Biasotti: «Si può vincere. Ma il partito deve aprirsi»
«Ho chiesto consiglio rivela Biasotti anche all’ex ministro Scajola, che per me resta un punto di riferimento. Ora sono convinto di avere fatto la scelta giusta. Continuerò a fare politica con entusiasmo, perché me lo chiedono tanti sostenitori che mi fermano per strada.Vorrà dire che mi dividerò tra Roma e Genova. Tre giorni là, quattro qua». Biasotti, meglio onorevole che consigliere? «No, la scelta è conseguente a una domanda: dove sarò più utile per la mia terra? Restare a Genova sarebbe stato più comodo: una pensione garantita dopo cinque anni sicuri da consigliere regionale, la possibilità di restare vicino alla mia famiglia e alla mia azienda. Ma a Roma si prendono le decisioni. Lo dice anche Berlusconi, che ha ben presente la situazione del Pdl in Liguria e che mi ha chiesto di presentargli un dossier per capire come può intervenire».
Cosa scriverà nel rapporto Liguria che sta preparando per il Cavaliere?
«Gli parlerò soprattutto degli obiettivi possibili da raggiungere. Partendo da una premessa: a me interessa vincere. Alle Regionali in Liguria abbiamo perso una battaglia ma siamo usciti a testa alta, con il 48 per cento dei voti. Questo significa che, in una regione storicamente di centrosinistra, le coscienze si stanno risvegliando. E sono sicuro che potremo vincere la guerra non appena i nodi del centrosinistra verranno al pettine.
Tra un anno si vota a Savona, tra due a Genova. Se non commettiamo errori, abbiamo grandi possibilità».
Cosa scriverà nel rapporto Liguria che sta preparando per il Cavaliere?
«Gli parlerò soprattutto degli obiettivi possibili da raggiungere. Partendo da una premessa: a me interessa vincere. Alle Regionali in Liguria abbiamo perso una battaglia ma siamo usciti a testa alta, con il 48 per cento dei voti. Questo significa che, in una regione storicamente di centrosinistra, le coscienze si stanno risvegliando. E sono sicuro che potremo vincere la guerra non appena i nodi del centrosinistra verranno al pettine.
Tra un anno si vota a Savona, tra due a Genova. Se non commettiamo errori, abbiamo grandi possibilità».
Quali sono gli errori che il Pdl non deve rifare? «Dobbiamo lavorare per includere, non per escludere. Questo significa accettare l’esistenza nella coalizione anche di partiti più piccoli. La politica di Burlando è stata vincente: lui ha preso tutti. Noi invece abbiamo avuto un po’ di puzza sotto il naso, abbiamo pensato che si poteva rinunciare a chi non era di estrazione Forza Italia. Abbiamo fatto terra bruciata intorno all’Udc, a personaggi conosciuti e votati come Mondello e a Boitano. Dimenticando che non siamo in Lombardia o in Veneto. In Liguria questa coalizione ha vinto quando ha aperto le sue porte, nel 2000 e nel 2008».
Oggi non succede più? «Quando sento che qualcuno si “schifa” perché accettiamo il contribuito di ex del centrosinistra come Facco e Ghio, mi dico che andiamo nella direzione sbagliata». A Genova ci sono polemiche anche per il movimento dei suoi “arancioni”. Dicono che devono fare la tessera del Pdl. E a Genova, nel municipio Centro Est, è stato sfiduciato il presidente Aldo Siri, candidato regionale nella sua lista.
«Io penso che il Pdl sia un partito di libertà e di emozioni, non un partito fatto di tessere. Gli arancioni, come quelli che provengono da An e altri ancora, sono alleati, non avversari.
E la gente va avvicinata al partito, non mandata via perché non ha una tessera in tasca. Non siamo mica in Russia.Ci vuole più lungimiranza e più generosità. Scajola, da questo punto di vista, era un esempio». Quanto manca Scajola, al Pdl ligure?
«Lui con me è stato leale e io gli sarò sempre vicino. Non posso dire molto della sua vicenda, tranne che ho fiducia in lui: è un uomo troppo intelligente per avere commesso gli errori di cui lo si accusa. Ma, oltre all’aspetto personale, va detto che senza di lui siamo in difficoltà. Anche negli ultimi tempi ha risolto molti casi spinosi, in Liguria non c’è un leader che possa prendere il suo posto. Per questo sarebbe ancora più necessario fare gruppo. Purtroppo non succede. E la mancanza di un riferimento nel governo non aiuta». A livello di governo la Liguria esprime già due sottosegretari: i leghisti Belsito e Viale.
