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venerdì 16 luglio 2021

Italia - I cento anni di Donna Assunta Almirante, la vedova che a destra rompeva gli schemi

Il sostegno al divorzio, le amicizie «non missine» e le rotture con Gianfranco Fini. La festa di compleanno a casa: lei intona «Calabrisella mia». Tra i colonnelli di An solo Storace e La Russa chiamano per gli auguri

lunedì 8 ottobre 2012

Imperia - Giovani PDL rispondono ad Eugenio Minasso: "Dichiarazioni rabbiose e un pò sconnesse"





Imperia - "Ciò detto, stupisce ancor più il fatto che si dichiari così dedito al suo territorio asserendo che invece qualcun altro si occupi di fare cene “carbonare”: ci dica, di grazia, per che cosa dovremmo ricordarlo qui sul territorio imperiese"

A rispondere alle accuse di Eugenio Minasso sono i giovani del coordinamento provinciale di 'Giovane Italia' (giovani del PDL).
Siamo stupiti (forse nemmeno troppo), dalle dichiarazioni rabbiose e un po' sconnesse di Eugenio Minasso che, tra l’altro, ci paiono una serie di autogol su tutti i punti grossolanamente trattati.

Ci chiediamo come sia possibile che un parlamentare non sia a conoscenza del fatto che la scorta non si chiede nè si rifiuta; essa viene infatti assegnata per motivi di sicurezza dall’Autorità Nazionale e non può quindi essere utilizzata o meno a seconda di dove si decida di trascorrere la serata. Ci è parsa un’affermazione piuttosto populista che arriva da chi la scorta non la ha, probabilmente non l’avrà mai, anche se forse la vorrebbe

Ciò detto, stupisce ancor più il fatto che si dichiari così dedito al suo territorio asserendo che invece qualcun altro si occupi di fare cene “carbonare”: ci dica, di grazia, per che cosa dovremmo ricordarlo qui sul territorio imperiese, un provvedimento che ha migliorato il nostro territorio o anche solo una sua idea che non ricordi un tentativo di scalata di potere...
Ci pare ridondante invece elencare che cosa l’On. Scajola abbia fatto per la sua terra nella sua carriera politica, crediamo che nemmeno il più acerrimo tra gli avversari possa dire diversamente.
Quello che notiamo è invece la spudoratezza di Minasso nel dichiarare di essere stato a cena con gli amministratori di Diano Marina. Ricordiamo, a chi non lo sapesse, che il PDL nel comune dianese è all’opposizione.
Con chi era a cena..?

Quanto alle considerazioni relative a Gaetano Scullino e Giovanni Bosio (egli confonde lo scioglimento delle Amministrazioni Comunali con la responsabilità dei Sindaci!) ci pare che siano davvero fuori luogo: ricordiamo tutti benissimo le fotografie che ritraevano Minasso, in occasione dell’inimmaginabile (e ancora oggi inspiegabile) exploit alle elezioni regionali del 2006 con Alleanza Nazionale, mentre abbracciava trionfante i membri di una famiglia definita “chiacchierata”.

Per questa sua inadeguatezza, il coordinamento regionale giovanile del PDL -che è uno solo- all'unanimità, ha sfiduciato Minasso (vice coordinatore regionale) e Michele Scandroglio (coordinatore regionale). I motivi non risiedono certo nella provenienza politica dei due personaggi, appartenenti in passato ad AN il primo e a Forza Italia il secondo...
Capiamo che possa sentirsi un po’ ai margini, ma gli suggeriamo di ponderare meglio le sue accuse al fine di evitare altre figuracce. 



Da www.Riviera.it  del 08 Ottobre 2012

domenica 13 marzo 2011

L'Unità - Le critiche di Scajola: «Il Pdl non è il partito della gente»

 
 Claudio Scajola

«Doveva essere il partito della gente, della nostra gente, troppo spesso non lo è. La componente che viene da An è rimasta una realtà quasi distinta da Forza Italia». È la critica che Claudio Scajola nella rubrica La Bussola della Fondazione Cristoforo Colombo rivolge al Pdl, dopo l'incontro di ieri con il premier Silvio Berlusconi.

