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domenica 20 novembre 2011
Albenga - Albingaunum: premiate la cultura e la solidarietà. Riconoscimento del Presidente della Repubblica ad Antonio Ricci
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domenica 31 ottobre 2010
Genova : «Io, coordinatore cittadino vi presento il Pdl democratico»
Il sen. Giorgio Bornacin, in primo piano nella foto, nuovo coordinatore
metropolitano del PDL a Genova
metropolitano del PDL a Genova
La nomina è firmata dai coordinatori nazionali 28 ottobre, che per uno che da giovane ha militato nell’Msi sembra quasi un segno del destino.
Fatto sta che il Pdl a Genova ha un nuovo coordinatore metropolitano: il senatore Giorgio Bornacin proprio nel giorno in cui Alfredo Biondi e la sua Consulta liberale decidono di rivedere la loro posizione all’interno del Popolo della Libertà. «Svolgerò il mio ruolo come i consoli dell’antica Roma che erano sempre in due: il mio vicario Cassinelli agirà in piena sintonia con me» racconta ringraziando chi, in questi mesi, ha sopperito alla mancanza di un coordinatore ufficiale.
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil».
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil».
Da www.ilGiornale.it del 31 Ottobre 2010
sabato 7 agosto 2010
Con Colombo Scajola si riporta a casa il Pdl
L'ex ministro Claudio Scajola
Boom di adesioni all’associazione culturale «Cristoforo Colombo». Tutti gli ex Forza Italia annunciano la volontà di entrare, freddi soprattutto gli ex An. Intanto Alfredo Biondi applaude Berlusconi: «Giusto il piano sulla fiducia».
È arrivato poi il comunicato ufficiale del capogruppo Pdl in Regione Matteo Rosso e del vice presidente del consiglio regionale Gino Morgillo che «esprimono la loro soddisfazione per la nascita della Fondazione Cristoforo Colombo.
È nostra intenzione - dicono - portare in Liguria l'esperienza di questa fondazione che vede come referente l'onorevole Claudio Scajola».
Rosso e Morgillo offrono quindi ai promotori della Fondazione Cristoforo Colombo la loro disponibilità al fine di organizzare quanto prima una iniziativa analoga anche in Liguria «dove occorre che Claudio Scajola ritorni ad occuparsi a tempo pieno anche dei problemi della Liguria e del partito». Fissano anche i tempi. Tra settembre e ottobre si potrebbe far nascere la costola ligure «per rilanciare l'iniziativa politica del Pdl in Liguria dopo la sconfitta alle elezioni regionali, iniziando a costruire così un progetto per affrontare i prossimi impegnativi appuntamenti».
Un’adesione parziale, dunque, al progetto Scajola? Macché.
Un’adesione parziale, dunque, al progetto Scajola? Macché.
Anche l’altra «anima» azzurra del Pdl, quella che fa riferimento a Pierluigi Vinai e alla consigliera regionale Raffaella Della Bianca, è di fatto già imbarcata con «Cristoforo Colombo». «Io non ho bisogno di scajolizzarmi, in quanto è una cosa che ho nel dna - ci scherza su il vice presidente della Fondazione Carige - Per questo non sono preoccupato di apparire iscritto a questa cosa».
«Nessun comunicato da parte nostra, ma forse perché non era neppure necessario ribadirlo - aggiunge Della Bianca - Certo che la cosa ci fa piacere e aderiamo con entusiasmo. Ma mi pare che praticamente tutto il gruppo in Regione sia d’accordo». Quel «praticamente» serve a non prendersi la responsabilità di parlare anche a nome di chi non ha ancora deciso.
Tra i più incerti, Alessio Saso («mai contattato né formalmente né informalmente»), ex An, e Franco Rocca, ex biasottiano, che ammette: «Non ne so nulla, devo verificare di cosa si tratti. Nel caso non avrei certo problemi ad aderire».
