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venerdì 11 febbraio 2011

Genova - Nasce «Liguria Moderata»


I costituenti  di "Liguria Moderata"

Un nuovo modo di fare politica.    
Certo l’affermazione non è proprio la novità assoluta perché ogni movimento che si affaccia alla ribalta questa frase la utilizza. 
I genovesi capiranno presto se «Liguria moderata - Movimento Cristiano Liberale» sarà l’ennesima patacca oppure un gruppo di persone che davvero hanno idee nuove per una città vecchia. 
Soprattutto impareranno a conoscere la quindicina di attivisti che hanno messo in piedi la nuova realtà all’interno della quale trovano posto diversi ex attivisti del movimento di Sandro Biasotti e due eletti nelle liste arancioni: il presidente del Municipio Centro Est Enrico Cimaschi e il consigliere provinciale Massimo Pernigotti. Presidente di Liguria Moderata è Andrea Cambiaso che presenta i 12 punti dei moderati: «Famiglia, rispetto della vita, sostegno alle piccole realtà imprenditoriali e integrazione fondata su diritti e doveri per gli extracomunitari sono i punti principali della nostra azione - spiega Cambiaso - .  Non saremo una lista civica ma un movimento politico che discuterà di temi e proposte a carattere regionale». 
Il simbolo ha un colore arancione sbiadito che tende al giallo (ogni riferimento agli ex arancioni è puramente voluto) con le tre caravelle al centro e la Liguria disegnata in basso: «Con le caravelle di Colombo vogliamo far partire il nostro viaggio - racconta Andrea Cevasco, responsabile dei rapporti con i mass media - . Non sapremo dove ci porterà, sappiamo solo di essere pronti a ragionare con chi condivide con noi valori, idee e problemi». 
Sulla barca di Liguria Moderata anche diversi giovani che saranno coordinati da Giuseppe D’Alascio mentre le donne troveranno il loro punto di riferimento in Alessandra Aonzo e i seniores in Francesco Tappani. 
A ponente si muoverà Giacomo Pronzalino, mentre il levante della regione è stato assegnato a Massimo Pernigotti.
A dare il benvenuto alla nuova realtà anche due esponenti illustri del Popolo della Libertà. 
Da Strasburgo l’onorevole Mario Mauro che in una lettera «benedice» l’associazione: «È fondamentale per chi fa politica riuscire a reagire in maniera propositiva al risentimento e al pessimismo che crescono all’interno della società italiana - scrive l’europarlamentare - . Il nostro impegno e la nostra missione da cattolici devono essere sempre testimoni: la difesa della vita, della famiglia, della dignità della persona». 
Da Roma anche il telegramma di Roberto Cassinelli che auspica un rapporto diretto tra il movimento e il Pdl.  
Ma su quali posizioni tenere al momento di tornate elettorale gli aderenti non si sbilanciano: «Siamo pronti a dialogare con tutti quelli che si riconoscono nei nostri 12 punti - prosegue Cambiaso -. Non saremo noi a cercare liste dove collocarci ma i partiti a dover cercare un dialogo costruttivo con noi». 
Contestualmente Cimaschi ha annunciato che il 3 marzo presenterà le dimissioni da presidente del Centro Est: «Non è una resa ma una dimostrazione che la nostra idea è quella di spersonalizzare la politica. Cerchiamo, se possibile, altre soluzioni per far lavorare il Municipio». 

Federico Casabella
Da www.ilGiornale.it  del 11 Febbraio 2011

sabato 6 novembre 2010

Gasparri: «Musso? Cercavo di trattenerlo» - Musso Sbatte la porta, ma piano: «Resto senatore, me l’ha chiesto il Pdl»







Il prof passa al Gruppo misto e non si dimette da Palazzo Madama Il capogruppo Gasparri al Giornale: «Provavo a trattenerlo con noi». 

Se ne va dal Popolo della libertà, ma non entra - per ora - in Futuro e libertà. E comunque, non dà le dimissioni dal Senato, né dal consiglio comunale di Genova, ma aderisce (in entrambi i casi) al Gruppo Misto. Enrico Musso s’è deciso. Si può ben dire: finalmente. In questo senso, ci sta che non l’abbia comunicato al Giornale (il nostro Federico Casabella l’aveva cercato più volte sul cellulare), nelle stesse ore in cui concedeva interviste a destra e a manca (magari più a manca che a destra) con l’annuncio ufficiale delle dimissioni, mentre a questa redazione manifestava ancora dubbi e incertezze non meglio definite. 
Incertezze che fino a poche ore fa, nell’animo del senatore così «tormentoso e tormentato», da poeta romantico dell’Ottocento più che da statista del Terzo Millennio, erano condite di riflessioni, distinguo, ripensamenti, e sono poi culminate in un decisivo colloquio privato, pare addirittura di tre quarti d’ora, saluti esclusi, con il presidente Silvio Berlusconi.

