negli ultimi dieci anni.
Senza giungere però quasi mai a un esito giudiziario, vista l’impossibilità di appurare chi avesse posizionato le microspie.
Il caso più emblematico resta quello che nell’ottobre 1996 vide protagonista il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all’epoca a capo dell’opposizione.
Il Cavaliere denunciò la scoperta di una cimice nascosta nel suo studio di Palazzo Grazioli. Le indagini svelarono tuttavia che a piazzare la microspia fu il responsabile della ditta specializzata chiamata a eseguire la bonifica.
Culmine dello “spionaggio” è stato il 2000-2001, con ben tre ritrovamenti nell’arco di pochi mesi. All’inizio del 2000 fu l’allora segretario del Ccd, Pier Ferdinando Casini, a denunciare un ritrovamento analogo a quello di Berlusconi nel suo studio, all’interno della scatola della presa della televisione.
L’inchiesta fu archiviata. Pochi mesi dopo è il turno della Regione Lombardia: due microspie vengono rinvenute nell’ufficio dell’assessorato alle Opere pubbliche e Protezione civile.
Incarico all’epoca retto da Carlo Lio ma che nella precedente legislatura era stato di Milena Bertani, arrestata per una vicenda di presunte tangenti. Anche per questa vicenda nessun responsabile.
Nella primavera 2001 è invece il turno di Antonio Martusciello, candidato sindaco di Napoli della Casa delle Libertà. La cimice è nell’ufficio di coordinatore regionale di Forza Italia.
In questo caso i responsabili vengono identificati e, come per Berlusconi cinque anni prima, si scopre che gli autori sono due tecnici incaricati della bonifica.
Nel 2003 è la volta di due esponenti di Alleanza nazionale: nell’auto del consigliere regionale Massimiliano Iacobucci e pochi giorni dopo nel divano di casa del senatore di An Giorgio Bornacin, anche coordinatore del partito in Liguria.
In tempi più recenti, nel 2007 molto scalpore ha destato la scoperta di una microspia nell’ufficio reggino del magistrato Nicola Gratteri.
Il “Quotidiano della Calabria” chiamò in causa addirittura un collega del pm, secondo quanto sarebbe emerso dall’intercettazione di un colloquio in carcere di un detenuto legato al clan di Pasquale Condello.
Neppure in questo caso, però, è stato possibile individuare i responsabili. Tanto, la notizia è di questi giorni, che la Procura reggina sarebbe orientata a chiedere l’archiviazione del fascicolo.
Da www.ilvelino.it del 03 Gennaio 2011
mercoledì 29 dicembre 2010
Dopo Berlusconi anche Bossi plaude all'accordo Fiat. Ma Marchionne e Mirafiori agitano il Pd
Il logo della Fiat in due formati estetici: uno abbastanza datato e l'ultimo in ordine temporale
Il via libera del premier era arrivato qualche giorno fa. «È un accordo storico e positivo. Si tratta di una intesa innovativa e di un investimento importante per il paese».
Poche parole pronunciate da Silvio Berlusconi per benedire l'intesa su Mirafiori siglata giovedì scorso da Fiat e sindacati , (leggi il testo dell'accordo) Ieri, poi, anche il leader della Lega Umberto Bossi ha elogiato l'accordo. «Se si sono accorti anche i sindacati - osserva il senatùr - vuol dire che qualcosa da cambiare c'era».
Quanto alla chiusura della Fiom (che non ha sottoscritto l'intesa) il segretario del Carroccio taglia corto. «È d'accordo la Cgil. Io penso che qualcosa da cambiare c'era, d'altra parte la cosa più grave sarebbe che la Fiat vada all'estero perché fin quando sta qui possiamo trattare, e ora bisogna superare il momento difficile».
