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sabato 12 maggio 2012
Alassio - Il sindaco Roberto Avogadro va alla Procura della Repubblica di Savona a colloquio con il Procuratore capo Granero, a chiedere tempi rapidi per le indagini, dopo la bufera giudiziaria che si è abbattuta sulla sua Amministrazione ed in particolare sull'ormai ex vice-sindaco Luigi Sibelli, autosospesosi anche da Consigliere comunale
venerdì 9 marzo 2012
mercoledì 11 gennaio 2012
Loano - Convegno contro la violenza: tra i relatori la criminologa Roberta Bruzzone e il Procuratore capo Francantonio Granero
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mercoledì 15 giugno 2011
domenica 17 aprile 2011
Savona - Procura della Repubblica: Granero procuratore capo fino al 2016
Il dott. Francantonio Granero, Procuratore Capo a Savona
Il procuratore capo di Savona Francantonio Granero, potrebbe rimanere in carica per quattro anni oltre il suo mandato che scade nel 2012.
La proroga potrebbe essere chiesta dallo stesso magistrato.
Intanto starebbe per lasciare Savona il sostituto procuratore Alessandra Coccoli che potrebbe andare a ricoprire analogo incarico alla Procura di Mondovì.
Da www.Rsvn.it del 17 Aprile 2011
martedì 15 febbraio 2011
venerdì 14 gennaio 2011
Savona - Il Procuratore Capo Granero: "decreto penale anche per i reati più gravi; pena immediata e certa"
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martedì 23 novembre 2010
ALASSIO, NUOVO MEMORIALE SULLE SOCIETÀ PUBBLICHE NEL MIRINO DELLA PROCURA
Inchiesta Sca, ora Socco scarica Calò
Il presidente: «Nella stesura dei bilanci ci siamo limitati a seguire le indicazioni dell’assessore»
SAVONA. Un secondo memoriale con nuove integrazioni rispetto al primo (risalente a maggio) è stato depositato ieri in Procura da Roberto Socco, presidente Sca.
Un memoriale dal quale potrebbe emergere un filo che unisce le inchieste dei magistrati savonesi sulla gestione “disinvolta” dal punto di vista economico in odore di evasione fiscale, ma non solo degli acquedotti della Sca (”Servizi comunali associati” di cui il Comune di Alassio detiene il 96%) e delle spiagge libere comunali del litorale alassino con Sbm (”Società Bagni di Mare”).
In entrambi i filoni l’ipotesi seguita dalla polizia giudiziaria, coordinata dal procuratore Francantonio Granero, riguarda un danno causato alle casse comunali con minori introiti rispetto al dovuto, con soldi distratti e finiti in altri rivoli.
Il documento è stato depositato ieri mattinain Procura da Roberto Socco (ex An, ora Pdl), che ha ricevuto nei giorni scorsi un secondo avviso di conclusione delle indagini da parte del pm Ubaldo Pelosi a cui ha rinnovato la richiesta di essere interrogato.
«Sulla stesura e compilazione dei nostri bilanci, da cui poi sono scaturiti esposti e le indagini della Procura, la nostra società, di proprietà del Comune, si è sempre limitata a seguire le disposizioni dell’assessore Fabrizio Calò (delega al bilancio ma anche alle società partecipate). Nonostante le osservazioni degli uffici e dei dirigenti del Comune di Alassio fossero di tenore opposto, e non tenute in considerazione».
È quanto ribadito ieri mattina da Socco nei corridoi del sesto piano di palazzo di giustizia. Dopo che mercoledì scorso Calò (indagato anche per le spiagge) aveva disposto che i 600 mila euro di credito vantato da Sca nei confronti dei comuni di Alassio (450 mila) e Laigueglia venissero messi a bilancio Sca come “passivo”.
In entrambi i filoni l’ipotesi seguita dalla polizia giudiziaria, coordinata dal procuratore Francantonio Granero, riguarda un danno causato alle casse comunali con minori introiti rispetto al dovuto, con soldi distratti e finiti in altri rivoli.
Il documento è stato depositato ieri mattinain Procura da Roberto Socco (ex An, ora Pdl), che ha ricevuto nei giorni scorsi un secondo avviso di conclusione delle indagini da parte del pm Ubaldo Pelosi a cui ha rinnovato la richiesta di essere interrogato.
«Sulla stesura e compilazione dei nostri bilanci, da cui poi sono scaturiti esposti e le indagini della Procura, la nostra società, di proprietà del Comune, si è sempre limitata a seguire le disposizioni dell’assessore Fabrizio Calò (delega al bilancio ma anche alle società partecipate). Nonostante le osservazioni degli uffici e dei dirigenti del Comune di Alassio fossero di tenore opposto, e non tenute in considerazione».
È quanto ribadito ieri mattina da Socco nei corridoi del sesto piano di palazzo di giustizia. Dopo che mercoledì scorso Calò (indagato anche per le spiagge) aveva disposto che i 600 mila euro di credito vantato da Sca nei confronti dei comuni di Alassio (450 mila) e Laigueglia venissero messi a bilancio Sca come “passivo”.
Intanto ieri mattina nell’ufficio del procuratore Granero si è tenuto un forum di lavoro per fare il punto sull’inchiesta spiagge con la polizia giudiziaria coinvolta nelle indagini.
E in particolare gli uomini della Capitaneria di porto. Dal loro operato è infatti scattata una indagine a più vasto raggio che ha coinvolto anche la Guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate.
Sono stati loro a contestare, in base all’articolo 45 bis del codice della navigazione e all’articolo 6 delle linee guida della Regione in materia di spiagge libere attrezzate, l’occupazione “ abusiva ” da parte dei privati, sotto l’ala della società pubblica “Bagni di Mare” del litorale alassino.
Nelle carte dell’inchiesta, e nelle contestazioni fatte agli indagati, più volte ritorna il mancato rispetto dell’articolo 45 bis del codice della navigazione.
In parole povere la gestione poteva essere data dal Comune alla società pubblica comunale “Bagni di Mare”, ma non da questa ai soci privati inglobati con la fusione ex Gescomare.
