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lunedì 15 novembre 2010

Elezioni Provinciali Savonesi : «Le firme del Pdl raccolte in modo corretto»


 

Barbero agì nella legge: sui fogli mancava  “Albenga”
ma era ininfluente

L’assenza dell’indicazione geografica della città (Albenga) in cui venivano raccolte le firme della lista del Popolo della Libertà-Per Vaccarezza presidente non era un motivo sufficiente per ritenere “illegittima” la partecipazione della lista stessa alle Provinciali 2009.
Anche perché l’autenticatore - Angelo Barbero - si era affrettato a depositare in tribunale un’autocertificazione in cui chiariva di averle raccolte a Albenga.
È questo che hanno sentenziato i giudici del Tar accogliendo il ricorso presentato mesi fa dal Pdl (da Luigi Bussalai, Bruno Robello De Filippis, Valeria Calcagno, con i legali Piergiorgio Alberti e Andrea Mozzati) e mettendo quindi la parola fine al tormentone sulla validità della vittoria di Angelo Vaccarezza e del centrodestra nelle ultime provinciali.
Le attesissime motivazioni della sentenza sono state rese note venerdì e chiariscono per l’appunto che l’errore del consigliere autenticatore Barbero, dimenticatosi di scrivere sui fogli il nome di Albenga dove stava raccogliendo le firme, non era, in punto di diritto, una dimenticanza tale da giustificare l’esclusione della lista PdL che in un primo momento era stata decisa dall’ufficio elettorale centrale (salvo poi farla partecipare ma con “riserva”).  
Certo, è un’interpretazione che farà discutere alla luce soprattutto dell’inchiesta penale pendente in Procura che vede indagato lo stesso Barbero più altri 10 esponenti del Pdl con l’accusa di aver commesso una serie di falsi e irregolarità nella composizione delle stesse liste rispetto a cui la semplice dimenticanza della parola “Albenga” fa quasi sorridere. Il vero dubbio, quindi, è questo: che influenza avrà - se ce l’avrà - l’esito del procedimento penale sull’iter amministrativo che ha sentenziato la vittoria del centrodestra? E soprattutto: se le carte dell’inchiesta penale fossero state contenute nel fascicolo giudiziario analizzato dal Tar ci sarebbe stata la stessa sentenza di “assoluzione” per il PdL nonostante le pesanti accuse che la Procura ritiene di muovere agli 11 indagati?
Domande cui, per ora, è difficile rispondere. Ci vuole poco a capire però che l’evoluzione del procedimento penale nei prossimi mesi provocherà certamente un riacutizzarsi di polemiche e scenari politici e amministrativi incerti. Per ora ecco le motivazioni dei giudici del Tar per accogliere il ricorso del PdL. 
Hanno osservato: «La presentazione della lista “PdL” è stata accompagnata dal deposito della documentazione prevista dalla normativa, tra cui le firme degli elettori presentatori che hanno sottoscritto l’apposto modello predisposto dal Ministero; a sua volta, detto modello è stato autenticato da un pubblico ufficiale (consigliere comunale di Albenga, Angelo Barbero) nelle forme e con le modalità previste. Se nonchè l’ufficio elettorale centrale, con decreto del 09/05/2009, ha ricusato la lista ritenendo che l’autenticazione in calce alle liste fosse irrituale, in quanto priva del luogo in cui l’autenticazione stessa è avvenuta. Gli odierni ricorrenti hanno proposto reclamo avverso questo decreto, depositando articolate memorie. 
Questo collegio giudicante ritiene che detta ricusazione è stata illegittima in quanto nessuna disposizione stabilisce che l’autenticazione debba avvenire contestualmente – e in corrispondenza – all’apposizione della firma dei presentatori della lista. La norma, infatti, si limita a richiedere l’indicazione del “luogo di autenticazione” – e non di quello di sottoscrizione – senza disporre che l’autenticazione debba avvenire nell’immediatezza della sottoscrizione. Parimenti erronea, poi, è la tesi dell’ufficio elettorale secondo cui l’indicazione del luogo dell’autenticazione si configurerebbe come un requisito “ad substantiam” (la cui mancanza determinerebbe la nullità dell’autenticazione) atteso che la stessa non risulta oggettivamente comprovata. E poi sempre l’ufficio elettorale ha omesso di considerare alcuni elementi a cominciare dalla dichiarazione resa (il 09/05/2009) dal pubblico ufficiale autenticatore con la quale attestava che “tutte le firme da me autenticate per la lista PdL sono state da me raccolte e autenticate nel territorio del Comune di Albenga”.  
L’ufficio elettorale ha inoltre trascurato che il luogo era, comunque, desumibile dal timbro “Comune di Albenga” apposto sotto la data. In effetti tale timbro costituiva – e costituisce – elemento idoneo a fornire certezza circa il luogo. Il comportamento tenuto dall’ufficio elettorale – e gli impugnati decreti di ricusazione – si rivela quindi in palese contrasto con il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui le operazioni elettorali – e, in particolare, la verifica circa l’ammissibilità delle liste – vanno svolte dando ampia applicazione di “principio della strumentalità delle forme” proprio in considerazione della rilevanza costituzionale degli interessi in gioco. 
In ogni caso, nell’ipotesi di dubbi o perplessità circa il luogo dell’autenticazione, l’ufficio elettorale era tenuto a richiedere integrazioni o ulteriori documenti, cosa non avvenuta. 
Per le ragioni esposte il ricorso è fondato e và accolto»
Da www.ilsecoloxix.it  del 15 Novembre 2010