Da lì, dal faccia a faccia col premier - che, dietro consiglio di Claudio Scajola, perfettamente solidale fra l’altro con Roberto Cassinelli e Franco Manzitti (!?), l’aveva inserito nel 2008 al primo posto della lista Pdl per il Senato, seggio strasicuro senza neanche fare campagna elettorale -, Musso se n’è uscito sereno e convinto del grande passo. Come spiega egli stesso: «Berlusconi ha manifestato apprezzamento per il mio operato, e di questo lo ringrazio. Ma non cambiano - precisa il senatore in una nota - i motivi di fondo della mia scelta». Dimissioni irrevocabili, dunque. Il docente universitario genovese prestato alla politica, già candidato alla carica di sindaco (carica accettata, vittoria solo sfiorata contro Marta Vincenzi), inviato poi a candidarsi per l’europarlamento (incarico rifiutato), e finora (insisto: finora) potenziale ricandidato al vertice di Tursi nel 2012, spiega in sei punti le ragioni del dissenso: mancata realizzazione di parti importanti del programma elettorale, attenzione eccessiva per i temi della giustizia, permanenza in posizioni rilevanti di persone condannate per gravi reati, esigenza di stili di vita più sobri per chi ricopre cariche di governo, impoverimento del ruolo del Parlamento, e assenza di democrazia interna al Pdl.
No, non è Santoro, e neanche Travaglio a parlare così. È il senatore Musso, oggi Gruppo Misto, domani chissà. Intanto, pur di fronte a tanto disgusto, si sente in dovere di giustificare le mancate dimissioni da Palazzo Madama (che avrebbero aperto la strada a Luigi Morgillo): «Mi è stato chiesto dal capogruppo Gasparri e da Quagliarello di non presentarle, le dimissioni, onde evitare un dibattito in aula e un voto a scrutinio segreto che potrebbero danneggiare la maggioranza». 
E il bello è che Gasparri, interpellato dal Giornale, conferma: «La vicenda Musso - dichiara il capogruppo del Pdl - è lunga e a tratti non facile da capire. Diamo atto a Musso di non aver mai fatto manovre o cose scorrette in Senato. Non seguo ovviamente la quotidianità genovese e non posso giudicare dibattito che non conosco - aggiunge Gasparri -. Per dimostrare correttezza, Musso tempo fa disse che poteva anche dimettersi da senatore per dimostrare che non aveva piani segreti o non corretti. Ricordo di avergli detto di non farlo, sempre nella speranza di una sua permanenza nel Pdl. Certamente, gli ho fatto presente che le dimissioni passano per un voto segreto dell’aula e si prestano a speculazioni del fronte opposto. Ma l’intento è sempre stato quello di indurlo a stare con noi». Della serie: non ci siamo riusciti, ma ci abbiamo tentato. In fondo, dopo tutto quello che si dice a carico dei politici, è bello scoprire che lo spirito di De Coubertin aleggia così candidamente in Senato... 

Ferruccio Repetti
Da www.ilGiornale.it del  06 Novembre 2010

domenica 31 ottobre 2010

Genova : «Io, coordinatore cittadino vi presento il Pdl democratico»

 

Il sen. Giorgio Bornacin, in primo piano nella foto, nuovo coordinatore 
metropolitano del PDL a Genova 

La nomina è firmata dai coordinatori nazionali 28 ottobre, che per uno che da giovane ha militato nell’Msi sembra quasi un segno del destino.  
Fatto sta che il Pdl a Genova ha un nuovo coordinatore metropolitano: il senatore Giorgio Bornacin proprio nel giorno in cui Alfredo Biondi e la sua Consulta liberale decidono di rivedere la loro posizione all’interno del Popolo della Libertà. «Svolgerò il mio ruolo come i consoli dell’antica Roma che erano sempre in due: il mio vicario Cassinelli agirà in piena sintonia con me» racconta ringraziando chi, in questi mesi, ha sopperito alla mancanza di un coordinatore ufficiale.
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil». 
Da www.ilGiornale.it  del 31 Ottobre 2010

domenica 24 ottobre 2010

Regione Liguria - «E gli sprechi continuano» : le spese pazze di Burlando al setaccio della gente



