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sabato 12 giugno 2010

Savona: don Lu, i vicini di casa testimonieranno in aula

 Don Luciano Massaferro in un'immagine che lo ritrae tra i 
ragazzi della sua parrocchia
 
Vicini di casa della famiglia della bambina molestata e poliziotti saranno chiamati lunedì prossimo a deporre in aula alla terza udienza del processo a carico di don Luciano Massaferro, il parroco arrestato ad Alassio con l'accusa di molestie su una bambina di 12 anni.  
Il processo si tiene davanti al collegio presieduto dal giudice Giovanni Zerilli. Don Luciano, 45 anni, parroco delle chiese di San Giovanni Battista e di San Vincenzo di Alassio, non si presenterà in aula come già annunciato nelle udienze precedenti dai suoi avvocati Alessandro Chirivì e Mauro Ronco. 
Il prete di Alassio intende “evitare un’esposizione mediatica in un clima forcaiolo che decide a priori chi è colpevole tra insulti e scatti fotografici rubati dall’eroe di turno”.
Il sacerdote, come noto, era stato arrestato in base ad una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Emilio Fois presso il Tribunale di Savona.
A far scattare l'inchiesta era stata una segnalazione arrivata dall'ospedale Giannina Gaslini di Genova che aveva sottoposto la bambina, appena undicenne, ad una serie di accertamenti clinici dopo aver denunciato di avere subito le violenze da parte del sacerdote.  

g.bar.

Da www.Savonanews.it  del 12 Giugno 2010

sabato 30 gennaio 2010

IERI POMERIGGIO L’INCIDENTE PROBATORIO SUL CASO DEL PARROCO DI ALASSIO ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE

 
Don Luciano Massaferro parroco di Alassio
 
In una stanza la verità della bambina
Nessun commento dalla Procura. I difensori di don Lu: 
emerse molte contraddizioni 
Nei suoi undici anni mai è stata adulta come ieri pomeriggio, nemmeno quando avvenivano, o lei immaginava, i fatti che hanno portato in carcere a Chiavari don Luigi Massaferro, il parroco quarantacinquenne di Alassio. In una stanza asettica, ripresa da una telecamera, la bambina ha ripetuto a uno specialista il racconto che già aveva fatto alla psicologa del Gaslini. E oltre la telecamera - come dietro uno specchio magico - c’erano il giudice per le indagini preliminari, Emilio Fois, il pm Alessandra Coccoli, i difensori del sacerdote Mauro Ronco e Alessandro Chirivì con il loro consulente.
Piccola e forse stupefatta dell’attenzione che la circonda e la preme da dicembre, la bambina sapeva che il suo racconto in qualche modo era valutato, giudicato - giudicata lei stessa - dal mondo degli adulti.
Non era affannata, non spaventata. Con lo sforzo dei semplici di fronte a un’impresa della memoria o la quiete dei candidi di fronte a ricordi sentiti per certi, si è ancora una volta inoltrata sui sentieri sfociati in pagine giudiziarie: «Lo toccavo... », «Mi diceva...». Un pomeriggio al rallentatore, senza pressioni, senza metterle fretta, misurando la sua aderenza alla realtà del momento e a quella del ricordo.
A fine giornata gli avvocati Ronco e Chirivì hanno rilasciato una dichiarazione lapidaria come una parola fine: «Sono emerse palesi, stridenti, numerose e insanabili contraddizioni nei racconti della presunta persona offesa, tali da minarne definitivamente ed irrimediabilmente la sua credibilità e attendibilità».
Il capo della Procura savonese, Francantonio Granero, abito grigio e sorriso appena accennatodietro la scrivania del suo ufficio, non ha commentato, si è limitato a un’osservazione più di stile che di contenuti:
«Mi pare palese una scelta di processo condotto rapidamente attraverso le dichiarazioni ai media più che con gli strumenti che la legge fornisce per dibattere il caso dentro questi uffici e aule». Nulla da dire sull’esito
dell’incidente probatorio con la bambina protagonista: «Ho parlato con la collega Coccoli, che ha seguito il pomeriggio e mi ha riferito molto serena».
Per la gente di Alassio, per i parrocchiani fedelissimi difensori di don Luciano la giornata di ieri è una sorta di anticipo di sentenza di proscioglimento.
Non è così veloce. Mentre il parroco aspetta l’ok per la visita almeno del suo vescovo, la Procura e il Gip devono ancora mettere in fila molti pezzi della vicenda.
C’è il computer con i file dell’hard disk cancellati. Di per sé non è determinante, accende interesse se inserita tra le deposizioni di don Lu, tra quelle che le accuse considerano non soltanto contraddizioni ma anche dichiarazioni spontanee («a una parrocchiana psicologa chiesi di seguire la piccola», «i vicini mi dissero che era una famiglia litigiosa e aggressiva») smentite agli uomini della Squadra Mobile dalle stesse persone chiamate in causa.
E per la bambina c’è ancora un passaggio tra occhi, registratori, voci degli specialisti. Come disposto dal gip Fois ci sarà quella che sbrigativamente viene definita «perizia psichiatrica ». Più o meno: non è un’imputata per la quale stabilire se capace o no di intendere o volere. E’ una presunta parte lesa, in un’età in formazione.
Se ieri si è misurato, con tatto, il suo narrare, il nuovo appuntamento sarà una sorta di «diagnosi» generale della sua «attitudine a testimoniare». La credibilità. Dato oggettivo, non giudizio fra angelo violato o spudorata mentitrice. Vuol dire un altro passo in una inevitabile, progressiva solitudine nel mondo adulto. Un nuovo passo, difficile più per la sua inconsapevolezza giudiziaria che per tutti gli altri.