«Se abbiamo pensato ai gruppi parlamentari 'Azzurri per la Liberta' è stato solo per manifestare un sentimento a nostro avviso troppo spesso inascoltato. Giungeremo a questo solo se, con la condivisione di Berlusconi, non ci sarà altro modo per riuscirci».
«Chi ha avuto la pazienza di seguire - afferma l'ex ministro - la storia personale e politica mia e degli altri amici che hanno dato vita con me alla Fondazione Colombo sa che, da quando esisteva Forza Italia, abbiamo sempre lavorato, per costruire un partito unito, radicato sul territorio, fondato sulla partecipazione e sulla democrazia interna, sul pluralismo delle idee e non delle correnti, su dei valori chiari: quelli che ci hanno consentito di entrare orgogliosamente a fare parte del Partito Popolare Europeo». «La stessa cosa - aggiunge Scajola - vorremmo fosse il Pdl, geniale intuizione politica di Berlusconi che finora non è diventata uno strumento organizzato funzionante. Doveva essere il partito della gente, della nostra gente. Troppo spesso non lo è».

TESO CONFRONTO CON BERLUSCONI

Teso confronto, ieri sera ad Arcore, tra Silvio Berlusconi e l'ex fedelissimo del premier Claudio Scajola, pronto allo strappo e alla costituzione di un gruppo parlamentare autonomo dal Pdl sia alla Camera che al Senato - gli  'Azzurri per la Libertà' - con un seguito di 23 deputati e 12 senatori.

L'ex ministro delle Attività Produttive, raccontano fonti del Pdl, ha insistito perchè il Cavaliere lo ricevesse per chiedergli di trovare un ruolo al partito al posto del dimissionario Sandro Bondi (o - secondo la versione di altre fonti del partito -, per ottenere spazio al governo con lo spacchettamento del ministero adesso guidato da Paolo Romani o con il ruolo di capogruppo al posto di Fabrizio Cicchitto).


Scajola avrebbe rimproverato al premier di tenerlo lontano dal partito dopo le sue dimissioni dal governo per la vicenda della casa affacciata sul Colosseo. «Io non ho fatto nulla e sono fuori - avrebbe detto Scajola al premier - mentre Verdini è al suo posto nonostante le pendenze giudiziarie e con La Russa decidono tutto, senza consultarmi. Diversi parlamentari la pensano come me e sono dalla mia parte. Aspetto una risposta»: "Non me ne vado se non mi dai una risposta".


Berlusconi, certo non lieto della grana che si trova a dovere gestire, avrebbe rinviato la soluzione del problema ad un prossimo incontro con Scajola lunedì o martedì, ben sapendo che la vicenda scoperchia il vaso di Pandora.


Scajola al premier ha portato le firme parlamentari che lo sostengono, ma altri esponenti di peso del Pdl (che possono vantare un seguito tra i parlamentari pari o maggiore rispetto all'ex ministro ligure), hanno protestato con il premier minacciando a loro volta la costituzione di gruppi autonomi. Per questo, riferiscono alcune fonti, sarebbe forte l'irritazione di Berlusconi con Scajola, che mette a repentaglio il grande lavoro fatto dal premier per rinforzare la sua maggioranza. 


Da www.Unita.it  del 13 Marzo 2011

lunedì 6 settembre 2010

Vittorio FELTRI : «Infami noi? Ci insulta e non risponde alle domande»


 


Vittorio Feltri fa spallucce: «Avevo previsto che Gianfranco Fini non avrebbe risposto a nulla e si sarebbe limitato a insultare. Nei giorni scorsi l’avevo anche scritto». 
Il direttore del Giornale sorseggia l’aperitivo dopo aver impostato il titolo del quotidiano di oggi, «Le infamie di Fini».   
Veramente il Presidente della Camera ha affermato d’essere stato insultato da Lei. 
Le risulta? «Mi viene davvero da ridere. Fini invoca per se il diritto al dissenso ma dimentica che deve concederlo anche agli altri. Invece di dare spiegazioni sulle precise contraddizioni documentate dalla nostra inchiesta - una serie di contestazioni precise e reiterate per quaranta giorni - reagisce attaccando: scusate ma l’infame è lui». 
Non vuole difendersi neppure dall’accusa di importunare le famiglie altrui? «Famiglie? Quali? Quella di Fini è un’azienda, la Fini & Tulliani
Guarda caso infatti l’appartamento di Montecarlo è a disposizione del fratello della sua compagna. 
La suocera, una che per tutta la vita aveva fatto la casalinga, detiene la maggioranza della società che, dopo sue pressioni, si è accaparrata il contratto Rai da un miliardo e mezzo.      
Saranno tutte combinazioni, non voglio essere maligno, ma più che una famiglia sembrano un clan. Eppure Fini non si sente in dovere di fornire spiegazioni». 
Ha detto di attendere che si pronuncino i magistrati, ieri voleva parlare della fine di un ciclo. 
E’ in disaccordo anche su questo? «Siamo alle comiche finali. Il Pdl non è finito il 28 luglio perché non è mai iniziato proprio per colpa sua che non ha consentito l'integrazione di An e Forza Italia. E’ incredibile che lamenti di non aver potuto dissentire, dimenticando d’averlo fatto per due anni prima di ieri sera. Peccato che il dissenso vada espresso nel partito e non dalla sedia più alta di Montecitorio o dalla piazza».
Non c’è proprio nulla che le sia piaciuto del discorso di Mirabello? «La prima parte, quella dell’analisi politica, poteva essere apprezzabile, era appassionata. Ma quando Fini è passato all’economia sono cominciate le comiche vere».

