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sabato 19 luglio 2025

Italia - Paolo Borsellino, 33 anni fa la strage di mafia nell'attentato in via D'Amelio in cui perà il magistrato Antimafia e la sua scorta

Il magistrato siciliano, membro del pool antimafia, venne assassinato a Palermo il 19 luglio 1992, insieme a 4 uomini e una donna della scorta. Sono passati 33 anni tra processi, depistaggi, inchieste che non hanno fatto piena luce su tutti i livelli di coinvolgimento nella strage. Insieme all’amico e collega Giovanni Falcone, anch’egli ucciso da Cosa Nostra pochi mesi prima, il giudice è considerato una delle figure di spicco della guerra alla criminalità organizzata in Sicilia

Nell'attentato di via D'Amelio, dove morì Paolo Borsellino, persero la vita anche i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina 

 

giovedì 5 giugno 2025

Italia - Brusca è libero, Maria Falcone: "Dolore e amarezza, ma è la legge di Giovanni"

Lo ha detto la sorella del magistrato dopo che Giovanni Brusca è tornato in libertà.  "Come cittadina e come sorella, non posso nascondere il dolore e la profonda amarezza che questo momento inevitabilmente riapre. Ma come donna delle Istituzioni sento anche il dovere di affermare con forza che questa è la legge. Una legge, quella sui collaboratori di giustizia, voluta da Giovanni", ha commentato 

Italia - Giovanni Brusca libero, fu lui ad azionare il telecomando della strage Capaci, in cui perirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Fu sempre Brusca ad uccidere il piccolo Santino Di Matteo e a far sciogliere il suo corpo nell'acido. Ma compì tanti altri efferati delitti

A fine maggio sono trascorsi i 4 anni di libertà vigilata.

Maria Falcone: "dolore e amarezza, ma è la legge di Giovanni" 

lunedì 11 ottobre 2021

Italia - L'outing di Ilda Boccassini e la riflessione di Maria Falcone: “Smarrito il senso del pudore e della sfera intima di chi non c’è più. Mio fratello si sarebbe sentito offeso”

La sorella del giudice ucciso risponde sul quotidiano "La Sicilia" a un intervento in cui il drammaturgo Ottavio Cappellani commenta in chiave satirica e dissacrante i passaggi dell'autobiografia dedicati al suo rapporto sentimentale tra i due magistrati. "Finora ho preferito evitare commenti su una vicenda che mi ha molto amareggiata, ritenendo che il silenzio, di fronte a parole tanto inopportune, fosse la scelta più sensata. Ma si è superato il limite"...

domenica 23 maggio 2021

Italia - Sicilia, strage di Capaci, l'omaggio della Polizia a Giovanni Falcone

(Agenzia Vista) Sicilia, 23 maggio 2021 Il Ministro dell'Interno Lamorgese, accompagnata dal Capo della Polizia Giannini, depone una corona d'alloro alla Stele commemorativa della strage di Capaci, sull'autostrada Palermo-Mazara del Vallo, in ricordo vittime attentato del 23maggio 1992. Polizia Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

giovedì 6 maggio 2021

Italia - La sinistra antimafia a Santoro. "Il tuo libro? Solo depistaggio"

Da "Michele chi?" a "Michele perché?". La sinistra antimafia non si dà pace per il libro-intervista di Michele Santoro Nient'altro che la verità al pentito di mafia Maurizio Avola sulla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

martedì 26 ottobre 2010

Il Giornale - L’«altro» Scajola


 
 L'on. Claudio Scajola in un'immagine di repertorio

di Sergio Maifredi 
 
Sono con Claudio Scajola. Credo in poche regole in compenso fisse: non si colpiscono gli avversari a terra, non si lasciano i propri feriti sul campo. 
Credo, come scriveva il giudice Falcone, che si muoia generalmente perché si è soli, perché si è lasciati soli.
In momenti come questi la prudenza, la strategia politica, imporrebbe un silenzio discreto. 
Forse ho una concezione masochista della politica. Quando nessuno puntava un soldo sulla vittoria del centro destra alle amministrative del 2007, ho deciso che era giusto metterci la faccia, metterci la faccia in un mondo, quello culturale, in cui oggi come allora, non unirsi agli sberleffi verso Berlusconi è già un atteggiamento sospetto. 
E ho deciso di candidarmi per la fiducia che ho in Claudio Scajola. Lo conosco dal 2003, da distante ovviamente, e ho sempre apprezzato la sua attenzione e il suo schietto entusiasmo per le mie più incoscienti idee artistiche. 
Dalla volta in cui inventai insieme al Teatro della Tosse uno spettacolo con oltre cento attori a bordo di una nave traghetto che da Imperia raggiunse in sette tappe Palermo, a quando feci attraversare piazza Dante a Oneglia da un funambolo in equilibrio a trenta metri di altezza. 
Pensai che candidarmi ave­va la stessa forza simbolica di un tatuaggio, un rito di passaggio a cui era vile e opportunista sottrar­si.
Dedicai, in cuor mio, a Clau­dio Scajola quella fatica e quel che ne conseguì. Ricordo due incontri. Il primo, formale, nel suo stu­dio di Imperia: sono sorpreso di sentirmi assolutamente a mio agio, i suoi occhi, mentre gli rac­conto i miei progetti per il Ponen­te Ligure, sono sorridenti, curio­si, infondono energia. 
La sua vo­ce ferma, decisa; le sue parole, da ligure, essenziali come montalia­ni ossi di seppia.  
Il secondo, casuale, in una asso­lata Oneglia d'agosto: è alla gui­da della sua macchina ed io ar­ranco verso la stazione, schianta­to dal caldo. Mi chiede che ci fac­cio io lì.
Fermi a parlare non ci si può stare, per via del sole a picco. Mi dice di salire e mi accompa­gna in stazione. Tutto qui, semplicemente. 
Credo che gli uomini si ricono­scano nella dignità con cui san­no affrontare il dolore, la caduta. 
E da judoista so che non importa quante volte cadi, l'importante è quanto in fretta ti rialzi. 
Sono con Claudio Scajola. 

Da www.ilGiornale.it  del  26 Ottobre 2010