Il dato di partenza, per la Procura, è che le 14 cooperative ex Gescomare commettono occupazioni abusive, visto che il Comune la concessione l’ha data alla “Bagni di mare” e il codice della navigazione non prevede subconcessioni. E poi il canone complessivo incassato per 14 spiagge è di appena 200mila euro, in una città in cui il costo uno stabilimento balneare privato di medie dimensioni supera abbondantemente i duemilioni di euro.
Nelle carte dell’inchiesta, e nelle contestazioni fatte agli indagati, più volte ritorna il mancato rispetto dell’articolo 45 bis del codice della navigazione.
In parole povere la gestione poteva essere data dal Comune alla società pubblica comunale “Bagni di Mare”, ma non da questa ai soci privati inglobati con la fusione ex Gescomare.
Il dato di partenza, per la Procura, è che le 14 cooperative ex Gescomare commettono occupazioni abusive, visto che il Comune la concessione l’ha data alla “Bagni di mare” e il codice della navigazione non prevede subconcessioni. E poi il canone complessivo incassato per 14 spiagge è di appena 200mila euro, in una città in cui il costo uno stabilimento balneare privato di medie dimensioni supera abbondantemente i duemilioni di euro.
Alberto Parodi
Da www.ilSecoloxix.it 23 Novembre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
Alassio - Spiagge comunali, l’ombra delle tangenti
SVOLTA NELL’INCHIESTA:
CACCIA A UN MILIONE E MEZZO MAI VERSATO
NELLE CASSE DEL MUNICIPIO
Alassio, la Procura ipotizza buste a funzionari e amministratori
per avere la gestione dei bagni attrezzati
ALASSIO.Tangenti. Avanza l’ipotesi tangenti nelle indagini sulla gestione delle spiagge di Alassio. Più che un sospetto.
È di un milione e mezzo di euro infatti la stima fatta dalla Procura sul volume d’affari generato in una stagione dalle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune ai privati.
Tramite assegnazione diretta, senza gara, attraverso società pubbliche. Soldi che secondo chi indaga dovevano finire nelle casse comunali e invece non ve ne è traccia. Perché?
Denari che secondo i gestori privati delle spiagge avute in concessione non dovevano essere versati nelle casse pubbliche, in base alle convenzioni (anche “sub”convenzioni sono finite negli atti sequestrati) contestate dalla Procura. La destinazione del milione e mezzo di euro stimato dalla polizia giudiziaria è al centro degli interrogatori di questi giorni. A fronte di utili troppo bassi, denunciati dai gestori delle spiagge.
Fiumi di soldi che non si sa dove siano finiti. Negli interrogatori di questi giorni in Procura l’obiettivo è capire il perchè della mancata organizzazione di una gara pubblica per aprire il mercato dei gestori a più persone. Intanto gli agenti della polizia giudiziaria (Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto) continuano a cercare i soldi “fantasma” frutto delle loro stime del volume d’affari. Una cifra che non corrisponde agli utili troppo bassi riscontrati nei conti dei gestori privati e della ex società pubblica Gescomare (ora ”Bagni di Mare”).
Ieri pomeriggio intanto nuova tornata di interrogatori in Procura. Dopo il vicesindaco reggente di Alassio Gianni Aicardi, sentito come persona informata sui fatti la scorsa settimana, e il vice segretario generale del Comune Demetrio Valdiserra, assistito dall’avvocato Flavio Opizzo, nei giorni scorsi, è toccato ieri all’assessore al demanio Rocco Invernizzi essere convocato nell’ufficio del procuratore capo Francantonio Granero, presente anche il pm Chiara Maria Paolucci. In qualità di indagato, assistito dall’avvocato Franco Vazio.
È di un milione e mezzo di euro infatti la stima fatta dalla Procura sul volume d’affari generato in una stagione dalle spiagge libere attrezzate date in gestione dal Comune ai privati.
Tramite assegnazione diretta, senza gara, attraverso società pubbliche. Soldi che secondo chi indaga dovevano finire nelle casse comunali e invece non ve ne è traccia. Perché?
Denari che secondo i gestori privati delle spiagge avute in concessione non dovevano essere versati nelle casse pubbliche, in base alle convenzioni (anche “sub”convenzioni sono finite negli atti sequestrati) contestate dalla Procura. La destinazione del milione e mezzo di euro stimato dalla polizia giudiziaria è al centro degli interrogatori di questi giorni. A fronte di utili troppo bassi, denunciati dai gestori delle spiagge.
Fiumi di soldi che non si sa dove siano finiti. Negli interrogatori di questi giorni in Procura l’obiettivo è capire il perchè della mancata organizzazione di una gara pubblica per aprire il mercato dei gestori a più persone. Intanto gli agenti della polizia giudiziaria (Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto) continuano a cercare i soldi “fantasma” frutto delle loro stime del volume d’affari. Una cifra che non corrisponde agli utili troppo bassi riscontrati nei conti dei gestori privati e della ex società pubblica Gescomare (ora ”Bagni di Mare”).
Ieri pomeriggio intanto nuova tornata di interrogatori in Procura. Dopo il vicesindaco reggente di Alassio Gianni Aicardi, sentito come persona informata sui fatti la scorsa settimana, e il vice segretario generale del Comune Demetrio Valdiserra, assistito dall’avvocato Flavio Opizzo, nei giorni scorsi, è toccato ieri all’assessore al demanio Rocco Invernizzi essere convocato nell’ufficio del procuratore capo Francantonio Granero, presente anche il pm Chiara Maria Paolucci. In qualità di indagato, assistito dall’avvocato Franco Vazio.
L’assessore, tramite il suo legale, ha fatto sapere di avvalersi della facoltà di non rispondere. Non ha voluto rispondere alle domande dei pm: «Preferiamo produrre un dettagliato memoriale che consegneremo alla Procura al più presto», ha spiegato l’avvocato. A Invernizzi i magistrati, assistiti dalla polizia giudiziaria della capitaneria di porto, hanno contestato gli abusi in atti d’ufficio in merito all’affidamento delle concessioni demaniali. A margine dell’interrogatorio è emersa la questione del milione e mezzo di euro.
