domenica 28 marzo 2010

Elezioni, affluenza nazionale in calo del 7,06 per cento


La percentuale di affluenza alle urne alle ore 19 
per le regionali si attesta al 34,90 per cento contro
il 41,96 per cento del 2005, in calo di poco più di 
7 punti rispetto alle regionali del 2005. 

Va tenuto presente che questo dato si riferisce alle nove regioni - Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata - i cui dati elettorali affluiscono al Ministero dell’Interno. I dati relativi a Toscana, Marche, Puglia e Calabria non affluiscono al Ministero dell’Interno perché si tratta delle regioni che si sono dotate di leggi elettorali autonome. In queste quattro regioni, che dunque forniscono i dati autonomamente, la tendenza è analoga a quella nazionale.
La regione in cui il calo è maggiore, è il Lazio, dove ha votato per le regionali lo 31,5 per cento degli elettori, in calo di 9,5 punti rispetto alle precedenti omologhe (41,0% alle regionali 2005; 47,8% alle politiche 2008). A Roma città ha votato il 29,5% degli aventi diritto (38,8% alle regionali 2005; 47,1% alle politiche 2008). Un dato particolarmente atteso perché come è noto nel Lazio non è presente la lista del Pdl della provincia di Roma.

Il calo dei votanti potrebbe tradursi a livello definitivo in una discesa «sensibile», perfino di 10 punti. È questa l’opinione di alcuni sondaggisti interpellati al telefono. «L’unica lettura possibile di questi primi numeri - sottolinea Nicola Piepoli, titolare dell’omonimo Istituto - è che si chiude dieci punti in meno rispetto a cinque anni fa, al 62%, massimo al 65%. Sarà un calo sensibile, non di un punto». Come vanno lette queste astensioni? «non riusciamo a leggere l’astensione - spiega Pierpoli - perché i nostri modelli rilevano e interpretano solo chi vota; chi si astiene non esiste». In ogni caso, in questo caso, «le astensioni favoriscono la sinistra». Renato Mannheimer, patron dell’Ispo, concorda ma si mostra più prudente: «questi numeri potrebbero essere il segnale che si sta realizzando quell’astensione di cui si è parlato nelle settimane scorse». Quale dei contendenti viene più danneggiato? «Secondo i sondaggi delle scorse settimane danneggia più il centrodestra, ma è prematura trarre conclusioni definitive». 

IL PUNTO ALLE 15
La partecipazione degli elettori al voto per le regionali in 13 regioni è in calo, dicono i dati del Viminale e delle regioni. Nelle nove regioni monitorate direttamente dal ministero dell’Interno (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia- Romagna, Umbria, Lazio, Campania e Basilicata) l’affluenza alle 12 è calata di quasi 3 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni: 10,19% contro 13,05%, quando mancavano i dati di soli tre comuni su 50.068. Il calo più forte è stato in Emilia-Romagna, con il 4%. Tra le regioni che invece gestiscono in proprio la comunicazione di dati elettorali, la Toscana ha avuto alle 12 un’affluenza del 9%, in calo di 3,2 punti rispetto al 2005. Le Marche dell’8,11%, contro l’11,4 di cinque anni fa. Puglia e Calabria non hanno ancora comunicato i dati. 

IL PUNTO ALLE 13
Dalle 8 di questa mattina si vota per il rinnovo di 13 Regioni e di oltre 400 Comuni - tra cui Venezia - nonché per alcune province. Anche se negli ultimi giorni l’attivismo mediatico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è sembrato dare alle elezioni regionali quasi il senso di un referendum sul suo governo, il voto degli oltre 40 milioni di elettori chiamati alle urne riguarda anche sfide locali e temi importanti come quello della sanità o dell’agricoltura, la cui competenza principale spetta proprio alle regioni.
Ma anche il lavoro, che per la maggioranza degli italiani (79%), dice un sondaggio Ipsos, è la prima preoccupazione in agenda. Delle 13 regioni da rinnovare, 11 sono governate oggi dal centrosinistra, due dal centrodestra. Poi però il panorama locale è piuttosto diversificato. Il voto più atteso è quello del Lazio - dove il centrodestra candida Renata Polverini e il centrosinistra Emma Bonino - soprattutto dopo l’esclusione della lista Pdl dalla circoscrizione di Roma, la più grande della Regione. Bocciato due volte dal Consiglio di Stato - nonostante un decreto ad hoc varato dal governo - il partito di Berlusconi ieri ha alzato la tensione annunciando che andranno considerate valide anche le schede su cui gli elettori hanno scritto i nomi di esponenti politici non presenti nelle liste elettorali. Il Pdl vorrebbe tentare in questo modo di recuperare i voti degli elettori smarriti per l’assenza della lista a Roma, ma il Pd e il centrosinistra hanno protestato, affermando che quelle schede vanno bocciate perché potrebbero essere un tentativo di farsi riconoscere da parte degli elettori. Il rischio è dunque che domani pomeriggio, quando si procederà allo spoglio dei voti, si verifichino schermaglie procedurali che potrebbero creare il caos, soprattutto se la distanza tra le due principali candidate sarà minima. 

