Visualizzazione post con etichetta Enrico Musso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Musso. Mostra tutti i post

sabato 6 novembre 2010

Gasparri: «Musso? Cercavo di trattenerlo» - Musso Sbatte la porta, ma piano: «Resto senatore, me l’ha chiesto il Pdl»







Il prof passa al Gruppo misto e non si dimette da Palazzo Madama Il capogruppo Gasparri al Giornale: «Provavo a trattenerlo con noi». 

Se ne va dal Popolo della libertà, ma non entra - per ora - in Futuro e libertà. E comunque, non dà le dimissioni dal Senato, né dal consiglio comunale di Genova, ma aderisce (in entrambi i casi) al Gruppo Misto. Enrico Musso s’è deciso. Si può ben dire: finalmente. In questo senso, ci sta che non l’abbia comunicato al Giornale (il nostro Federico Casabella l’aveva cercato più volte sul cellulare), nelle stesse ore in cui concedeva interviste a destra e a manca (magari più a manca che a destra) con l’annuncio ufficiale delle dimissioni, mentre a questa redazione manifestava ancora dubbi e incertezze non meglio definite. 
Incertezze che fino a poche ore fa, nell’animo del senatore così «tormentoso e tormentato», da poeta romantico dell’Ottocento più che da statista del Terzo Millennio, erano condite di riflessioni, distinguo, ripensamenti, e sono poi culminate in un decisivo colloquio privato, pare addirittura di tre quarti d’ora, saluti esclusi, con il presidente Silvio Berlusconi.

Da lì, dal faccia a faccia col premier - che, dietro consiglio di Claudio Scajola, perfettamente solidale fra l’altro con Roberto Cassinelli e Franco Manzitti (!?), l’aveva inserito nel 2008 al primo posto della lista Pdl per il Senato, seggio strasicuro senza neanche fare campagna elettorale -, Musso se n’è uscito sereno e convinto del grande passo. Come spiega egli stesso: «Berlusconi ha manifestato apprezzamento per il mio operato, e di questo lo ringrazio. Ma non cambiano - precisa il senatore in una nota - i motivi di fondo della mia scelta». Dimissioni irrevocabili, dunque. Il docente universitario genovese prestato alla politica, già candidato alla carica di sindaco (carica accettata, vittoria solo sfiorata contro Marta Vincenzi), inviato poi a candidarsi per l’europarlamento (incarico rifiutato), e finora (insisto: finora) potenziale ricandidato al vertice di Tursi nel 2012, spiega in sei punti le ragioni del dissenso: mancata realizzazione di parti importanti del programma elettorale, attenzione eccessiva per i temi della giustizia, permanenza in posizioni rilevanti di persone condannate per gravi reati, esigenza di stili di vita più sobri per chi ricopre cariche di governo, impoverimento del ruolo del Parlamento, e assenza di democrazia interna al Pdl.
No, non è Santoro, e neanche Travaglio a parlare così. È il senatore Musso, oggi Gruppo Misto, domani chissà. Intanto, pur di fronte a tanto disgusto, si sente in dovere di giustificare le mancate dimissioni da Palazzo Madama (che avrebbero aperto la strada a Luigi Morgillo): «Mi è stato chiesto dal capogruppo Gasparri e da Quagliarello di non presentarle, le dimissioni, onde evitare un dibattito in aula e un voto a scrutinio segreto che potrebbero danneggiare la maggioranza». 
E il bello è che Gasparri, interpellato dal Giornale, conferma: «La vicenda Musso - dichiara il capogruppo del Pdl - è lunga e a tratti non facile da capire. Diamo atto a Musso di non aver mai fatto manovre o cose scorrette in Senato. Non seguo ovviamente la quotidianità genovese e non posso giudicare dibattito che non conosco - aggiunge Gasparri -. Per dimostrare correttezza, Musso tempo fa disse che poteva anche dimettersi da senatore per dimostrare che non aveva piani segreti o non corretti. Ricordo di avergli detto di non farlo, sempre nella speranza di una sua permanenza nel Pdl. Certamente, gli ho fatto presente che le dimissioni passano per un voto segreto dell’aula e si prestano a speculazioni del fronte opposto. Ma l’intento è sempre stato quello di indurlo a stare con noi». Della serie: non ci siamo riusciti, ma ci abbiamo tentato. In fondo, dopo tutto quello che si dice a carico dei politici, è bello scoprire che lo spirito di De Coubertin aleggia così candidamente in Senato... 

Ferruccio Repetti
Da www.ilGiornale.it del  06 Novembre 2010

domenica 31 ottobre 2010

Genova : «Io, coordinatore cittadino vi presento il Pdl democratico»

 

Il sen. Giorgio Bornacin, in primo piano nella foto, nuovo coordinatore 
metropolitano del PDL a Genova 

La nomina è firmata dai coordinatori nazionali 28 ottobre, che per uno che da giovane ha militato nell’Msi sembra quasi un segno del destino.  
Fatto sta che il Pdl a Genova ha un nuovo coordinatore metropolitano: il senatore Giorgio Bornacin proprio nel giorno in cui Alfredo Biondi e la sua Consulta liberale decidono di rivedere la loro posizione all’interno del Popolo della Libertà. «Svolgerò il mio ruolo come i consoli dell’antica Roma che erano sempre in due: il mio vicario Cassinelli agirà in piena sintonia con me» racconta ringraziando chi, in questi mesi, ha sopperito alla mancanza di un coordinatore ufficiale.
Il lavoro non le mancherà, il partito è tutto da costruire «Comincio subito consultando i membri del coordinamento, i consiglieri comunali quelli dei Municipi e i presidenti delle delegazioni. Soprattutto questi ultimi, sono quelli che rappresentano il Pdl al governo in città».
Anche nei Municipi ci sono forti mal di pancia
«Lo dico chiaro e che valga per tutti: in questo partito d’ora in poi ci confronteremo tanto e su tutto. Poi si prenderanno delle decisioni alle quali si dovrà sottostare: è la democrazia interna che deve vigere anche nel nostro partito».
E ci vuole anche un Pdl più attento ai quartieri. Meno esibizioni in giacca e cravatta e più attenzione alla periferia.
«Ho già preso contatti con alcuni esponenti per portare nei quartieri l’incontro “Voce alla gente”. Bisogna andare ovunque per costruire un progetto di città».
Ad un progetto di città lavora anche Enrico Musso. Secondo lei Berlusconi gli farà cambiare idea?
«Me lo auguro ma allo stesso tempo spero che Musso capisca che quando si è in un gruppo si discute, si analizza ma dopo le consultazioni interne si vota compatti anche ingoiando dei rospi. Mi rammarico per la sua intervista a Repubblica, davvero poco elegante».
Musso fuori dal Pdl ma candidato sindaco del centrodestra?
«Ora non si può escludere nulla: le candidature vanno scelte dopo il progetto su Genova. Ricordiamoci che il nostro avversario è il Pd oggi cinghia di trasmissione della Cgil». 
Da www.ilGiornale.it  del 31 Ottobre 2010