La provocazione di Vendola
Se nella maggioranza si registrano solo giudizi positivi, l'accordo di Mirafiori crea invece parecchie fibrillazioni all'interno del Pd. Dove convivono anime diverse: gli ex diessini legati alla Cgil, ma anche gli ex popolari vicini soprattutto alla Cisl. Con Nichi Vendola, leader di Sel, che getta benzina sul fuoco sottolineando come il rigetto dell'accordo Fiat, definito «un atto di arroganza padronale», è «un punto dirimente per costruire una coalizione». Un sasso lanciato nello stagno democratico con l'obiettivo, nemmeno troppo velato, di provocare uno spostamento a sinistra del suo asse. E le repliche non si fanno attendere.
Se nella maggioranza si registrano solo giudizi positivi, l'accordo di Mirafiori crea invece parecchie fibrillazioni all'interno del Pd. Dove convivono anime diverse: gli ex diessini legati alla Cgil, ma anche gli ex popolari vicini soprattutto alla Cisl. Con Nichi Vendola, leader di Sel, che getta benzina sul fuoco sottolineando come il rigetto dell'accordo Fiat, definito «un atto di arroganza padronale», è «un punto dirimente per costruire una coalizione». Un sasso lanciato nello stagno democratico con l'obiettivo, nemmeno troppo velato, di provocare uno spostamento a sinistra del suo asse. E le repliche non si fanno attendere.
L'endorsement di Fassino
Chiarissimo è il sostegno dell'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, torinese doc. «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì all'accordo, tuttavia l'azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Ma l'ex ministro getta anche uno sguardo oltre, al referendum su Mirafiori, per rimarcare che nel caso di un eventuale no all'intesa «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l'azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».
Chiarissimo è il sostegno dell'ex segretario dei Ds, Piero Fassino, torinese doc. «Se fossi un lavoratore della Fiat voterei sì all'accordo, tuttavia l'azienda deve avvertire la responsabilità di compiere atti per favorire un clima più disteso». Ma l'ex ministro getta anche uno sguardo oltre, al referendum su Mirafiori, per rimarcare che nel caso di un eventuale no all'intesa «quelli che pagherebbero sarebbero solo i lavoratori, perché l'azienda potrebbe trasferire la produzione negli Stati Uniti o altrove».
Ma l'accordo divide i democratici
Il richiamo di Vendola trova però qualche seguito tra i democrats soprattutto nella sinistra del partito con Vincenzo Vita che sollecita il Pd ad avere «un giudizio contrario forte e netto perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa del partito riformista». Di avviso diverso è invece Giorgio Merlo che risponde direttamente al leader di Sel.
Il richiamo di Vendola trova però qualche seguito tra i democrats soprattutto nella sinistra del partito con Vincenzo Vita che sollecita il Pd ad avere «un giudizio contrario forte e netto perché è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa del partito riformista». Di avviso diverso è invece Giorgio Merlo che risponde direttamente al leader di Sel.
«Se l'accordo è una discriminante allpora no si può dar vita a una coalizione dove sono prevalenti massimalismi ed estremismi politici e sindacali». A sbarrare la strada a Vendola intervengono poi gli ex popolari, in testa Franco Marini che da vecchio leader della Cisl pronuncia un giudizio netto, simile a quello di Fassino. Se fosse capitato a lui, osserva, avrebbe detto «sì» all'intesa e aggiunge che «si è perso anche troppo tempo».
Sulla stessa linea si colloca poi l'ex ministro Beppe Fioroni. «Un partito riformatore deve avere il coraggio di guardare avanti. Quell'accordo è frutto del lavoro di imprese e sindacati e spetta alla politica avere il coraggio di affrontare le nuove sfide». Analogo giudizio giunge anche dall'ala veltroniana che, per bocca di Giorgio Tonini, insiste. «Il Pd è il partito del cambiamento e non della conservazione».
Più o meno lo stesso refrain pronunciato da Alessia Mosca, vicina a Enrico Letta e membro della sua associazione Trecentosessanta, che attacca Vendola «teologo della conservazione» e colpevole «di lucrare sulle paure dettate dalla crisi».
Il giudizio del segretario Bersani
Nel Pd convivono dunque posizioni differenti. Mentre il responsabile economico dei democratici, Stefano Fassina, si limita a sottolineare che il partito non entra nel merito dell'accordo ma «valuta l'aspetto della democrazia sindacale considerato un pezzo fondamentale della democrazia» per cui «non si può negare rappresentanza alla parte dei lavoratori che dissente».