Decisamente fredda la reazione di un altro ex An, il senatore Giorgio Bornacin, che se non ha aderito alle Fondazione di Fini e Musso, non parte certo lancia in resta per quella di Scajola.
Decisamente fredda la reazione di un altro ex An, il senatore Giorgio Bornacin, che se non ha aderito alle Fondazione di Fini e Musso, non parte certo lancia in resta per quella di Scajola.
«In politica le Fondazioni servono se portano un valore aggiunto - taglia corto - Io il mio punto di riferimento già ce l’ho ed è il Pdl. Peraltro nessuno mi ha invitato».
A proposito dei vari movimenti interni al partito c’è da registrare anche un intervento di Alfredo Biondi. «Come avevo detto forte e chiaro che non era d’accordo con il documento del comitato di presidenza nei confronti di Fini - fa sapere - ora altrettanto chiaramente mi esprimo a favore della decisione di Silvio Berlusconi sul piano sulla fiducia: 4 punti chiari per mettere tutti d’accordo». Per il Pdl il motivetto dell’estate è «no che non m’annoio».
Diego Pistacchi
Da www.ilGiornale.it del 07 Agosto 2010
domenica 20 giugno 2010
«SCELGO ROMA PER AIUTARE IL PDL LIGURE»
Biasotti: «Si può vincere. Ma il partito deve aprirsi»
«Ho chiesto consiglio rivela Biasotti anche all’ex ministro Scajola, che per me resta un punto di riferimento. Ora sono convinto di avere fatto la scelta giusta. Continuerò a fare politica con entusiasmo, perché me lo chiedono tanti sostenitori che mi fermano per strada.Vorrà dire che mi dividerò tra Roma e Genova. Tre giorni là, quattro qua». Biasotti, meglio onorevole che consigliere? «No, la scelta è conseguente a una domanda: dove sarò più utile per la mia terra? Restare a Genova sarebbe stato più comodo: una pensione garantita dopo cinque anni sicuri da consigliere regionale, la possibilità di restare vicino alla mia famiglia e alla mia azienda. Ma a Roma si prendono le decisioni. Lo dice anche Berlusconi, che ha ben presente la situazione del Pdl in Liguria e che mi ha chiesto di presentargli un dossier per capire come può intervenire».
Cosa scriverà nel rapporto Liguria che sta preparando per il Cavaliere?
«Gli parlerò soprattutto degli obiettivi possibili da raggiungere. Partendo da una premessa: a me interessa vincere. Alle Regionali in Liguria abbiamo perso una battaglia ma siamo usciti a testa alta, con il 48 per cento dei voti. Questo significa che, in una regione storicamente di centrosinistra, le coscienze si stanno risvegliando. E sono sicuro che potremo vincere la guerra non appena i nodi del centrosinistra verranno al pettine.
Tra un anno si vota a Savona, tra due a Genova. Se non commettiamo errori, abbiamo grandi possibilità».
Cosa scriverà nel rapporto Liguria che sta preparando per il Cavaliere?
«Gli parlerò soprattutto degli obiettivi possibili da raggiungere. Partendo da una premessa: a me interessa vincere. Alle Regionali in Liguria abbiamo perso una battaglia ma siamo usciti a testa alta, con il 48 per cento dei voti. Questo significa che, in una regione storicamente di centrosinistra, le coscienze si stanno risvegliando. E sono sicuro che potremo vincere la guerra non appena i nodi del centrosinistra verranno al pettine.
Tra un anno si vota a Savona, tra due a Genova. Se non commettiamo errori, abbiamo grandi possibilità».
Quali sono gli errori che il Pdl non deve rifare? «Dobbiamo lavorare per includere, non per escludere. Questo significa accettare l’esistenza nella coalizione anche di partiti più piccoli. La politica di Burlando è stata vincente: lui ha preso tutti. Noi invece abbiamo avuto un po’ di puzza sotto il naso, abbiamo pensato che si poteva rinunciare a chi non era di estrazione Forza Italia. Abbiamo fatto terra bruciata intorno all’Udc, a personaggi conosciuti e votati come Mondello e a Boitano. Dimenticando che non siamo in Lombardia o in Veneto. In Liguria questa coalizione ha vinto quando ha aperto le sue porte, nel 2000 e nel 2008».
