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martedì 14 novembre 2023

lunedì 7 giugno 2021

Ibiza - Armi, droga e sesso: il lato oscuro dell'isola dei party clandestini

Il lato nascosto dell'isola delle Baleari, dove negli ultimi giorni si sono registrate due morti e una sparatoria. Dal caso Genovese ai tentati omicidi: gli ultimi casi di cronaca legati agli italiani a Ibiza

mercoledì 23 marzo 2011

Libia - Frattini al Senato: "Non facciamo una guerra, impediamo un conflitto"

 Il ministro degli Esteri Franco Frattini parla del conflitto libico

Roma, 23 mar. (TMNews) - Non si tratta di fare la guerra, ma di impedire la guerra. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, è intervenuto in Senato sulla crisi libica, per spiegare le azioni intraprese e i futuri sviluppi.
 "I nostri atti erano tesi a un unico obiettivo: quello di impedire che la primavera del Mediterraneo fosse soffocata nel sangue. Per un momento abbiamo sperato che Gheddafi andasse in esilio per evitare il massacro dei civili; abbiamo poi condiviso le sanzioni previste dalla risoluzione. Non si tratta di fare la guerra, ma di impedire la guerra. Di portare aiuto a chi subisce un'azione bellica indiscriminata. Per questo è necessario l'uso della forza, sancito dall'Onu" ha dichiarato Frattini.
" Il regime si è posto fuori dalla cornice della legalità; la comunità internazionale ha adottato stringenti misure come la no-fly zone, che rispondono alle richieste della Lega araba e del Consiglio di transizione. L'Italia darà il suo contributo all'applicazione della risoluzione, nel puntuale rispetto dei limiti". "L'azione militare serve a evitare danni gravissimi" ha sostenuto il ministro, "ma siamo convinti che la soluzione della crisi passi per il dialogo nazionale, per un processo costituente che coinvolga le componenti politiche, sociali e tribali della Libia. L'unica precondizione è l'abbandono del potere da parte di Gheddafi".
" Approvata la risoluzione 1973, era necessaria un'azione urgente e temporanea per scongiurare il massacro dei civili; superata questa fase, occorre tornare alle regole" ha avvertito Frattini, aggiungendo che "serve coinvolgere l'Unione europea e trovare formule adeguate per allargare il sostegno alla coalizione". "Nella notte, la Francia ha accettato il riconoscimento di un ruolo chiave della Nato e a questa soluzione abbiamo contribuito con un atteggiamento fermo. Abbiamo anche ottenuto che l'embargo sulle armi" sia fatto rispettare con "un pattugliamento navale e l'Italia guiderà le operazioni con un ammiraglio italiano".
Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, sostiene che "è sbagliato, ancor prima del dibattito, il giudizio espresso da Bersani" sull'intervento in Libia. "Non ci sono miserie della maggioranza da coprire. C'è una posizione chiara e coesa che è stata tale in tutte le fasi di questa vicenda e che lo sarà ancor di più nel corso del dibattito parlamentare. Ci augureremmo da parte dell'opposizione - conclude Gasparri - uno spirito più costruttivo di fronte a prove così impegnative per tutto il Paese".
 
23 marzo 2011

giovedì 9 settembre 2010

Questura, inchiesta interna sui porti d’arma facili

 

La questura di Imperia ha avviato un’indagine interna volta a fare luce sul rilascio del porto d’armi a due familiari, anche se incensurati, di Roberto Pellegrino, arrestato lo scorso giugno nell’ambito dell’inchiesta su Bordighera

«Valuteremo quello che è successo, faremo gli accertamenti dovuti. Tutto nella massima trasparenza. Ciò che risulterà da queste verifiche, se ci saranno risvolti, verrà puntualmente riferito alla procura per stabilire eventuali sanzioni disciplinari o di carattere penale». 
Poche parole, quelle pronunciate ieri mattina dal questore vicario di Imperia, Stefano Bonagura (il questore Luigi Mauriello non era in servizio, ndr), che, di fatto, annunciano l’apertura di una “inchiesta interna” alla questura volta a fare luce sul rilascio dei due porti d’armi che hanno mandato su tutte le furie il procuratore della Repubblica di Sanremo, Cavallone, costringendolo a correre ai ripari attraverso il blitz di lunedì conclusosi con il sequestro dell’arsenale composto da quattro fucili, tre pistole semi automatiche e relative munizioni. 
Il primo permesso a detenere armi da caccia e da sport riguarda la moglie di Roberto Pellegrino e il secondo la consorte di Giuseppe Barilaro, figlio di Francesco Barilaro, 63 anni, arrestato lo scorso giugno nell’ambito dell’inchiesta per tentata estorsione, minacce agli amministratori comunali di Bordighera e sfruttamento della prostituzione, che ha portato in carcere, tra gli altri, i fratelli Roberto, Maurizio e Giovanni Pellegrino.  
In particolare, ed è ciò che la verifica ordinata dai vertici di piazza Duomo dovrà accertare, si dovrà chiarire com’è stato possibile non valutare più attentamente l’opportunità di concedere alle due donne - anche se entrambe incensurate - la custodia di un vero e proprio arsenale, con tanto di fucili in uso all’esercito in grado di demolire persino costruzioni in muratura. 
Tra le altre cose, qualcuno negli uffici della polizia imperiese deve anche aver apposto un timbro (o una firma di nulla osta) sul trasferimento delle armi dalla casa della famiglia Pellegrino (dove erano custodite in un primo tempo) a quella occupata dalla moglie di Barilaro. 
Le due abitazioni si trovano praticamente una sopra l’altra.
Sotto accusa, dunque, ci sarebbero le modalità di rilascio dei porti d’arma e il percorso burocratico che ha caratterizzato la documentazione. La normativa denuncia più di una lacuna, ma sul punto è molto chiara: prima di concedere il permesso devono essere effettuati rigorosi accertamenti preventivi da parte degli uomini addetti al rilascio delle autorizzazioni sulla custodia di fucili, pistole e munizioni. 
In altre parole, non è sufficiente che a carico del richiedente non risultino condanne o carichi pendenti, come nel caso delle due donne, entrambe incensurate. L’indagine interna avviata dalla questura dovrà accertare se queste prescrizioni siano state osservate. «Ma l’esito del controllo - fanno sapere a piazza Duomo - non sarà certo comunicato ai giornali, ma solo ed esclusivamente alla procura della Repubblica».

Da www.ilSecoloxix.it  del 09 Settembre 2010