domenica 1 agosto 2010

Il Giornale - «Ora basta, i dirigenti devono intervenire»



Pierluigi Vinai, noto autorevole ed influente esponente 
dell' Opus Dei 
nonchè vice-Presidente della Fondazione CARIGE 


La base, ma anche gli eletti, ora non ci stanno più. Vogliono chiarezza nel partito. Chiedono che chi, come Musso e Gadolla, sono responsabili dello strappo, ne subiscano anche le conseguenze. Un forte gruppo di «membri del Coordinamento genovese del PdL ed eletti nelle istituzioni cittadine» hanno così affidato a un comunicato la loro «forte indignazione riguardo alle notizie che si apprendono a mezzo stampa».  
 
La prima bordata, i primi 28 firmatari, la riservano a Enrico Musso che, «già nominato candidato sindaco di Genova e straordinariamente sostenuto elettoralmente, organizzativamente ed economicamente dal partito nel 2007, successivamente nominato Senatore della Repubblica in posizione di assoluta garanzia di elezione nel 2008, sembrerebbe in procinto di tradire il proprio mandato e passare al gruppo misto del Senato e del Comune». In attesa delle smentite che non potranno esserci, gli eletti del Pdl giudicano la situazione che sanno essere inevitabile un «comportamento intellettualmente disonesto ed eticamente vergognoso», per il quale sarebbero necessarie «immediate, irrevocabili dimissioni dalle istituzioni in cui è stato eletto con il nostro fondamentale sostegno».
 
Le firme in calce al documento sono importanti. In ordine rigidamente alfabetico, comprendono consiglieri regionali, comunali e di ogni Municipio, oltreché un esponente di spicco come Pierluigi Vinai. Giustino Amato, Ferruccio Barnaba, Mario Baroni, Carla Boccazzi, Roberto Bognetti, Gaetano Bruno, Francesca Camoirano, Roberto Cifarelli, Giuseppe Costa, Giulia Costigliolo, Paola Ferrari, Raffaella Della Bianca, Giuseppe Di Pasquale, Enrico Farina, Luciano Gandini, Roberto Garbarino, Alberto Loi, Mario Mascia, Giuseppe Mela, Pasquale Ottonello, Tommaso Ottonello, Renato Pizio, Milena Romagnoli, Silvana Bignone, Simonetta Saveri, Imma Serra, Maurizio Uremassi, Remo Viazzi e Pierluigi Vinai guardano poi al caso Gadolla, «già nominato coordinatore cittadino del PdL senza alcun congresso, dopo avere conseguito una pesantissima sconfitta elettorale a livello personale accompagnata da un lavoro di coordinamento del Partito assolutamente carente».
«A lui chiedono «di essere conseguente ai suoi comportamenti lasciando la guida del PdL genovese».
 
Ma il vero appello è proprio a quella dirigenza del partito che ieri non aveva ancora preso posizioni. «Rivolgiamo istanza al coordinatore regionale, onorevole Scandroglio, e al coordinatore vicario genovese, onorevole Cassinelli, di assumere, senza ulteriore indugio, le responsabilità loro proprie convocando i rispettivi organi per esaminare la situazione e determinare le più opportune decisioni conseguenti», scrivono compatti i firmatari del documento che «chiamano» anche Scajola. «La situazione determinatasi negli ultimi tempi a livello locale ligure, in parte riverbero delle vicende nazionali, è evidentemente conseguenza della temporanea assenza di Claudio Scajola -concludono-. 

La sua straordinaria capacità di leadership e di elemento unificante e propulsivo del centrodestra ligure è necessario che ritorni ad esprimersi al più presto a pieno regime, così come appare improrogabile un suo ritorno forte a livello nazionale. Le caratteristiche umane, politiche e strategiche di Scajola, insieme alla sua straordinaria dignità appaiono oggi come l'unico elemento capace di riunificare in un vero progetto politico tutte le frange ed i personalismi del centrodestra».  
Posizioni alle quali si allineano, pur non avendo ancoa firmato il documento, Gianni Plinio e Alberto Gagliardi. 

