domenica 13 marzo 2011

L'Unità - Le critiche di Scajola: «Il Pdl non è il partito della gente»

 
 Claudio Scajola

«Doveva essere il partito della gente, della nostra gente, troppo spesso non lo è. La componente che viene da An è rimasta una realtà quasi distinta da Forza Italia». È la critica che Claudio Scajola nella rubrica La Bussola della Fondazione Cristoforo Colombo rivolge al Pdl, dopo l'incontro di ieri con il premier Silvio Berlusconi.

«Se abbiamo pensato ai gruppi parlamentari 'Azzurri per la Liberta' è stato solo per manifestare un sentimento a nostro avviso troppo spesso inascoltato. Giungeremo a questo solo se, con la condivisione di Berlusconi, non ci sarà altro modo per riuscirci».
«Chi ha avuto la pazienza di seguire - afferma l'ex ministro - la storia personale e politica mia e degli altri amici che hanno dato vita con me alla Fondazione Colombo sa che, da quando esisteva Forza Italia, abbiamo sempre lavorato, per costruire un partito unito, radicato sul territorio, fondato sulla partecipazione e sulla democrazia interna, sul pluralismo delle idee e non delle correnti, su dei valori chiari: quelli che ci hanno consentito di entrare orgogliosamente a fare parte del Partito Popolare Europeo». «La stessa cosa - aggiunge Scajola - vorremmo fosse il Pdl, geniale intuizione politica di Berlusconi che finora non è diventata uno strumento organizzato funzionante. Doveva essere il partito della gente, della nostra gente. Troppo spesso non lo è».

TESO CONFRONTO CON BERLUSCONI

Teso confronto, ieri sera ad Arcore, tra Silvio Berlusconi e l'ex fedelissimo del premier Claudio Scajola, pronto allo strappo e alla costituzione di un gruppo parlamentare autonomo dal Pdl sia alla Camera che al Senato - gli  'Azzurri per la Libertà' - con un seguito di 23 deputati e 12 senatori.

L'ex ministro delle Attività Produttive, raccontano fonti del Pdl, ha insistito perchè il Cavaliere lo ricevesse per chiedergli di trovare un ruolo al partito al posto del dimissionario Sandro Bondi (o - secondo la versione di altre fonti del partito -, per ottenere spazio al governo con lo spacchettamento del ministero adesso guidato da Paolo Romani o con il ruolo di capogruppo al posto di Fabrizio Cicchitto).


Scajola avrebbe rimproverato al premier di tenerlo lontano dal partito dopo le sue dimissioni dal governo per la vicenda della casa affacciata sul Colosseo. «Io non ho fatto nulla e sono fuori - avrebbe detto Scajola al premier - mentre Verdini è al suo posto nonostante le pendenze giudiziarie e con La Russa decidono tutto, senza consultarmi. Diversi parlamentari la pensano come me e sono dalla mia parte. Aspetto una risposta»: "Non me ne vado se non mi dai una risposta".


Berlusconi, certo non lieto della grana che si trova a dovere gestire, avrebbe rinviato la soluzione del problema ad un prossimo incontro con Scajola lunedì o martedì, ben sapendo che la vicenda scoperchia il vaso di Pandora.


Scajola al premier ha portato le firme parlamentari che lo sostengono, ma altri esponenti di peso del Pdl (che possono vantare un seguito tra i parlamentari pari o maggiore rispetto all'ex ministro ligure), hanno protestato con il premier minacciando a loro volta la costituzione di gruppi autonomi. Per questo, riferiscono alcune fonti, sarebbe forte l'irritazione di Berlusconi con Scajola, che mette a repentaglio il grande lavoro fatto dal premier per rinforzare la sua maggioranza. 


Da www.Unita.it  del 13 Marzo 2011

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