Tangenti è l’ipotesi su cui gli inquirenti stanno lavorando.
Un’ipotesi di lavoro che in Procura vogliono approfondire, testimoniata dal fatto che il procuratore Granero si è opposto nei giorni scorsi al dissequestro dei soldi in contanti (circa 30 mila euro) più gli assegni, trovati arrotolati in casa di un paio di indagati, tra cui Gian Emanuele Fracchia e Giancarlo Capasso (società “AltaMarea”), tutelati dall’avvocato Franca Giannotta. È stato lo stesso procuratore insieme al pm Paolucci, a firmare nei giorni scorsi un nuovo atto di sequestro dei soldi e beni di cui il Tribunale del Riesame (giudici Giovanni Zerilli, Marco Canepa e Francesco Meloni) aveva disposto la restituzione. Ai proprietari che si erano presentati in Procura forti del provvedimento del Riesame (”carenti le motivazioni del sequestro”), è stato notificato infatti un nuovo atto di sequestro.
«Siamo rimasti stupiti, anche perchè avevamo dimostrato la provenienza dei soldi» spiega Giannotta.
Soldi destinati a pagare gli stipendi di altre società gestite dagli indagati.
Tangenti è l’ipotesi su cui gli inquirenti stanno lavorando.
Un’ipotesi di lavoro che in Procura vogliono approfondire, testimoniata dal fatto che il procuratore Granero si è opposto nei giorni scorsi al dissequestro dei soldi in contanti (circa 30 mila euro) più gli assegni, trovati arrotolati in casa di un paio di indagati, tra cui Gian Emanuele Fracchia e Giancarlo Capasso (società “AltaMarea”), tutelati dall’avvocato Franca Giannotta. È stato lo stesso procuratore insieme al pm Paolucci, a firmare nei giorni scorsi un nuovo atto di sequestro dei soldi e beni di cui il Tribunale del Riesame (giudici Giovanni Zerilli, Marco Canepa e Francesco Meloni) aveva disposto la restituzione. Ai proprietari che si erano presentati in Procura forti del provvedimento del Riesame (”carenti le motivazioni del sequestro”), è stato notificato infatti un nuovo atto di sequestro.
«Siamo rimasti stupiti, anche perchè avevamo dimostrato la provenienza dei soldi» spiega Giannotta.
Soldi destinati a pagare gli stipendi di altre società gestite dagli indagati.
Alberto Parodi
Da www.ilSecoloxix.it del 29 Ottobre 2010
giovedì 28 ottobre 2010
Alassio - Inchiesta spiagge: Invernizzi non risponde ai pm, pronto memoriale della difesa
Il Palazzo del Tribunale di Savona dove si trovano
gli Uffici della Procura della Repubblica
Savona. E’ stato interrogato questo pomeriggio dalla Procura savonese l’assessore del Comune di Alassio Rocco Invernizzi, indagato assieme al dirigente Demetrio Valdisserra e l’assessore Fabrizio Calò, ed altre nove persone, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione delle spiagge comunali alassine.
L’ipotesi di reato contestata ad Invernizzi è abuso in atti d’ufficio. Davanti al procuratore capo Francantonio Granero e la pm Maria Chiara Paolucci l’assessore comunale, assistito dall’avvocato Franco Vazio, non ha voluto rispondere alle domande dei magistrati savonesi.
L’avvocato ha annunciato la consegna agli uffici della Procura di un memoriale difensivo.
“Il mio assistito è estraneo alla vicenda e ai fatti che gli vengono contestati, secondo le sue informazioni il Comune di Alassio ha svolto tutte le pratiche relative alla gestione delle spiagge comunali in maniera corretta”.
Secondo l’accusa invece i gestori avrebbero applicato tariffe più alte per ottenere l’affidamento delle spiagge libere organizzate, con prezzi più simili a uno stabilimento privato che a una spiaggia convenzionata.
Inoltre, nonostante i notevoli incassi, un gruppo consistente di imprenditori avrebbe denunciato all’Erario utili assai irrisori. Al vaglio degli organi inquirenti anche le fasce di banconote trovate dalle forze dell’ordine nelle case di alcuni dei dodici indagati.
Secondo quanto trapelato in casa di uno degli indagati sono stati trovati 30 mila euro in contanti nascosti nella cassaforte.
E poi c’è la pista delle infiltrazioni massoniche che, secondo l’accusa, potrebbe spiegare le presunte “facilitazioni” concesse ad alcuni ma negate ad altri nel rilascio delle concessioni.
Da www.Ivg.it del 28 Ottobre 2010
domenica 5 settembre 2010
Liguria - Allarme cosche in Liguria a Savona pool antimafia
Carta geografica del Ponente Ligure
La ’ndrangheta, le mafie e i loro tentativi d’infiltrazione non rispettano i confini. «Dopo le inchieste nel ponente ligure e a Genova, può essere Savona la sola isola felice?».
È una domanda retorica quella del procuratore Francantonio Granero.
La risposta è però tutta pragmatica: via a un superpool “interforze” di polizia giudiziaria, composto da polizia, carabinieri e Finanza, un gruppo di detective specializzati che ha già iniziato a lavorare a tempo pieno per la procura.
La provincia di Savona è inserita tra le emergenze della regione anche nell’ultima relazione della procura nazionale antimafia.
La decisione del procuratore capo Francantonio Granero discende non solo dalla diretta conoscenza dei fenomeni, ma anche da una constatazione logica.
Si parla di mafia, ‘ndrangheta e criminalità organizzata e Granero constata:
«Ci sono state le inchieste nel Ponente della regione, che sta letteralmente fibrillando. Genova ha i suoi problemi, come altre recenti inchieste hanno evidenziato. A levante certe presenze legate al crimine organizzato sono ormai verificate da anni».
Ne scaturisce, appunto, quell’interrogativo che non può che essere retorico: «Savona è l’unica isola felice?».