Oggi non succede più? «Quando sento che qualcuno si “schifa” perché accettiamo il contribuito di ex del centrosinistra come Facco e Ghio, mi dico che andiamo nella direzione sbagliata». A Genova ci sono polemiche anche per il movimento dei suoi “arancioni”. Dicono che devono fare la tessera del Pdl. E a Genova, nel municipio Centro Est, è stato sfiduciato il presidente Aldo Siri, candidato regionale nella sua lista.
«Io penso che il Pdl sia un partito di libertà e di emozioni, non un partito fatto di tessere. Gli arancioni, come quelli che provengono da An e altri ancora, sono alleati, non avversari.
E la gente va avvicinata al partito, non mandata via perché non ha una tessera in tasca. Non siamo mica in Russia.Ci vuole più lungimiranza e più generosità. Scajola, da questo punto di vista, era un esempio». Quanto manca Scajola, al Pdl ligure?
«Lui con me è stato leale e io gli sarò sempre vicino. Non posso dire molto della sua vicenda, tranne che ho fiducia in lui: è un uomo troppo intelligente per avere commesso gli errori di cui lo si accusa. Ma, oltre all’aspetto personale, va detto che senza di lui siamo in difficoltà. Anche negli ultimi tempi ha risolto molti casi spinosi, in Liguria non c’è un leader che possa prendere il suo posto. Per questo sarebbe ancora più necessario fare gruppo. Purtroppo non succede. E la mancanza di un riferimento nel governo non aiuta». A livello di governo la Liguria esprime già due sottosegretari: i leghisti Belsito e Viale.
«Io parlavo del Pdl. Gli alleati della Lega sono stati abili a trovare spazio. E devo dire che si stanno comportando da gentiluomini.
Perché davanti alla porta hanno la coda di liguri, e se volessero potrebbero spostare molti voti. Ma non è possibile che il Pdl non abbia un esponente nel governo. Non chiedo niente per me, ovviamente. Ma personalità come Grillo, Bornacin, Boscetto, Orsi potrebbero dare un contributo importante alla squadra di governo».
Pensa a un ligure come ministro alle Attività produttive? «No, quello è un ruolo delicatissimo, sceglierà Berlusconi. E poi sarebbe anche poco elegante nei confronti di Scajola. Ma, per fare un esempio, vedrei bene Grillo come sottosegretario ai Trasporti».
E Musso? Pensa che non possa entrare nel governo? «Mi sembra che ci debba essere una priorità verso chi ha lavorato per anni. Musso secondo me resta il miglior candidato a sindaco di Genova». Veramente lui ha detto che vuole rinunciare a fare il sindaco.
«Io penso che il Pdl sia un partito di libertà e di emozioni, non un partito fatto di tessere. Gli arancioni, come quelli che provengono da An e altri ancora, sono alleati, non avversari.
E la gente va avvicinata al partito, non mandata via perché non ha una tessera in tasca. Non siamo mica in Russia.Ci vuole più lungimiranza e più generosità. Scajola, da questo punto di vista, era un esempio». Quanto manca Scajola, al Pdl ligure?
«Lui con me è stato leale e io gli sarò sempre vicino. Non posso dire molto della sua vicenda, tranne che ho fiducia in lui: è un uomo troppo intelligente per avere commesso gli errori di cui lo si accusa. Ma, oltre all’aspetto personale, va detto che senza di lui siamo in difficoltà. Anche negli ultimi tempi ha risolto molti casi spinosi, in Liguria non c’è un leader che possa prendere il suo posto. Per questo sarebbe ancora più necessario fare gruppo. Purtroppo non succede. E la mancanza di un riferimento nel governo non aiuta». A livello di governo la Liguria esprime già due sottosegretari: i leghisti Belsito e Viale.