Da www.ilGiornale.it  del 01 Agosto 2010

sabato 31 luglio 2010

Il Pdl genovese: «Musso vattene, Scajola torna»





 I membri del Coordinamento genovese del PdL ed eletti nelle istituzioni cittadine chiedono «al senatore Musso le immediate, irrevocabili dimissioni dalle Istituzioni in cui è stato eletto» nel caso venisse confermata la sua intenzione «di tradire il proprio mandato e passare al gruppo misto del Senato e del Comune».   
Lo fanno con un comunicato nel quale chiedono anche a Gianfranco Gadolla, «già nominato Coordinatore Cittadino del PdL senza alcun congresso, dopo avere conseguito una pesantissima sconfitta elettorale a livello personale accompagnata da un lavoro di coordinamento del Partito assolutamente carente», in procinto di passare alla guida della componente finiana uscita dai gruppi parlamentari del PdL, «di essere conseguente ai suoi comportamenti lasciando la guida del PdL genovese».
I componenti del coordinamento genovese del Pdl rivolgono «istanza al Coordinatore regionale on. Scandroglio ed al Coordinatore vicario genovese on. Cassinelli di assumere, senza ulteriore indugio, le responsabilità loro proprie convocando i rispettivi organi per esaminare la situazione e determinare le più opportune decisioni conseguenti». 
Secondo i firmatari «la situazione determinatasi negli ultimi tempi a livello locale ligure, in parte riverbero delle vicende nazionali, è evidentemente conseguenza della temporanea assenza di Claudio Scajola», definito «elemento unificante e propulsivo del centrodestra ligure». 
«Le caratteristiche umane, politiche e strategiche di Scajola, insieme alla sua straordinaria dignità - è scritto nella nota - appaiono oggi come l’unico elemento capace di riunificare in un vero progetto politico tutte le frange ed i personalismi del centrodestra».

ANCHE GADOLLA CON FINI

Anche il coordinatore metropolitano di Genova del Pdl si accinge a lasciare il partito, così come ha annunciato ieri il senatore Enrico Musso, dopo la divisione tra i fondatori del partito Berlusconi e Fini. Ad annunciare l’uscita di Gadolla è il vice coordinatore ligure del Pdl, Eugenio Minasso: «mi ha chiamato questa mattina - ha detto - per annunciarmi che lui sta dalla parte dei finiani. Gli ho fatto tanti auguri. Mi dispiace che se ne vada - ha aggiunto Minasso - perché per me è un caro amico». 
Diversa la posizione di Minasso sul senatore Musso: «era prevedibile la sua uscita dato che lui era una persona imprevedibile - ha detto -. È uno che ha sempre preso decisioni per conto suo, non ha mai parlato con nessuno. Ieri è andato via da un partito che lo ha preso sconosciuto e lo ha messo candidato a sindaco di Genova, che lo ha messo capolista per il Senato e lo ha fatto diventare senatore e se ne è andato mandando un sms a Scandroglio. Io, che sono il vice, non ho ricevuto neppure quello. Mi rendo conto che è genovese...».  
«Tutto quello che Musso ha sempre detto e fatto lo ha fatto senza dire nulla a noi - ha detto ancora Minasso -, lo abbiamo sempre saputo dai giornali. Una sola volta è venuto a parlare in assemblea per dire che la sua posizione era giusta e la nostra sbagliata».
Il vice del Pdl ligure commenta la definitiva rottura tra Fini e Berlusconi in chiave positiva: «ormai era prevedibile - ha detto Minasso - e inevitabile ma io lo giudico un fatto positivo. Ci voleva, perché finalmente è stata fatta chiarezza nel Pdl. 
Ora si potrà lavorare e si potranno prendere decisioni che prima non si riuscivano a fare».

Da www.ilSecoloxix.it  del 31 Luglio 2010

domenica 20 giugno 2010

«SCELGO ROMA PER AIUTARE IL PDL LIGURE»




Biasotti: «Si può vincere. Ma il partito deve aprirsi»

«Ho chiesto consiglio rivela Biasotti anche all’ex ministro Scajola, che per me resta un punto di riferimento. Ora sono convinto di avere fatto la scelta giusta. Continuerò a fare politica con entusiasmo, perché me lo chiedono tanti sostenitori che mi fermano per strada.Vorrà dire che mi dividerò tra Roma e Genova. Tre giorni là, quattro qua». Biasotti, meglio onorevole che consigliere? «No, la scelta è conseguente a una domanda: dove sarò più utile per la mia terra? Restare a Genova sarebbe stato più comodo: una pensione garantita dopo cinque anni sicuri da consigliere regionale, la possibilità di restare vicino alla mia famiglia e alla mia azienda. Ma a Roma si prendono le decisioni. Lo dice anche Berlusconi, che ha ben presente la situazione del Pdl in Liguria e che mi ha chiesto di presentargli un dossier per capire come può intervenire».
Cosa scriverà nel rapporto Liguria che sta preparando per il Cavaliere?
«Gli parlerò soprattutto degli obiettivi possibili da raggiungere. Partendo da una premessa: a me interessa vincere. Alle Regionali in Liguria abbiamo perso una battaglia ma siamo usciti a testa alta, con il 48 per cento dei voti. Questo significa che, in una regione storicamente di centrosinistra, le coscienze si stanno risvegliando. E sono sicuro che potremo vincere la guerra non appena i nodi del centrosinistra verranno al pettine.
Tra un anno si vota a Savona, tra due a Genova. Se non commettiamo errori, abbiamo grandi possibilità».
Quali sono gli errori che il Pdl non deve rifare? «Dobbiamo lavorare per includere, non per escludere. Questo significa accettare l’esistenza nella coalizione anche di partiti più piccoli. La politica di Burlando è stata vincente: lui ha preso tutti. Noi invece abbiamo avuto un po’ di puzza sotto il naso, abbiamo pensato che si poteva rinunciare a chi non era di estrazione Forza Italia. Abbiamo fatto terra bruciata intorno all’Udc, a personaggi conosciuti e votati come Mondello e a Boitano. Dimenticando che non siamo in Lombardia o in Veneto. In Liguria questa coalizione ha vinto quando ha aperto le sue porte, nel 2000 e nel 2008».
Oggi non succede più? «Quando sento che qualcuno si “schifa” perché accettiamo il contribuito di ex del centrosinistra come Facco e Ghio, mi dico che andiamo nella direzione sbagliata». A Genova ci sono polemiche anche per il movimento dei suoi “arancioni”. Dicono che devono fare la tessera del Pdl. E a Genova, nel municipio Centro Est, è stato sfiduciato il presidente Aldo Siri, candidato regionale nella sua lista.
«Io penso che il Pdl sia un partito di libertà e di emozioni, non un partito fatto di tessere. Gli arancioni, come quelli che provengono da An e altri ancora, sono alleati, non avversari.
E la gente va avvicinata al partito, non mandata via perché non ha una tessera in tasca. Non siamo mica in Russia.Ci vuole più lungimiranza e più generosità. Scajola, da questo punto di vista, era un esempio». Quanto manca Scajola, al Pdl ligure?
«Lui con me è stato leale e io gli sarò sempre vicino. Non posso dire molto della sua vicenda, tranne che ho fiducia in lui: è un uomo troppo intelligente per avere commesso gli errori di cui lo si accusa. Ma, oltre all’aspetto personale, va detto che senza di lui siamo in difficoltà. Anche negli ultimi tempi ha risolto molti casi spinosi, in Liguria non c’è un leader che possa prendere il suo posto. Per questo sarebbe ancora più  necessario fare gruppo. Purtroppo non succede. E la mancanza di un riferimento nel governo non aiuta». A livello di governo la Liguria esprime già due sottosegretari: i leghisti Belsito e Viale.
«Io parlavo del Pdl. Gli alleati della Lega sono stati abili a trovare spazio. E devo dire che si stanno  comportando da gentiluomini.
Perché davanti alla porta hanno la coda di liguri, e se volessero potrebbero spostare molti voti. Ma non  è possibile che il Pdl non abbia un esponente nel governo. Non chiedo niente per me, ovviamente. Ma personalità come Grillo, Bornacin, Boscetto, Orsi potrebbero dare un contributo importante alla squadra di governo».
Pensa a un ligure come ministro alle Attività produttive? «No, quello è un ruolo delicatissimo, sceglierà  Berlusconi. E poi sarebbe anche poco elegante nei confronti di Scajola. Ma, per fare un esempio, vedrei bene Grillo come sottosegretario ai Trasporti».
E Musso? Pensa che non possa entrare nel governo? «Mi sembra che ci debba essere una priorità verso chi ha lavorato per anni. Musso secondo me resta il miglior candidato a sindaco di Genova». Veramente lui ha detto che vuole rinunciare a fare il sindaco.
«Ha fatto benissimo a dirlo, lo avrei fatto anch’io, c’erano troppe voci critiche. Però resta il candidato migliore. Io aggiungo una proposta: quello di lanciare in “ticket” con Musso anche Renata Oliveri: una persona indipendente e di grande capacità. Una buona abbinata è fondamantale per vincere». E il ruolo di Biasotti quale sarà? «Dire che farò il padre nobile mi sembra eccessivo, sono ancora giovane. Diciamo che sarò uno zio nobile. Faccio parte della direzione nazionale del partito, alla Camera sono nella Commissione trasporti. Metterò questo lavoro al servizio della Liguria».
Continuerà il dialogo aperto con Burlando? «Mi sembra che la maggioranza abbia rinunciato al dialogo quando, in una situazione gravissima per i conti della Sanità, ha confermato tutti i direttori generali delle Asl».

