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lunedì 10 ottobre 2022
Italia - Paolo Romani, la Guardia di Finanza sequestra 344 mila euro al senatore per «peculato»
mercoledì 23 giugno 2021
Italia - Addio a Gabriele Boscetto. Domani la camera ardente in Comune a Sanremo
E’ stato senatore, presidente della Provincia e consigliere comunale. Il sindaco Biancheri: “Si è sempre battuto per il nostro territorio”
venerdì 6 gennaio 2012
Genova - Processo senza reato: il senatore Bornacin si «condanna» a lasciare la politica
Giorgio Bornacin, senatore della Repubblica in quota PdL
Giura che se solo potesse tornare indietro, sceglierebbe un altro
mestiere. Di certo non farebbe il politico. Non più, non ora quantomeno,
non per uno che ha preso questa strada per convinzione e passione. «Non
è una boutade. Sto meditando seriamente da coordinatore metropolitano del Pdl, mollo il posto da parlamentare».
Da quando si è visto il suo nome in prima pagina, insieme a quello
dell'ex ministro dei Trasporti Altero Matteoli, entrambi citati, ma non
indagati, per una presunta vicenda di appalti pilotati per la
ristrutturazione del Forte San Martino - nella quale sono finiti nel
mirino della Procura a vario titolo e con ipotesi investigative diverse,
il provveditore ai lavori pubblici di Liguria e Lombardia, alcuni
funzionari del provveditorato, il presidente del Municipio Medio
Levante, il pidiellino Fabio Orengo, oltre a imprenditori titolari delle
ditte interessate alla gara d'appalto per il restyling del Forte -,
Giorgio Bornacin è tentato di mandare tutto al diavolo.
Perchè il limite è stato superato, il bicchiere è colmo e su certe cose non si può passare sopra come se niente fosse.
Il senatore è un fiume in piena: «Mi vergogno ad andare in giro per Genova e non ho fatto niente, niente di illegale, niente di moralmente riprovevole. E invece vengo sputtanato in prima pagina? Che deontologia giornalistica è quella che sbatte in prima pagina il mostro quando non è un mostro? Questa non è libertà di stampa, è liberta di diffamazione e di insulto». E guai a pensare che un suo eventuale passo indietro sia in qualche modo un'ammissione di colpa in questa vicenda velenosa. «Ma quale ammissione di colpa, io non ho fatto niente. Ho ricevuto anche la solidarietà di gente di Rifondazione comunista. Capisco il povero Berlusconi tutto quello che deve aver passato». E poi c'è l'altro fronte, quello della delusione politica per questo momento che pesa come un macigno. «Finchè c'era Berlusconi c'era legittimità, c'era una linea da seguire, un dialogo. Ora cosa faccio: il parlamentare per difendere Monti e la Goldman Sachs?». Poi questo continuo attacco alla «casta», quando la vera «casta», dice Bornacin non sono certo i parlamentari.
D'accordo, ma torniamo all'inchiesta degli appalti, a Fabio Orengo e all'ingegner Salvatore Buonaccorso, uno dei membri del Provveditorato alle opere pubbliche della Liguria accusati di far parte della «cricca» che truccava gli appalti sotto la Lanterna. Secondo gli inquirenti, Bornacin e Matteoli si sarebbero attivati per farlo progredire nella carriera e sarebbe stato proprio Fabio Orengo il tramite tra l'ingegnere e i politici, in cambio della possibilità di partecipare ad una commissione di collaudo con un paio di decine di migliaia di euro di gettone.
«Orengo mi ha chiesto se potevo ricevere Buonaccorso - spiega Bornacin che ha già dato disposizioni al suo legale di querelare il Secolo XIX -, cosa che ho fatto appena ho avuto un momento libero. Gli ho chiesto di portarmi il suo curriculum vitae, lui me lo ha portato e gli ho domandato di farmi un appunto via mail». A quel punto il senatore del Pdl dice a Orengo e a Buonaccorso che avrebbe sentito Matteoli, il quale contatterà poi direttamente l'ingegnere. «Dopo che mi ha regalato un libro sui lavori pubblici, non ho più visto Buonaccorso. Se lo incontrassi per strada oggi, non lo riconoscerei nemmeno. Della storia del Forte San Martino non ne sapevo nulla». Ma cosa chiedeva Buonaccorso? «Aspirava ad avere un incarico superiore. Sono scelte fatte all'interno del ministero, con l'interpello. Senza nessuno concorso pubblico. Lo ripeto, in questa vicenda non c'entro niente. Non mi sento nemmeno persona informata sui fatti». E però, per Fabio Orengo, presidente del Municipio Medio Levante, tirato in ballo per un ipotetico abuso d'ufficio, ieri è arrivata la prima richiesta ufficiale di dimissioni. È stato Renzo Di Prima, segretario della sezione Lega Nord Liguria «Genova Levante» e assessore del Municipio, a metterla nero su bianco. «Pur nell'ottica del più ampio garantismo - scrive il leghista - non posso che auspicare un passo indietro da parte di Fabio Orengo, dal ruolo che riveste nel mio Municipio».
Il senatore è un fiume in piena: «Mi vergogno ad andare in giro per Genova e non ho fatto niente, niente di illegale, niente di moralmente riprovevole. E invece vengo sputtanato in prima pagina? Che deontologia giornalistica è quella che sbatte in prima pagina il mostro quando non è un mostro? Questa non è libertà di stampa, è liberta di diffamazione e di insulto». E guai a pensare che un suo eventuale passo indietro sia in qualche modo un'ammissione di colpa in questa vicenda velenosa. «Ma quale ammissione di colpa, io non ho fatto niente. Ho ricevuto anche la solidarietà di gente di Rifondazione comunista. Capisco il povero Berlusconi tutto quello che deve aver passato». E poi c'è l'altro fronte, quello della delusione politica per questo momento che pesa come un macigno. «Finchè c'era Berlusconi c'era legittimità, c'era una linea da seguire, un dialogo. Ora cosa faccio: il parlamentare per difendere Monti e la Goldman Sachs?». Poi questo continuo attacco alla «casta», quando la vera «casta», dice Bornacin non sono certo i parlamentari.