«Io parlavo del Pdl. Gli alleati della Lega sono stati abili a trovare spazio. E devo dire che si stanno comportando da gentiluomini.
Perché davanti alla porta hanno la coda di liguri, e se volessero potrebbero spostare molti voti. Ma non è possibile che il Pdl non abbia un esponente nel governo. Non chiedo niente per me, ovviamente. Ma personalità come Grillo, Bornacin, Boscetto, Orsi potrebbero dare un contributo importante alla squadra di governo».
Pensa a un ligure come ministro alle Attività produttive? «No, quello è un ruolo delicatissimo, sceglierà Berlusconi. E poi sarebbe anche poco elegante nei confronti di Scajola. Ma, per fare un esempio, vedrei bene Grillo come sottosegretario ai Trasporti».
E Musso? Pensa che non possa entrare nel governo? «Mi sembra che ci debba essere una priorità verso chi ha lavorato per anni. Musso secondo me resta il miglior candidato a sindaco di Genova». Veramente lui ha detto che vuole rinunciare a fare il sindaco.
«Ha fatto benissimo a dirlo, lo avrei fatto anch’io, c’erano troppe voci critiche. Però resta il candidato migliore. Io aggiungo una proposta: quello di lanciare in “ticket” con Musso anche Renata Oliveri: una persona indipendente e di grande capacità. Una buona abbinata è fondamantale per vincere». E il ruolo di Biasotti quale sarà? «Dire che farò il padre nobile mi sembra eccessivo, sono ancora giovane. Diciamo che sarò uno zio nobile. Faccio parte della direzione nazionale del partito, alla Camera sono nella Commissione trasporti. Metterò questo lavoro al servizio della Liguria».
Continuerà il dialogo aperto con Burlando? «Mi sembra che la maggioranza abbia rinunciato al dialogo quando, in una situazione gravissima per i conti della Sanità, ha confermato tutti i direttori generali delle Asl».
Andrea Castanini
Da www.ilSecoloxix.it del 20 Giugno 2010
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lunedì 26 aprile 2010
PDL - Il partito che verrà ...
Scajola chiede a Biondi di fare il tutor per il Pdl genovese
Coordinamento regionale senza strappi. Ma Biasotti stuzzica Musso:
«Devi essere convinto di candidarti»
La convocazione del coordinamento regionale del Pdl all’indomani dello scontro Berlusconi-Fini prometteva scintille.
Ma la vera bomba era quella innescata dalle dichiarazioni di Sandro Biasotti nei confronti di Enrico Musso, candidato sindaco in pectore ma secondo lui troppo poco «convinto». I due si sono visti, hanno partecipato allo stesso vertice (il primo vero momento di confronto dopo il voto delle regionali) ma non hanno sfiorato l’argomento.
«Mi sono commosso di fronte ai tanti attestati di stima e ai ringraziamenti ricevuti - ha spiegato Biasotti - Mi aspettavo una sorta di processo per aver perso.
Ma la vera bomba era quella innescata dalle dichiarazioni di Sandro Biasotti nei confronti di Enrico Musso, candidato sindaco in pectore ma secondo lui troppo poco «convinto». I due si sono visti, hanno partecipato allo stesso vertice (il primo vero momento di confronto dopo il voto delle regionali) ma non hanno sfiorato l’argomento.
«Mi sono commosso di fronte ai tanti attestati di stima e ai ringraziamenti ricevuti - ha spiegato Biasotti - Mi aspettavo una sorta di processo per aver perso.
Invece mi hanno solo ringraziato.
Ho chiesto scusa per non aver vinto, ho sottolineato quella che secondo me è stata la causa principale della sconfitta e cioè la mancata allleanza con l’Udc oltre allo scarso apporto dei partiti minori.
