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sabato 19 luglio 2025
giovedì 5 giugno 2025
Italia - Brusca è libero, Maria Falcone: "Dolore e amarezza, ma è la legge di Giovanni"
Lo ha detto la sorella del magistrato dopo che Giovanni Brusca è tornato in libertà. "Come cittadina e come sorella, non posso nascondere il dolore e la profonda amarezza che questo momento inevitabilmente riapre. Ma come donna delle Istituzioni sento anche il dovere di affermare con forza che questa è la legge. Una legge, quella sui collaboratori di giustizia, voluta da Giovanni", ha commentato
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Italia - Giovanni Brusca libero, fu lui ad azionare il telecomando della strage Capaci, in cui perirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Fu sempre Brusca ad uccidere il piccolo Santino Di Matteo e a far sciogliere il suo corpo nell'acido. Ma compì tanti altri efferati delitti
A fine maggio sono trascorsi i 4 anni di libertà vigilata.
Maria Falcone: "dolore e amarezza, ma è la legge di Giovanni"
lunedì 11 ottobre 2021
Italia - L'outing di Ilda Boccassini e la riflessione di Maria Falcone: “Smarrito il senso del pudore e della sfera intima di chi non c’è più. Mio fratello si sarebbe sentito offeso”
La sorella del giudice ucciso risponde sul quotidiano "La Sicilia" a un intervento in cui il drammaturgo Ottavio Cappellani commenta in chiave satirica e dissacrante i passaggi dell'autobiografia dedicati al suo rapporto sentimentale tra i due magistrati. "Finora ho preferito evitare commenti su una vicenda che mi ha molto amareggiata, ritenendo che il silenzio, di fronte a parole tanto inopportune, fosse la scelta più sensata. Ma si è superato il limite"...
giovedì 3 giugno 2021
Italia - Mafia: Maria Falcone, subito riforma ergastolo ostativo
Sorella giudice, a indignazione seguano i fatti
martedì 1 giugno 2021
Italia - Giovanni Brusca torna libero: "Un' offesa per le vittime". Gli sono stati addebitati più di 100 omicidi. Strangolò e poi sciolse nell'acido il piccolo Giuseppe di Matteo, guidò il commando mafioso che organizzò la strafe di Capaci dove perirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tutti gli agenti della scorta
L'ex boss di Cosa Nostra, Giovanni Brusca, è tornato in libertà dopo aver scontato una condanna a 25 anni di reclusione. Fu responsabile della morte di Giovanni Falcone
domenica 23 maggio 2021
Italia - Sicilia, strage di Capaci, l'omaggio della Polizia a Giovanni Falcone
(Agenzia Vista) Sicilia, 23 maggio 2021 Il Ministro dell'Interno Lamorgese, accompagnata dal Capo della Polizia Giannini, depone una corona d'alloro alla Stele commemorativa della strage di Capaci, sull'autostrada Palermo-Mazara del Vallo, in ricordo vittime attentato del 23maggio 1992. Polizia Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
giovedì 6 maggio 2021
Italia - La sinistra antimafia a Santoro. "Il tuo libro? Solo depistaggio"
Da "Michele chi?" a "Michele perché?". La sinistra antimafia non si dà
pace per il libro-intervista di Michele Santoro Nient'altro che la
verità al pentito di mafia Maurizio Avola sulla morte di Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino
sabato 23 maggio 2020
Italia - Palermo chiama Italia: il ricordo della strage di Capaci avvenuta il 23 maggio 1992 in cui perirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta: Antonio Montinaro, Vito Montinaro, Rocco Dicillo.
Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza.
Da www.ilSecolo xix.it del 23 Maggio 2020
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martedì 26 ottobre 2010
Il Giornale - L’«altro» Scajola
L'on. Claudio Scajola in un'immagine di repertorio
di Sergio Maifredi
Sono con Claudio Scajola. Credo in poche regole in compenso fisse: non si colpiscono gli avversari a terra, non si lasciano i propri feriti sul campo.
Credo, come scriveva il giudice Falcone, che si muoia generalmente perché si è soli, perché si è lasciati soli.
In momenti come questi la prudenza, la strategia politica, imporrebbe un silenzio discreto.
In momenti come questi la prudenza, la strategia politica, imporrebbe un silenzio discreto.
Forse ho una concezione masochista della politica. Quando nessuno puntava un soldo sulla vittoria del centro destra alle amministrative del 2007, ho deciso che era giusto metterci la faccia, metterci la faccia in un mondo, quello culturale, in cui oggi come allora, non unirsi agli sberleffi verso Berlusconi è già un atteggiamento sospetto.
E ho deciso di candidarmi per la fiducia che ho in Claudio Scajola. Lo conosco dal 2003, da distante ovviamente, e ho sempre apprezzato la sua attenzione e il suo schietto entusiasmo per le mie più incoscienti idee artistiche.
Dalla volta in cui inventai insieme al Teatro della Tosse uno spettacolo con oltre cento attori a bordo di una nave traghetto che da Imperia raggiunse in sette tappe Palermo, a quando feci attraversare piazza Dante a Oneglia da un funambolo in equilibrio a trenta metri di altezza.
Pensai che candidarmi aveva la stessa forza simbolica di un tatuaggio, un rito di passaggio a cui era vile e opportunista sottrarsi.
Dedicai, in cuor mio, a Claudio Scajola quella fatica e quel che ne conseguì. Ricordo due incontri. Il primo, formale, nel suo studio di Imperia: sono sorpreso di sentirmi assolutamente a mio agio, i suoi occhi, mentre gli racconto i miei progetti per il Ponente Ligure, sono sorridenti, curiosi, infondono energia.
La sua voce ferma, decisa; le sue parole, da ligure, essenziali come montaliani ossi di seppia.
Il secondo, casuale, in una assolata Oneglia d'agosto: è alla guida della sua macchina ed io arranco verso la stazione, schiantato dal caldo. Mi chiede che ci faccio io lì.
Fermi a parlare non ci si può stare, per via del sole a picco. Mi dice di salire e mi accompagna in stazione. Tutto qui, semplicemente.
Credo che gli uomini si riconoscano nella dignità con cui sanno affrontare il dolore, la caduta.
E da judoista so che non importa quante volte cadi, l'importante è quanto in fretta ti rialzi.
Sono con Claudio Scajola.
Da www.ilGiornale.it del 26 Ottobre 2010
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