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venerdì 22 aprile 2011

Genova - Intervento dell'Assessore Rocco Invernizzi durante l' " audizione sulla situazione delle concessioni demaniali e del loro futuro da oggi al 2015 " presso la Prefettura di Genova di tutti i comuni rivieraschi della Liguria.

(Quest'oggi il blog  Alassio2009.blogspot.com  ha pubblicato la seguente comunicazione che ci permettiamo rilanciare)

L'assessore uscente al Demanio Marittimo, Rocco Invernizzi
 

Nella giornata di lunedì 18 aprile 2011 presso la Prefettura di Genova tutti i Comuni rivieraschi della Liguria sono stati convocati dall’Ottava e Decima Commissione Senatoriale presieduta dal Senatore Luigi Grillo per un’audizione sulla situazione delle concessioni demaniali e del loro futuro da oggi al 2015.

Dopo gli interventi delle varie associazioni di categoria, tra cui l’intervento del Presidente Nazionale dell’Associazione Bagni Marini Riccardo Borgo, molto sentito dai presenti, sono intervenuto con la seguente argomentazione:

I primi Trattati stipulati a livello europeo tutelano “ l’homo hoeconomicus ”, in quanto portatore di diritti esclusivamente di natura economica.

Da ciò ne è derivato uno sbilanciamento, attualmente ancora presente, ma destinato a scomparire, a favore dei diritti economici e a scapito dei diritti fondamentali.

La svolta è rappresentata dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre 2009, nel quale la “ Carta dei diritti fondamentali ” viene integrata nel primario diritto europeo, rendendo i principi in essa sanciti giuridicamente vincolanti: in primis l’art . 15, il quale afferma che “ ogni individuo ha il diritto di lavorare ” , mentre nel preambolo è specificato che “ Essa (L’Unione) pone la persona al centro della sua azione ”.

Da queste premesse ne deriva la necessità di filtrare le conclusioni derivanti dall’applicazione dei principi discendenti dai Trattati con la “ novità ” costituita dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

La realtà delle concessioni demaniali marittime in Italia è una realtà del tutto peculiare, connotata da caratteri di “ tipicità ” e volta ad individuare un prodotto “ made in Italy ”, strettamente connesso con il territorio e la popolazione residente in quel territorio: quattro sono gli elementi caratterizzanti la struttura tipica del prodotto “ concessione demaniale marittima per finalità turistico ricreative ”:

- l’istituto della concessione che trova nel codice della navigazione una disciplina speciale ”,

- l’impresa acarattere prettamente familiaresia essa ditta individuale o società,

- il territorio,

- la “ simbiosi mutualisticatra i primi tre elementi.

Le concessioni in Italia si caratterizzano per essere delle “ micro imprese a carattere familiare ”, ben lontane dalle “ commesse o beni pubblici di rilevante interesse economico ”, citate in molte sentenze o dei “ grandi lavori d’infrastruttura ” di cui si parla nella Comunicazione interpretativa della commissione sulle concessioni nel diritto comunitario del 12 aprile 2000. La micro impresa italiana, a cui si fa riferimento è finanziariamente ben gestita, investe, crea occupazione, fa lavorare l’indotto, ha direttamente ed indirettamente ricadute positive per il territorio in cui opera e per la popolazione residente: un fiore all’occhiello del “ made in italy ”.

La micro impresa a carattere familiare è intimamente collegata con “ il territorio ” in cui è presente da un punto di vista oggettivo ma anche soggettivo:

- soggettivamente: perché i gestori normalmente risiedono nel territorio, vi investono e contribuiscono agli introiti della finanza locale, creando in questo modo un circolo virtuoso,

- oggettivamente: perché l’attività delle imprese nasce grazie alla particolare conformazione del territorio.

Ricordiamo come il “ criterio della territorialità ” rilevi anche per un altro aspetto che merita di essere sottolineato: nel Regolamento (CE) del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 1370 del 2007 è previsto che “ la diversa organizzazione territoriale degli Stati membri ”, giustifichi una “ deroga espressa ai principi dell’evidenza pubblica ”: si ritiene di poter aggiudicare i contratti direttamente, cioè senza che sia preventivamente esperita una procedura di gara ( nello stesso Regolamento (23) è previsto che per motivi di opportunità “ la gara … non sia obbligatoria quando il contratto … abbia per oggetto somme di modesta entità; art. 5 punto 4 si precisa che “ le autorità competenti hanno facoltà di aggiudicare direttamente i contratti … il cui valore annuo medio stimato è inferiore a 1.000.000 di euro).

Le micro imprese concessionarie di beni demaniali, nella stragrande maggioranza non hanno grande rilevanza economica, come invece può averla un porto turistico, e “ strutturalmente ” non sono equiparabili alle imprese che operano nel settore degli appalti o alle imprese che operano nelle concessioni di grandi opere, in quanto l’attività di acquisizione di nuove commesse è estranea al loro oggetto sociale: la loro attività inizia e si svolge nella gestione e nel mantenimento del bene, che rappresenta, per le famiglie che vi lavorano, l’unica fonte di sostentamento.