LE ALTRE SFIDE Oggi e domani votano regioni del Nord tradizionalmente in testa alle classifiche per reddito pro capite e per i servizi resi ai cittadini e con maggioranze politiche storiche (la Lombardia per il centrodestra, l’Emilia- Romagna per il centrosinistra) e regioni del Sud fanalino di coda delle stesse graduatorie e con maggioranze che cambiano più spesso segno (come la Calabria). Due regioni, Lazio e Campania, arrivano alle elezioni con la sanità commissariata dal governo. Per la prima volta in due regioni del Nord, Veneto e Piemonte, ci sono due candidati presidenti della Lega, e qui il partito di Umberto Bossi potrebbe anche superare per consensi il Pdl. Ma anche in Lombardia la sfida nel centrodestra è accesa, dopo che Umberto Bossi ha detto che potrebbe essere lui il prossimo sindaco di Milano dopo Letizia Moratti. In alcune regioni l’Udc di Pierferdinando Casini è alleato del Pdl (come nel Lazio) o del Pd (come in Piemonte), ma mai della Lega Nord. In Toscana e Umbra, o anche in Puglia, corre invece da solo. Secondo alcuni analisti, queste elezioni sono dunque anche un test sul ruolo da ago della bilancia che i centristi potrebbero giocare sulla politica nazionale, che uscirebbe rafforzato se vincessero per esempio le coalizioni appoggiate da Casini in Piemonte e Lazio.
Il Piemonte, governato negli ultimi cinque anni dal centrosinistra e prima dal centrodestra, é considerato da molti sondaggisti in bilico: contro la presidente uscente Mercedes Bresso (Pd) il centrodestra ha schierato il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota. Nell’ultimo trimestre del 2009, dice l’Istat, il Piemonte, tradizionalmente «centro» della Fiat, era la regione col tasso di disoccupazione più elevato del Nord Italia: il 6,8%. La regione è anche alle prese con le vaste proteste per la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. In Liguria, invece, il voto è una sorta di replay. Il presidente uscente di centrosinistra Claudio Burlando (Pd) ha per sfidante Sandro Biasotti (Pdl); che aveva già battuto nel 2005 (quando Biasotti era a sua volta presidente uscente). I sondaggi pre-voto davano la situazione in bilico, ma con una probabile vittoria del centrosinistra, appoggiato dall’Udc. Altra regione il cui voto è seguito con particolare attenzione è la Puglia, che doveva essere un «laboratorio politico» per le prove di alleanza tra Pd e Udc. Poi però la strenua resistenza del presidente uscente Nichi Vendola - che ha vinto le primarie locali ed è anche leader della nuova formazione rossoverde Sinistra e Libertà - e i dissidi interni ai democratici hanno fatto saltare gli accordi. Ora però Vendola potrebbe rivincere le elezioni proprio grazie alla posizione terzista dell’Udc, che candida alla presidenza l’ex ministro ed ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone.
Il Pdl è rappresentato dal capogruppo Rocco Palese. Nonostante le divisioni di schieramento, a unire quasi tutti i candidati in tutte le regioni c’è il no al nucleare. Di solito sono contrari in generale i rappresentanti del centrosinistra, mentre quelli di centrodestra in alcuni casi distinguono, appoggiando il piano del governo per la costruzione di nuove centrali nucleari ma affermando che nella loro regione non ve n’è bisogno. 

QUANDO E COME SI VOTA Oggi fino alle 22 e domani dalle 7 alle 15 si vota, oltre che per le 13 regioni anche per quattro province (tra cui l’Aquila, colpita quasi un anno fa dal terremoto) e in 453 Comuni, il più importante dei quali è Venezia, dove è candidato sindaco del centrodestra il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. Per le regionali si vota a turno unico, senza ballottaggio (come è invece nel caso di provinciali e comunali). Le modalità di voto cambiano però di regione in regione, secondo quanto previsto dalle rispettive leggi. Nella maggior parte delle regioni (escluse Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria) si può votare per una delle liste provinciali o per la lista regionale collegata (il cosiddetto listino), o si può anche disgiungere il voto, votando per due schieramenti diversi. Si può esprimere una sola preferenza per un candidato alla carica di consigliere regionale, scrivendone il nome nell’apposita riga vicino al contrassegno della lista provinciale. Per votare serve, insieme a un documento di riconoscimento, la tessera elettorale. Chi l’avesse smarrita può rivolgersi al proprio Comune fino a domani. 

Da  www.ilSecoloxix.it  del 28 Marzo 2010 

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