Andrea Castanini

Da www.ilSecoloxix.it  del 20 Giugno 2010

domenica 9 maggio 2010

«Il Pdl deve mettersi in testa di ripartire dalle bocciofile»

Dicono che da lei, senatore Giorgio Bornacin, 
partano raffiche di «fuoco amico» sul Pdl ligure? 
C’è del vero o è solo una malignità?

«Sto semplicemente incitando il mio partito a intercettare i bisogni della gente. Che a Genova e in Liguria sono tanti e importanti. Ma su questo credo che dovremmo essere tutti uniti».
Invece...
«... invece non vorrei mai che qualcuno non si rendesse contro della situazione, e si adagiasse pensando che le prossime elezioni sono fra due anni, le amministrative, e fra tre le politiche».
Lei cerca di ricordarglielo, soprattutto ora che dovete fare a meno di Claudio Scajola.
«Fare a meno per niente! Al di là dell’amarezza del momento, Scajola deve continuare a mantenere un ruolo fondamentale nel partito. Da lui, sia chiaro, non si può prescindere».
Su questo il Pdl è solidale?
«Mi pare di sì. Ci si rende conto che c’è assoluta necessità di leader politici come lui, capaci di fare politica vera, di interpretare i problemi e le prospettive della politica. Che poi ci sia qualche asino che dà un calcio al leone ferito è tutto un altro discorso. Ma non credo, sarebbe decisamente fuori luogo».
Di sicuro non si parla di sostituti.
«Anche formalmente, Scajola non dev’essere sostituito da nessuno, non ha cariche nel partito. E poi nel Pdl l’organigramma regionale c’è ed è completo. La sua funzione è diversa e dobbiamo contarci anche in futuro».
Un futuro da preparare ora.

«È questo il senso del mio appello: ci sono troppo poche bocciofile di centrodestra, mettiamone in piedi qualcuna in più, creiamo una rete di associazioni che rispondano alla voglia di partecipazione della gente».
Pdl radicato sul territorio, concorrente della Lega?
«No, concorrente della sinistra. Non invidio il radicamento del Carroccio, specie in Liguria. Voglio ripeterlo ancora una volta, perché spero che i miei amici mi ascoltino: dobbiamo dimostrarci più pronti a rispondere ai bisogni dei cittadini».
A cominciare da...?
«Parlo, ad esempio, di sbocchi occupazionali, di amianto. Io ricevo un sacco di lavoratori dell’Ansaldo, dell’Ilva, che sono coinvolti nel problema. Gente che ha votato a sinistra, sono delusi dalla sinistra, e ora chiedono a noi, cercano di dialogare con noi. Ebbene, non sempre ho visto gli esponenti del Pdl partecipare e attivarsi. Bisogna fare di più e meglio».
Specialmente se si vuole conquistare Tursi.
«Ci vuole un progetto, un disegno di città, prima di blindare un candidato. Il senatore Enrico Musso va bene, e continui pure a lavorare. Ma da qui a due anni possono arrivare altre indicazioni legittime. Intanto è meglio se ci si prepara come ha fatto a suo tempo Sergio Castellaneta, che è partito dalla base, ha lavorato con la gente».
Non sarà mica, la sua, senatore Bornacin, un’autocandidatura?
«Non ci penso nemmeno. Sto bene dove sono e mi piace quello che faccio nel centrodestra e per il centrodestra. Il problema non sono gli uomini, ma i programmi. E non si può pensare di allestire solo macchine elettorali». 