Nel Pd convivono dunque posizioni differenti. Mentre il responsabile economico dei democratici, Stefano Fassina, si limita a sottolineare che il partito non entra nel merito dell'accordo ma «valuta l'aspetto della democrazia sindacale considerato un pezzo fondamentale della democrazia» per cui «non si può negare rappresentanza alla parte dei lavoratori che dissente».
Pierluigi Bersani, invece, aveva posto l'attenzione sulle luci dei nuovi investimenti di Fiat ma anche sulle ombre delle relazioni sindacali chiedendo, qualche giorno fa, che il tema fosse affrontato in Parlamento. «L'iniziativa della Fiat è molto forte. Se porterà, come io spero, a sollecitare una riforma, che ci vuole, dei meccanismi di partecipazione e rappresentanza del mondo del lavoro, sarà un fatto che avrà un esito buono. Se, invece, porterà, come è anche possibile, a una disarticolazione dei rapporti sociali, allora sarà un fatto molto negativo».
L'associazione pro-Fiom di Bertinotti e Cofferati
Chi invece abbraccia in toto la linea Fiom di rigetto dell'accordo è la neonata associazione "Lavoro e libertà", promossa da autorevoli esponenti politici come Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda. Sorta per combattere, scrivono gli ideatori, «fermare e rovesciare la deriva autoritaria» suggerendo di «ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee».
Chi invece abbraccia in toto la linea Fiom di rigetto dell'accordo è la neonata associazione "Lavoro e libertà", promossa da autorevoli esponenti politici come Fausto Bertinotti, Sergio Cofferati, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda. Sorta per combattere, scrivono gli ideatori, «fermare e rovesciare la deriva autoritaria» suggerendo di «ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee».
Celestina Dominelli
Da www.ilSole24ore.com del 29 Dicembre 2010
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lunedì 16 agosto 2010
Espulso dalla Lega Nord, Lusetti ad Alassio alla corte del capo Bossi
L'ex vicensindaco di Guastalla documenta
il suo incontro su Facebook
Marco Lusetti assieme ad Umberto Bossi, ad Alassio
GUASTALLA (16 agosto 2010) - L'ex vicesindaco di Guastalla Marco Lussetti, espulso prima dal Consiglio federale dalla Lega Nord e poi dal sindaco Giorgio Benaglia dalla giunta di Guastalla, non ha perso la sua fede nel Carroccio, almeno nella sua guida, il segretario nazionale Umberto Bossi.
Alassio - Marco Lusetti assieme ed altri politici guastallesi in visita
da Umberto Bossi
Marco Lusetti, infatti, sul socialnetwork Faceboock pubblica una serie di fotografie che documentano la sua visita in Liguria, ad Alassio, e che lo ritraggono con il capo dei lombardi da quelle parti in vacanza nella serata di sabato 14 agosto.
Nella compagnia di guastallesi partita dalla Bassa reggiana per approdare in Liguria, tra gli altri, anche l'assessore allo Sport Rosa Maria Felicita De Lorenzi, anche lei revocata dalla giunta del comune rivierasco.
Il servizio sulla pagina di Marco Lusetti in Facebook porta il titolo: "Dalla cena all'alba con il capo, una notte indimenticabile".
Da www.ilGiornalediReggio.it del 16 Agosto 2010
sabato 7 agosto 2010
Buongiorno: IL l’aureato
Umberto Bossi ed il suo 'famoso' dito medio
Mi unisco alla ministra Gelmini nel caldeggiare
la laurea honoris causa a Umberto Bossi
in scienza della comunicazione.
Il rettore dell’Università dell’Insubria, cui si deve la brillante iniziativa, non ha certo bisogno di aiuto per redigere le motivazioni del meritato riconoscimento, ma vorrei comunque ricordare il contributo del dottor Bossi alla comunicazione politica in un Paese come il nostro, stremato dal linguaggio ipnotico dei democristiani e da quello inaccessibile di Spadolini, che riusciva a pronunciare anche sette congiuntivi di seguito senza sbagliarne uno.