FRANCESCA PACI

ROMA



Da www.laStampa.it  del 06 Settembre 2010

mercoledì 18 agosto 2010

Montecarlo, altro testimone: "Fini qui a Natale"

 

 

Gianfranco Fini ed Elisabetta Tulliani in vacanza a Ferragosto

 

Ennesimo testimone di una visita del presidente della Camera all’alloggio monegasco del cognato. È l’ingegner Mereto, da 25 anni nel Principato e con ufficio nel palazzo: "Per lui grande spiegamento di polizia". E l'uomo che lo incontrò a novembre: "Parlammo a lungo di immigrazione" 

 

Montecarlo - Gratta gratta, anche in questo strano «non luogo» chiamato Montecarlo, dove la regola ferrea del mutismo di fronte a qualsivoglia domanda fa sembrare perfino la Sicilia una terra di loquacissimi testimoni volontari, si viene a sapere prima o poi qualcosa.  

In questo caso è una conferma in più, rispetto alle prove già raccolte e pubblicate nelle settimane scorse dal Giornale, del fatto che il presidente della Camera Gianfranco Fini non può «non conoscere» l’identità del vero proprietario dell’appartamento al civico 14 di Boulevard Princesse Charlotte
Non può perché in quella casa e in quell’appartamento lui c’è stato. E nel quartiere lo hanno visto in molti, anche se quasi tutti quei molti adesso non lo dicono.
«Ovviamente vado a memoria sulla data, direi il dicembre scorso, sotto Natale», racconta l’ingegner Giorgio Mereto, un genovese residente da 25 anni nel Principato e titolare della Mgm Marine Gasoil, società di trading petrolifero che ha i propri uffici nella stessa villona giallognola in stile anni Venti.  
«Ricordo però bene l’episodio perché quel giorno, da un momento all’altro, si era scatenata una gran confusione fuori dal palazzo, in strada, e subito dopo fin dentro, nell’androne e sulle scale, con un notevole spiegamento della polizia monegasca a sirene accese». 
Sia per regolare il traffico, sia per scortare un illustre ospite italiano. Era Gianfranco Fini. «Lo accompagnava quella bella signora bionda, con i capelli mossi, che si vede sui giornali (Elisabetta Tulliani, ndr). Io, come altri coinquilini, gli ho anche fatto un cenno di saluto, ma non gli ho parlato», dice l’imprenditore. Poi, a sirene finalmente spente, la cosa era finita lì.
Sirene che si sarebbero però riaccese davanti al civico 14 soltanto qualche giorno fa. Quando altri gendarmi del principe Alberto hanno fatto da premuroso usbergo a Giancarlo Tulliani, il cognatino (o per dirla alla francese il quasi beau frère di Fini) in occasione del suo precipitoso e forse temporaneo addio al quartierino monegasco. «“Fermo, dove va?”, pensi che hanno fermato anche me che lavoro in questo stabile da un quarto di secolo», se la ride l’imprenditore italiano.
Comunque, tra gli abitanti del Palais Milton, quell’improvvisa apparizione natalizia del fondatore di An non aveva destato gran sorpresa. Tutti sapevano già, infatti, che l’appartamento di hall, deux pieces, servizi, cucina e balcone per complessivi almeno 70 metri quadri, era stato lasciato in eredità agli ex camerati della Fiamma tricolore dalla pasionaria missina Anna Maria Colleoni. 
Ed erano state dieci anni fa proprio le proteste di molti inquilini, per via dello stato di abbandono dell’appartamento (lasciato andare e con le persiane ormai avvolte dall’edera fin quasi al piano superiore), proteste raccolte dall’amministratore dello stabile Michel Dotta, a provocare l’arrivo a Montecarlo dell’onorevole Donato Lamorte in rappresentanza di An, la nuova proprietà. 
«Questa circostanza la ricordo bene per via del cognome, uno di quelli che non si dimenticano, ma anche per la vistosa gestualità del parlamentare, forse ben più difficile da scordare», rievoca Mereto.
Lamorte aveva insomma placato gli animi, annunciando interventi di manutenzione tempestivi e diffondendo al tempo stesso la voce che se qualcuno fosse stato intenzionato ad acquistare… beh, che si facesse avanti. «Io ci avevo fatto un pensiero
Del resto ho ufficio qui e poteva essere interessante. Poi però avevo rinunciato». 
E se l’ingegnere non ricorda quale fosse all’epoca la valutazione di mercato, ha idee ben chiare dove potrebbe essere schizzato oggi il prezzo in questa zona centrale del Principato, pur se senza vista mare: ovvero verso i 30mila euro al metro quadro.   
Che porterebbero la valutazione dell’appartamento - pagato dalla Printemps Limited la risibile miseria di 300mila euro - a 2,4 milioni in valuta europea. 
Fatto è che il real estate monegasco è stato stravolto, con una crescita delle quotazioni del 30% in tre anni, in seguito all’arrivo a Montecarlo di orde di ricconi russi con adolescenti dalla coscia chilometrica al seguito (si riconoscono in base alla regola del 20: i ricconi sono vent’anni più vecchi, le gnocche venti centimetri più alte). 