Il procuratore conosce la risposta, perché i suoi uomini hanno già iniziato a lavorare su alcuni filoni “caldi”.
Anche se le indagini sulla criminalità organizzata hanno giocoforza tempi lunghi e le risposte non saranno immediate.
Ma ci sono anche carte di grande interesse investigativo. Come quelle che riguardano il componente di una “famiglia” che se ne è distaccato e ha denunciato più volte le attività sporche dei familiari. Di fronte a un fenomeno che sembra assediare la provincia dai due lati e di alcune intuizioni investigative che già dai primi passi si sono dimostrate corrette, Granero ha preso la sua decisione.
Organizzando alla procura della Repubblica di Savona un pool di investigatori che lavoreranno a tempo pieno sulla criminalità organizzata, sulle mafie, sui tentativi di infiltrazione nella politica, nella pubblica amministrazione, nell’economia locale.
Un gruppo interforze, uomini che hanno acquisito negli anni una specifica preparazione e che ora sono stati posti a lavorare fianco a fianco, con una precisa finalità: snidare mafiosi e ‘ndranghetisti sul territorio.
Il pool lavorerà su singoli reati (la lotta alle associazioni criminali in quanto tali rimane sempre, ovviamente, nelle mani della procura distrettuale antimafia di Genova) ma il varo rappresenta una svolta epocale nel controllo del territorio da parte dei magistrati e delle forze dell’ordine.
Come dimostra anche la recente inchiesta (appena conclusa) condotta in prima battuta dalla procura di Sanremo sulla famiglia Pellegrino a Bordighera. Qual è il raggio di azione in cui ha già cominciato a muoversi il pool savonese? Alcune linee sono già scandite nelle relazioni della Procura nazionale antimafia.
La relazione del 2006 è stata poi sviluppata dal procuratore Anna Canepa, con una lunga nota pubblicata nel dicembre 2009.
Spiega Anna Canepa: «Il fenomeno appare connotato da speciali note di concretezza con precipuo riguardo alla situazione nelle province di Savona (ove operano soprattutto le famiglie Fameli, Fazzari, Gullace e Fotia) e Imperia». Parla, il magistrato, della «sfera di interessi economici ruotante intorno alle varie anime della ‘ndrangheta presenti nella regione ligure».
Le indagini iniziano ad evidenziare come il fenomeno ‘ndrangheta si è concoslidato nel Savonese. Le “famiglie” mafiose godono di contatti eccellenti e hanno sempre mantenuto un profilo criminale molto basso, senza episodi clamorosi che potrebbero creare allarme sociale o attirare l’attenzione.
Così tra le segnalazioni finite nelle mani degli investigatori ci sono anche i corposi dossier della onlus Casa della legalità.
Anna Canepa inserisce Savona tra le città della Liguria in cui sono strutturati e attivi i “locali”, cioè l’articolazione sul territorio in piccoli gruppi, della ‘ndrangheta.
Demandando poi il compito di “camera di compensazione”, che organizza l’attività e dirime le controversie, al gruppo di Ventimiglia.Marco Menduni
Da www.ilSecoloxix.it del 05 Settembre 2010
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mercoledì 11 agosto 2010
Alassio - Inchiesta gestione spiagge: 12 gli indagati
Una vista interna del Palazzo savonese che ospita il Tribunale di Savona
e gli Uffici della Procura della Repubblica
Alassio - Sono in tutto 12, tra amministratori pubblici e
soggetti privati, gli indagati dalla Procura della Repubblica
di Savona a seguito dell’inchiesta avviata sulle spiagge gestite dalla Bagni di Mare (società pubblica) e prima
dalla Gescomare (società mista pubblico-privata).
La conferma è arrivata questa mattina dagli uffici giudiziari savonesi dopo il blitz di domenica scorsa sul litorale alassino da parte della polizia giudiziaria.
Per tutti l’ipotesi di reato ipotizzata è quella di abuso d’ufficio e peculato.
Tra le persone indagate gli attuali assessori della giunta alassina Fabrizio Calò e Rocco Invernizzi oltre a Demetrio Valdiserra, vicesegretario generale del Comune di Alassio.
Non sarebbero quindi indagati l’ex sindaco Marco Melgrati ed il primo cittadino in carica Giovanni Aicardi.
Secondo quanto confermato dalla Procura al centro degli accertamenti giudiziari la gestione sull’assegnazione delle spiagge, oltre all’affidamento degli incarichi, senza contare i passaggi della società diventata, dopo la presenza dei privati, totalmente pubblica. Nel mirino degli organi inquirenti le concessioni rilasciate dal Comune alassino.
Procura, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto hanno passato al setaccio diversa documentazione con perquisizioni anche nelle abitazioni degli indagati.
Gli interrogatori in Procura partiranno dal mese di settembre, con l’obiettivo di definire il quadro indiziario nell’inchiesta condotta dalla sostituto Maria Chiara Paolucci e dal procuratore capo Francantonio Granero, che non escludono sviluppi importanti, in un Comune, come quello alassino, che sarà chiamato nel 2011 a rinnovare la propria amministrazione.
Da www.Ivg.it del 11 Agosto 2010
sabato 30 gennaio 2010
IERI POMERIGGIO L’INCIDENTE PROBATORIO SUL CASO DEL PARROCO DI ALASSIO ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE
Don Luciano Massaferro parroco di Alassio
In una stanza la verità della bambina
Nessun commento dalla Procura. I difensori di don Lu:
emerse molte contraddizioni
Nei suoi undici anni mai è stata adulta come ieri pomeriggio, nemmeno quando avvenivano, o lei immaginava, i fatti che hanno portato in carcere a Chiavari don Luigi Massaferro, il parroco quarantacinquenne di Alassio. In una stanza asettica, ripresa da una telecamera, la bambina ha ripetuto a uno specialista il racconto che già aveva fatto alla psicologa del Gaslini. E oltre la telecamera - come dietro uno specchio magico - c’erano il giudice per le indagini preliminari, Emilio Fois, il pm Alessandra Coccoli, i difensori del sacerdote Mauro Ronco e Alessandro Chirivì con il loro consulente.