Dopo una fase pionieristica, nella quale il dottor Bossi ha saputo sapientemente alternare il registro scurrile (è l’età del celodurismo e del tricolore carta igienica) con la metafora guerriera a sfondo erotico (i kalashnikov e lo spadone di Alberto da Giussano piantabile in luoghi ogni volta piacevolmente diversi), negli ultimi tempi l’accademico ha imboccato una strada davvero innovativa: l’abolizione delle parole, retaggio ingannevole del passato, sostituite da ombrelli, diti medi e mani aperte a casseruola.
Questa è, al momento, la punta più avanzata della ricerca.
Ma confidiamo negli studi del dottor Fabrizio Corona.
Massimo Gramellini
Da www.laStampa.it del 07 Agosto 2010
mercoledì 4 agosto 2010
Fli-Pdl rissa sfiorata, sfiducia respinta. Bossi: "Resistiamo, non si va al voto"
Voto sulla fiducia al sottosegretatrio Caliendo alla camera dei Deputati
Confermata la fiducia al sottosegretario, ma i numeri sono al di sotto dei 316 deputati necessari per garantire la maggioranza al governo: guarda la gallery. Futuro e Libertà conferma l'astensione, ma chiede il ritiro delle deleghe di Caliendo. Berlusconi: "Vogliono nascondere di essere già divisi". Rissa sfiorata in aula tra Fli e Pdl. Anche Chiara Moroni passa coi finiani (video): alla Camera sono in 34
Roma - Caliendo resta al suo posto, ma i numeri non confortano il governo. La maggioranza, senza i finiani, che votano con Udc, Api e Mpa come annunciato, vacilla. O meglio, in questo caso tiene. Senza problema alcuno. Ma, come dice Landolfi ore prima della votazione e come sottolineano indiscrezioni del vertice di Palazzo Grazioli, sotto quota 316 (la maggioranza assoluta a Montecitorio) si apre una fase di crisi. Alla Camera i sì sulla mozione sono stati 229, i no 299 e 75 gli astenuti. Di diverso avviso Umberto Bossi che detta la linea: "Questo è il segnale che resistiamo. Non si va al voto ora".
I numeri dei finiani Assenti non giustificati in aula Consolo, Divella, Angeli, Tremaglia. Due membri del governo votano contro la sfiducia al sottosegretario Caliendo (il ministro Andrea Ronchi e il vice ministro Adolfo Urso). Altri due sono assenti (il sottosegretario Roberto Menia, in missione a Zanzibar e il sottosegretario Antonio Bonfiglio). Sono i conti del voto delle truppe finiane in aula alla Camera sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo. Gli altri 25 voti sono stati di astensione. Ma Futuro e libertà raggiunge quota 34 deputati alla Camera. Nel gruppo ha fatto il suo ingresso anche Chiara Moroni. Oggi la deputata non ha partecipato al voto sulla fiducia al sottosegretario Caliendo, in dissenso con il no espresso dal gruppo del Pdl, perché sul caso c’è una questione di "opportunità politica" che non c’entra con il "garantismo". Parole pronunciate dai banchi di Fli, accanto al capogruppo Italo Bocchino, con gli applausi di Udc e Api. "Con lei c’è un avvicinamento" dicono i deputati finiani in Transatlantico.
Lega: "Fedeli a Berlusconi" "La Lega dice no a un esecutivo tecnico, noi siamo con Berlusconi". Bossi assicura fedeltà al presidente del Consiglio nel caso il governo dovesse cadere. Lasciando l’aula al termine del voto sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo, il Senatùr ammette che "un po' di preoccupazione c’è sempre", ma è convinto che "se si va al voto la Lega stravince" e per questo "non temiamo il voto. Maggioranze diverse non vanno bene" ribadisce Bossi secondo cui il terzo polo "non ha futuro" e rischia "di fare male a chi vi partecipa".
