sabato 19 dicembre 2020

Mondo - La Tunisia è una bomba a orologeria

Dieci anni dopo la rivoluzione dei gelsomini e i moti della primavera araba, la Tunisia è una bomba a orologeria. La situazione politica, economica e sociale del Paese rivierasco dovrebbe destare la preoccupazione del governo dell’Italia per almeno due motivi: i flussi migratori e l’energia. Secondo i dati del Viminale aggiornati al 15 dicembre, almeno 12.542 migranti tunisini sono arrivati irregolarmente in Italia via mare da inizio anno, +372,57 per cento rispetto ai 2.654 tunisini registrati nello stesso periodo dello scorso anno. 

 
Numeri ancora lontani dai primi anni post rivoluzione, ma la pandemia di Covid-19 ha acuito i problemi strutturali di un Paese privo di idrocarburi che dipende in gran parte dal turismo e dalle forniture esterne. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto un picco del 18 per cento durante la prima ondata del coronavirus. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il lavoro e molti altri potrebbero perderlo nella seconda ondata. I segnali che arrivano dalla Tunisia rurale, lontano dalle coste frequentate dai (pochi) turisti, non sono incoraggianti. Un gruppo di manifestanti ha tentato di assaltare la sede di Saregaz, la joint-venture tra Eni e la tunisina Etap, incaricata della manutenzione del Transmed (noto anche come gasdotto Enrico Mattei), la conduttura che collega l’Algeria all’Italia passando dalla Tunisia. Il flusso di gas naturale verso l’Italia, in altre parole, rischia di essere interrotto in pieno inverno.

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