D'accordo, ma torniamo all'inchiesta degli appalti, a Fabio Orengo e all'ingegner Salvatore Buonaccorso, uno dei membri del Provveditorato alle opere pubbliche della Liguria accusati di far parte della «cricca» che truccava gli appalti sotto la Lanterna. Secondo gli inquirenti, Bornacin e Matteoli si sarebbero attivati per farlo progredire nella carriera e sarebbe stato proprio Fabio Orengo il tramite tra l'ingegnere e i politici, in cambio della possibilità di partecipare ad una commissione di collaudo con un paio di decine di migliaia di euro di gettone.
«Orengo mi ha chiesto se potevo ricevere Buonaccorso - spiega Bornacin che ha già dato disposizioni al suo legale di querelare il Secolo XIX -, cosa che ho fatto appena ho avuto un momento libero. Gli ho chiesto di portarmi il suo curriculum vitae, lui me lo ha portato e gli ho domandato di farmi un appunto via mail». A quel punto il senatore del Pdl dice a Orengo e a Buonaccorso che avrebbe sentito Matteoli, il quale contatterà poi direttamente l'ingegnere. «Dopo che mi ha regalato un libro sui lavori pubblici, non ho più visto Buonaccorso. Se lo incontrassi per strada oggi, non lo riconoscerei nemmeno. Della storia del Forte San Martino non ne sapevo nulla». Ma cosa chiedeva Buonaccorso? «Aspirava ad avere un incarico superiore. Sono scelte fatte all'interno del ministero, con l'interpello. Senza nessuno concorso pubblico. Lo ripeto, in questa vicenda non c'entro niente. Non mi sento nemmeno persona informata sui fatti». E però, per Fabio Orengo, presidente del Municipio Medio Levante, tirato in ballo per un ipotetico abuso d'ufficio, ieri è arrivata la prima richiesta ufficiale di dimissioni. È stato Renzo Di Prima, segretario della sezione Lega Nord Liguria «Genova Levante» e assessore del Municipio, a metterla nero su bianco. «Pur nell'ottica del più ampio garantismo - scrive il leghista - non posso che auspicare un passo indietro da parte di Fabio Orengo, dal ruolo che riveste nel mio Municipio».
«Delle dimissioni? Ne parleremo fra di noi - continua Bornacin -. Orengo
è uno che ha scoperto di essere al centro di questa vicenda l'altro
giorno leggendo i giornali. Ma non ha alcuna comunicazione giudiziaria».
«Mai mi sarei immaginato di arrivare a tanto - racconta al telefono il presidente di Municipio -. Sono amareggiato, mi hanno massacrato. Ora preferisco non dire nulla. Continuo a fare il mio mestiere che ho sempre fatto, in attesa che venga dimostrata la mia totale estraneità ai fatti. Al momento non sono neanche indagato, in mano non ho nulla. Apprendo tutto dai giornali. Ora capisco cosa sia il massacro mediatico subito da altre persone».
«Mai mi sarei immaginato di arrivare a tanto - racconta al telefono il presidente di Municipio -. Sono amareggiato, mi hanno massacrato. Ora preferisco non dire nulla. Continuo a fare il mio mestiere che ho sempre fatto, in attesa che venga dimostrata la mia totale estraneità ai fatti. Al momento non sono neanche indagato, in mano non ho nulla. Apprendo tutto dai giornali. Ora capisco cosa sia il massacro mediatico subito da altre persone».
di Giulia Guerri
Da www.IlGiornale.it del 06 Gennaio 2012
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giovedì 10 novembre 2011
Savona - Si prospetta una candidatura blindata per il senatore Franco Orsi
venerdì 22 aprile 2011
Genova - Intervento dell'Assessore Rocco Invernizzi durante l' " audizione sulla situazione delle concessioni demaniali e del loro futuro da oggi al 2015 " presso la Prefettura di Genova di tutti i comuni rivieraschi della Liguria.
(Quest'oggi il blog Alassio2009.blogspot.com ha pubblicato la seguente comunicazione che ci permettiamo rilanciare)
Nella giornata di lunedì 18 aprile 2011 presso la Prefettura di Genova tutti i Comuni rivieraschi della Liguria sono stati convocati dall’Ottava e Decima Commissione Senatoriale presieduta dal Senatore Luigi Grillo per un’audizione sulla situazione delle concessioni demaniali e del loro futuro da oggi al 2015.
Dopo gli interventi delle varie associazioni di categoria, tra cui l’intervento del Presidente Nazionale dell’Associazione Bagni Marini Riccardo Borgo, molto sentito dai presenti, sono intervenuto con la seguente argomentazione:
I primi Trattati stipulati a livello europeo tutelano “ l’homo hoeconomicus ”, in quanto portatore di diritti esclusivamente di natura economica.
Da ciò ne è derivato uno sbilanciamento, attualmente ancora presente, ma destinato a scomparire, a favore dei diritti economici e a scapito dei diritti fondamentali.
La svolta è rappresentata dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre 2009, nel quale la “ Carta dei diritti fondamentali ” viene integrata nel primario diritto europeo, rendendo i principi in essa sanciti giuridicamente vincolanti: in primis l’art . 15, il quale afferma che “ ogni individuo ha il diritto di lavorare ” , mentre nel preambolo è specificato che “ Essa (L’Unione) pone la persona al centro della sua azione ”.
