L’Olanda smaschera il tranello del Mes
Nelle scorse giornate l’Europa aveva assistito all’apertura di un dibattito sulle modalità per un’eventuale attuazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), il
discusso “fondo salva-Stati”. Tra le proposte del premier italiano
Giuseppe Conte, i dubbi degli esponenti dei governi del “rigore” del
Nord e la mediazione di Paolo Gentiloni e Ursula von der Leyen si
erano andate costituendo tre posizioni: l’idea di applicare il Mes a
tutti i Paesi senza condizionalità in quanto a riforme strutturali e
futura austerità, quella di usarlo per finanziare gli Eurobond e quella,
radicale, di mantenere l’automatica condizionalità applicandolo solo a
determinati Stati.
Capofila di quest’ultimo partito è l’Olanda del premier Mark Rutte. Il ministro delle Finanze di L’Aja, Wopke Hoekstra, ha
recentemente pubblicato una durissima nota in cui insiste sulla
condizionalità tra eventuale attivazione del Mes e future condizionalità
imposte ai Paesi richiedenti. Un ammonimento diretto a chi, come
l’Italia, pensava di aver evitato tale possibilità. L’Aja, si legge
nella nota, “”è impegnata ad assicurare che un’appropriata forma di
condizionalità sia osservata per ciascuno strumento, come richiesto
anche dal trattato sul Mes in vigore“. Nessuno spazio per alcuna mediazione strategica od operativa: il Paese falco tra i falchi del rigore,
capace di guidare il blocco allo sviluppo del futuro bilancio
comunitario, moralista sui conti pubblici degli altri Paesi ma al tempo
stesso allegro paradiso fiscale sul fronte interno, in questo caso non pecca certamente di scarsa trasparenza.
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