«Di fatto non c’è immobile che possa resistergli. Arrivano con le valigie piene di soldi e se vogliono qualcosa se la comprano. A qualunque prezzo», dice Mereto. 

Intanto, la processione degli italiani in vacanza sta portando altro ossigeno alle casse del Principato. È il turismo della curiosità.
Arrivano, leggono il nome Tulliani sul citofono, si scattano foto in posa con il cellulare e se ne vanno commentando. Testimoni a modo loro, almeno così credono, della storia. 
  Una gran brutta storia. 


Guido Mattioni

Da www.ilGiornale.it  del 18 Agosto 2010

 

giovedì 12 agosto 2010

Mariani: "Perché dissi no al bilancio di An"



La coppia:  Elisabetta Tulliani - Gianfranco Fini (ndr: AlassioFutura)

L'ex amico: «I panni sporchi si lavano in famiglia, 
ma se i pm mi chiamano dirò quello che so»

ROMA
 
Sedici minuti e diciassette secondi di tensione emotiva quasi insopportabile che accomunò in un salone d’albergo Gianfranco Fini e i suoi colonnelli. Era il 28 luglio di tre anni fa e davanti allo stato maggiore di Alleanza nazionale, Sergio Mariani spiegò il suo voto contrario al bilancio di An con argomenti molto espliciti («L’oggetto concordato per alcune fatture è falso») e concluse il suo discorso con una richiesta spiazzante: «Chiedo alla Assemblea nazionale di An di deferirmi al Collegio dei Probiviri...». Come dire: se ho detto bugie, non vi resta che denunciarmi. Nel salone dell’hotel Parco dei Principi, tra i capicorrente, grande fu lo sconcerto. Fini sorrise, qualcun altro disse «non è possibile» e Mariani continuò: «E allora, a norma dello Statuto, devo chiedere di denunciarmi al segretario provinciale di Roma...». Non accadde nulla. Nessun dirigente di An denunciò Mariani e l’indomani nessun giornale diede conto del suo intervento.  