Da queste premesse ne deriva la necessità di filtrare le conclusioni derivanti dall’applicazione dei principi discendenti dai Trattati con la “ novità ” costituita dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
La realtà delle concessioni demaniali marittime in Italia è una realtà del tutto peculiare, connotata da caratteri di “ tipicità ” e volta ad individuare un prodotto “ made in Italy ”, strettamente connesso con il territorio e la popolazione residente in quel territorio: quattro sono gli elementi caratterizzanti la struttura tipica del prodotto “ concessione demaniale marittima per finalità turistico ricreative ”:
- l’istituto della concessione che trova nel codice della navigazione una disciplina “ speciale ”,
- l’impresa a “ carattere prettamente familiare ” sia essa ditta individuale o società,
- il territorio,
- la “ simbiosi mutualistica ” tra i primi tre elementi.
Le concessioni in Italia si caratterizzano per essere delle “ micro imprese a carattere familiare ”, ben lontane dalle “ commesse o beni pubblici di rilevante interesse economico ”, citate in molte sentenze o dei “ grandi lavori d’infrastruttura ” di cui si parla nella Comunicazione interpretativa della commissione sulle concessioni nel diritto comunitario del 12 aprile 2000. La micro impresa italiana, a cui si fa riferimento è finanziariamente ben gestita, investe, crea occupazione, fa lavorare l’indotto, ha direttamente ed indirettamente ricadute positive per il territorio in cui opera e per la popolazione residente: un fiore all’occhiello del “ made in italy ”.
La micro impresa a carattere familiare è intimamente collegata con “ il territorio ” in cui è presente da un punto di vista oggettivo ma anche soggettivo:
- soggettivamente: perché i gestori normalmente risiedono nel territorio, vi investono e contribuiscono agli introiti della finanza locale, creando in questo modo un circolo virtuoso,
- oggettivamente: perché l’attività delle imprese nasce grazie alla particolare conformazione del territorio.
Ricordiamo come il “ criterio della territorialità ” rilevi anche per un altro aspetto che merita di essere sottolineato: nel Regolamento (CE) del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 1370 del 2007 è previsto che “ la diversa organizzazione territoriale degli Stati membri ”, giustifichi una “ deroga espressa ai principi dell’evidenza pubblica ”: si ritiene di poter aggiudicare i contratti direttamente, cioè senza che sia preventivamente esperita una procedura di gara ( nello stesso Regolamento (23) è previsto che per motivi di opportunità “ la gara … non sia obbligatoria quando il contratto … abbia per oggetto somme di modesta entità; art. 5 punto 4 si precisa che “ le autorità competenti hanno facoltà di aggiudicare direttamente i contratti … il cui valore annuo medio stimato è inferiore a 1.000.000 di euro).
Le micro imprese concessionarie di beni demaniali, nella stragrande maggioranza non hanno grande rilevanza economica, come invece può averla un porto turistico, e “ strutturalmente ” non sono equiparabili alle imprese che operano nel settore degli appalti o alle imprese che operano nelle concessioni di grandi opere, in quanto l’attività di acquisizione di nuove commesse è estranea al loro oggetto sociale: la loro attività inizia e si svolge nella gestione e nel mantenimento del bene, che rappresenta, per le famiglie che vi lavorano, l’unica fonte di sostentamento.
La “ tipologia di investimento ” delle micro imprese è del tutto peculiare:
l’investimento per prima cosa è necessario realizzarlo ad ogni stagione, è in funzione del mantenimento in buono stato delle strutture e quindi in ultima analisi finalizzato anch’esso al mantenimento di coloro che vi lavorano.
Conclusione:
In sintesi possiamo affermare che le imprese turistico ricreative:
- strutturalmente: non sono equiparabili alle altre imprese
- territorialmente: presentano caratteristiche oggettive e soggettive del tutto peculiari
- sono a carattere prevalentemente familiare
- per tipologia di investimento: si caratterizzano per una ristrutturazione stagionale
- per tipologia di concessioni: possiamo ritenerle concessioni miste
Sulla base di queste ed ulteriori considerazioni riteniamo che tale tipologia di imprese possa e debba essere esclusa dall’applicazione delle procedure ad evidenza pubblica, in particolare non è comprensibile come si possa giungere ad affermazioni e soluzioni che determinerebbero conseguenze disastrose per gli attuali concessionari in violazione dei più alti valori contenuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Al termine dell’incontro la Segreteria dell’Ottava e Decima Commissione Senatoriale presieduta dal Senatore Luigi Grillo mi ha chiesto di inviargli l’intervento sopra riportato.
Assessore Rocco Invernizzi
domenica 12 dicembre 2010
PDL - Si al Governo Berlusconi Genova 11 Dicembre 2010 - del Senatore Giorgio Bornacin
Grande intervento del Senatore Giorgio Bornacin, ex AN, oggi paladino del Popolo della Libertà, che ha rimebrato le tante vicissitudini politiche vissute assieme a Gianfranco Fini, ed oggi il rammarico e la presa di distanza dalle posizioni politiche di Fini, considerate scellerate.
(qualora il TG in diretta di Sky dovesse disturbare l'ascolto del video, si prega voler interrompere
Sky sulla colonna di destra, premendo il bottoncino nero sotto il riquadro TV)
venerdì 26 novembre 2010
Il Giornale - Autisti privati di Fini pagati da An
La fuoriserie BMW 740, a spese di AN, del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini
Finirà all’asta la Bmw 740 da 100mila euro restituita dal leader Fli dopo l’inchiesta del Giornale.
Lamorte tenta di giustificare l’acquisto: "Avrebbe risparmiato i soldi dell’auto blu"
Gamba (Pdl): "Difesa comica"
Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica
Un po’ come l’Aston Martin Db5 guidata dallo 007 Sean Connery, passata di mano un mesetto fa per circa 3 milioni di euro. O come la Mercedes 770K che accompagnava Adolf Hitler nelle sue parate, finita nel garage di un miliardario russo per una somma anche maggiore.