Ma con Enrico Musso non ho parlato. Resto della mia idea, sono convinto che occorra più grinta. Ma per questo ci sarà tempo ». Eccola, la sua idea. Espressa pubblicamente senza troppe remore poco prima della riunione di coordinamento: «Dobbiamo confrontarci con Musso nel chiuso di una stanza - era stata la stilettata di Biasotti - Dobbiamo avere da lui garanzie, avere la certezza che se la senta. Vorrei vederlo deciso e voglioso, come lo sono stato io. Invece gli sento dire: “Sevolete mi candido, altrimenti è lo stesso”.
Come fa ad essere scocciato? » Ce ne sarebbe abbastanza per assistere a una riunione ad alta tensione, invece tutto fila via quasi liscio. Forse anche per l’assenza del ministro Claudio Scajola, che si collega telefonicamente e nel suo intervento sottolinea soprattutto una cosa.
Quello che non gli è andato giù è stato l’insuccesso di Genova città. È lì che bisogna migliorare.
Cita proprio Musso quale probabile candidato per il 2012, ma c’è chi nota che usa verbi al condizionale. Sfumature da dibattito interno che non lasciano il segno.
Ho chiesto scusa per non aver vinto, ho sottolineato quella che secondo me è stata la causa principale della sconfitta e cioè la mancata allleanza con l’Udc oltre allo scarso apporto dei partiti minori.
Ma con Enrico Musso non ho parlato. Resto della mia idea, sono convinto che occorra più grinta. Ma per questo ci sarà tempo ». Eccola, la sua idea. Espressa pubblicamente senza troppe remore poco prima della riunione di coordinamento: «Dobbiamo confrontarci con Musso nel chiuso di una stanza - era stata la stilettata di Biasotti - Dobbiamo avere da lui garanzie, avere la certezza che se la senta. Vorrei vederlo deciso e voglioso, come lo sono stato io. Invece gli sento dire: “Sevolete mi candido, altrimenti è lo stesso”.
Come fa ad essere scocciato? » Ce ne sarebbe abbastanza per assistere a una riunione ad alta tensione, invece tutto fila via quasi liscio. Forse anche per l’assenza del ministro Claudio Scajola, che si collega telefonicamente e nel suo intervento sottolinea soprattutto una cosa.
Quello che non gli è andato giù è stato l’insuccesso di Genova città. È lì che bisogna migliorare.
Cita proprio Musso quale probabile candidato per il 2012, ma c’è chi nota che usa verbi al condizionale. Sfumature da dibattito interno che non lasciano il segno.
Non come la richiesta fatta espressamente da Scajola al «vecchio leone» Alfredo Biondi. Michele Scandroglio, coordinatore regionale, conferma l’offerta: «Il ministro ha chiesto a Biondi di aiutare il partito in città, di coordinare le attività».Se non un commissariamento, almeno un tutor d’esperienza nel settore più delicato. Roberto Cassinelli, vice coordinatore metropolitano fa notare che in fondo « il risultato di Genova è lo stesso del 2008 quando si sono vinte le politiche», che la sconfitta non sta lì. Gian Nicola Amoretti, vice coordinatore provinciale fa notare che accanto alle comunali ci saranno proprio le elezioni per il presidente della Provincia e che per vincere «occorre una nuova strategia, fatta di maggiore collegialità ».Il nodo - Musso
resta in sospeso. L’interessato evita le polemiche, ma non può che essere sorpreso per i tanti dubbi che lo circondano. «Mi sembra uno psicodramma - scuote la testa - Da quando il ministro Scajola mi ha indicato sto lavorando ogni giorno con impegno, anche al lunedì quando c’è la pausa parlamentare.