Piccola e forse stupefatta dell’attenzione che la circonda e la preme da dicembre, la bambina sapeva che il suo racconto in qualche modo era valutato, giudicato - giudicata lei stessa - dal mondo degli adulti.
Non era affannata, non spaventata. Con lo sforzo dei semplici di fronte a un’impresa della memoria o la quiete dei candidi di fronte a ricordi sentiti per certi, si è ancora una volta inoltrata sui sentieri sfociati in pagine giudiziarie: «Lo toccavo... », «Mi diceva...». Un pomeriggio al rallentatore, senza pressioni, senza metterle fretta, misurando la sua aderenza alla realtà del momento e a quella del ricordo.
A fine giornata gli avvocati Ronco e Chirivì hanno rilasciato una dichiarazione lapidaria come una parola fine: «Sono emerse palesi, stridenti, numerose e insanabili contraddizioni nei racconti della presunta persona offesa, tali da minarne definitivamente ed irrimediabilmente la sua credibilità e attendibilità».
Il capo della Procura savonese, Francantonio Granero, abito grigio e sorriso appena accennatodietro la scrivania del suo ufficio, non ha commentato, si è limitato a un’osservazione più di stile che di contenuti:
Piccola e forse stupefatta dell’attenzione che la circonda e la preme da dicembre, la bambina sapeva che il suo racconto in qualche modo era valutato, giudicato - giudicata lei stessa - dal mondo degli adulti.
Non era affannata, non spaventata. Con lo sforzo dei semplici di fronte a un’impresa della memoria o la quiete dei candidi di fronte a ricordi sentiti per certi, si è ancora una volta inoltrata sui sentieri sfociati in pagine giudiziarie: «Lo toccavo... », «Mi diceva...». Un pomeriggio al rallentatore, senza pressioni, senza metterle fretta, misurando la sua aderenza alla realtà del momento e a quella del ricordo.
A fine giornata gli avvocati Ronco e Chirivì hanno rilasciato una dichiarazione lapidaria come una parola fine: «Sono emerse palesi, stridenti, numerose e insanabili contraddizioni nei racconti della presunta persona offesa, tali da minarne definitivamente ed irrimediabilmente la sua credibilità e attendibilità».
Il capo della Procura savonese, Francantonio Granero, abito grigio e sorriso appena accennatodietro la scrivania del suo ufficio, non ha commentato, si è limitato a un’osservazione più di stile che di contenuti:
«Mi pare palese una scelta di processo condotto rapidamente attraverso le dichiarazioni ai media più che con gli strumenti che la legge fornisce per dibattere il caso dentro questi uffici e aule». Nulla da dire sull’esito
dell’incidente probatorio con la bambina protagonista: «Ho parlato con la collega Coccoli, che ha seguito il pomeriggio e mi ha riferito molto serena».
Per la gente di Alassio, per i parrocchiani fedelissimi difensori di don Luciano la giornata di ieri è una sorta di anticipo di sentenza di proscioglimento.
Non è così veloce. Mentre il parroco aspetta l’ok per la visita almeno del suo vescovo, la Procura e il Gip devono ancora mettere in fila molti pezzi della vicenda.
C’è il computer con i file dell’hard disk cancellati. Di per sé non è determinante, accende interesse se inserita tra le deposizioni di don Lu, tra quelle che le accuse considerano non soltanto contraddizioni ma anche dichiarazioni spontanee («a una parrocchiana psicologa chiesi di seguire la piccola», «i vicini mi dissero che era una famiglia litigiosa e aggressiva») smentite agli uomini della Squadra Mobile dalle stesse persone chiamate in causa.
E per la bambina c’è ancora un passaggio tra occhi, registratori, voci degli specialisti. Come disposto dal gip Fois ci sarà quella che sbrigativamente viene definita «perizia psichiatrica ». Più o meno: non è un’imputata per la quale stabilire se capace o no di intendere o volere. E’ una presunta parte lesa, in un’età in formazione.
Se ieri si è misurato, con tatto, il suo narrare, il nuovo appuntamento sarà una sorta di «diagnosi» generale della sua «attitudine a testimoniare». La credibilità. Dato oggettivo, non giudizio fra angelo violato o spudorata mentitrice. Vuol dire un altro passo in una inevitabile, progressiva solitudine nel mondo adulto. Un nuovo passo, difficile più per la sua inconsapevolezza giudiziaria che per tutti gli altri.
dell’incidente probatorio con la bambina protagonista: «Ho parlato con la collega Coccoli, che ha seguito il pomeriggio e mi ha riferito molto serena».
Per la gente di Alassio, per i parrocchiani fedelissimi difensori di don Luciano la giornata di ieri è una sorta di anticipo di sentenza di proscioglimento.
Non è così veloce. Mentre il parroco aspetta l’ok per la visita almeno del suo vescovo, la Procura e il Gip devono ancora mettere in fila molti pezzi della vicenda.
C’è il computer con i file dell’hard disk cancellati. Di per sé non è determinante, accende interesse se inserita tra le deposizioni di don Lu, tra quelle che le accuse considerano non soltanto contraddizioni ma anche dichiarazioni spontanee («a una parrocchiana psicologa chiesi di seguire la piccola», «i vicini mi dissero che era una famiglia litigiosa e aggressiva») smentite agli uomini della Squadra Mobile dalle stesse persone chiamate in causa.
E per la bambina c’è ancora un passaggio tra occhi, registratori, voci degli specialisti. Come disposto dal gip Fois ci sarà quella che sbrigativamente viene definita «perizia psichiatrica ». Più o meno: non è un’imputata per la quale stabilire se capace o no di intendere o volere. E’ una presunta parte lesa, in un’età in formazione.
Se ieri si è misurato, con tatto, il suo narrare, il nuovo appuntamento sarà una sorta di «diagnosi» generale della sua «attitudine a testimoniare». La credibilità. Dato oggettivo, non giudizio fra angelo violato o spudorata mentitrice. Vuol dire un altro passo in una inevitabile, progressiva solitudine nel mondo adulto. Un nuovo passo, difficile più per la sua inconsapevolezza giudiziaria che per tutti gli altri.
