Visualizzazione post con etichetta quotidiano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta quotidiano. Mostra tutti i post

giovedì 8 dicembre 2011

Alassio - Il Sindaco prof. Avogadro risponde all'articolo del Secolo XIX sulla crisi ad Alassio

Uno scorcio dell'arenile e delle case del "budello" da un mare che riflette luci 

ed immagini come uno specchio 

"Restiamo assolutamente allibiti di fronte all'approssimazione con cui è stato affrontato il tema "crisi ad Alassio" sul Secolo XIX di Giovedì 8 Dicembre in un articolo a firma Stefano Franchi"

 "Il taglio che strumentalmente è stato dato all'articolo falsa totalmente la realtà delle cose e getta discredito in maniera del tutto gratuita sulla città di Alassio.

Che il signor Franchi scopra che tra Novembre e metà dicembre gli alberghi ad Alassio siano chiusi evidenzia la sua assoluta ignoranza sulla realtà Alassina, realtà in cui tradizionalmente vede questo periodo dedicato alle ferie degli operatori turistici alassini.
I turisti arrivano in maniera più consistente ad Alassio dopo Natale per le festività di fine anno e nella settimana successiva ed è allora che molti alberghi riaprono, se uno queste cose le ignora come il signor Franchi come può pretendere di fare articoli in materia e quel che più meraviglia è come un giornale serio come il Secolo XIX possa dargli spazio.
Che ci sia una crisi in atto, a livello internazionale, è sotto gli occhi di tutti e quello che invece appare evidente è come, nonostante questa crisi devastante, Alassio tenga e costituisca, con la professionalità dei suoi imprenditori e la sua amplissima gamma di offerte commerciali, un'isola, se non felice come nei momenti d'oro, assolutamente al di sopra della media, non solo di ogni altra realtà vicina ma anche a livello nazionale.
Si invita perciò il Secolo XIX, per tutelare la sua credibilità, a ponderare la veridicità e l'attendibilità degli articoli proposti da giornalisti "alla Franchi".
Non dimentichiamoci che il signor Stefano Franchi è il marito della signora Eleonora Mantovani, quella che aveva tappezzato Alassio dopo le elezioni di volantini contro l'amministrazione vincitrice perchè non avrebbe trovato una sede alla sua scuola di musica privata. 
Conflitto di interessi ? 
Giudicate voi, non ci interessa, quello che ci interessa è che non venga denigrato il nome della città di Alassio e della sua imprenditoria".

Com. Prof. Roberto Avogadro - Sindaco di Alassio 


Da www.Savonanews.it  del 08 Dicembre 2011

 

 

venerdì 1 ottobre 2010

Milano, agguato a Belpietro





Il direttore di Libero atteso a casa da un uomo armato di pistola. 
Il caposcorta lo salva

PAOLO COLONNELLO
MILANO

Una serata come tante, al ritorno da Roma. Per Maurizio Belpietro, direttore di Libero, è quasi una routine. La scorta che arriva sotto casa, un agente che lo accompagna in ascensore. Si chiude la porta di casa alle spalle, si sente al sicuro. Invece inizia un incubo. Sente delle voci sul pianerottolo, poi degli spari. Belpietro è un uomo che vive sotto scorta da 8 anni, alle minacce è abituato. Ma questa volta è diverso. Qualcuno, forse, voleva fargli la pelle sul serio. E’ accaduto ieri sera poco prima delle 23. E’ lui stesso a raccontarlo, con la voce ancora tesa, impaurita. «Saranno state le 11 meno un quarto. Più o meno l’orario solito in cui torno a casa dopo aver chiuso il giornale. Un quarto d’ora più tardi perché arrivavo da Roma. L’agente di scorta mi accompagna in ascensore, ci salutiamo ed entro in casa...».  

Ma questa volta l’agente, che è un fumatore, preferisce scendere per le scale. E appena gira l’angolo del pianerottolo, se lo trova davanti: un uomo solo, sui 40 anni, alto 1 metro e 80 circa, vestito a quanto pare con una camicia che potrebbe ricordare una divisa della Guardia di Finanza Dura tutto pochi secondi, troppo pochi per fissare altri dettagli, perché lo sconosciuto non ha esitazioni: «Ha impugnato una pistola e ha tentato di sparare, solo che l’arma dev’essersi inceppata », racconta Belpietro, che dal suo appartamento coglie il trambusto e inizia a preoccuparsi. «Non vivo solo, c’è la mia famiglia. Mia moglie e due figlie piccole». Si sente indifeso, anche se abita a due passi dalla Questura, perché sa che oltre la porta, in quel momento c’è un solo il suo caposcorta e non può sapere quanti siano gli eventuali aggressori.

Il misterioso attentatore, invece ha già capito che per lui si sta mettendo male e dopo aver puntato il revolver contro l’agente si precipita per le scale. Il poliziotto rimane per un attimo interdetto: se il meccanismo della pistola avesse funzionato, ammesso che non fosse un’arma giocattolo, ora sarebbe morto. «Ho sentito almeno tre spari», dice ancora Belpietro. Sono i colpi che l’agente esplode contro l’uomo in fuga. Ma inutilmente. L’inseguimento dura pochissimo, perché il fuggiasco probabilmente ha studiato bene il palazzo di Belpietro e sa che dispone di due cortili: uno esterno, dove l’auto di scorta viene parcheggiata in attesa che il direttore di Libero rientri nel suo appartamento, l’altro più interno e separato da altri cortili soltanto da un muretto piuttosto basso. E’ così che si sarebbe dileguato, senza incontrare né farsi vedere dall’altro agente.  


Subito viene lanciato l’allarme e si scatena una caccia all’uomo che però, fino all’una di notte rimane senza esito. «Non so che dire - commenta Belpietro - la sensazione è che quella persona stesse aspettando il mio ritorno a casa. E se il mio caposcorta avesse preso l’ascensore per scendere e non le scale, non so come sarebbe andata. Guardando dallo spioncino, forse lo avrei scambiato per un agente della Finanza e avrei sicuramente aperto». Difficile pensare che possa essersi trattato di un ladro, anche se armato. Troppo istintiva e fulminea la reazione di estrarre la pistola alla vista dell’agente, per altro in borghese, e tentare di sparargli. Secondo Belpietro l’uomo conosceva le sue abitudini: «Io torno sempre più o meno verso le 22,30 e ieri sera ho ritardato di un quarto d’ora. Non era necessario che sapesse del mio arrivo da Roma».


Dunque, se le indagini confermeranno tutta la dinamica, ci troveremmo di fronte a un bruttissimo segnale destinato ad innalzare la tensione politica di questi giorni. Di minacce il direttore di Libero dice di riceverne «in quantità» e quasi quotidianamente. L’ultimo episodio qualche mese fa, quando un uomo è entrato nella redazione di Porta Venezia con l’intenzione di picchiarlo, fermato appena in tempo dalla scorta. E poi i pedinamenti dei neo brigatisti di seconda posizione, il gruppo «Aurora», che nei progetti aveva proprio messo tra gli obiettivi per un attentato «Libero».


Da www.laStampa.it  del 01 Ottobre 2010