La Bmw 740, di proprietà di An, che fino a pochi giorni fa portava senza motivo a spasso Gianfranco Fini potrebbe finire all’asta. Venduta come un cimelio per collezionisti, l’originale «macchina del fango», anche se l’ammiraglia tedesca in questione, immatricolata a marzo del 2010, è quasi nuova e senza macchia.
Quell’auto è stata comprata per quasi centomila euro con i soldi della cassa di An, partito il liquidazione, e messa a disposizione (come pure gli autisti) del presidente della Camera Gianfranco Fini. Che in quel che resta di An, va ricordato, non ricopre alcun ruolo, e dunque non aveva titolo per utilizzarla.
Sarà un caso, ma infatti l’auto è stata «restituita» solo quando il Giornale stava per rivelare lo scandalo, ed è ora nella disponibilità del comitato di gestione che, spiegava due giorni fa il finiano Donato Lamorte, «non ha mai avuto da ridire».
Sarà un caso, ma infatti l’auto è stata «restituita» solo quando il Giornale stava per rivelare lo scandalo, ed è ora nella disponibilità del comitato di gestione che, spiegava due giorni fa il finiano Donato Lamorte, «non ha mai avuto da ridire».
Anche perché a presiedere l’organismo ristretto che appunto gestisce il patrimonio di An, fino a poche settimane fa, c’era proprio il senatore finiano Francesco Pontone.
L’uomo che firmò la (s)vendita della casa di Montecarlo a luglio del 2008, e che otto mesi fa comprò la Bmw al grande capo, Fini. Non che ne avesse bisogno: la terza carica dello Stato ha già, ovviamente, la sua brava auto blu. Un dettaglio che disintegra l’obiezione di Lamorte, che al Corsera ha detto: «Fini usava la macchina del partito per risparmiare i soldi pubblici».
Cioè, per il fedelissimo finiano, il «risparmio» si concretizzerebbe nel lasciare l’auto di Stato pagata dai cittadini in garage, inutilizzata, acquistando al suo posto una macchina da centomila euro - e stipendiando due autisti - con soldi di un partito che, in gran parte, provengono dal finanziamento pubblico, e dunque dai contribuenti.
Tornando all’asta, l’idea di recuperare i soldi spesi per la berlinona vendendola al miglior offerente la lancia il senatore Antonino Caruso, vicepresidente del comitato dei garanti di An. «Io ho in mente una cosa: sotto Natale vorrei mettere in vendita la Bmw fra gli ex iscritti di An.
Tornando all’asta, l’idea di recuperare i soldi spesi per la berlinona vendendola al miglior offerente la lancia il senatore Antonino Caruso, vicepresidente del comitato dei garanti di An. «Io ho in mente una cosa: sotto Natale vorrei mettere in vendita la Bmw fra gli ex iscritti di An.
Chi vuole avere l’onore di sedere dove ha seduto per otto mesi Gianfranco Fini si faccia avanti. Io, purtroppo - prosegue Caruso - non posso partecipare all’asta. Per dire, anche io ho una Bmw ma di classe notevolmente inferiore rispetto alla classe 700 acquistata a marzo scorso».
Ma il vice di Lamorte contesta anche la polemica, sollevata da quest’ultimo, sui mancati introiti dagli immobili ex An occupati dalle sezioni del Pdl. «L’uscita di Lamorte io proprio non la capisco», spiega Caruso: «Si lamenta dei fitti quando è lui il diretto responsabile, è lui l’amministratore delle srl che amministrano i beni immobili del partito. Ma di cosa stiamo parlando?».
Insomma, qualche dubbio sulla vicenda, anche all’interno del comitato dei garanti, sembra esserci.
Di certo l’acquisto di quell’auto non era proprio di dominio pubblico, come conferma Roberto Petri, anche all’interno del comitato: «La Bmw è saltata fuori - racconta Petri - perché, verificando il conto economico, c’era questa uscita per due autovetture.
Una è quella utilizzata, direi legittimamente, proprio da Lamorte. Così è stato posto l’interrogativo su chi fosse l’utilizzatore dell’altra automobile».
Solo a quel punto, come noto, l’«utilizzatore» Fini decide di riconsegnare l’auto.
Toni simili da un altro componente del comitato garanti, Pierfrancesco Gamba, sempre in quota Pdl: «Soprassediamo sulla comica critica di Lamorte quanto agli immobili, visto che l’amministratore unico delle srl che li gestiscono è proprio lui.
La storia dell’auto, invece, andava chiarita e, grazie al vostro interessamento, è stata chiarita anzitempo proprio con l’annuncio di Lamorte che di fronte al vostro scoop ha annunciato il rientro dell’auto».
E ora? Per Gamba non ci sono alternative: «Il comitato di gestione, con il nuovo presidente, Franco Mugnai, non potrà fare altro che vendere l’auto».
Dei finiani che occupano posti nel comitato garanti o in quello di gestione, non parla nessuno. Sente il bisogno di dire la sua il finiano Carmelo Briguglio, che definisce «piccola e volgare speculazioncina» la vicenda della Bmw.
Ma quando deve giustificare il motivo della trafelata restituzione delle chiavi da parte del suo capo, l’ex rautiano arriva a sostenere che il presidente della Camera l’ha fatto «per evitare qualsiasi polemica».
Già che c’è, per evitare altre polemiche, perché non dice al Capo se restituisce anche le chiavi di Montecarlo?