Marco Neirotti
Da ww.LaStampa.it del 30 Gennaio 2010
martedì 12 gennaio 2010
L’Avvenire stigmatizza l’operato dei PM di Savona sull’inchiesta contro Don Massaferro
Sorpresa ed incredulità stamattina in Procura a Savona per il duro attacco di Avvenire, cronaca locale di Albenga ed Imperia, contro la magistratura savonese accusata di anti-clericalismo.
Duro attacco ieri sulle pagine di Avvenire, cronaca locale di Albenga ed Imperia, contro la Procura della Repubblica di Savona, rea di aver chiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale della medesima città la custodia cautelare in carcere per il parroco alassino Don Luciano Massaferro accusato da un’adolescente della “città del muretto” di pedofilia.
Eraldo Ciangherotti, Presidente del Centro Aiuto alla Vita di Albenga, uomo impegnato in politica nel centro-destra ligure che sostiene Sandro Biasotti nella futura corsa alla Presidenza della Regione contro il Governatore uscente di sinistra Claudio Burlando ma soprattutto giornalista pubblicista che da sempre collabora con il quotidiano della Cei, tra l’altro ha scritto «…La Procura di Savona… ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione. Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia. La comunità, infine, stando agli elementi emersi non solo non può condannare il sacerdote ma prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».
Come ormai noto, infatti, lo scorso 29 Dicembre Don Massaferro fu arrestato per atti di libidine compiuti contro una ragazzina minore di anni quattordici che, dopo essersi sfogata con una neuropsichiatria infantile dell’istituto Giannina Gaslini di Genova, lo ha accusato di aver tentato di abusare di lei in tre occasioni durante il ministero sacerdotale.
E’ ben vero che la ragazzina proviene da una famiglia disagiata ma è anche vero che dopo l’arresto del sacerdote si sono scatenate contro di lei le peggiori insinuazioni da parte dell’Alassio benpensante. A dire il vero le posizioni di Avvenire di ieri non sono direttamente riferibili alla Curia diocesana di Albenga ed Imperia ma da questa non sono state smentite.
Alla Cei comunque si tende a sfumare la polemica sorta e don Pompili, direttore dell’ufficio comunicazione del medesimo organismo, sottolinea come le diocesi abbiano la loro autonomia ecclesiale e la magistratura abbia, invece, le competenze giuridiche e che quindi sia preferibile non sovrapporsi a vicenda nei rispettivi capi d’azione.
Poi aggiunge: ”La condanna del Vaticano sulla violenza nei confronti di bambini è netta e nota, nello specifico posso solo dire che accuse così gravi vanno provate. Bisogna attendere i tre gradi di giudizio con fiducia nella magistratura, ricordando la presunzione di innocenza».
Una presa di distanza equilibrata e parziale, dunque, dall’infuocato articolo di Ciangherotti che, stamattina, è stato accolto con stupore dai magistrati del Tribunale di Savona. Qui il capo della Procura Francantonio Granero, che indagando sul caso Teardo, Presidente socialista della Regione, negli anni ottanta per primo squarciò il velo sui fenomeni di corruzione politica in Italia, raccomanda ai suoi sostituti nervi saldi ed osserva che “in coscienza la Procura di Savona ritiene di aver compiuto con la delicatezza del caso e con scrupolo le indagini e di aver concluso richiedendo la custodia cautelare in carcere, perché così impone il codice di procedura penale. Nessun intento anti-clericale nel nostro comportamento, dunque”.
Il centro-destra del Ponente ligure ovviamente non la pensa così e non perde l’occasione per accusare per l’ennesima volta i magistrati “comunisti e non allineati”. Il sindaco di Alassio del Pdl, Marco Melgrati, infatti, sottolinea come la Procura del capoluogo ligure abbia fatto di don Luciano un mostro e poi prosegue dicendo che ”un mostro non nasce da un giorno all’altro. Tutto si fonda solo sulle parole di una bambina facilmente suggestionabile. Per sbattere un sacerdote in carcere con un marchio di infamia ci vorrebbe qualcosa di più. Abbiamo appena deciso di intitolare una strada a Enzo Tortora e a Edgardo Sogno, vittime di malagiustizia. E chi vuole intendere intenda”.
Se alla fine del suo calvario processuale, e la riflessione pare obbligata, don Massaferro dovesse però risultare colpevole, che cosa potrebbe allora dire a sua discolpa Avvenire? Forse una maggiore prudenza, considerata la delicatezza del caso, sarebbe forse stata preferibile ma il giornale cattolico, proprio dopo che da qualche giorno all’avvocato Alessandro Chirivì d’Albenga, che fin dal primo momento aveva richiesto discrezione massima, nella difesa del sacerdote si è aggiunto Mauro Ronco, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, ha intrapreso un’altra strada magari perché nel suo passato prossimo già si è trovato scottato da un presunto scandalo a sfondo sessuale, poi risultato una disgustosa “bufala”, che ha costretto il suo direttore Boffo alle dimissioni.
Luciano Bagnoli
Da www.Agoravox.it del 12 Gennaio 2010
Luciano Bagnoli
Da www.Agoravox.it del 12 Gennaio 2010
domenica 20 dicembre 2009
ALASSIO: Inchiesta Grand Hotel, assessori in silenzio
SI SONO avvalsi della facoltà di non rispondere i sette assessori della giunta Melgrati indagati dalla procura nell’ambito dell’inchiesta avviata sui lavori di ristrutturazione del Grand Hotel.
Assistiti dall’avvocato Franco Vazio, i sette politici si sono presentati agli uomini della guardia di finanza scegliendo la strada del silenzio.
Assistiti dall’avvocato Franco Vazio, i sette politici si sono presentati agli uomini della guardia di finanza scegliendo la strada del silenzio.