 L'ex consigliere regionale Gianni Plinio assieme al consigliere in carica Matteo Rosso


Dal libro di Matteo Rosso e Gianni Plinio fino alle inchieste di settimanali nazionali passando, ovviamente, per le pagine del Giornale.  
Gli sprechi delle amministrazioni locali in Liguria fanno notizia e salgono alla ribalta nazionale, e nel mirino vanno soprattutto le spese pazze della giunta regionale guidata da Claudio Burlando. 
Una battaglia, quella contro gli sprechi delle giunte di centrosinistra, che il Popolo della Libertà continua a denunciare e che raccoglie tutte insieme per promuovere un incontro pubblico che si terrà domani pomeriggio a Genova.
All’hotel Bristol di via XX Settembre i vertici del partito berlusconiano si ritroveranno alle 17 per il convegno «Se gli sprechi continuano». 
«Dai soldi che vengono spesi dalle Asl liguri per l’acquisto di personale computer, cellulari o per noleggiare auto e prendere taxi fino al finanziamento di progetti in giro per il mondo, passando dalla formazione degli insegnanti in Cuiebet (Sud Sudan), alla filiera equa e solidale di produzione e commercializzazione dell’alpaca boliviana» spiega Matteo Rosso, capogruppo Pdl in consiglio regionale «la nostra campagna antisprechi vuole ottenere un taglio di queste spese lontane dalle priorità dei liguri ed un reinvestimento delle risorse economiche in Liguria». 
Con Rosso ci saranno il capogruppo in consiglio comunale Matteo Campora e quello in consiglio provinciale Giuseppe Rotunno. 
Partecipano anche i parlamentari Michele Scandroglio e Roberto Cassinelli. 
A moderare l’incontro Massimiliano Lussana, caporedattore di Genova de «Il Giornale». 

Da www.ilGiornale.it  del  24 Ottobre 2010

sabato 11 settembre 2010

Crisi nel Pdl, Cassinelli: "A breve le nuove nomine"




Michele Scandroglio  e  Roberto Cassinelli


Riceviamo e pubblichiamo una nota di Roberto Cassinelli, coordinatore vicario del Pdl di Genova.   
“Le dimissioni del coordinatore metropolitano del Pdl Gianfranco Gadolla e di uno dei vice coordinatori Giuseppe Murolo, insieme ad altri nove componenti di coordinamento o settori, che si identificano tutti nelle posizioni di FLI, pongono fine ad un momento particolarmente delicato del partito anche a livello locale, seguito ai noti orientamenti assunti dagli aderenti a FLI e, da ultimo, da Gianfranco Fini a Mirabello, i quali hanno provocato una fase di stallo, nuocendo certamente al buon andamento dell'attività di partito. 
Sottolineo che la maggior parte dei componenti gli organi metropolitani genovesi ha confermato la propria adesione al Popolo della Libertà, e che si rende ora necessario procedere con metodo alla completa ricostituzione degli organismi dirigente: processo funzionale al rilancio e al potenziamento dell’azione del partito in città.   
I tre vice coordinatori in carica, Matteo Campora, Francesco Caso e Donatella Mascia, hanno ritenuto di garantire funzionalità, mantenendo la più ampia disponibilità a sostenere le attività di segreteria nell’attuale delicato momento, dichiarando sin d'ora la disponibilità a rimettere l'incarico non appena verrà individuato il nuovo coordinatore. 
Nell’ambito delle competenze attribuite statutariamente per la gestione del partito, a livello metropolitano è previsto spettino al coordinatore e al suo vice vicario le nomine dei 5 vice coordinatori e dei 30 componenti del coordinamento, cui si aggiungono i membri di diritto. 
L'attuale fase sarà estremamente breve, in quanto il comitato di coordinamento nazionale del partito provvederà velocemente alla nomina del nuovo coordinatore metropolitano. 
Non appena sarà stato nominato il nuovo coordinatore, chiederò che il partito convochi, prima ancora delle successive ulteriori designazioni negli organismi, una assemblea pubblica di iscritti, simpatizzanti e sostenitori, per ascoltarne la voce ed accoglierne suggerimenti e proposte, procedendo immediatamente al rinnovo integrale di tutti gli organismi statutariamente previsti.
Auspico infine che una situazione particolare come quella attuale possa essere l'occasione per rinnovare il contatto con i cittadini, la partecipazione, la presenza sul territorio e per ritrovare l'entusiasmo che seguì alla grande intuizione con cui il Presidente Berlusconi fondò il Pdl. 
Sapendo di poter contare anche sull'appoggio del coordinatore regionale Michele Scandroglio e del vicario Eugenio Minasso, da parte mia ce la metterò tutta affinché coloro i quali avevano in mente il sogno di un grande partito popolare possano vederlo concretizzarsi nella casa di tutti i veri moderati italiani”.   