Da www.ilGiornale.it  del 09 Maggio 2010

sabato 1 maggio 2010

Parlamentari liguri del Pdl a sostegno di Claudio Scajola

Liguria - “Lascia attoniti una azione 
così violenta nei confronti 
di un Ministro della Repubblica
e della sua famiglia.” 

Queste le parole dei senatori Giorgio Bornacin, Gabriele Boscetto, Luigi Grillo, Enrico Musso, Franco Orsi e i deputati Sandro Biasotti, Roberto Cassinelli, Eugenio Minasso e Michele Scandroglio.
“L’azione di Governo del Ministro Claudio Scajola sempre tesa alla difesa e al consolidamento degli interessi nazionali – continuano i parlamentari liguri - evidentemente cozza contro diverse logiche di potere i cui contorni non sono palesi.”
“Non mancherà mai al Ministro Claudio Scajola – concludono - il sostegno della sua terra e della sua gente che ne ha sempre apprezzato l’agire improntato a competenza e rettitudine.”

Redazione

Da www.cittadella spezia.com  del 30-04-2010

lunedì 26 aprile 2010

PDL - Il partito che verrà ...

 Alfredo Biondi

Scajola chiede a Biondi di fare il tutor per il Pdl genovese
Coordinamento regionale senza strappi. Ma Biasotti stuzzica Musso:
«Devi essere convinto di candidarti»

La convocazione del coordinamento regionale del Pdl all’indomani dello scontro Berlusconi-Fini prometteva scintille.
Ma la vera bomba era quella innescata dalle dichiarazioni di Sandro Biasotti nei confronti di Enrico Musso, candidato sindaco in pectore ma secondo lui troppo poco «convinto». I due si sono visti, hanno partecipato allo stesso vertice (il primo vero momento di confronto dopo il voto delle regionali) ma non hanno sfiorato l’argomento.
«Mi sono commosso di fronte ai tanti attestati di stima e ai ringraziamenti ricevuti - ha spiegato Biasotti - Mi aspettavo una sorta di processo per aver perso. 
Invece mi hanno solo ringraziato.
Ho chiesto scusa per non aver vinto, ho sottolineato quella che secondo me è stata la causa principale della sconfitta e cioè la mancata allleanza con l’Udc oltre allo scarso apporto dei partiti minori.
Ma con Enrico Musso non ho parlato. Resto della mia idea, sono convinto che occorra più grinta. Ma per questo ci sarà tempo ». Eccola, la sua idea. Espressa pubblicamente senza troppe remore poco prima della riunione di coordinamento: «Dobbiamo confrontarci con Musso nel chiuso di una stanza - era stata la stilettata di Biasotti - Dobbiamo avere da lui garanzie, avere la certezza che se la senta. Vorrei vederlo deciso e voglioso, come lo sono stato io. Invece gli sento dire: “Sevolete mi candido, altrimenti è lo stesso”.
Come fa ad essere scocciato? » Ce ne sarebbe abbastanza per assistere a una riunione ad alta tensione, invece tutto fila via quasi liscio. Forse anche per l’assenza del ministro Claudio Scajola, che si collega telefonicamente e nel suo intervento sottolinea soprattutto una cosa.
Quello che non gli è andato giù è stato l’insuccesso di Genova città. È lì che bisogna migliorare.
Cita proprio Musso quale probabile candidato per il 2012, ma c’è chi nota che usa verbi al condizionale. Sfumature da dibattito interno che non lasciano il segno.
Non come la richiesta fatta espressamente da Scajola al «vecchio leone» Alfredo Biondi. Michele Scandroglio, coordinatore regionale, conferma l’offerta: «Il ministro ha chiesto a Biondi di aiutare il partito in città, di coordinare le attività».Se non un commissariamento, almeno un tutor d’esperienza nel settore più delicato. Roberto Cassinelli, vice coordinatore metropolitano fa notare che in fondo « il risultato di Genova è lo stesso del 2008 quando si sono vinte le politiche», che la sconfitta non sta lì. Gian Nicola Amoretti, vice coordinatore provinciale fa notare che accanto alle comunali ci saranno proprio le elezioni per il presidente della Provincia e che per vincere «occorre una nuova strategia, fatta di maggiore collegialità ».Il nodo - Musso
resta in sospeso. L’interessato evita le polemiche, ma non può che essere sorpreso per i tanti dubbi che lo circondano. «Mi sembra uno psicodramma - scuote la testa - Da quando il ministro Scajola mi ha indicato sto lavorando ogni giorno con impegno, anche al lunedì quando c’è la pausa parlamentare.
Con le obiezioni degli alleati della Lega ho detto di essere d’accordo, perché è giusto che ci sia confronto e perché è altrettanto giusto pretendere il massimo appoggio e la piena convinzione del partito sul mio nome. Ho anche detto che se viene qualcuno migliore di me sono pronto a farmi da parte e a continuare a lavorare per il partito. Adesso però queste mie posizioni vengono usate per dire che non sono abbastanza convinto. Mi sembra incredibile, specie dopo aver ricevuto diversi complimenti per questo mio atteggiamento responsabile  da uomo di partito». Il tutto, mentre i consiglieri regionali continuavano la riunione.
Perché fino a tarda sera c’era da pianificare anche il nuovo assetto del gruppo regionale. Per il quale Gino Morgillo ha chiesto di non avere incarichi istituzionali: «Voglio dare battaglia politica dura a Burlando», haspiegato.
E Scandroglio aggiunge: «Decideranno i consiglieri, ma c’è la convinzione comune che debba essere un genovese. Con esperienza».Sembra l’identikit di MatteoRosso. Unica possibile alternativa è Gino Garibaldi. Ma il numero di voti ha il suo peso. 