«Si è trattato di una scelta dettata dalla necessità di fare il punto sull’aspetto amministrativo della vicenda e soprattutto di fronte ad un capo d’imputazione estremamente complesso ed articolato ha spiegato il legale ingauno. Abbiamo il massimo rispetto del lavoro della magistratura, ma i miei clienti ritengono di aver agito con la massima trasparenza».
Il vicesindaco Gianni Aicardi, gli assessori Fabrizio Calò, Rocco Invernizzi, Piero Rocca, Marco Salvo, Loretta Zavaroni e Monica Zioni sono indagati per abuso d’ufficio in concorso con il sindaco, oltre che di abuso edilizio e abuso in zona vincolata.Alla giunta alassina sono contestati fatti connessi ad una delibera del 2003 e poi alle varianti in linea tecnica del 2007.
Per la procura si tratterebbe di delibere illegittime e frutto di una procedura non corretta e quindi un atto doloso finalizzato a favorire la Fincos.
Assessori e sindaco Melgrati si difendono sostenendo che le difformità erano sanabili, contando anche sul parere del noto amministrativista genovese Alberti per una valutazione «ex ante» confermata successivamente da altri enti.
La palla torna ora alla procura e in particolare al procuratore Francatonio Granero ed al sostituto Chiara Maria Paolucci che potrebbero decidere di chiudere l’inchiesta sul Grand Hotel e rimandare ogni decisione al dibattimento quanto alla bontà dell’interpretazione degli atti amministrativi.G.CIO.
Da www.ilSecoloxix.it del 20 Dicembre 2009
sabato 12 dicembre 2009
Alassio: avvisi di garanzia per il Grand Hotel, Melgrati siamo sereni
Il Sindaco di Alassio Arch. Marco Melgrati
Riceviamo e pubblichiamo le dichiarazioni del sindaco di Alassio Marco Melgrati sugli avvisi di garanzia per il Grand Hotel:
Premesso che io sono orgoglioso di poter portare a termine un’opera come il Grand Hotel, che quando sarà aperto, cioè per la stagione estiva 2010, dopo quaranta anni di abbandono, di occupazione di topi, scarafaggi e di abitazione abusiva di extracomunitari e di drogati, che ha costituito la vergogna di questa città e degli amministratori che si sono succeduti dal 1968 al 1993, sarà il vanto della nostra città, unica struttura a 5 stelle del Ponente, e traino per tutta l’economia cittadina, con un centro termale che sarà il più grande d’Europa per la cura con la Talassoterapia.
Ma veniamo ai fatti: la Conferenza dei servizi deliberante del 13 febbraio u.s. ha definitivamente approvato le varianti al progetto che comprendono un piano in più di parcheggi non pertinenziali, l’ampliamento del parcheggio pertinenziale riservato ai clienti dell’albergo, l’ampliamento del centro Termale Talassoterapico sotto il sedime di via Gramsci, per rendere ancora più accogliente e funzionale la Spa di nuova concezione a servizio della Città di Alassio, e l’incremento del volumetto tecnico all’ultimo piano, nonché tutte le modifiche interne: e questo con il parere favorevole di tutti gli enti interessati, dalla Provincia alla Regione alla Soprintendenza. Si è dimostrato quello che, pur con i miei limiti culturali, vado sostenendo da anni e che ho più volte dichiarato in Consiglio Comunale, e cioè che queste modifiche non rappresentavano variante ma bensì aggiornamento al Piano Urbanistico Comunale, e quindi chiaramente non variante essenziale, come sostiene la Procura, ma come smentito da tutti gli enti presenti in Conferenza dei Servizi (Provincia, che era ancora a di sinistra, , Regione, Sopraintendenza).
Il parere della Sopraintendenza ha dimostrato la conformità paesaggistica ex ante e ex post, cioè prima e dopo l’intervento, ancorché in zona di vincolo ambientale; d’altronde si tratta di opere completamente interrate.
Ma veniamo a cosa è una delibera in linea tecnica… si approva una delibera in linea tecnica quando la stessa non si può approvare a titolo definitivo, perché la si condivide nella sostanza ma mancano degli elementi, che possono essere economici, urbanistici o di copertura contabile. Si approva per esempio in linea tecnica un progetto di massima di opere pubbliche, perché si condivide il progetto, ma non si può approvare definitivamente perché manca il progetto definitivo ed esecutivo, la copertura economica di bilancio e l’approvazione urbanistica. Di fatto serve a dare l’avvallo “politico-amministrativo” ad un progetto, rimandando l’approvazione definitiva una futura delibera di Giunta quando si saranno ottenuti i permessi urbanistici, per esempio nel caso del Grand Hotel, perché le questioni finanziarie economiche, da convenzione, dovranno essere verificate al collaudo finale.
Già una volta siamo stati Indagati per una delibera di discussione, aborto giuridico amministrativo. Come si può giudicare un atto che non è un atto, ma solo una semplice discussione politica? Anche questa volta sono fiducioso che i Pm si chiariscano che cosa è una delibera in linea tecnica, e si arrivi ad una completa e veloce archiviazione del procedimento, anche se qualcosa mi fa sospettare che non sarà così, dato il clima che si respira recentemente nei rapporti con i palazzi di giustizia, specialmente da chi milita nel Centro-Destra.
Comunque, io e i miei assessori siamo sereni, consci di aver bene operato per il bene della città, in onestà e trasparenza, risolvendo, pur tra mille difficoltà, un problema che per anni ha rappresentato il cancro e la vergogna di 40 anni di amministrazioni; ora però comincio a capire perché nessuno si voleva assumere questa responsabilità!
La Procura di Savona ha consegnato a tutta la giunta comunale della città del muretto l’avviso di garanzia per le opere relative al Grand Hotel di Alassio; escluso dal provvedimento il Sindaco, ma solo per il fatto che lo aveva già ricevuto nel recente passato, ed addirittura già interrogato dal Procuratore Capo Francantonio Granero, insieme al dirigente Ing. Lagasio e al responsabile dell’alta sorveglianza, Ing. Giampiero Dotti, entrambi già raggiunti da avviso di garanzia.