Landolfi: "Al Quirinale" L’ex aennino Mario Landolfi dice a chiare lettere che "senza una maggioranza di almeno 316 no alla mozione sul sottosegretario Caliendo, il presidente del consiglio dovrebbe chiedere di poter conferire con il presidente della Repubblica per discutere dello scenario di crisi che si andrebbe ad aprire". Di questo scenario si sarebbe discusso ancora oggi nel vertice con il premier a Palazzo Grazioli.
L'astensione e le divisioni Solo un modo per nascondere le divisioni che a pochi giorni dalla nascita già attraversano il gruppo di Futuro e Libertà. Al vertice Berlusconi sarebbe tornato a criticare la scelta dell’astensione dei finiani sulla mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla Giustizia. Sono nati da due giorni, avrebbe attaccato il premier, e al primo voto già si sarebbero spaccati: hanno dovuto fare una scelta senza senso, l’astensione, solo per nascondere le loro divisioni. Puntuale in aula è arrivato l'annuncio dell'astione da parte di Fli, ma Benedetto Della Vedova chiede "il ritiro delle deleghe da parte del ministro Alfano".
Vertice a Palazzo Grazioli Tutti riuniti prima della tempesta. Vertice a Palazzo Grazioli con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nella residenza romana del premier sono giunti i coordinatori del Pdl (Verdini, Bondi e La Russa), i capigruppo (Cicchitto, Gasparri e Quagliariello) e i ministri Matteoli, Frattini, Alfano e Tremonti. Sono presenti inoltre i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti e l’avvocato Niccolò Ghedini. La riunione avviene alla vigilia del voto alla Camera sulla mozione di sfiducia a Caliendo e del Consiglio dei ministri che questo pomeriggio dovrebbe varare il federalismo municipale.
Pronto al voto Io sono pronto al voto, ma non decido da solo. Questo il ragionamento di Silvio Berlusconi ieri sera a Tor Crescenza. Se cade il governo "anche Giulio Tremonti è per andare a elezioni anticipate". Il premier, durante una cena ieri con le deputate del Pdl, ha rivelato di aver incontrato il ministro dell’Economia, che, a suo dire, ha escluso totalmente l’eventualità di poter guidare un governo di transizione. "Anche Tremonti è per il voto e comunque non ci saranno governi di transizione" ha ripetuto il premier più volte.
Il caso Caliendo Astenersi "è una scelta senza senso, un grave errore politico". Berlusconi durante la cena ieri è stato chiaro: "O si vota la sfiducia a Caliendo e non si capisce il motivo, oppure se si sostiene il governo si vota la fiducia e basta". Il premier non ha nascosto di considerare uno strumento di "guerriglia" la decisione da parte del presidente della Camera di incontrare esponenti dell’opposizione come Casini e Rutelli. "È il segnale che vogliono continuare ad indebolirci e cercano il pretesto per rompere" ha spiegato il cavaliere. Il capo del governo, però, ha escluso che oggi possa salire al Quirinale per aprire la crisi. "Non so da dove siano arrivate queste voci. Io sono determinato ad andare avanti. Certamente - ha ancora ragionato Berlusconi sempre secondo le stesse fonti - è da irresponsabili praticare queste manovre di palazzo ma io continuo ad andare avanti". Il premier ha escluso totalmente la possiblità di governi di transizione e ribadito che se si dovesse andare al voto bisognerà farlo quanto prima possibile. "Dobbiamo essere pronti a questa evenienza".
Problemi politici "Il governo non cadrà per incidenti di percorso. Il motivo della rottura dovrà essere politico" ha proseguito il ragionamento Berlusconi. "Non si cade su una questione che non riguarda il programma. È sul piano di governo che ci sarà un confronto aperto". Quella del presidente del Consiglio, riferisce chi appunto ha partecipato alla cena, è una speranza e al tempo stesso una certezza. "Vedremo se i finiani terranno fede al programma, certo ci sono difformità di vedute. Capiremo come si comporteranno per poi decidere cosa fare" ha spiegato il premier. "Faremo ogni sforzo per tenere compatta la maggioranza e tenere in piedi il governo e andare avanti con le riforme. Altrimenti - ripete il cavaliere - si andrà a casa e ci sarà solo il voto".