Diego Pistacchi


Da www.ilGiornale.it  del 24 Aprile 2010

sabato 17 aprile 2010

Musso «scarica» Fini: «Dal Pdl non mi schiodo»

 
 Il senatore Enrico Musso resta nel Pdl. Punto. 
 
Lui, che i «rumors» indicavano fra i più accreditati papabili nella nuova, eventuale, possibile (o forse impossibile) formazione politica autonoma guidata da Gianfranco Fini, prende le distanze e fa sapere chiaro e forte di voler restare cardinale: oggi nel Popolo della libertà, e domani, magari, a Palazzo Tursi come sindaco.  
Le dichiarazioni ufficiali del senatore non lasciano scampo a chi lo aveva già aggregato fra i seguaci più fedeli del presidente della Camera: «Spero - scrive Musso in una nota ufficiale diffusa ieri - che non ci sia alcuna scissione all'interno del Pdl. Gli elettori del Pdl, con il loro voto del 13 e 14 aprile 2008, hanno indicato chiaramente di volere un forte partito, guidato da Silvio Berlusconi, per realizzare il programma di governo allora presentato. La scissione - sottolinea ancora Musso - indebolirebbe la capacità di governo del Pdl e metterebbe implicitamente in discussione il leader della coalizione e Presidente del Consiglio Berlusconi. Due cose che gli elettori hanno indicato con chiarezza di non volere». 
Proprio per questo, conclude il senatore, «è preferibile che le difficoltà sulla realizzazione del programma di governo presentato nel 2008 siano affrontate attraverso un dibattito aperto e trasparente all'interno del Pdl».
Perde, dunque, un «pezzo da novanta» l’esercito (si fa per dire) dei presunti finiani liguri, disposti a seguire la chimera della scissione dal Popolo della libertà. In questo esercito - che, sempre mutuando dal linguaggio militare, potrebbe rivelarsi un modesto plotone - sono già stati un po’ troppo frettolosamente intruppati anche Sandro Biasotti ed Eugenio Minasso, entrambi parlamentari eletti nel 2008. I quali peraltro non hanno per il momento avallato propositi separatisti dalla casa madre. Minasso ha concesso solo un: «Oggi come oggi non lo farei, ma vorrei vederci chiaro».
In attesa della definitiva chiarificazione a livello nazionale, il fermento politico a livello locale percorre altre strade... Quelle di Facebook, ad esempio, in cui il presidente del Municipio Valpolcevera Gianni Crivello, candidato (trombato) alle ultime regionali nella lista «Noi per Claudio Burlando», sta spopolando in quanto a numero di «amici». Peccato, starà pensando lui, che tutti questi sodali non abbiano dimostrato l’amicizia al momento del voto, visto che Crivello s’è dovuto accorgere di avere più amici che consensi elettorali. E già che siamo in tema di voti delle regionali, conviene riferire l’analisi specifica condotta - anche in veglie notturne, si presume - da Pier Giorgio Razeti sui risultati usciti dalle urne nei seggi del Lagaccio, dove più intensa era la sensibilità nei confronti del problema-moschea
Ebbene, risulta che i voti ottenuti dalle liste pro-moschea sono stati 7998 rispetto agli 11.109 ottenuti nel 2005, mentre l’area-no alla moschea ha ottenuto praticamente gli stessi consensi, 7989, ma in forte crescita rispetto ai 6151 delle scorse regionali. Ancora più accentuato il divario, a favore dei «no moschea», nel calcolo (che gentilmente vi risparmiamo) al netto delle astensioni. Smentendo, tanto per cambiare, Marta che aveva parlato di netta vittoria dei pro moschea al Lagaccio. 
 
Ferruccio Repetti

Da www.ilGiornale.it  del 17 Aprile 2010

domenica 24 gennaio 2010

«Io, come Fantozzi e la corazzata Potemkin»


 
Un amico è uno che ti critica quando pensa che tu abbia sbagliato, non per fregarti ma per farti migliorare. Massimiliano, semplicemente: grazie. 

«Attenzione a inseguire l'elettorato di sinistra, perché rischi di perdere il nostro». Ma io non inseguo l'elettorato, solo un'elettrice rognosa, la mia coscienza. Diceva Gladstone che «fra la coscienza e il partito un gentiluomo sceglie sempre il partito». Ma gentiluomini si nasce e io, disgraziatamente, non «lo» nacqui - come direbbe Totò, che invece, lui, «lo» nacque.