Ma quel discorso che sembrava destinato all’oblio, torna d’attualità. Soprattutto per un motivo: Sergio Mariani, sconosciuto al grande pubblico, è un personaggio nevralgico nella storia privata e pubblica della destra. Pochissimi, come lui, conoscono alcuni ex colonnelli di An, con i quali Mariani ha condiviso in gioventù “missioni” non sempre di stampo oxfordiano. Ma c’è qualcosa di più: Mariani è stato il primo marito di Daniela Di Sotto, la sanguigna militante che successivamente si innamorò di Gianfranco Fini e lo sposò. Il camerata Sergio reagì malissimo, sparandosi all’addome: allora, come oggi, Mariani era un duro, ma anche un uomo tutto d’un pezzo, per lui «onore e rispetto» restano valori assoluti. Uno spessore umano che ha impedito a quelli che avrebbero preferito rimuoverlo, di recidere i legami con lui. E infatti in privato Mariani continua a parlare senza ipocrisie con tutte le “parti”: il suo ex rivale Fini, ma anche la ex moglie di entrambi, Daniela.

E proprio loro due - Sergio e Daniela - più di 30 anni fa gli iniziatori di una lunga storia di amori e di voltafaccia, in questi giorni sono ricercatissimi dai giornali, affamati di gossip e di vetriolo. Ma i due si negano. Daniela, dopo la separazione da Fini, si è chiusa in un riserbo che i critici della sua verve romanesca non avrebbero mai immaginato. Ma a Mariani è naturale chiederlo: perché quel triplice “no” all’approvazione degli ultimi tre bilanci di An dal 2005 al 2007? Oltre alla casa di Montecarlo, ci sono forse altri beni dell’eredità Colleoni o del patrimonio missino, di cui hanno goduto in forme diversi altri dirigenti del partito? Mariani è un muro: «Non ho alcuna intenzione di fare dichiarazioni su questo argomento. Oggi, come allora, resto dell’idea che i panni sporchi si lavano in famiglia». Ma se fosse il magistrato che indaga su Montecarlo a chiederle le ragioni delle sue perplessità? «Se fosse l’autorità giudiziaria a interpellarmi, non potrei tirarmi indietro. Con spirito di verità».

Tra chi viene da An, nessuno mette in discussione la probità del garante degli ultimi bilanci, il senatore Franco Pontone, un gentiluomo napoletano d’altri tempi che non ha mai avuto l’autoblù, che si muove in treno e ripete spesso una frase: «L’unico patrimonio che lascerò a mia figlia è il mio onore». Una cosa è certa: gli ultimi bilanci di An sono stati approvati all’unanimità, la prova che nel partito di Fini c’è stata sempre una gestione collegiale delle questioni finanziarie, compresa quella che ha riguardato la casa di Montecarlo. E’ proprio questa collegialità che spiega la prudenza degli ex colonnelli? Italo Bocchino, capofila dei finiani, scuote la testa: «No, la gestione dei bilanci è sempre stata molto scrupolosa e rigida». 

Fabio Martini

Da www.laStampa.it  del 12 Agosto 2010

lunedì 2 agosto 2010

La rottura nel Pdl: Bornacin e Plinio rispondono a Gadolla

 Il  politico di lungo corso del centro-destra nazionale, Dott. Gianni Vincenzo Plinio, 
persona di indiscussa e provata integrità


Il Sen. Giorgio Bornacin e Gianni Plinio del Pdl replicano Gianfranco Gadolla, che ha aderito alla corrente finiana dopo la frattura avvenuta nella coalizione di Centro Destra: “Dal momento - commentano - che si è auto espulso, Gadolla tolga velocemente il disturbo senza tanti piagnistei come gli ha intimato anche il Coordinatore Nazionale PDL La Russa.

A “tradire” Fini non siamo stati noi come insinua Gadolla ma è Fini che, con i suoi trasformismi, ha preso irrimediabilmente le distanze dal gruppo storico dei suoi amici politici tra cui noi che lo abbiamo sempre sostenuto nei momenti più difficili. 

Non accettiamo, in ogni caso, giudizi sulla nostra storia politicache è coerente, pulita e cominciata in epoche assai rischiose - da uno come Gadolla che ci venne a chiedere l’iscrizione ad  AN un minuto dopo che AN era andata al Governo”.

Da www.CittadiGenova.com  del 02 Agosto 2010

giovedì 7 gennaio 2010

BERLUSCONI AVVERTE: FINI VUOLE SPAZIO LASCI IL SUO INCARICO


Silvio Berlusconi, affiancato dal capo della scorta, passeggia per St Paul de Vence,
in Provenza, con il volto ormai privo di bende e cerotti


ROMA. Silvio Berlusconi perfettamente guarito si concede una gita in Provenza, da dove con un messaggio telefonico a una riunione di europarlamentari innesca il giallo della Befana: «Nel 2010 faremo le riforme e taglieremo le tasse». Così almeno è stata riferita la sua frase chiave.
Poco dopo però il portavoce di palazzo Chigi, Paolo Bonaiuti, ha smentito tutto: «Frasi mai pronunciate».