Con le obiezioni degli alleati della Lega ho detto di essere d’accordo, perché è giusto che ci sia confronto e perché è altrettanto giusto pretendere il massimo appoggio e la piena convinzione del partito sul mio nome. Ho anche detto che se viene qualcuno migliore di me sono pronto a farmi da parte e a continuare a lavorare per il partito. Adesso però queste mie posizioni vengono usate per dire che non sono abbastanza convinto. Mi sembra incredibile, specie dopo aver ricevuto diversi complimenti per questo mio atteggiamento responsabile da uomo di partito». Il tutto, mentre i consiglieri regionali continuavano la riunione.
Perché fino a tarda sera c’era da pianificare anche il nuovo assetto del gruppo regionale. Per il quale Gino Morgillo ha chiesto di non avere incarichi istituzionali: «Voglio dare battaglia politica dura a Burlando», haspiegato.
E Scandroglio aggiunge: «Decideranno i consiglieri, ma c’è la convinzione comune che debba essere un genovese. Con esperienza».Sembra l’identikit di MatteoRosso. Unica possibile alternativa è Gino Garibaldi. Ma il numero di voti ha il suo peso.
resta in sospeso. L’interessato evita le polemiche, ma non può che essere sorpreso per i tanti dubbi che lo circondano. «Mi sembra uno psicodramma - scuote la testa - Da quando il ministro Scajola mi ha indicato sto lavorando ogni giorno con impegno, anche al lunedì quando c’è la pausa parlamentare.
Con le obiezioni degli alleati della Lega ho detto di essere d’accordo, perché è giusto che ci sia confronto e perché è altrettanto giusto pretendere il massimo appoggio e la piena convinzione del partito sul mio nome. Ho anche detto che se viene qualcuno migliore di me sono pronto a farmi da parte e a continuare a lavorare per il partito. Adesso però queste mie posizioni vengono usate per dire che non sono abbastanza convinto. Mi sembra incredibile, specie dopo aver ricevuto diversi complimenti per questo mio atteggiamento responsabile da uomo di partito». Il tutto, mentre i consiglieri regionali continuavano la riunione.
Perché fino a tarda sera c’era da pianificare anche il nuovo assetto del gruppo regionale. Per il quale Gino Morgillo ha chiesto di non avere incarichi istituzionali: «Voglio dare battaglia politica dura a Burlando», haspiegato.
E Scandroglio aggiunge: «Decideranno i consiglieri, ma c’è la convinzione comune che debba essere un genovese. Con esperienza».Sembra l’identikit di MatteoRosso. Unica possibile alternativa è Gino Garibaldi. Ma il numero di voti ha il suo peso.
Diego Pistacchi
Da www.ilGiornale.it del 24 Aprile 2010
martedì 19 gennaio 2010
I candidati esclusi fanno discutere il Pdl
Intanto i Radicali decidono di correre da soli.
«Si sono registrati numerosi interventi da parte di parlamentari, consiglieri regionali e coordinatori provinciali - dichiara l’onorevole Michele Scandroglio, coordinatore regionale del partito -. Tutti hanno potuto manifestare opinioni in un contesto di approfondimenti volti a esprimere le migliori candidature e il migliore programma. Le liste definitive verranno presentate ufficialmente il 29 gennaio, alla presenza del ministro Claudio Scajola». «La riunione è stata molto positiva - sottolinea l’onorevole Alfredo Biondi -. C’è stato confronto aperto, animato, ma mai sconfinato in contrapposizioni strumentali. È molto importante che un partito tuttora in formazione come il nostro abbia imboccato la strada del dibattito sul merito e sul merito delle questioni, dopo la fase del “sì“ assoluto». In ogni caso, aggiunge ancora Biondi, «l’adesione alle scelte sulle liste di Genova e Imperia sono state praticamente unanimi, mentre c’è stata qualche ulteriore proposta per Savona e La Spezia che verrà sottoposta alla direzione centrale per una valutazione definitiva».