Da www.ilGiornale.it del 25 Novembre 2010
domenica 31 ottobre 2010
Genova : «Io, coordinatore cittadino vi presento il Pdl democratico»
Il sen. Giorgio Bornacin, in primo piano nella foto, nuovo coordinatore
metropolitano del PDL a Genova
metropolitano del PDL a Genova
La nomina è firmata dai coordinatori nazionali 28 ottobre, che per uno che da giovane ha militato nell’Msi sembra quasi un segno del destino.
Fatto sta che il Pdl a Genova ha un nuovo coordinatore metropolitano: il senatore Giorgio Bornacin proprio nel giorno in cui Alfredo Biondi e la sua Consulta liberale decidono di rivedere la loro posizione all’interno del Popolo della Libertà. «Svolgerò il mio ruolo come i consoli dell’antica Roma che erano sempre in due: il mio vicario Cassinelli agirà in piena sintonia con me» racconta ringraziando chi, in questi mesi, ha sopperito alla mancanza di un coordinatore ufficiale.
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil».
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil».
Da www.ilGiornale.it del 31 Ottobre 2010
giovedì 28 ottobre 2010
La Spezia - Edili in corteo Rischio paralisi
Il ministro Altero Matteoli
L’Autorità Portuale della Spezia ha creato una società «non conforme alle leggi vigenti». A scriverlo, e a promettere un pronto intervento, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, che risponde a un’interrogazione del senatore Pdl Giorgio Bornacin.
Una lettera che conferma in pieno i sospetti del parlamentare ligure.
Il problema era quello della costituzione di una società, la «Apls Investimenti Srl», interamente partecipata dall’Autorità portuale spezzina guidata da Lorenzo Forcieri, che si occupasse di trasporto ferroviario delle merci, della logistica, e della gestione della stazione marittima. Settori di lavoro che assai facilmente possono coinvolgere quei «servizi di interesse generale» che per decreto devono essere affidati ad aziende esterne con regolare gara pubblica di appalto.
Il problema era quello della costituzione di una società, la «Apls Investimenti Srl», interamente partecipata dall’Autorità portuale spezzina guidata da Lorenzo Forcieri, che si occupasse di trasporto ferroviario delle merci, della logistica, e della gestione della stazione marittima. Settori di lavoro che assai facilmente possono coinvolgere quei «servizi di interesse generale» che per decreto devono essere affidati ad aziende esterne con regolare gara pubblica di appalto.
Il senatore Giorgio Bornacin
Così facendo invece l’Autorità spezzina affida i servizi a una società che gestisce direttamente. Tra l’altro, come rileva Matteoli nella risposta a Bornacin, la «Apls Investimenti Srl», creata il 3 settembre scorso per prendere il posto della neonata e subito soppressa «Newco Srl» (il comitato portuale aveva approvato la nascita di Newco appena il 30 luglio scorso), prevede addirittura nel proprio statuto la «gestione delle stazioni marittime passeggeri». Mentre anche tra gli altri obiettivi che la società avrebbe potuto perseguire, c’era anche lo svolgimento di «tutte le attività dirette alla fornitura a titolo oneroso agli utenti portuali di servizi di interesse generale».
Qualcosa insomma, non tornava. L’anomalia, segnalata dal senatore al ministero, dovrà essere risolta. L’Autorità portuale spezzina dovrà prendere atto di aver fatto qualcosa di «non conforme alla legge». Anche perché la risposta di Matteoli si chiude con l’impegno del «Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a provvedere a segnalare all’Autorità portuale la necessità di ricondurre l’attività della neo costituita società nell’ambito di quelle consentite dalla normativa vigente». Decisione che potrebbe provocare ripercussioni non irrilevanti in banchina. E non solo alla Spezia.
Qualcosa insomma, non tornava. L’anomalia, segnalata dal senatore al ministero, dovrà essere risolta. L’Autorità portuale spezzina dovrà prendere atto di aver fatto qualcosa di «non conforme alla legge». Anche perché la risposta di Matteoli si chiude con l’impegno del «Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a provvedere a segnalare all’Autorità portuale la necessità di ricondurre l’attività della neo costituita società nell’ambito di quelle consentite dalla normativa vigente». Decisione che potrebbe provocare ripercussioni non irrilevanti in banchina. E non solo alla Spezia.
Da www.ilGiornale.it del 28 Ottobre 2010
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domenica 12 settembre 2010
Il sen. Bornacin: «C’era chi voleva quella casa ma il partito mi disse di no»
Il senatore Giorgio Bornacin
Eccone un altro. Dopo gli inquilini di palais Milton a Montecarlo, al 14 di boulevard Princesse Charlotte, e dopo il riscontro del parlamentare del Pdl Antonino Caruso, che ha confermato di aver ricevuto una proposta d’acquisto per quella casa, ora anche il senatore Giorgio Bornacin ritrova la memoria.
In questo botta e risposta col Giornale ricorda la proposta che alcuni sanremesi gli fecero per mettere le mani sull’appartamento che An ereditò dalla Colleoni.
Bornacin girò la richiesta ai vertici amministrativi del partito, che come negli altri casi risposero che l’immobile (dove ora vive il «cognato» di Fini) non era in vendita.
Senatore Bornacin, che cosa sa della casa monegasca?
«So quello che ho letto sui giornali, e so anche che tanti anni fa Donato Lamorte mi parlò di questo immobile dicendomi che era un lascito di una simpatizzante del Msi. Andai anche a vedere la casa, su suggerimento dello stesso Lamorte. Presi come occasione un incontro che avevo con degli amici dell’Automobile Club di Monaco e un bel giorno di primavera visitai l’appartamento, in una bella zona, elegante, centralissima».
Si ricorda a quando risale la proposta?
«Sono passati tanti anni, se mi chiede giorno e mese non so dirglieli. Sicuramente fu un anno e mezzo, due anni dopo che Lamorte e altri del partito avevano visionato la casa monegasca. Ribadisco: c’erano persone di Sanremo interessate ad acquistare l’immobile, mi chiesero d’interessarmi col partito, cosa che feci. Ma la risposta fu che il partito non voleva alienare l’immobile».