Da www.Città di Genova.it  del 11 Settembre 2010

sabato 31 luglio 2010

Il Pdl genovese: «Musso vattene, Scajola torna»





 I membri del Coordinamento genovese del PdL ed eletti nelle istituzioni cittadine chiedono «al senatore Musso le immediate, irrevocabili dimissioni dalle Istituzioni in cui è stato eletto» nel caso venisse confermata la sua intenzione «di tradire il proprio mandato e passare al gruppo misto del Senato e del Comune».   
Lo fanno con un comunicato nel quale chiedono anche a Gianfranco Gadolla, «già nominato Coordinatore Cittadino del PdL senza alcun congresso, dopo avere conseguito una pesantissima sconfitta elettorale a livello personale accompagnata da un lavoro di coordinamento del Partito assolutamente carente», in procinto di passare alla guida della componente finiana uscita dai gruppi parlamentari del PdL, «di essere conseguente ai suoi comportamenti lasciando la guida del PdL genovese».
I componenti del coordinamento genovese del Pdl rivolgono «istanza al Coordinatore regionale on. Scandroglio ed al Coordinatore vicario genovese on. Cassinelli di assumere, senza ulteriore indugio, le responsabilità loro proprie convocando i rispettivi organi per esaminare la situazione e determinare le più opportune decisioni conseguenti». 
Secondo i firmatari «la situazione determinatasi negli ultimi tempi a livello locale ligure, in parte riverbero delle vicende nazionali, è evidentemente conseguenza della temporanea assenza di Claudio Scajola», definito «elemento unificante e propulsivo del centrodestra ligure». 
«Le caratteristiche umane, politiche e strategiche di Scajola, insieme alla sua straordinaria dignità - è scritto nella nota - appaiono oggi come l’unico elemento capace di riunificare in un vero progetto politico tutte le frange ed i personalismi del centrodestra».

ANCHE GADOLLA CON FINI

Anche il coordinatore metropolitano di Genova del Pdl si accinge a lasciare il partito, così come ha annunciato ieri il senatore Enrico Musso, dopo la divisione tra i fondatori del partito Berlusconi e Fini. Ad annunciare l’uscita di Gadolla è il vice coordinatore ligure del Pdl, Eugenio Minasso: «mi ha chiamato questa mattina - ha detto - per annunciarmi che lui sta dalla parte dei finiani. Gli ho fatto tanti auguri. Mi dispiace che se ne vada - ha aggiunto Minasso - perché per me è un caro amico». 
Diversa la posizione di Minasso sul senatore Musso: «era prevedibile la sua uscita dato che lui era una persona imprevedibile - ha detto -. È uno che ha sempre preso decisioni per conto suo, non ha mai parlato con nessuno. Ieri è andato via da un partito che lo ha preso sconosciuto e lo ha messo candidato a sindaco di Genova, che lo ha messo capolista per il Senato e lo ha fatto diventare senatore e se ne è andato mandando un sms a Scandroglio. Io, che sono il vice, non ho ricevuto neppure quello. Mi rendo conto che è genovese...».  
«Tutto quello che Musso ha sempre detto e fatto lo ha fatto senza dire nulla a noi - ha detto ancora Minasso -, lo abbiamo sempre saputo dai giornali. Una sola volta è venuto a parlare in assemblea per dire che la sua posizione era giusta e la nostra sbagliata».
Il vice del Pdl ligure commenta la definitiva rottura tra Fini e Berlusconi in chiave positiva: «ormai era prevedibile - ha detto Minasso - e inevitabile ma io lo giudico un fatto positivo. Ci voleva, perché finalmente è stata fatta chiarezza nel Pdl. 
Ora si potrà lavorare e si potranno prendere decisioni che prima non si riuscivano a fare».