Se ne compiace anche il senatore Giorgio Bornacin: «Innanzi tutto - spiega - è emersa chiaramente una valutazione condivisa e positiva del lavoro svolto dal coordinatore regionale, l’onorevole Michele Scandroglio, e dai quattro coordinatori provinciali. Le liste predisposte per Genova e Imperia - sottolinea ancora Bornacin - sono apparse subito eccellenti, formate da forti personalità in grado di raccogliere i consensi degli elettori. Per quanto riguarda La Spezia e Savona, invece, sono stati inseriti, in aggiunta a quelli proposti inizialmente, altri nomi di esponenti del partito giudicati all’altezza della situazione. Non si è trattato - insiste il senatore del Pdl - di valutazioni contrapposte, né tanto meno di bocciature. Se mai si è trattato di valutazioni a favore di qualcuno e non contro qualcun altro». Sotto i riflettori, in realtà, la candidatura dello spezzino Giacomo Gatti, già assessore con Sandro Biasotti, e del consigliere regionale Matteo Marcenaro a Savona, che sono stati inseriti nell’elenco per Roma dopo un’iniziale esclusione: su di loro deciderà la Direzione centrale. Intanto ieri Gianni Giuliano, attuale presidente della Provincia di Imperia, ha firmato la lettera di dimissioni per candidarsi in Regione. Al suo posto siederà provvisoriamente l’assessore più anziano della giunta, Nicola Falciola. Infine, sul fronte opposto, il governatore Claudio Burlando ha ufficializzato la presenza in lista dell’ex consigliere comunale del Pdl a Sanremo, Massimo Donzella, che aveva rassegnato le dimissioni a fine novembre «per mancata condivisione delle scelte». I Radicali, invece, corrono da soli: «In Liguria - spiegano - era stata proposta una possibile coalizione con verdi e socialisti, cui si è aggiunta l'ipotesi di intese con il PD». Tutto tramontato. Di qui l'impegno a scendere in campo in modo diretto, avviando subito la raccolta firme.
Se ne compiace anche il senatore Giorgio Bornacin: «Innanzi tutto - spiega - è emersa chiaramente una valutazione condivisa e positiva del lavoro svolto dal coordinatore regionale, l’onorevole Michele Scandroglio, e dai quattro coordinatori provinciali. Le liste predisposte per Genova e Imperia - sottolinea ancora Bornacin - sono apparse subito eccellenti, formate da forti personalità in grado di raccogliere i consensi degli elettori. Per quanto riguarda La Spezia e Savona, invece, sono stati inseriti, in aggiunta a quelli proposti inizialmente, altri nomi di esponenti del partito giudicati all’altezza della situazione. Non si è trattato - insiste il senatore del Pdl - di valutazioni contrapposte, né tanto meno di bocciature. Se mai si è trattato di valutazioni a favore di qualcuno e non contro qualcun altro». Sotto i riflettori, in realtà, la candidatura dello spezzino Giacomo Gatti, già assessore con Sandro Biasotti, e del consigliere regionale Matteo Marcenaro a Savona, che sono stati inseriti nell’elenco per Roma dopo un’iniziale esclusione: su di loro deciderà la Direzione centrale. Intanto ieri Gianni Giuliano, attuale presidente della Provincia di Imperia, ha firmato la lettera di dimissioni per candidarsi in Regione. Al suo posto siederà provvisoriamente l’assessore più anziano della giunta, Nicola Falciola. Infine, sul fronte opposto, il governatore Claudio Burlando ha ufficializzato la presenza in lista dell’ex consigliere comunale del Pdl a Sanremo, Massimo Donzella, che aveva rassegnato le dimissioni a fine novembre «per mancata condivisione delle scelte». I Radicali, invece, corrono da soli: «In Liguria - spiegano - era stata proposta una possibile coalizione con verdi e socialisti, cui si è aggiunta l'ipotesi di intese con il PD». Tutto tramontato. Di qui l'impegno a scendere in campo in modo diretto, avviando subito la raccolta firme.
Da www.IlGiornale.it del 19 Gennaio 2010
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