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mercoledì 25 settembre 2024

mercoledì 25 gennaio 2023

mercoledì 25 agosto 2021

Italia - Liguria, il doppio curricula di Bassetti?

Le rilevazioni de Il Tempo e Libero

L’infettivologo e direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie Infettive dell’Università di Genova Matteo Bassetti con le dichiarazioni fatte nei confronti del premio Nobel Montagnier durante un incontro a Sutri, ha attirato sicuramente l’attenzione dei media e della popolazione e forse anche l’ira di qualche sostenitore del Premio Nobel o dei suoi avvocati.

Comunque, il giorno dopo Il Tempo e poi Libero Quotidiano, ai quali si sono accodati altri quotidiani, sono usciti con un pezzo riguardante proprio l’infettivologo genovese evidenziando la presenza di un doppio curricula (sinceramente lo abbiamo cercato sul sito della Montallegro e ne abbiamo trovato uno solo ndr) presenti sul sito di Villa Montallegro, la clinica con cui collabora in libera professione intramoenia.

Uno risalirebbe al 10 marzo 2018, mentre l’altro porta la data del 18 luglio 2021.

“Pochissime differenze fra i due testi – scrive Il Tempo pubblicando l’immagine dei due curricula – nessuna proprio nelle ultime pagine. In entrambi i casi l’elenco dei congressi medici internazionali cui ha partecipato come relatore termina con la Croatian Society of Infectious Diseases 2016 e con il congresso 2016 della European Association of Hospital Pharmacist.

giovedì 5 agosto 2021

Italia - Lega, i 49 milioni? Ecco la perizia che scagiona Matteo Salvini: incassati e spesi prima che diventasse leader

Libero è in grado di anticipare in esclusiva la perizia che scagiona la Lega da qualsiasi accusa nel procedimento iscritto contro ignoti dalla Procura di Genova per la sparizione dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali ricevuti dal partito tra il 2010 e il 2013. 

L’inchiesta si indirizza verso l’archiviazione, per manifesta inconsistenza della tesi incriminatrice e assoluta mancanza di prove. 

L'indagine era nata zoppa e odorava di processo politico da chilometri di distanza, ma ciononostante, o forse proprio per questo, la sinistra e i suoi giornali ci hanno sguazzato per anni. La tesi è che questi 49 milioni, che non si trovano da nessuna parte per il semplice motivo che sono stati spesi prima dell'avvento di Salvini alla segreteria del partito, nel dicembre 2013, sarebbero stati fatti spostare da Matteo all'estero, nel paradiso fiscale del Lussemburgo, per utilizzarli come fondi neri. 

Per mesi la PwC, la più importate società di revisione contabile al mondo, ha esaminato i conti della Lega e i flussi di denaro, in entrata e in uscita, per arrivare a elaborare la perizia che vi anticipiamo. 

Si tratta di un documento che ricostruisce tutti i movimenti di denaro del partito dal 2010 al 2017, quando il tribunale, alla ricerca dei fantomatici milioni scomparsi, sequestrò tutti i conti, sui quali ai tempi erano versati poco più di tre milioni di euro.

È il provvedimento alla base dell'accordo con cui il Carroccio si è impegnato a versare 600mila euro l'anno allo Stato fino a raggiungere la cifra di 49 milioni. A ben vedere, si tratta di una vicenda tra il paradossale e il beffardo. 

Anzitutto, va chiarito che la Lega Nord ha ricevuto i 49 milioni perché ne aveva diritto in virtù del meccanismo di rimborso legato ai voti espressi dagli elettori in favore del Carroccio.

giovedì 26 novembre 2020

Ungheria - Viktor Orban, il portavoce a Libero: "Italia danneggiata dall'Europa, il ricatto sul Recovery Fund"

Si parla continuamente, in queste settimane cruciali per il bilancio Ue, "di" Ungheria e del ruolo del suo governo nella trattativa per lo sblocco del Recovery fund, eppure non si parla altrettanto spesso "con" i diretti interessati.  

venerdì 1 ottobre 2010

Milano, agguato a Belpietro





Il direttore di Libero atteso a casa da un uomo armato di pistola. 
Il caposcorta lo salva