Con chi parlò della proposta d’acquisto avanzata da questi sanremesi?
«Con Donato, e soprattutto con il senatore Pontone, che reputo un uomo onesto e a cui mi lega una buona e lunga amicizia. La risposta fu no, non si vende. La stessa risposta che mi risulta sia stata data ad altri che hanno avanzato proposte d’acquisto».
Che idea si è fatto della vicenda di Montecarlo?
«Grida vendetta al cospetto di Dio e vi spiego perché. La mia vita nel Movimento Sociale è stata caratterizzata da un impegno politico e finanziario personale. Tante volte, ma tante, per aiutare il partito ho contribuito con il mio denaro a mandare avanti la baracca. Ho dato sangue e sudore per l’Msi e per An. E come me altri simpatizzanti, iscritti, esponenti di partito e non. Tutti quelli che hanno messo denaro proprio nel partito e oggi vedono che il patrimonio di quello stesso partito è gestito così, restano senza parole. Ecco perché volevo organizzare una manifestazione a Montecarlo davanti alla casa del cognato, della contessa Colleoni. Ho provato con gli amici del Pdl di Ventimiglia, ma le autorità monegasche ci hanno fatto sapere che se solo ci provavamo ci avrebbero arrestati. Solo per questo abbiamo desistito».
I suoi rapporti con Fini?
«Lo conosco da trent’anni, gli sono stato amico fedele fino a quando, per motivi a me incomprensibili, ha iniziato a dire e fare cose altrettanto incomprensibili. Nel 1974, insieme ad Anderson, c’incaricò di predisporre la piattaforma per i decreti delegati. In trent’anni abbiamo anche discusso ma poi, da amici, ci siamo sempre chiariti. Fino a quando...».
Fino a quando?
«Fino a quando in quest’uomo è avvenuto un cambiamento radicale, dalla mattina alla sera. Una cosa incredibile, non era più lui. Non credevo alle mie orecchie quando lo sentivo parlare del Corano nelle scuole, rinnegare le battaglie sull’immigrazione clandestina, prendere posizioni personali sulla legge del fine vita.
Senatore Bornacin, che cosa sa della casa monegasca?
«So quello che ho letto sui giornali, e so anche che tanti anni fa Donato Lamorte mi parlò di questo immobile dicendomi che era un lascito di una simpatizzante del Msi. Andai anche a vedere la casa, su suggerimento dello stesso Lamorte. Presi come occasione un incontro che avevo con degli amici dell’Automobile Club di Monaco e un bel giorno di primavera visitai l’appartamento, in una bella zona, elegante, centralissima».
Si ricorda a quando risale la proposta?
«Sono passati tanti anni, se mi chiede giorno e mese non so dirglieli. Sicuramente fu un anno e mezzo, due anni dopo che Lamorte e altri del partito avevano visionato la casa monegasca. Ribadisco: c’erano persone di Sanremo interessate ad acquistare l’immobile, mi chiesero d’interessarmi col partito, cosa che feci. Ma la risposta fu che il partito non voleva alienare l’immobile».
Con chi parlò della proposta d’acquisto avanzata da questi sanremesi?
«Con Donato, e soprattutto con il senatore Pontone, che reputo un uomo onesto e a cui mi lega una buona e lunga amicizia. La risposta fu no, non si vende. La stessa risposta che mi risulta sia stata data ad altri che hanno avanzato proposte d’acquisto».
Che idea si è fatto della vicenda di Montecarlo?
«Grida vendetta al cospetto di Dio e vi spiego perché. La mia vita nel Movimento Sociale è stata caratterizzata da un impegno politico e finanziario personale. Tante volte, ma tante, per aiutare il partito ho contribuito con il mio denaro a mandare avanti la baracca. Ho dato sangue e sudore per l’Msi e per An. E come me altri simpatizzanti, iscritti, esponenti di partito e non. Tutti quelli che hanno messo denaro proprio nel partito e oggi vedono che il patrimonio di quello stesso partito è gestito così, restano senza parole. Ecco perché volevo organizzare una manifestazione a Montecarlo davanti alla casa del cognato, della contessa Colleoni. Ho provato con gli amici del Pdl di Ventimiglia, ma le autorità monegasche ci hanno fatto sapere che se solo ci provavamo ci avrebbero arrestati. Solo per questo abbiamo desistito».
I suoi rapporti con Fini?
«Lo conosco da trent’anni, gli sono stato amico fedele fino a quando, per motivi a me incomprensibili, ha iniziato a dire e fare cose altrettanto incomprensibili. Nel 1974, insieme ad Anderson, c’incaricò di predisporre la piattaforma per i decreti delegati. In trent’anni abbiamo anche discusso ma poi, da amici, ci siamo sempre chiariti. Fino a quando...».
Fino a quando?
«Fino a quando in quest’uomo è avvenuto un cambiamento radicale, dalla mattina alla sera. Una cosa incredibile, non era più lui. Non credevo alle mie orecchie quando lo sentivo parlare del Corano nelle scuole, rinnegare le battaglie sull’immigrazione clandestina, prendere posizioni personali sulla legge del fine vita.
Ma io ho rotto con lui definitivamente allorché, avendo già strane idee in testa, un bel giorno mi chiama e mi dice: “Ciao vecchio, come va? Senti una cosa, Maurizio (Gasparri, ndr) è passato con Berlusconi, se hai un minuto perché non passi alla nostra riunione?”. La “nostra riunione” era quella dei finiani, per questo l’ho interrotto subito per dirgli: “Senti Gianfranco, andiamo al sodo. Se vuoi che venga alla tua riunione ti dico di no perché non condivido nulla, ma nulla, di quello che andate proponendo.