Men che meno inseguo la sinistra: qui è in gioco la (bella) fetta del nostro elettorato che pensa due cose. Uno. Si deve tutelare il governo, qualunque governo, dalle incursioni dei magistrati. Subito, con un provvedimento specifico come il cosiddetto «legittimo impedimento» o il lodo che rinvia i giudizi a fine mandato, come avviene in molti paesi. Due. La giustizia italiana è scandalosamente lunga, serve una legge che la renda più rapida e una riorganizzazione che faccia lavorare di più e meglio i magistrati. Una legge che a quel punto non ha bisogno di introdurre una norma che per troncare i processi di Silvio ne estingue migliaia di altri, lasciando senza giustizia le vittime e impuniti i colpevoli.
Esattamente queste due cose ho detto in aula, in quel minuto non facile. Ho ricevuto 2-300 messaggi. Anche da sinistra: «Non voto per voi, ma apprezzo» eccetera. Ma per lo più nostri elettori - molti giovani - o eletti, o coordinatori, a dirmi che anche loro la pensano così.
Ricordate il ragionier Fantozzi quando osa alzarsi e dire che «La Corazzata Potemkin è una boiata pazzesca», ricevendo un'ora di applausi liberatori? Attenti: l'opinione dentro il Pdl non è solo quella ufficiale. E tanto meno ai margini, fra quelli che decidono volta per volta, decidendo spesso anche l'esito delle elezioni.
Si è detto: «Ma nei partiti si dibatte all'interno, e poi ci si allinea». Il monitoraggio delle oltre 3000 votazioni elettroniche misura un mio dissenso del 5%. Mi pare fisiologico se si legge davvero quello che si sta per votare. Ma a parte ciò, quando è stato il dibattito interno su questo tema, che peraltro non è nel programma del governo? Nessuna riunione prima delle votazioni in commissione o in aula. Ho presentato emendamenti e mi è stato chiesto di ritirarli. Che poi Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice dei senatori Pdl, siano stati con me disponibili, giustamente insistenti ma poi rispettosi del mio dissenso, è un fatto che va a loro personale merito, ma non ha nulla a che fare con l'esistenza di un dibattito.
Due «titoli di coda». 
Primo: le voci di una mia vicinanza a Di Pietro. È un film già visto con altri attori: Casini, ma persino il Pd. Io sono lontano da Di Pietro, dai metodi e dalla mentalità giustizialista. 
Se un uomo per bene e intellettuale di valore come Nicolò Scialfa, storico preside del Colombo e oggi del Vittorio Emanuele II, o altri esponenti di quello o altri partiti, o «uomini pubblici» come Gino Paoli, lodano un comportamento che definiscono «da uomo libero» non è cosa di cui né io né soprattutto il mio partito dobbiamo vergognarci.
Secondo: la candidatura a sindaco. Il coordinatore regionale l'ha messa in dubbio, chiedendomi un chiarimento per il quale mi sono già messo a disposizione. Metto a disposizione la candidatura stessa, perché non è mai stata mia, ma del Pdl genovese. 
A cui raccomando solo di decidere presto, non perché sto già lavorando per questo - è semplicemente doveroso che lo faccia - ma perché se scegliamo il candidato all'ultimo momento, come fu per me la volta scorsa, poi la corsa è tutta in salita. Non voglio fare il sindaco a tutti i costi. Ma voglio essere fra quelli che eleggono, dopo troppi anni e troppi danni, il primo sindaco non di sinistra.
 
Da www.ilGiornale.it  del 24 Gennaio 2010

ELEZIONI REGIONALI - Savona - L’altro senatore spacca il Pdl

Ne ha eletti «solo» tre. 
 E al momento pare che per fortuna uno non abbia intenzione di imitare i suoi colleghi.
 
Il Pdl, in effetti, è alle prese con il caso dei senatori che improvvisamente sembrano parecchio «irrequieti». 
E se Enrico Musso ha sorpreso dirigenti ed elettori con il gran rifiuto del voto sul processo breve, Franco Orsi non risparmia accuse dirette al suo partito, bocciando addirittura i suoi candidati per le regionali prima ancora che vengano sottoposti al giudizio degli elettori. 
Una bomba, quest’ultima, che è già esplosa e che ha scatenato inevitabilmente la reazione di altri esponenti del partito. Una reazione destinata a non esaurirsi e a provocare altri «malumori». 
 

Il senatore del PDL Franco Orsi
 
Sì, perché proprio di «malumori» ha parlato lo stesso Franco Orsi a proposito della composizione della lista del Pdl in provincia di Savona a sostegno della candidatura di Sandro Biasotti. 
Non solo. 
Il senatore è stato fin troppo esplicito, ma non nel corso di un provato incontro di partito, ma con dichiarazioni pubbliche e pesanti: «Questa non è affatto la miglior lista possibile, non guarda né all’interesse del partito, né a quello di Biasotti».
 
Diego Pistacchi
 
Da www.ilGiornale.it  del 24 Gennaio 2010

venerdì 22 gennaio 2010

Caro Enrico, rappresenti un popolo. Non buttarti via



 
L’altro giorno ero a letto, semidistrutto dal virus 
intestinale che sta decimando la città, 
quando ho ascoltato la dichiarazione 
di voto del senatore del Pdl Enrico Musso 
sul processo breve. 
Anzi, per la precisione, la dichiarazione di non voto.

A quel punto, il dolore è aumentato ancor di più. Perché credo che quella dichiarazione di voto sia stata un grandissimo errore politico. E non perché non in linea con le indicazioni del Pdl.
È già capitato in passato che il senatore Musso - ad esempio, sul caso di Eluana Englaro o sulla moschea - avesse pareri diversi da quello maggioritario nel suo partito. Ma mai mi sono sognato di dire che quei pareri erano grandissimi errori politici. Anzi, anche se quelle idee non coincidevano con le mie, le ho accolte con soddisfazione. Perché un partito dove si discuta e che non sia una caserma è un partito più ricco, più vivo, più interessante. E arrivo a dire che di Musso ce ne vorrebbero di più.
Fin dalla sua candidatura a sindaco, Enrico ha saputo dimostrare di essere uno spirito libero. E - pur con il peccato originale di non essere votato in un’elezione con le preferenze dal giorno in cui fu eletto consigliere comunale del Pli in Comune di Genova - è certamente un valore aggiunto per il suo partito. E, a differenza di altre, la sua non è stata una candidatura sbagliata.
Il problema è che ci sono giorni in cui la libertà di coscienza è un lusso. In cui la libertà confina con l’anarchia intellettuale. E l’anarchia intellettuale non è un valore in politica. Soprattutto se rischia di essere strumentalizzata.
A mio parere, è quello che sta succedendo in questi giorni. Perchè, diciamolo chiaramente, il non voto di Musso non ha cambiato di una virgola l’esito dello scrutinio di Palazzo Madama sul processo breve. Più di trenta voti di scarto c’erano e più di trenta sono rimasti. E anche l’acrobazia procedurale di non votare per evitare un’astensione che al Senato vale come voto contrario è una raffinatezza apprezzabile, ma eccessiva per il grande pubblico.
Il problema è che, stavolta, si votava su un provvedimento fatto anche per sottrarre il presidente del Consiglio a quella che, a tratti, sembra una persecuzione giudiziaria. E così l’unico risultato concreto del voto di Musso è stato quello di farne un eroe per una certa sinistra: l’eletto nelle liste di Berlusconi che ha il coraggio di cantarle a Berlusconi. Tanto da meritarsi un corsivo di Sebastiano Messina su Repubblica per il fatto di essere stato tacitato dopo un minuto di intervento, per spegnimento del microfono. Peccato che - come Musso ha onestamente riconosciuto - il microfono che si spegne dopo un minuto sia espressamente previsto dal regolamento del Senato per le dichiarazioni di voto in dissenso. Oibò, i paladini della legalità ad ogni costo vogliono violare i regolamenti?
Il problema, fra l’altro, è che la posizione di Musso è riuscita anche a scontentare la stessa Repubblica. E cinquantacinque pagine dopo, nelle pagine liguri, Ava Zunino, pezzo pregiatissimo dell’argenteria di famiglia del Lavoro e giornalista per nulla faziosa, se la prende con Musso per la sua posizione pilatesca sul processo breve: nè sì, nè no.
Insomma, il risultato della dichiarazione di voto di Musso è quella di aver scontentato tutti, perdendo voti dagli elettori di centrodestra, senza guadagnarne fra quelli di centrosinistra. E questo per chi si candida a mandare a casa la giunta fallimentare di Marta Vincenzi non è il massimo dei risultati possibili.
Ultimo punto: Musso ha spiegato che il suo non voto è stato dovuto anche al fatto che non si è detto chiaramente che era una norma ad personam. E, sinceramente, mi pare una motivazione curiosa, una sorta di processo alle intenzioni della legge.
Ok, facciamolo pure questo processo. Purchè sia un processo breve.