Viespoli saluta Pasquale Viespoli, indicato da Fini come capogruppo Fli al Senato da settembre, si dimetterà dall’incarico di sottosegretario al Lavoro non appena verrà eletto dai senatori Futuro e Libertà per l'Italia. Lo rende noto lo stesso Viespoli, conversando con i giornalisti.
Bocchino capogruppo
"Vi chiedo di trovare sempre una sintesi unitaria, è una necessità assoluta" era stata la preghiera di ieri sera di Gianfranco Fini a deputati e senatori, riuniti a cena nella fondazione FareFuturo. Una richiesta che sembra essere stata accolta, stando ai numeri che oggi, nella riunione del gruppo Fli alla Camera, ha eletto capogruppo Italo Bocchino, vice vicario Benedetto Della Vedova e vice Giorgio Conte con 27 voti a favore su 29 presenti (assenti giustificati Tremaglia, Angeli, Divella). Un voto è andato a Silvano Moffa, una scheda bianca. Non erano mancate divisioni (alla Camera c’era chi avrebbe preferito Moffa o Roberto Menia), alla vigilia della chiara indicazione data ieri sera da Fini sui nuovi organigrammi: oltre alla terna eletta oggi Bocchino-Della Vedova-Conte, Viespoli sarà a settembre capogruppo al Senato, Menia coordinatore nazionale di tutte le iniziati sul territorio intorno a Fini, Moffa coordinatore delle attività dei due gruppi.
Da www.ilGiornale.it del 04 Agosto 2010
domenica 30 maggio 2010
Dove ci condurrà tutto questo ?
Riprendiamo con piacere quanto pubblicato
dal blog Alassio 2009
che rilanciamo condividendo pienamente,
mentre ci sorge spontanea una domanda :
dove ci condurrà tutto questo e il resto che
ancora dobbiamo - dovremo
vedere, vivere e sopportare ?
ancora dobbiamo - dovremo
vedere, vivere e sopportare ?
Vero quel motto napoletano:
"ogni scarrafone è bell' a mamma soia"
..."ma se lo tenga a casa soia", aggiungiamo noi !
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giovedì 1 aprile 2010
“Combattere la Lega come fecero i partigiani”: scontro tra Lega e Burlando
Liguria. Botta e risposta tra la Lega Nord ligure
e l’appena rieletto presidente Claudio Burlando
che ieri, commentando i risultati del Carraccio,
aveva affermato che andava combattuto
“come fecero i partigiani”.
Dura la replica della segreteria regionale del movimento di Bossi, che attacca: “Il successo alle elezioni regionali e lo spumante dei festeggiamenti hanno dato alla testa al presidente Burlando. Paragonare l’attuale situazione politica alla Liberazione risulta quanto meno azzardato, evidentemente ad andare contromano ci ha preso gusto”.
“La Lega non rappresenta l’invasore, la sinistra non è il Comitato di Liberazione Nazionale e tantomeno Burlando rappresenta un capo della resistenza – sottolineano ancora dal Carroccio – E’ chiaro che dichiarazioni farneticanti di questo tenore possono rappresentare l’istigazione a commettere atti violenti. Purtroppo abbiamo già subito aggressioni sia verbali che fisiche e non vorremmo si passasse il limite con atti di terrorismo di ben altra portata”.
“La Lega – conclude la nota – rappresenta le istanze della popolazione e democraticamente continuerà ad ‘occupare’ il territorio e a far sentire la propria voce”. Sulla stessa linea anche la posizione di Bruno Ravera, uno dei fondatori della Lega in Liguria: “Visti i danni di Burlando e compagni lotterò, assieme ai genovesi che vorranno impegnarsi, per liberare la Regione dai comunisti. Nel 1945 ho partecipato alla liberazione di Genova e del primo sindaco Vanuccio Faralli dalle carceri di Marassi. Non accetto lezioni di storia da uno che la guerra non l’ha vista neanche in cartolina”.