La “ tipologia di investimentodelle micro imprese è del tutto peculiare:

l’investimento per prima cosa è necessario realizzarlo ad ogni stagione, è in funzione del mantenimento in buono stato delle strutture e quindi in ultima analisi finalizzato anch’esso al mantenimento di coloro che vi lavorano.

Conclusione:

In sintesi possiamo affermare che le imprese turistico ricreative:

- strutturalmente: non sono equiparabili alle altre imprese

- territorialmente: presentano caratteristiche oggettive e soggettive del tutto peculiari

- sono a carattere prevalentemente familiare

- per tipologia di investimento: si caratterizzano per una ristrutturazione stagionale

- per tipologia di concessioni: possiamo ritenerle concessioni miste

Sulla base di queste ed ulteriori considerazioni riteniamo che tale tipologia di imprese possa e debba essere esclusa dall’applicazione delle procedure ad evidenza pubblica, in particolare non è comprensibile come si possa giungere ad affermazioni e soluzioni che determinerebbero conseguenze disastrose per gli attuali concessionari in violazione dei più alti valori contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Al termine dell’incontro la Segreteria dell’Ottava e Decima Commissione Senatoriale presieduta dal Senatore Luigi Grillo mi ha chiesto di inviargli l’intervento sopra riportato.

Assessore Rocco Invernizzi

lunedì 31 gennaio 2011

Alassio, Schivo riconfermato alla presidenza dei Bagni Marini

 
 Ernesto Schivo presidente dell' Associazione Bagni Marini di Alassio

Alassio. Ernesto Schivo è stato riconfermato alla presidenza dell’associazione bagni marini di Alassio che fa parte del Sindacato Italiano Balneari Fipe-Confcommercio
Guiderà il principale Sindacato di categoria della provincia di Savona che associa circa 120 imprese balneari per i prossimi 4 anni. 
Lo ha decretato venerdì pomeriggio – ad Alassio – con l’unanimità dei consensi, il nuovo Consiglio Direttivo dell’associazione bagni marini di Alassio che ha voluto anche nominare, su proposta del presidente confermato Ernesto Schivo, un presidente onorario e ha scelto Giuseppe Invernizzi per gratificarne l’impegno sino ad oggi dimostrato nell’ambito dell’associazione alassina.
Alassino, 53 anni, titolare insieme alla sorella dello stabilimento balneare “Bagni Boscione” e libero professionista, Schivo Ernesto riveste il ruolo di vicepresidente provinciale dalla costituzione dell’Associazione provinciale dei Bagni Marini, della quale, insieme a Riccardo Borgo, è stato uno dei rifondatori. 
Schivo è stato eletto presidente per la prima volta nel 1989 e da allora è sempre stato riconfermato all’unanimità in tale carica; 
sotto la sua presidenza l’associazione si è trovata a far fronte ad una serie notevole di problemi, tutti risolti, tra i quali si evidenzia quello delle tariffe imposte dalla Capitaneria di Porto sino al 1990 e successivamente liberalizzate, quello del riconoscimento quale imprese turistiche per gli stabilimenti balneari, i problemi burocratici di autorizzazione alla posa dei manufatti stagionali, il passaggio delle competenze dalla Regione al Comune ma, come affermato dallo stesso Schivo nel suo discorso di insediamento, i problemi più grandi sono da affrontare ora e si chiamano: difesa degli arenili e difesa della sopravvivenza stessa dei concessionari balneari che con il 2015 rischiano di essere travolti da una norma Europea che non tiene assolutamente conto dell’unicità del sistema balneare italiano in Europa.
Il mio impegno principale sarà rivolto a collaborare come già sto facendo con il nostro sindacato al fine di intensificare le azioni con il Governo per arrivare alla soluzione definitiva circa il 2015 attraverso una nuova regolamentazione di tutto il comparto turistico – ricreativo operante sul demanio al fine di tutelare le famiglie che da questo comparto traggono sostentamento e danno occupazione – questa la prima dichiarazione di Schivo, che ha proseguito poi ricordando l’importanza delle amministrazioni comunali nella gestione del demanio marittimo che con il federalismo municipale alle porte, nel 2015 saranno interlocutori privilegiati che dovranno difendere l’occupazione dei propri cittadini, concludendo infine nel rammentare che – una miglior sistemazione di tutto il comparto balneare di Alassio passa necessariamente per le opere di difesa e miglioramento della profondità degli arenili, opere imprescindibili se si vuol pensare di migliorare l’offerta turistica e nel contempo migliorare anche il frontline della zona centrale di Alassio".
Nel corso della stessa riunione è stato nominato anche il comitato esecutivo: Invernizzi Giuseppe, Bergia Davide, Nattero Simonetta, Falcone Franco, Schivo Emanuele, Caterina Iebole, Morbiolo Francesco, Mantellassi Ettore.  


Da www.Ivg.it  del 31 Gennaio 2011