L’accusa sarebbe quella di, in concorso con il sindaco, aver consentito i lavori di variante del Grand Hotel di Alassio in zona di vincolo ambientale, ed aver autorizzato, in linea tecnica, la Conicos, oggi Fincos, a effettuare le varianti che di fatto poi sono state realizzate.
Premesso che io sono orgoglioso di poter portare a termine un’opera come il Grand Hotel, che quando sarà aperto, cioè per la stagione estiva 2010, dopo quaranta anni di abbandono, di occupazione di topi, scarafaggi e di abitazione abusiva di extracomunitari e di drogati, che ha costituito la vergogna di questa città e degli amministratori che si sono succeduti dal 1968 al 1993, sarà il vanto della nostra città, unica struttura a 5 stelle del Ponente, e traino per tutta l’economia cittadina, con un centro termale che sarà il più grande d’Europa per la cura con la Talassoterapia.
Devo dire che sono sereno, come ho già detto al Procuratore della Repubblica, perché ho sempre agito, e con me la Giunta con tutti gli Assessori, nel supremo interesse del Comune, con trasparenza e nella piene legalità. Che la Procura indaghi, ma che lo faccia serenamente e con giustizia, come la immagine della bilancia, che ne è il simbolo, suggerisce.
Ma veniamo ai fatti: la Conferenza dei servizi deliberante del 13 febbraio u.s. ha definitivamente approvato le varianti al progetto che comprendono un piano in più di parcheggi non pertinenziali, l’ampliamento del parcheggio pertinenziale riservato ai clienti dell’albergo, l’ampliamento del centro Termale Talassoterapico sotto il sedime di via Gramsci, per rendere ancora più accogliente e funzionale la Spa di nuova concezione a servizio della Città di Alassio, e l’incremento del volumetto tecnico all’ultimo piano, nonché tutte le modifiche interne: e questo con il parere favorevole di tutti gli enti interessati, dalla Provincia alla Regione alla Soprintendenza. Si è dimostrato quello che, pur con i miei limiti culturali, vado sostenendo da anni e che ho più volte dichiarato in Consiglio Comunale, e cioè che queste modifiche non rappresentavano variante ma bensì aggiornamento al Piano Urbanistico Comunale, e quindi chiaramente non variante essenziale, come sostiene la Procura, ma come smentito da tutti gli enti presenti in Conferenza dei Servizi (Provincia, che era ancora a di sinistra, , Regione, Sopraintendenza).
Il parere della Sopraintendenza ha dimostrato la conformità paesaggistica ex ante e ex post, cioè prima e dopo l’intervento, ancorché in zona di vincolo ambientale; d’altronde si tratta di opere completamente interrate.
Tutte le delibere di giunta, ancorché in linea tecnica, sono state prese con il parere scritto favorevole dei dirigenti, sempre supportate dal parere legale preventivo non di un azzeccagarbugli qualsiasi, ma di un luminare del diritto amministrativo e docente universitario quale il Prof. Alberti, che ne ha sancito la correttezza dal punto di vista legale e soprattutto amministrativo.
Ma veniamo a cosa è una delibera in linea tecnica… si approva una delibera in linea tecnica quando la stessa non si può approvare a titolo definitivo, perché la si condivide nella sostanza ma mancano degli elementi, che possono essere economici, urbanistici o di copertura contabile. Si approva per esempio in linea tecnica un progetto di massima di opere pubbliche, perché si condivide il progetto, ma non si può approvare definitivamente perché manca il progetto definitivo ed esecutivo, la copertura economica di bilancio e l’approvazione urbanistica. Di fatto serve a dare l’avvallo “politico-amministrativo” ad un progetto, rimandando l’approvazione definitiva una futura delibera di Giunta quando si saranno ottenuti i permessi urbanistici, per esempio nel caso del Grand Hotel, perché le questioni finanziarie economiche, da convenzione, dovranno essere verificate al collaudo finale.
Le varianti proposte sono andate nella direzione di, in qualche maniera, risarcire la Conicos dei maggiori costi derivati dai problemi costruttivi, ma ad assoluto vantaggio del Comune perché sono tutte opere in diritto di superficie, ma di proprietà del Comune di Alassio, e questo vale per il piano in più di parcheggi non pertinenziali, l’ampliamento del parcheggio pertinenziale riservato ai clienti dell’albergo, l’ampliamento del centro Termale Talassoterapico sotto il sedime di via Gramsci, e per l’incremento del volumetto tecnico all’ultimo piano,
Credo che la Fincos non abbia tratto vantaggi economici da questa operazione, e sicuramente non ne abbiamo tratto vantaggi economici né io né i miei colleghi assessori, Solo la solidità di una grande azienda come la Fincos ha permesso di arrivare al fondo di questa operazione; con qualunque altra ditta noi oggi ci troveremmo con un buco al posto della piazza dei Partigiani, una staccionata a delimitare il cantiere fermo e un Grand Hotel ancora fatiscente, ma questo capisco che alla Procura non può e non deve interessare. Ma interessa a me, ai miei assessori, che abbiamo a cuore il bene e lo sviluppo economico della nostra città e dei nostri concittadini.
Già una volta siamo stati Indagati per una delibera di discussione, aborto giuridico amministrativo. Come si può giudicare un atto che non è un atto, ma solo una semplice discussione politica? Anche questa volta sono fiducioso che i Pm si chiariscano che cosa è una delibera in linea tecnica, e si arrivi ad una completa e veloce archiviazione del procedimento, anche se qualcosa mi fa sospettare che non sarà così, dato il clima che si respira recentemente nei rapporti con i palazzi di giustizia, specialmente da chi milita nel Centro-Destra.
Comunque, io e i miei assessori siamo sereni, consci di aver bene operato per il bene della città, in onestà e trasparenza, risolvendo, pur tra mille difficoltà, un problema che per anni ha rappresentato il cancro e la vergogna di 40 anni di amministrazioni; ora però comincio a capire perché nessuno si voleva assumere questa responsabilità!
c.s.
Da www.Savonanews.it del 12 Dicembre 2009
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