«Io parlavo del Pdl. Gli alleati della Lega sono stati abili a trovare spazio. E devo dire che si stanno comportando da gentiluomini.
Perché davanti alla porta hanno la coda di liguri, e se volessero potrebbero spostare molti voti. Ma non è possibile che il Pdl non abbia un esponente nel governo. Non chiedo niente per me, ovviamente. Ma personalità come Grillo, Bornacin, Boscetto, Orsi potrebbero dare un contributo importante alla squadra di governo».
Pensa a un ligure come ministro alle Attività produttive? «No, quello è un ruolo delicatissimo, sceglierà Berlusconi. E poi sarebbe anche poco elegante nei confronti di Scajola. Ma, per fare un esempio, vedrei bene Grillo come sottosegretario ai Trasporti».
E Musso? Pensa che non possa entrare nel governo? «Mi sembra che ci debba essere una priorità verso chi ha lavorato per anni. Musso secondo me resta il miglior candidato a sindaco di Genova». Veramente lui ha detto che vuole rinunciare a fare il sindaco.
«Io penso che il Pdl sia un partito di libertà e di emozioni, non un partito fatto di tessere. Gli arancioni, come quelli che provengono da An e altri ancora, sono alleati, non avversari.
E la gente va avvicinata al partito, non mandata via perché non ha una tessera in tasca. Non siamo mica in Russia.Ci vuole più lungimiranza e più generosità. Scajola, da questo punto di vista, era un esempio». Quanto manca Scajola, al Pdl ligure?
«Lui con me è stato leale e io gli sarò sempre vicino. Non posso dire molto della sua vicenda, tranne che ho fiducia in lui: è un uomo troppo intelligente per avere commesso gli errori di cui lo si accusa. Ma, oltre all’aspetto personale, va detto che senza di lui siamo in difficoltà. Anche negli ultimi tempi ha risolto molti casi spinosi, in Liguria non c’è un leader che possa prendere il suo posto. Per questo sarebbe ancora più necessario fare gruppo. Purtroppo non succede. E la mancanza di un riferimento nel governo non aiuta». A livello di governo la Liguria esprime già due sottosegretari: i leghisti Belsito e Viale.
«Io parlavo del Pdl. Gli alleati della Lega sono stati abili a trovare spazio. E devo dire che si stanno comportando da gentiluomini.
Perché davanti alla porta hanno la coda di liguri, e se volessero potrebbero spostare molti voti. Ma non è possibile che il Pdl non abbia un esponente nel governo. Non chiedo niente per me, ovviamente. Ma personalità come Grillo, Bornacin, Boscetto, Orsi potrebbero dare un contributo importante alla squadra di governo».
Pensa a un ligure come ministro alle Attività produttive? «No, quello è un ruolo delicatissimo, sceglierà Berlusconi. E poi sarebbe anche poco elegante nei confronti di Scajola. Ma, per fare un esempio, vedrei bene Grillo come sottosegretario ai Trasporti».
E Musso? Pensa che non possa entrare nel governo? «Mi sembra che ci debba essere una priorità verso chi ha lavorato per anni. Musso secondo me resta il miglior candidato a sindaco di Genova». Veramente lui ha detto che vuole rinunciare a fare il sindaco.
«Ha fatto benissimo a dirlo, lo avrei fatto anch’io, c’erano troppe voci critiche. Però resta il candidato migliore. Io aggiungo una proposta: quello di lanciare in “ticket” con Musso anche Renata Oliveri: una persona indipendente e di grande capacità. Una buona abbinata è fondamantale per vincere». E il ruolo di Biasotti quale sarà? «Dire che farò il padre nobile mi sembra eccessivo, sono ancora giovane. Diciamo che sarò uno zio nobile. Faccio parte della direzione nazionale del partito, alla Camera sono nella Commissione trasporti. Metterò questo lavoro al servizio della Liguria».
Continuerà il dialogo aperto con Burlando? «Mi sembra che la maggioranza abbia rinunciato al dialogo quando, in una situazione gravissima per i conti della Sanità, ha confermato tutti i direttori generali delle Asl».
Andrea Castanini
Da www.ilSecoloxix.it del 20 Giugno 2010

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