Massimiliano Lussana 

Da www.ilGiornale.it  del 22 Gennaio 2010 

Musso, il senatore che piace ai dipietristi e spacca i suoi elettori



Coro di critiche, con qualche distinguo, sulla scelta Ottonello (Pdl): «Confonde chi lo ha sostenuto»

La consigliera Muratore loda, e il senatore Musso, si presume approvi. E mentre la sua posizione in dissenso non ha certamente ricevuto applausi tra gli esponenti liguri del Popolo della Libertà, a partire dal coordinatore regionale del partito Michele Scandroglio, ha trovato invece consensi e parole di stima, direttamente tra gli avversari. 
Soddisfatta della scelta fatta dal senatore ligure, la consigliera regionale, ieri pomeriggio, durante la presentazione del suo nuovo sito elettorale www.votamuratore.it ha voluto ribadire la sua soddisfazione: «Un plauso in questo caso a Enrico Musso che ha usato il cervello, e quindi ha ragionato in proprio». 
E pochi istanti prima della presentazione del suo nuovo sito, che va ad aggiungersi a quello istituzionale, ha voluto ribadire: «Diciamo che la mia di posizione è scontata, vista la mia appartenenza politica; però non farò soltanto una valutazione politica, dico pertanto no a questo tipo di processo breve. Voglio soffermarmi sull'argomento e dare anche delle motivazioni di natura pratica, visto che ho lavorato per trent'anni nell'amministrazione della giustizia, e conosco molto bene qual è il problema». 
«Dico dunque "sì", al processo breve se questo vuol dire tribunali e uffici giudiziari con più risorse, per poter accorciare i tempi della giustizia, e avere processi nei tempi giusti - ha ribadito -. Dico invece "no" a questo tipo di processo, perché agisce come il chirurgo scriteriato, che taglia il piede gottoso senza curare il male. No quindi a un processo ad personam».
A parte le critiche, condite da una buona dose di coccole tutte indirizzate al senatore Musso, per Patrizia Muratore c’è stata anche l'occasione per ufficializzare la nascita del suo nuovo punto di ascolto virtuale, che raccoglierà critiche e mugugni: «molto agile, con una mappa della Liguria divisa nelle quattro province e arricchita del comprensorio del Tigullio - ha aggiunto -. Qui le persone possono interagire e segnalarmi problematiche e disservizi. A Genova la suddivisone territoriale è per municipi. È chiaro che non ho ricette particolari, così come non posso dare soluzioni, ma posso farmi parte attiva, per segnalare le cose che non funzionano».  
Nulla di nuovo se si pensa al sito di Sandro Biasotti, candidato di centrodestra alle prossime regionali www.mugugno.tv, nato proprio per raccogliere i malumori e critiche dei liguri. Così come il numero verde di Gianni Plinio, consigliere Pdl che offre ai cittadini una linea telefonica gratuita grazie alla quale far sentire la propria voce.
Il tema politico del giorno resta però pur sempre il caso Musso. Sul quale si dividono anche gli elettori di centrodestra. Tra qualche voce favorevole, si leva anche la critica di Pasquale Ottonello, presidente del Municipio Medio Levante, a contatto con i cittadini: «Io che sono sempre stato un sostenitore di Musso e che in passato sono stato «esiliato» per un periodo nel gruppo misto proprio per avere ragionato con la mia testa senza seguire pedissequamente le direttive dell’allora Forza Italia, oggi dico doppiamente che Enrico ha sbagliato. La forza di tutti noi del Pdl che stiamo per raggiungere un risultato straordinario strappando il Comune di Genova al centrosinistra dopo decenni rischia di essere indebolita se il candidato in pectore prende posizioni difficilmente comprensibili dal suo elettorato di riferimento». Critico, tra gli altri lettori che hanno fatto sentire la loro voce in redazione, anche Mario Lauro, che rimprovera anche al Giornale di «aver dato troppo spazio alla vicenda: bastava la metà delle colonne». Lauro, che critica chi interviene sul caso prima di comunicati formali dei responsabili del Pdl, paragona Musso a «giocatori tipo Cassano che va ad allenarsi quando crede» e fa presente al professore che «chi si candida od accetta una candidatura con un partito o si sente parte della squadra oppure se preferisce operare in modo autonomo, da consulente esterno, non può poi pretendere di convincere l’elettorato di riferimento a votare per il PdL solo al momento delle elezioni». Questo senza contare il punto dell’iscrizione o meno di Musso al partito.
 
Stefania Antonetti

Da www.ilGiornale.it  del 22 Gennaio 2010