Se invece lo desideri, fra tre giorni sono a Roma, ti vengo a trovare alla Camera e parliamo faccia a faccia, così ti dico tutto quello che penso. Ci conosciamo da trent’anni, certe cose è bene che ce le diciamo in faccia”. Lui mi ha risposto “Sì sì, giusto, ti chiamo io, sicuro”. Secondo voi mi ha più chiamato?».
Ce lo dica lei.
«No. L’ho rivisto alla direzione nazionale. Era seduto alla fila davanti alla mia. Si è girato, mi ha visto e non mi ha salutato. Trent’anni di amicizia, capito?».
Ce lo dica lei.
«No. L’ho rivisto alla direzione nazionale. Era seduto alla fila davanti alla mia. Si è girato, mi ha visto e non mi ha salutato. Trent’anni di amicizia, capito?».
Gian Marco Chiocci
Massimo Malpica
Da www.ilGiornale.it del 11 Settembre 2010
mercoledì 7 luglio 2010
Avogadro: “Alassio: da ‘città delle regole’ a ‘città delle deroghe’
Il capolista di " A come Alassio ", già Sindaco di Alassio e
Senatore della Repubblica, Prof. Roberto Avogadro
Senatore della Repubblica, Prof. Roberto Avogadro
“Fino ad una decina di anni fa, Alassio era un Paese in cui esistevano delle regole. Oggi questo Paese non esiste più, adesso ad Alassio vigono le deroghe”.
“Esisteva una regola che vietava la realizzazioni di cantieri e ponteggi nei mesi da Giugno a Settembre per rendere la Città più vivibile e accogliente per il turista.
Adesso le deroghe fanno fiorire ponteggi e cantieri ovunque, con tutti i relativi disagi, polvere, rumore, ingombro, pericolo”
“Esisteva una regola che impediva ad automezzi superiori ad un certo peso di transitare sulle strade collinari, adesso le deroghe hanno trasformato quelle strade in “strade di cantiere” con l´asfaltatura rovinata, i sottoservizi danneggiati, continuo pericolo per gli utenti, rumore, inquinamento”.
“Esisteva una regola che chiudeva al transito e al parcheggio le zone a traffico limitato, ZTL, adesso tra deroghe e indifferenza le zone a traffico limitato sono diventate zone di parcheggio abusivo e traffico incontrollato a ogni ora del giorno e della notte, con pericoli e disagi per turisti e residenti che anche in quelle che dovrebbero essere aree dedicate ai pedoni devono continuamente fare i conti con un traffico incontrollato”.
“Questi sono i casi più eclatanti ma son moltissimi gli altri casi di regole inosservate o raggirate, basta fare un giro per Alassio con un occhio un po´ attento per rilevarle e rendersi conto che ad Alassio la deroga è la regola”.
Robetto Avogadro
A come Alassio – Lista Avogadro
A come Alassio – Lista Avogadro
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domenica 16 maggio 2010
Savona - La tradizionale festa della polizia ieri in piazza Mameli
E il questore cita Jim Morrison
Grillo parla del progetto Narciso:
“La felicità la trovi solo nel cuore di chi ti ama”
Immagini e momenti trasmessi su un grande schermo allestito vicino al palco. Immagini e momenti della festa della polizia celebrata ieri mattina in piazza Mameli. Una scelta che non è stata casuale «perchè - aveva spiegato il questore Vittorino Grillo - è la piazza più prestigiosa di Savona».
Come non è stato causale che il tradizionale rinfresco si sia svolto nei giardini di piazza del Popolo: «Per dare un segnale - aveva aggiunto - alla cittadinanza che sono stati riconquistati ».
Un chiaro rifermento alle proteste e polemiche per la presenza di vagabondi.
E’ ai cittadini che il questore si è rivolto nel suo discorso.
«Il rapporto con il cittadino - ha detto - deve fondarsi sul rispetto reciproco e sulla fiducia. Valori questi che si guadagnano giorno dopo giorno e con tanti sacrifici. E un ruolo fondamentale è svolto dal poliziotto di quartiere».
Un chiaro rifermento alle proteste e polemiche per la presenza di vagabondi.
E’ ai cittadini che il questore si è rivolto nel suo discorso.
«Il rapporto con il cittadino - ha detto - deve fondarsi sul rispetto reciproco e sulla fiducia. Valori questi che si guadagnano giorno dopo giorno e con tanti sacrifici. E un ruolo fondamentale è svolto dal poliziotto di quartiere».
Poi il bilancio di un anno di attività:
«Un dato - ha detto - ritengo significativo. Abbiamo assistito a un calo dei reati, a cui ha corrisposto un significativo aumento delle persone arrestate e dei delitti scoperti».
Poi l’ultimo pensiero è stato rivolto al progetto Narciso e ai giovani. «Un esempio fondamentale - ha concluso Grillo - nell’ottica di un sano rapporto dialettico con i nostri figli ai quali deve arrivare il messaggio che talora le cose che ti danno ebbrezza possono portarti alla perdizione».
E il questore ha citato le parole di Jim Morrison, leader dei Doors:
«La vera felicità non è in fondo a un bicchiere, non è data da una siringa, la trovi sono nel cuore di chi ti ama».
Da www.laStampa.it del 16 Maggio 2010
domenica 9 maggio 2010
«Il Pdl deve mettersi in testa di ripartire dalle bocciofile»
Dicono che da lei, senatore Giorgio Bornacin,
partano raffiche di «fuoco amico» sul Pdl ligure?
C’è del vero o è solo una malignità?
«Sto semplicemente incitando il mio partito a intercettare i bisogni della gente. Che a Genova e in Liguria sono tanti e importanti. Ma su questo credo che dovremmo essere tutti uniti».
Invece...