giovedì 7 gennaio 2010

Firme false, indagato presidente della Provincia

Il Presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza 

«In merito alla notifica ricevuta da parte della Procura della Repubblica di Savona non posso che ribadire la mia completa serenità e fiducia nella positiva risoluzione di questa vicenda». Lo ha detto il presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza, indagato per falso ideologico e violazione della legge elettorale nella `formazione di false liste´ alle ultime elezioni provinciali. Vaccarezza, che sarà ascoltato il 14 gennaio, non pensa alle dimissioni: «dimettermi? Perché dovrei?» ha risposto oggi il presidente ai cronisti.
«Da qui al 14 gennaio - ha aggiunto -, essendo necessario affrontare questioni e problematiche quotidiane, sono certo che le mie giornate trascorreranno, come sempre, all’insegna del lavoro».
«La mia giornata si è svolta come al solito, all’insegna del lavoro e dell’impegno che ho sempre profuso in Provincia da quando sono stato eletto presidente - ha aggiunto Vaccarezza -. Anzi, con ancora maggior dedizione e fatica visto che al giovedì la mia presenza è richiesta non solo in Provincia ma anche al Comune di Loano, città di cui sono sindaco. Confermo la mia tranquillità tanto è vero che, non avendo nulla da nascondere, ho provveduto io stesso a informare i miei collaboratori, sostenitori e organi di stampa in merito a quanto accaduto». «Io stesso vorrei sapere davvero quello che è successo - ha detto ancora il presidente -. Vado dai magistrati, sento e poi decideremo che cosa fare». 

LA VICENDA NELL’ARTICOLO DI GIOVANNI CIOLINA
Dieci. Tanti sono gli indagati nell’inchiesta sulle firme false aperta all’indomani della presentazione della lista del Popolo della Libertà alla tornata amministrativa del giugno scorso.
Il colpo a sorpresa della procura arriva però alla vigilia della Befana, con l’iscrizione per falso in concorso con gli altri componenti il comitato elettorale, del presidente della Provincia Angelo Vaccarezza. Un provvedimento del procuratore Granero e del sostituto Paolucci che era nell’aria, ma che gli inquirenti volevano tenere “blindato” fino al 12 gennaio, giorno dell’udienza davanti al tar per l’ammissione della lista del partito Comunista dei lavoratori esclusa dalla battaglia elettorale.
È stato invece lo stesso Vaccarezza, ieri sera, ad uscire allo scoperto con una lettera inviata alla Giunta provinciale, ai consiglieri di maggioranza di palazzo Nervi, oltre ai coordinatori regionali e provinciali dei partiti della coalizione, con la quale ha dato notizia della convocazione a palazzo di giustizia per l'interrogatorio in veste di indagato nell’inchiesta della procura.
In un primo momento la magistratura aveva contestato ad Angelo Barbero di aver autenticato personalmente le firme, mentre così non sarebbe stato, ma la perizia calligrafica sulle firme e gli interrogatori dei sostenitori aveva portato alla luce una seconda tranche d’inchiesta. Oltre 300 firme erano false ed apposte da almeno 5 mani rimaste ancora sconosciute.
Ma ormai il bubbone era scoppiato. Dopo la sua segretaria (Fiammetta Cogliolo) sentita prima come persona sui fatti e poi indagata, è stata la volta del pezzo da novanta a finire al centro di un’inchiesta che sembra destinata a riservare ulteriori sorprese. Prima di Vaccarezza era toccato all’ex coordinatore Bruno Robello De Filippis e il vice presidente del consiglio provinciale Gianfranco Sasso ricevere l’avviso di garanzia, oltre ad Angelo Barbero, Alessandra Barberis, Guido Lugani, Roberto Schneck, Cosetta La Mantia e Marco Paniccia.
In sostanza, sono finiti nei guai finora tutti coloro che erano presenti alla riunione del comitato elettorale Pdl svoltasi a Vadino e dove sarebbe stata presa la decisione di ricopiare oltre 300 firme apposte sui moduli per sopperire ad un errore formale nell'indicazione del nome del candidato.
L’ipotesi che contesta la procura è di falso e di violazione alla legge elettorale per aver usato della documentazione falsa, pur essendo a conoscenza del fatto. L’interrogatorio è stato fissato per giovedì prossimo e quella sarà l’occasione forse per capire qualcosa di più.

Da www.ilSecoloxix.it  del 07 Gennaio 2010