Il neo(ri)eletto governatore, però, getta acqua sul fuoco e chiede “di valutare bene tutto ciò che ho detto”. “Su molte cose abbiamo vedute politiche diametralmente opposte – afferma Burlando – ma proprio perché conosco personalmente militanti e dirigenti della Lega, so che sono diffusi tra loro sentimenti antifascisti. E’ del tutto evidente che ho invitato la sinistra a impegnarsi in una competizione pacifica e democratica”.
“Il mio pensiero – ha aggiunto il presidente – è esattamente opposto a quello che hanno interpretato. Io mi sono rivolto alla mia parte politica affermando che i successi della Lega non si contrastano con gli anatemi, né con i convegni sociologici. Ho poi raccontato del rapporto cordiale che mi è capitato dei intrattenere, pur nella diversità di vedute politiche, con Umberto Bossi”.
Sulla metafora che ha fatto arrabbiare il Carroccio, il presidente spiega: “Ho usato la metafora dei partigiani contro i tedeschi, sempre rivolgendomi alla mia parte politica, per far capire ancor meglio che per avere successo è necessario impegnarsi e fare politica sul territorio, rispondendo ai bisogni dei cittadini. Non ho mai inteso o sottinteso che i leghisti vadano assimilati ai nazisti. Anzi, veramente li ho definiti ‘leninisti’, scherzosamente, per sottolineare le loro capacità organizzative”.
Da www.Ivg.it del 31 Marzo 2010
martedì 19 gennaio 2010
REGIONALI : domani ufficio di Presidenza PDL - Berlusconi vuole chiudere ma rimane nodo Puglia
Il presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi
Roma, 19 gen. (Adnkronos) - Rush finale per la scelta del candidati del Pdl alle Regionali. Mancano all'appello Campania e Puglia. Silvio Berlusconi vuole chiudere al piu' presto, possibilmente domani sera, quando ci sara' l'ufficio di presidenza del partito convocato a palazzo Grazioli nella sede del cosiddetto parlamentino alle 19.30.
Il suo obiettivo e' partire subito con la campagna elettorale con programmi concreti da presentare agli elettori, bruciando il centrosinistra sin dall'inizio. Ma sulla strada c'e' sempre il nodo dell'Udc e difficilmente si riuscira' a trovare la quadra sulle ultime due caselle strategiche ancora libere. Mentre per la corsa a palazzo Santa Lucia, infatti, e' attesa solo l'ufficializzazione del socialista Stefano Caldoro, sembra ancora in alto mare la scelta per il governatore pugliese (nelle ultime ore sta prendendo sempre piu' corpo l'ipotesi di una 'candidatura interna').
Il Cavaliere non ha cambiato idea sulle 'alleanze a macchia di leopardo' del partito di via dei Due Macelli.
Considera questa strategia inaccettabile, perche' fa perdere consensi, mentre il Pdl, secondo gli ultimi sondaggi, e' in grado di vincere facendo a meno dell'appoggio di Pier Ferdinando Casini. Nella maggioranza, dunque, le acque restano agitate a causa della variabile centrista. La Lega non nasconde tutte le sue perplessita' (ieri Umberto Bossi ha detto ''no ad intese con Casini nel Nord''), mentre il Popolo della liberta' si divide tra chi non ha mai visto di buon occhio assi con Casini e chi considera determinante il sostegno centrista in alcune realta' locali e vuole evitare passi falsi in vista di un voto delicato come quello di marzo per la tenuta della coalizione.
Ad agitare i sonni del centrodestra e' anche il caso Lazio. Secondo le indiscrezioni circolate oggi in ambienti parlamentari, il Cavaliere non avrebbe gradito le modalita' dell'accordo siglato con Casini su Renata Polverini.
I 'falchi' azzurri del Pdl, sarebbero pronti a riaprire i giochi se non ci sara' anche un via libera formale da parte dei vertici di Fi sul nome del leader dell'Ugl. Ma fonti autorevoli del partito assicurano che alla fine tutto rientrera'. Anche perche', rompere adesso con l'Unione di centro sulla Polverini gradita a Gianfranco Fini, significherebbe rompere il patto con il presidente della Camera per una maggiore concertazione reciproca siglato durante l'ultimo colloquio a Montecitorio.
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