PAOLO COLONNELLO
MILANO

Una serata come tante, al ritorno da Roma. Per Maurizio Belpietro, direttore di Libero, è quasi una routine. La scorta che arriva sotto casa, un agente che lo accompagna in ascensore. Si chiude la porta di casa alle spalle, si sente al sicuro. Invece inizia un incubo. Sente delle voci sul pianerottolo, poi degli spari. Belpietro è un uomo che vive sotto scorta da 8 anni, alle minacce è abituato. Ma questa volta è diverso. Qualcuno, forse, voleva fargli la pelle sul serio. E’ accaduto ieri sera poco prima delle 23. E’ lui stesso a raccontarlo, con la voce ancora tesa, impaurita. «Saranno state le 11 meno un quarto. Più o meno l’orario solito in cui torno a casa dopo aver chiuso il giornale. Un quarto d’ora più tardi perché arrivavo da Roma. L’agente di scorta mi accompagna in ascensore, ci salutiamo ed entro in casa...».  

Ma questa volta l’agente, che è un fumatore, preferisce scendere per le scale. E appena gira l’angolo del pianerottolo, se lo trova davanti: un uomo solo, sui 40 anni, alto 1 metro e 80 circa, vestito a quanto pare con una camicia che potrebbe ricordare una divisa della Guardia di Finanza Dura tutto pochi secondi, troppo pochi per fissare altri dettagli, perché lo sconosciuto non ha esitazioni: «Ha impugnato una pistola e ha tentato di sparare, solo che l’arma dev’essersi inceppata », racconta Belpietro, che dal suo appartamento coglie il trambusto e inizia a preoccuparsi. «Non vivo solo, c’è la mia famiglia. Mia moglie e due figlie piccole». Si sente indifeso, anche se abita a due passi dalla Questura, perché sa che oltre la porta, in quel momento c’è un solo il suo caposcorta e non può sapere quanti siano gli eventuali aggressori.

Il misterioso attentatore, invece ha già capito che per lui si sta mettendo male e dopo aver puntato il revolver contro l’agente si precipita per le scale. Il poliziotto rimane per un attimo interdetto: se il meccanismo della pistola avesse funzionato, ammesso che non fosse un’arma giocattolo, ora sarebbe morto. «Ho sentito almeno tre spari», dice ancora Belpietro. Sono i colpi che l’agente esplode contro l’uomo in fuga. Ma inutilmente. L’inseguimento dura pochissimo, perché il fuggiasco probabilmente ha studiato bene il palazzo di Belpietro e sa che dispone di due cortili: uno esterno, dove l’auto di scorta viene parcheggiata in attesa che il direttore di Libero rientri nel suo appartamento, l’altro più interno e separato da altri cortili soltanto da un muretto piuttosto basso. E’ così che si sarebbe dileguato, senza incontrare né farsi vedere dall’altro agente.  


Subito viene lanciato l’allarme e si scatena una caccia all’uomo che però, fino all’una di notte rimane senza esito. «Non so che dire - commenta Belpietro - la sensazione è che quella persona stesse aspettando il mio ritorno a casa. E se il mio caposcorta avesse preso l’ascensore per scendere e non le scale, non so come sarebbe andata. Guardando dallo spioncino, forse lo avrei scambiato per un agente della Finanza e avrei sicuramente aperto». Difficile pensare che possa essersi trattato di un ladro, anche se armato. Troppo istintiva e fulminea la reazione di estrarre la pistola alla vista dell’agente, per altro in borghese, e tentare di sparargli. Secondo Belpietro l’uomo conosceva le sue abitudini: «Io torno sempre più o meno verso le 22,30 e ieri sera ho ritardato di un quarto d’ora. Non era necessario che sapesse del mio arrivo da Roma».


Dunque, se le indagini confermeranno tutta la dinamica, ci troveremmo di fronte a un bruttissimo segnale destinato ad innalzare la tensione politica di questi giorni. Di minacce il direttore di Libero dice di riceverne «in quantità» e quasi quotidianamente. L’ultimo episodio qualche mese fa, quando un uomo è entrato nella redazione di Porta Venezia con l’intenzione di picchiarlo, fermato appena in tempo dalla scorta. E poi i pedinamenti dei neo brigatisti di seconda posizione, il gruppo «Aurora», che nei progetti aveva proprio messo tra gli obiettivi per un attentato «Libero».


Da www.laStampa.it  del 01 Ottobre 2010