Marco Neirotti

Da ww.LaStampa.it  del 30 Gennaio 2010

domenica 3 gennaio 2010

Il prete in carcere, i veri delinquenti in libertà



Respinta l’istanza di richiesta di scarcerazione per don Luciano M., il parroco di Alassio arrestato martedì scorso con l’accusa di violenza sessuale su minore. Il giudice per le indagini preliminari Emilio Fois ha sciolto le riserve dopo l’interrogatorio di garanzia avvenuto giovedì mattina in tribunale a Savona. Il sacerdote resta rinchiuso nel carcere di Chiavari dove continua a ricevere attestati di stima e solidarietà da parte di parrocchiani e preti della sua diocesi di Albenga e Imperia. Il suo legale difensore presenterà istanza di remissione in libertà ai giudici del tribunale del riesame di Genova.
Mentre da un lato apprezzo la lucida analisi che il Presidente di Federvita Liguria dott. Eraldo Ciangherotti ha evidenziato sulle pagine del Giornale ed. Liguria dell’ultimo giorno del 2009, dall’altro mi domando come sia possibile finire in galera sulla base di dichiarazioni di una bambina, che potrebbe aver bisogno di sostegno psicologico perché potrebbe vivere in un contesto famigliare difficile e che a distanza di mesi afferma, forse dopo essere stata ripresa dal Sacerdote perché non preparata la catechismo, che il medesimo l’avrebbe molestata, addirittura anche sulla motoretta. Ma quale raptus avrebbe rapito un Sacerdote così retto e preparato a commettere queste nefandezze? In periodo in cui proprio la Chiesa sull’argomento è divenuta particolarmente attenta ed in prima fila proprio nella battaglia antipedofilia.
Da quanto così ampiamente diffuso dalla stampa - che ha già anticipato la sentenza di colpevolezza - non esisterebbe alcun riscontro oggettivo né il buon senso darebbe valore, più di tanto, alle presunte accuse, in altro caso – quello della bambina Vika - non vennero avvalorate dal magistrato le denuncie di aver subito violenze nel promiscuo asilo dove alloggiava la bambina nell’ex paese comunista e la bambina fu strappata alla sua nuova famiglia ed agli affetti che si erano creati a suo vantaggio. Ora sembra tornato il giustizialismo e il periodo di «mani pulite»: quanta gente finì in carcere senza poi essere condannata? I giudici che hanno sbagliato (ci sono stati anche dei suicidi) hanno pagato qualche cosa per i propri errori? Se Don Luciano risulterà innocente come sicuramente è, fino a sentenza contraria, chi restituirà dignità alla Chiesa ed al sacerdote, ma perché con tanti delinquenti (vedi il caso Delfino) che in carcere non li tengono si è voluto arrestare un sacerdote che sicuramente non si sarebbe sottratto al giudizio, non avrebbe potuto alterare le prove (non se vedrebbero, infatti) o reiterare il presunto crimine?
Tanti interrogativi a cui la magistratura non pare saper dare risposta neppure ai giornali.

Da www.ilGiornale.it  del 03 Gennaio 2010

Un commento della Redazione di Alassio Futura: 

Ci appare assolutamente eccessiva la spettacolarizzazione mediatica con cui questo sacerdote è stato "crocifisso" su tutte le pagine dei quotidiani, a livello di cronaca nazionale, regionale, provinciale e locale, con una ripetitività oserei dire quasi ossessiva.
Siamo tutti innocenti fino a prova contraria, e solo dopo un primo grado di giudizio penale si può ragionevolmente trarre qualche conclusione, sempre poi soggetta al giudizio della Corte d'Appello ed infine alla Corte di Cassazione. Ogni conclusione tratta affrettatamente sotto l'influenza di questa campagna mediatica, è certo inadeguata, pericolosa e può riservare sorprese inattese, nonchè il rimorso per aver frettolosamente codificato il comportamento di un essere umano.
Condannare un individuo sull'onda di una campagna mediatica, chiunque egli sia nell'ambito della società e qualsiasi ruolo egli ricopra, è un errore gravissimo, un segnale eclatante di mancanza di "democrazia" .