Da www.ilSecoloxix.it  del 31 Luglio 2010

sabato 1 maggio 2010

Parlamentari liguri del Pdl a sostegno di Claudio Scajola

Liguria - “Lascia attoniti una azione 
così violenta nei confronti 
di un Ministro della Repubblica
e della sua famiglia.” 

Queste le parole dei senatori Giorgio Bornacin, Gabriele Boscetto, Luigi Grillo, Enrico Musso, Franco Orsi e i deputati Sandro Biasotti, Roberto Cassinelli, Eugenio Minasso e Michele Scandroglio.
“L’azione di Governo del Ministro Claudio Scajola sempre tesa alla difesa e al consolidamento degli interessi nazionali – continuano i parlamentari liguri - evidentemente cozza contro diverse logiche di potere i cui contorni non sono palesi.”
“Non mancherà mai al Ministro Claudio Scajola – concludono - il sostegno della sua terra e della sua gente che ne ha sempre apprezzato l’agire improntato a competenza e rettitudine.”

Redazione

Da www.cittadella spezia.com  del 30-04-2010

sabato 27 marzo 2010

Scajola è fiducioso “La sinistra è al palo, noi in forte recupero”

Il ministro Claudio Scajola 
 
«Svolta, non alternanza»: 

questo il tasto pigiato più volte dal ministro Claudio Scajola nel comizio di fine campagna elettorale nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale tra sventolanti bandiere biancoblu (e anche un buon numero di vessilli leghisti) e le note di «Azzurra libertà». 
Uno slogan, quello di Scajola, un impegno perché l'obiettivo non è solo la conquista della Regione (e non è poco) ma il paragone scelto dal ministro imperiese è sicuramente ambizioso: «Qui - dice - succede come per il Muro di Berlino: crolla la Regione, crolla il Comune di Genova e poi crolla la sinistra in questo territorio». L'onda azzurra stabile da tempo a Imperia e che lo scorso anno ha conquistato Savona sta dunque soffiando contro il «profondo rosso» di Genova e Spezia tanto da far dire al leader ligure del Pdl che «se i sondaggi scientifici ci dicono di una sostanziale parità, i sondaggi a naso ci fanno invece cogliere un entusiasmo più forte rispetto al 2000 e al 2005, una coalizione coesa ed una campagna elettorale efficiente: e questo mi fa dire che lunedì potremo festeggiare in piazza De Ferrari».
Prima di lui a prenotare la principale piazza genovese, quella delle grandi adunate, erano stato Roberto Cassinelli, deputato Pdl e ieri sera cerimoniere dell’ultimo appuntamento elettorale (che ha anche confessato che lunedì indosserà «il vestito buono per fare la foto col presidente Biasotti») e dall'onorevole Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito, al grido di «Genova si sta decomunistizzando».
Perché il percorso indicato ieri davanti ai supporter è stato chiaro: prima tocca a Burlando, e poi alla Vincenzi. Ai giornalisti Scajola aveva dichiarato che per quanto riguarda l'esito finale in Liguria «siamo sul filo del rasoio». «I contendenti sono molto vicini - aveva aggiunto - ma c’è un dato significativo: noi siamo partiti indietro e abbiamo raggiunto la sinistra, che invece è rimasta al palo». Ottimismo a piene mani, dunque, e allora in questo clima stonano un po’ i continui attacchi all’incoerenza dell’Udc e l’appello agli elettori liguri del partito di Casini e qui, forzando un po’ la mano, il ministro ha ammonito che «votare per l’altra parte significa votare per l’aborto»: «Da una parte abbiamo una coalizione unita. Dall’altra c’è una coalizione che ha messo insieme gli opposti, dai cattolici dell’Udc agli anticlericali più accesi, fino a tre liste della sinistra estrema massimalista».
Il voto di domani e lunedì ha anche un’altra valenza, quella cioè di essere un test nazionale. «Partiamo da due su 13 e ogni regione in più strappata alla sinistra sarà una vittoria». Soddisfatto anche il candidato presidente Sandro Biasotti che ha dettato i primi passaggi in caso di vittoria: «Rifare il Piano casa, perché questa legge così com’è è inapplicabile; cambiare i primari e tante posizioni apicali perché serve sangue nuovo e più presenze a Roma e Bruxelles».

Da www.laStampa.it  del 27 Marzo 2010