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ROMA. È tornato il grande freddo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Anzi temperature polari a sentire entrambi. Il Cavaliere in questi giorni nell’accogliere i suoi ospiti a villa San Martino sta usando parole tranchant nei confronti dell’ex leader di An. Con Storace e altri esponenti del Pdl è stato categorico: «Fini in campagna elettorale ha insistito tanto nel voler fare il presidente della Camera e l’ho accontentato. Ora, invece,vuole occuparsi del partito. Lo può anche fare, ma deve abbandonare qualsiasi ruolo istituzionale...». Nessuna richiesta di dimissioni, ma l’intenzione di chiedere all’inquilino di Montecitorio una scelta ben precisa: «Io – ha ripetuto Berlusconi due giorni fa – sono pronto anche ad affidargli il partito.Venga a bussare alla mia porta, ma deve però svestire i panni che ha indossato...».
Un modo per mettere Fini nell’angolo, dunque. «Ognuno – è il ragionamento del premier – deve svolgere il proprio ruolo. Berlusconi fa il presidente del Consiglio, i ministri fanno i ministri e quindi Fini sa cosa deve fare. Altrimenti cade in una chiara contraddizione...». Non c’è, quindi, spazio di trattativa tra i due. L’ex ministro degli Esteri da tempo pone delle questioni a suo dire ineludibili. Innanzitutto chiede un cambiamento nell’organigramma del partito. Non si fida più dei vari La Russa e Gasparri e vorrebbe sostituire il primo con Italo Bocchino. Poi insiste sulla necessità di avere voce in capitolo sulle decisioni che vengono prese in via dell’Umiltà. Ma anche su questo punto il Cavaliere ha fatto capire benissimo come la pensa: «Fini – ha spiegato ad Alfano e Ghedini nell’ultima riunione a Arcore – vuole sfidarmi in una prova di democrazia. Ma le scelte non le facciamo nè io nè lui. C’è un organismo che decide ed è l’ufficio di presidenza». Infine l’ultimo “problema”: VittorioFeltri. Il direttore del Giornale sostiene che «Berlusconi è feltrizzato » anche se il Cavaliere nega di avallare la linea del quotidiano di famiglia. La risposta del premier è sempre la stessa: «Feltri fa solo danni al centrodestra, ma vende copie...».
Risposta che a Fini non va affatto giù. Il presidente della Camera è convinto che dietro i reiterati attacchi del quotidiano ci sia lo zampino del presidente del Consiglio. Allora è già pronta la “contromossa”. In primis i suoi minacciano la costituzione di un gruppo parlamentare «formato da 50 deputati e 30 senatori ». Ma è sulla giustizia che Fini carica l’arma. Forte del fatto che «legittimo impedimento e processo breve non figurano certo nel programma elettorale». Gli ex An vicini all’inquilino di Montecitorio nei prossimi giorni chiederanno al Pdl di pronunciarsi apertamente, proprio tramite il direttivo del partito, contro il direttore del Giornale.
«Serve un atto politico, mi aspetto una risposta da Berlusconi altrimenti valuteremo le conseguenze», ha spiegato Fini ai suoi collaboratori. Il patto con Berlusconi, questo il suo ragionamento, è stato stipulato a casa Letta e prevedeva cose ben diverse. «Berlusconi – è lo sfogo del presidente della Camera – non ha certamente carta bianca su tutto, non è che si può ingoiare il partito e pretendere che io mi stia zitto...». La tensione tra palazzo Chigi e Montecitorio è destinata ad aumentare anche perché non c’è traccia di un incontro tra i due duellanti. Il premier ha altro in testa. Innanzitutto le riforme: quella della giustizia innanzitutto. Ed è per questo che ha spiegato di fare il “tifo” per Bersani. «Non attacchiamolo, per il segretario del Pd le Regionali sono la prova del nove», ha spiegato. «Presidente – gli ha fatto notare Alfano , in realtà mi sa che questo è il nono leader della sinistra che fa fuori...». «Mi sa proprio di sì...”, è stata la risposta del Cavaliere.

GIOVANNI PALOMBO

Da www.ilSecoloxix.it  del 07 Gennaio 2010