«... invece non vorrei mai che qualcuno non si rendesse contro della situazione, e si adagiasse pensando che le prossime elezioni sono fra due anni, le amministrative, e fra tre le politiche».
Lei cerca di ricordarglielo, soprattutto ora che dovete fare a meno di Claudio Scajola.
«Fare a meno per niente! Al di là dell’amarezza del momento, Scajola deve continuare a mantenere un ruolo fondamentale nel partito. Da lui, sia chiaro, non si può prescindere».
Su questo il Pdl è solidale?
«Mi pare di sì. Ci si rende conto che c’è assoluta necessità di leader politici come lui, capaci di fare politica vera, di interpretare i problemi e le prospettive della politica. Che poi ci sia qualche asino che dà un calcio al leone ferito è tutto un altro discorso. Ma non credo, sarebbe decisamente fuori luogo».
Di sicuro non si parla di sostituti.
«Anche formalmente, Scajola non dev’essere sostituito da nessuno, non ha cariche nel partito. E poi nel Pdl l’organigramma regionale c’è ed è completo. La sua funzione è diversa e dobbiamo contarci anche in futuro».
Un futuro da preparare ora.
«È questo il senso del mio appello: ci sono troppo poche bocciofile di centrodestra, mettiamone in piedi qualcuna in più, creiamo una rete di associazioni che rispondano alla voglia di partecipazione della gente».
Pdl radicato sul territorio, concorrente della Lega?
«No, concorrente della sinistra. Non invidio il radicamento del Carroccio, specie in Liguria. Voglio ripeterlo ancora una volta, perché spero che i miei amici mi ascoltino: dobbiamo dimostrarci più pronti a rispondere ai bisogni dei cittadini».
A cominciare da...?
«Parlo, ad esempio, di sbocchi occupazionali, di amianto. Io ricevo un sacco di lavoratori dell’Ansaldo, dell’Ilva, che sono coinvolti nel problema. Gente che ha votato a sinistra, sono delusi dalla sinistra, e ora chiedono a noi, cercano di dialogare con noi. Ebbene, non sempre ho visto gli esponenti del Pdl partecipare e attivarsi. Bisogna fare di più e meglio».
Specialmente se si vuole conquistare Tursi.
«Ci vuole un progetto, un disegno di città, prima di blindare un candidato. Il senatore Enrico Musso va bene, e continui pure a lavorare. Ma da qui a due anni possono arrivare altre indicazioni legittime. Intanto è meglio se ci si prepara come ha fatto a suo tempo Sergio Castellaneta, che è partito dalla base, ha lavorato con la gente».
Non sarà mica, la sua, senatore Bornacin, un’autocandidatura?
«Non ci penso nemmeno. Sto bene dove sono e mi piace quello che faccio nel centrodestra e per il centrodestra. Il problema non sono gli uomini, ma i programmi. E non si può pensare di allestire solo macchine elettorali».
Invece...
«... invece non vorrei mai che qualcuno non si rendesse contro della situazione, e si adagiasse pensando che le prossime elezioni sono fra due anni, le amministrative, e fra tre le politiche».
Lei cerca di ricordarglielo, soprattutto ora che dovete fare a meno di Claudio Scajola.
«Fare a meno per niente! Al di là dell’amarezza del momento, Scajola deve continuare a mantenere un ruolo fondamentale nel partito. Da lui, sia chiaro, non si può prescindere».
Su questo il Pdl è solidale?
«Mi pare di sì. Ci si rende conto che c’è assoluta necessità di leader politici come lui, capaci di fare politica vera, di interpretare i problemi e le prospettive della politica. Che poi ci sia qualche asino che dà un calcio al leone ferito è tutto un altro discorso. Ma non credo, sarebbe decisamente fuori luogo».
Di sicuro non si parla di sostituti.
«Anche formalmente, Scajola non dev’essere sostituito da nessuno, non ha cariche nel partito. E poi nel Pdl l’organigramma regionale c’è ed è completo. La sua funzione è diversa e dobbiamo contarci anche in futuro».
Un futuro da preparare ora.
«È questo il senso del mio appello: ci sono troppo poche bocciofile di centrodestra, mettiamone in piedi qualcuna in più, creiamo una rete di associazioni che rispondano alla voglia di partecipazione della gente».
Pdl radicato sul territorio, concorrente della Lega?
«No, concorrente della sinistra. Non invidio il radicamento del Carroccio, specie in Liguria. Voglio ripeterlo ancora una volta, perché spero che i miei amici mi ascoltino: dobbiamo dimostrarci più pronti a rispondere ai bisogni dei cittadini».
A cominciare da...?
«Parlo, ad esempio, di sbocchi occupazionali, di amianto. Io ricevo un sacco di lavoratori dell’Ansaldo, dell’Ilva, che sono coinvolti nel problema. Gente che ha votato a sinistra, sono delusi dalla sinistra, e ora chiedono a noi, cercano di dialogare con noi. Ebbene, non sempre ho visto gli esponenti del Pdl partecipare e attivarsi. Bisogna fare di più e meglio».
Specialmente se si vuole conquistare Tursi.
«Ci vuole un progetto, un disegno di città, prima di blindare un candidato. Il senatore Enrico Musso va bene, e continui pure a lavorare. Ma da qui a due anni possono arrivare altre indicazioni legittime. Intanto è meglio se ci si prepara come ha fatto a suo tempo Sergio Castellaneta, che è partito dalla base, ha lavorato con la gente».
Non sarà mica, la sua, senatore Bornacin, un’autocandidatura?
«Non ci penso nemmeno. Sto bene dove sono e mi piace quello che faccio nel centrodestra e per il centrodestra. Il problema non sono gli uomini, ma i programmi. E non si può pensare di allestire solo macchine elettorali».
Da www.ilGiornale.it del 09 Maggio 2010
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